Una giornalista prestata alla politica

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redazione

10 Gennaio 2014
Reading Time: 5 minutes
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Intervista a Fabiana Martini

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Vicesindaco Martini, sulla sua pagina Twitter si definisce “giornalista temporaneamente prestata alla politica”. Cosa l’ha spinta a questa scelta?

«Il pensare di poter dare un contributo, anche se piccolo, nella costruzione del bene comune in un momento in cui la sfiducia dei cittadini, peraltro motivata, è al massimo e rischia di avere la meglio il qualunquismo, ovvero il pensare che tanto sono tutti uguali e nulla potrà mai cambiare».

Dal momento della nomina ricevuta nel 2011 com’è cambiata la sua vita?

«Quella che sto vivendo è un’esperienza totalizzante, che non lascia spazio a molto altro e che in un certo senso limita la propria libertà: condizione che si accetta sapendo che è per un bene maggiore, ovvero il bene comune».

Che cos’è per lei la politica?

«È servizio al bene comune, è scegliere di condividere i problemi, è affrontare la complessità con la convinzione che non possa essere un alibi al disimpegno, è impegnarsi perché gli interessi di parte non prevalgano su quelli della gente, in particolare di chi è più debole e indifeso, è mettere sempre la persona al centro e garantire la cura di tutti in fedeltà alla nostra Costituzione, è alimentare una speranza, offrire una prospettiva».

Lei è madre di tre figlie: qual è il segreto per conciliare un lavoro spesso senza orari con la famiglia?

«Non sono ancora certa che un impegno di questo tipo si possa davvero conciliare con la famiglia! A volte ho l’impressione che sia ancora un servizio a misura di single e pensionati. In ogni caso il segreto sta nella corresponsabilità tra i genitori, ovvero nel superamento definitivo della convinzione che debba essere principalmente la madre a farsi carico dell’educazione dei fi gli e della gestione della famiglia, e nei servizi: mai avrei potuto assumere certi incarichi, non solo politici ma anche professionali, se non avessi potuto contare sul nido o sul servizio integrativo scolastico. Oltre a questi due aspetti ci sono poi le alleanze, ovvero la capacità di condividere i problemi con altri, trovando insieme le soluzioni e condividendole: un genitore che accompagna anche i fi gli di altre famiglie, che a loro volta ricambieranno il servizio…»

Com’è la giornata tipo del vicesindaco di Trieste?

«Decisamente intensa! Fatta di incontri con i cittadini, che espongono delle difficoltà, segnalano dei disagi o fanno delle proposte; di riunioni interne con il personale del Comune, con cui ci si confronta quotidianamente per cercare di risolvere i problemi piccoli o maggiormente complessi che la quotidianità propone; di partecipazione a eventi in cui è richiesta la presenza dell’Amministrazione. In qualunque stagione, faccio sempre in tempo a vedere il tramonto dal mio ufficio, ma fortunatamente è una vista mare che ripaga della fatica e aumenta la consapevolezza di quanto sia bella Trieste».

Soffermiamoci su Trieste, quali sono a suo avviso le sfide principali che la città dovrà cercare di vincere nel prossimo futuro?

«L’occupazione e la ripresa economica, perché senza lavoro non c’è dignità per la persona. Credo che questa sia una sfida che può essere vinta aprendosi sempre più e potenziando l’internazionalizzazione della città».

Oltre a quello di vicesindaco, tra i vari incarichi a lei assegnati spicca quello di responsabile della comunicazione: a suo avviso le pubbliche amministrazioni oggi giorno come comunicano ai cittadini?

«Quello della comunicazione è un settore in costante evoluzione, che richiede grande capacità di adeguarsi alle nuove esigenze e di utilizzare i nuovi canali: tanto per fare un esempio, una Pubblica Amministrazione non presente sui social media è un’amministrazione che, anche se involontariamente, taglia i ponti con una larghissima fetta di popolazione, che oggi non compra più il giornale locale, non guarda la tv, ma s’informa solo o quasi attraverso Facebook e Twitter. Certamente non è facile, anche perché i tempi e lo stile dei social sono molto diversi da quelli della PA, ma bisogna cogliere la sfida: nel nostro Comune abbiamo appena ultimato e condiviso la stesura, ora in fase di approvazione, delle Linee guida per l’utilizzo dei social media…»

A proposito di comunicazione, in gennaio il Comune di Trieste lancerà una novità assoluta: di cosa si tratta?

«È un sistema di prenotazione del proprio turno al Centro civico attraverso lo smartphone (denominato QURAMI): una modalità che permetterà di risparmiare tempo e di evitare code inutili, oltre che di monitorare le richieste, riuscendo di conseguenza a organizzare meglio il servizio. Un modo attraverso il quale l’Amministrazione dice al cittadino: so che il tuo tempo è prezioso e sono io che devo essere al servizio delle tue esigenze, non tu ostaggio della burocrazia e dell’inefficienza».

Torniamo a Fabiana Martini: lei è stata la prima donna laica a essere direttrice di un periodico religioso in Italia (Vita nuova). In ambito politico e amministrativo, a suo avviso, come dovrebbero convivere fede e laicità?

«La laicità è la condizione di partenza di tutti ed è quindi garanzia di uguaglianza e di giustizia: occorre fare attenzione a non rivendicare spazi sacri, nella consapevolezza che solo l’azione politica esercitata in un contesto democratico riesce a produrre risultati generali e duraturi nel tempo».

Nella sua attività politica e amministrativa, c’è una fi gura alla quale s’ispira?

«Sono tante le persone, anche non note, che m’ispirano quotidianamente: tra tutte cito don Lorenzo Milani (fondatore della Scuola di Barbiana, ndr) e il suo “I care”, quel “mi sta a cuore”, “m’interessa” contrapposto al “me ne frego” della gente e dei suoi problemi, la disponibilità a sporcarsi le mani, perché come dice sempre don Milani “a che serve avere le mani pulite se le abbiamo tenute in tasca?”».

In questo contesto qual è l’obiettivo che più le sta a cuore e che desidera raggiungere nel corso del suo mandato?

«Considerando le numerose e variegate deleghe, gli obiettivi sono molteplici: possono essere riassunti in un miglioramento dei rapporti tra cittadini e Pubblica Amministrazione attraverso una progressiva semplificazione e una serie di azioni e attenzioni che permettano a ciascuna e a ciascuno di sentirsi veramente a casa».

Per concludere, torniamo al punto di partenza: quanto tempo avrebbe piacere potesse durare il suo “prestito” alla politica?

«Al momento il mio “prestito” scade nel 2016, al termine di questo mandato. A quel punto si vedrà: come non avrei mai immaginato nel 2011 di trovarmi ad assumere quest’incarico, così è difficile ora ipotecare il futuro. Di una cosa sono convinta: il servizio politico deve essere svolto per un tempo limitato. La mia professione è il giornalismo».

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