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	<item>
		<title>Il &#8220;maestro&#8221; Velasco diventa dottore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 May 2025 12:56:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[pallavolo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conferita dall'Università di Trieste la laurea honoris causa in Psicologia per l'approccio innovativo alla leadership</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/05/Laurea-HC-Velasco_070.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-maestro-velasco-diventa-dottore/">Il &#8220;maestro&#8221; Velasco diventa dottore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Julio Velasco durante la cerimonia a Trieste</em></span></p>
<p>TRIESTE – L’<strong>Università di Trieste</strong> ha conferito oggi la <strong>Laurea magistrale <em>honoris causa</em> in Psicologia</strong> a <strong>Julio Velasco</strong>.</p>
<p>Si tratta della prima laurea ad honorem conferita da un’università italiana al tecnico che ha guidato squadre nazionali alla conquista di un oro e un argento olimpico, due Campionati Mondiali, cinque World League, una Coppa del Mondo e sei titoli continentali tra Europei, Campionati Asiatici e Giochi Panamericani.</p>
<p>Il riconoscimento accademico è stato promosso dal Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste, che da 25 anni ospita un Laboratorio di Psicologia dello Sport.</p>
<p>La cerimonia si è svolta in un’Aula Magna gremita, grazie anche all’ampia partecipazione del mondo delle federazioni e dell’associazionismo sportivo.</p>
<p>Nella motivazione letta dal professor <strong>Ivan Donati</strong>, direttore del Dipartimento di Scienze della Vita, si riconosce a Velasco un modello comunicativo e gestionale che ha saputo valorizzare il potenziale individuale e collettivo in ambito sportivo e organizzativo, promuovendo una cultura della prestazione consapevole, etica e sostenibile.</p>
<p>Il suo pensiero ha avuto ricadute ben oltre il campo da gioco, ispirando mondi apparentemente lontani come l’impresa, l’educazione e la formazione manageriale.</p>
<p>La <em>laudatio academica</em> del professor <strong>Tiziano Agostini</strong>, docente di Psicologia generale e direttore del Laboratorio di Psicologia dello sport, ha ripercorso un percorso umano e professionale eccezionale: dagli anni difficili dell’Argentina post-dittatura, all’arrivo in Italia e alla guida della “Generazione di Fenomeni”; poi il ritorno al successo con nazionali di tre continenti, fino all’oro olimpico 2024 con la nazionale femminile italiana.</p>
<p>Un esempio di come lo sport possa diventare spazio di crescita, responsabilità e trasformazione culturale.</p>
<p>«Il mio augurio – ha affermato <strong>Julio Velasco</strong> rivolgendosi alle studentesse e agli studenti dell’Ateneo, in particolare a chi studia Psicologia – è che possiate non solo completare con successo il vostro percorso universitario, ma soprattutto riuscire a vivere pienamente ciò che avete studiato. Perché le vere difficoltà iniziano dopo l’università, ed è lì che serve più forza. Il mio augurio, dunque, è che possiate davvero esercitare la vostra professione, praticare la psicologia, farne una parte viva della vostra vita».</p>
<p>«Con questo conferimento – ha affermato il Rettore <strong>Roberto Di Lenarda</strong> – l’Università di Trieste riconosce il valore di una figura di statura eccezionale, capace di unire rigore, visione e sensibilità umana. Il suo pensiero e il suo esempio hanno avuto un impatto che va ben oltre il mondo dello sport: hanno parlato a generazioni di appassionati, educatori, manager, studenti e cittadini, contribuendo a una riflessione profonda sul ruolo della motivazione, del merito e della fiducia nella crescita delle persone e delle comunità».</p>
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		<item>
		<title>Volley: nuovi trionfi per Paolo Zonca</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/volley-nuovi-trionfi-per-paolo-zonca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 May 2025 13:18:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[pallavolo]]></category>
		<category><![CDATA[volley]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo aver vinto tutto in Spagna, il talento monfalconese trascina il primo club turco a vincere una coppa europea</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/05/Paolo-Zonca.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/volley-nuovi-trionfi-per-paolo-zonca/">Volley: nuovi trionfi per Paolo Zonca</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Paolo Zonca celebra il suo ennesimo trofeo</em></span></p>
<p>MONFALCONE – Il monfalconese <strong>Paolo Zonca</strong>, classe 1997, continua a farsi strada nel panorama internazionale della <strong>pallavolo</strong>.</p>
<p>Dopo due stagioni in Spagna con il Guaguas, dove ha conquistato due Campionati, una Coppa del Re, due Supercoppe e una Coppa Iberica, arrivando nella stagione 2023/2024 ai quarti di finale della Champions League, Zonca ha aggiunto nuovi, prestigiosi trofei alla sua carriera con la squadra turca dello <strong>Ziraat Bankasi</strong>.</p>
<p>Nella stagione appena conclusa, il talento monfalconese ha infatti vinto la CEV Cup &#8211; primo trofeo europeo mai conquistato da un club turco &#8211; superando in semifinale l&#8217;Itas Trentino, e battendo in finale i polacchi del Rzeszów, detentori del titolo.</p>
<p>A coronare l&#8217;annata è arrivata anche la vittoria del Campionato Turco, superando in finale il Galatasaray.</p>
<p>«Paolo Zonca è un esempio straordinario per i nostri giovani: con talento, sacrificio e determinazione è riuscito ad affermarsi ai massimi livelli della pallavolo internazionale, senza mai dimenticare le sue radici. Monfalcone è fiera di avere cresciuto un atleta che incarna i valori dello sport e che rappresenta nel mondo l&#8217;eccellenza del nostro territorio», commenta l&#8217;assessore comunale allo Sport, <strong>Fabio Banello</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Franco Bertoli, l&#8217;ispirazione del successo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/franco-bertoli-lispirazione-del-successo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Pizzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2024 09:35:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[bertoli]]></category>
		<category><![CDATA[pallavolo]]></category>
		<category><![CDATA[volley]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da giocatore di volley ha vinto scudetti, coppe europee e un bronzo olimpico con la Nazionale. Ma è stato anche allenatore, dirigente, formatore e motivatore. Fino all’ultimo incarico in ordine di tempo: la nomina ad Ambassador della Federazione Italiana Pallavolo</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/openDSC00684.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/franco-bertoli-lispirazione-del-successo/">Franco Bertoli, l&#8217;ispirazione del successo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Franco Bertoli (ph. Fipav)</em></span></p>
<p>In campo ha vinto tutto, vivendo in prima persona la grande ascesa della pallavolo italiana degli anni ’80. Un’epoca in cui giunse in Italia colui che sarebbe diventato il totem della Nazionale, l’allenatore Julio Velasco.</p>
<p>Quando <strong>Franco Bertoli </strong>da Udine divenne un suo giocatore, a differenza del tecnico argentino, in bacheca aveva già una Coppa dei Campioni e un bronzo olimpico. Eppure quell’incontro fu decisivo. Non solo per i suoi successi da pallavolista, ma anche per le future fasi della sua carriera.</p>
<p><strong>Franco Bertoli: una carriera da pallavolista che ha vinto tutto e ora formatore e motivatore per le grandi aziende. Come mai questa evoluzione professionale?</strong></p>
<p>«È stata un’evoluzione conseguente a quello che era il mio lavoro. Da giocatore, da allenatore e da dirigente ho sempre cercato di formare i giocatori, di motivarli, di coinvolgerli. Oggi faccio la stessa cosa con la competenza del <em>coaching </em>e con la reputazione di quello che ho vissuto sul campo o in panchina, nella mia carriera. Invece di farlo per lo sport, lo faccio per manager d’azienda: anche loro sono allenatori e gestiscono squadre grandissime. Una similitudine che mi appassiona molto».</p>
<figure id="attachment_55673" aria-describedby="caption-attachment-55673" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-55673 size-full" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Franco_Bertoli_-_Panini_Modena_1984-85.jpg" alt="Bertoli con la maglia della Panini Modena nella stagione 1984-85" width="800" height="1092" title="Franco Bertoli, l&#039;ispirazione del successo 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Franco_Bertoli_-_Panini_Modena_1984-85.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Franco_Bertoli_-_Panini_Modena_1984-85-220x300.jpg 220w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Franco_Bertoli_-_Panini_Modena_1984-85-750x1024.jpg 750w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Franco_Bertoli_-_Panini_Modena_1984-85-768x1048.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-55673" class="wp-caption-text">Bertoli con la maglia della Panini Modena nella stagione 1984-85</figcaption></figure>
<p><strong>Sugli aspetti motivazionali e di gestione di un gruppo, spesso in Italia viene coinvolto l’ex Commissario Tecnico della Nazionale di pallavolo, Julio Velasco. Proprio con Velasco in panchina, lei vinse 3 scudetti ai tempi della Panini Modena. Che allenatore era?</strong></p>
<p>«Con Velasco ero il capitano di Modena e vincemmo quattro scudetti. Ancora oggi è il commissario tecnico della Nazionale femminile&#8230; Io l’ho conosciuto all’inizio della sua carriera: è stato uno dei miei grandi maestri. Ma non voglio dimenticare Silvano Prandi che aveva veramente puntato su di me ed era venuto fino a Cavalicco per portarmi a Torino».</p>
<p><strong>A proposito di Nazionale, lei ne è stato anche capitano, oltre ad aver vinto con la maglia azzurra il bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles. Cosa significava per lei giocare per l’Italia?</strong></p>
<p>«Indossare la maglia azzurra è la massima ambizione per un giocatore e sicuramente lo è stato anche per me. Sono felice dei risultati ottenuti come squadra in un periodo bellissimo vissuto come capitano azzurro».</p>
<figure id="attachment_55674" aria-describedby="caption-attachment-55674" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-55674 size-full" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/nazionale.jpg" alt="In Nazionale con la medaglia di bronzo olimpica al collo" width="800" height="1005" title="Franco Bertoli, l&#039;ispirazione del successo 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/nazionale.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/nazionale-239x300.jpg 239w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/nazionale-768x965.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-55674" class="wp-caption-text">In Nazionale con la medaglia di bronzo olimpica al collo</figcaption></figure>
<p><strong>Lei e i suoi compagni di squadra del CUS Torino, nel 1980, siete stati i primi giocatori di una compagine non proveniente dall’Est Europa a vincere la Coppa dei Campioni. Cosa provò?</strong></p>
<p>«La vittoria di quella coppa fu una gioia immensa e inaspettata. La prima volta per una squadra italiana».</p>
<p><strong>Dieci anni dopo, questa volta con Modena, vinse la sua seconda Coppa dei Campioni: le gioie furono simili o diverse?</strong></p>
<p>«Il successo con Modena nel 1990 fu diverso: 10 anni prima fu una vittoria inaspettata, quella con Modena è stata voluta e inseguita dopo aver perso tre finali. La definirei la vittoria della consapevolezza».</p>
<p><strong>Nella sua carriera da giocatore ha vinto tutto, in Italia e in Europa, con le squadre di club in cui ha militato. Com’è riuscito a giocare per 19 anni in serie A sempre ai massimi livelli?</strong></p>
<p>«Mettendoci il cuore, la testa e tanta disciplina per valorizzare i miei talenti. Ritengo importante anche la giusta scelta dei club in cui giocare. Panini Modena, Robe di Kappa Torino e Mediolanum di Milano: tre grandi squadre che mi hanno permesso di vincere tutti i trofei».</p>
<figure id="attachment_55675" aria-describedby="caption-attachment-55675" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-55675 size-full" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Mediolanum_Milano_-_Mondiale_per_Club_1990_-_Bertoli_Zorzi_Lucchetta_Recine.jpg" alt="La vittoria del Mondiale per Club 1990 con la Mediolanum Milano: da sinistra Bertoli, Zorzi, Lucchetta e Recine" width="1000" height="708" title="Franco Bertoli, l&#039;ispirazione del successo 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Mediolanum_Milano_-_Mondiale_per_Club_1990_-_Bertoli_Zorzi_Lucchetta_Recine.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Mediolanum_Milano_-_Mondiale_per_Club_1990_-_Bertoli_Zorzi_Lucchetta_Recine-300x212.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/Mediolanum_Milano_-_Mondiale_per_Club_1990_-_Bertoli_Zorzi_Lucchetta_Recine-768x544.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-55675" class="wp-caption-text">La vittoria del Mondiale per Club 1990 con la Mediolanum Milano: da sinistra Bertoli, Zorzi, Lucchetta e Recine</figcaption></figure>
<p><strong>Quando chiuse con il volley giocato nel 1994, la Daytona Modena ritirò la “sua” maglia numero 4. Cosa significò per lei?</strong></p>
<p>«Un riconoscimento per la mia carriera: un momento emozionante. Ero il capitano a Modena, avevo vinto 24 trofei: fu un ringraziamento per l’identità e la storia che in qualche modo avevo contribuito a creare per la Modena pallavolista».</p>
<p><strong>Dopo la carriera da giocatore, ha ricoperto nel volley il ruolo di dirigente e di allenatore. È stato presidente del Coni di Modena e anche commentatore televisivo. Ora che rapporti ha </strong><strong>con il mondo dello sport?</strong></p>
<p>«Spesso mi trovo a convegni, momenti di ispirazione e formazione con le società sportive ma anche con le pubbliche amministrazioni per confronti su come far crescere al meglio i nostri giovani sportivi. Ho anche scritto il libro “<em>Panchine pensanti</em>”».</p>
<p><strong>Quali sono le analogie e le differenze nel gestire una squadra sportiva o un’azienda?</strong></p>
<p>«È la stessa cosa perché sono fatte di esseri umani chiamati a dare il meglio di se stessi e a collaborare tra loro per creare quell’energia e quello spirito di squadra indispensabili per vincere qualunque sfida».</p>
<p><strong>Lei è nato Udine, anche se la sua carriera l’ha condotta verso altri lidi. Com’è oggi il suo rapporto </strong><strong>con il Friuli?</strong></p>
<p>«Con il Friuli ho un rapporto profondo e inscindibile perché ci sono le mie radici e c’era la mia famiglia oltre a tanti amici. È un luogo a cui sono legato e, quando riesco, mi piace sempre tornare».</p>
<p><strong>Per uno schiacciatore come lei, abituato sempre ad attaccare, quali sono le prossime sfide che desidera intraprendere?</strong></p>
<p>«La più imminente è la pubblicazione del mio nuovo libro che si intitola “<em>L’energia che sei</em>” ed è il resoconto della mia vita sia personale che professionale, proprio per trasmettere alle persone come poter essere il meglio di se stessi. Sono curioso di seguire questa mia nuova sfida in veste di scrittore e di come verrà accolta dal pubblico».</p>
<figure id="attachment_55676" aria-describedby="caption-attachment-55676" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-55676 size-large" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/gruppo-2-1024x683.jpg" alt="Bertoli alla convention dei partner Fipav a Portotondo (ph. FIPAV)" width="640" height="427" title="Franco Bertoli, l&#039;ispirazione del successo 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/gruppo-2-1024x683.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/gruppo-2-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/gruppo-2-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/gruppo-2-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/gruppo-2-1536x1024.jpg 1536w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/gruppo-2-2048x1365.jpg 2048w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/gruppo-2-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-55676" class="wp-caption-text">Bertoli alla convention dei partner Fipav a Portotondo (ph. FIPAV)</figcaption></figure>
<p><em>Franco Bertoli ha ricevuto ufficialmente l’incarico di Ambassador della Federazione Italiana Pallavolo durante la convention dei partner della FIPAV a Locorotondo. Incarico che condivide con altri grandi della Nazionale Italiana Pallavolo: Maurizia Cacciatori, Eleonora Lo Bianco, Fabio Vullo e Andrea Zorzi.</em></p>
<p><em>«Ringrazio il presidente Giuseppe Manfredi e tutto il Consiglio Federale – ha dichiarato Bertoli – per la fiducia accordatami. Prometto di impegnarmi con spirito di servizio e responsabilità nel trasmettere i valori e le peculiarità della pallavolo al fine di favorire una crescita etica e consapevole di tutto il nostro  movimento».</em></p>
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		<title>Volley scolastico: Aiello accede alla finale regionale</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/volley-scolastico-aiello-accede-alla-finale-regionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2024 15:31:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[aiello]]></category>
		<category><![CDATA[pallavolo]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[volley]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cadette dell’Istituto Comprensivo Destra Torre superano Gemona nella fase provinciale: il 17 maggio la sfida per il titolo FVG</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/04/campionesse-provinciali-01.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/volley-scolastico-aiello-accede-alla-finale-regionale/">Volley scolastico: Aiello accede alla finale regionale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Le pallavoliste dell&#8217;Istituto Destra Torre, neocampionesse provinciali</em></span></p>
<p>AIELLO DEL FRIULI – Dopo i successi ottenuti nel “Duathlon” dei Campionati Studenteschi, i ragazzi e le ragazze dell’<strong>Istituto</strong> <strong>Comprensivo Destra Torre</strong> che comprende le scuole di Aiello del Friuli, Campolongo Tapogliano, Ruda e San Vito al Torre, continuano a mietere successi.</p>
<p>L’ultimo in ordine di tempo è la vittoria alla fase provinciale della categoria Cadette di pallavolo. Un buon viatico visto che l’Istituto sta per prendere l’indirizzo sportivo. Dopo aver partecipato e vinto la prima fase a gironi, le studentesse hanno potuto accedere alla finale provinciale, vincendo prima la semifinale con le cadette dell&#8217;<strong>Istituto</strong> <strong>“Comprensivo Udine 1”</strong>, quindi la finale contro l&#8217;<strong>Istituto</strong> <strong>comprensivo di Gemona</strong>, 2 a 1 il risultato finale.</p>
<p>Il prossimo impegno sarà il 17 maggio, presumibilmente a Udine, quando si disputerà la finale regionale.</p>
<p>Anche quest&#8217;anno le ragazze stanno dimostrando grande spirito di squadra e determinazione, coordinate dal professor <strong>Marco Fonzari</strong> che le sta preparando allenandole con la giusta intensità.</p>
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		<title>Un salto dietro le quinte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/un-salto-dietro-le-quinte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele D'Urso]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jan 2024 11:04:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[figli di uno sport minore]]></category>
		<category><![CDATA[pallavolo]]></category>
		<category><![CDATA[peressin]]></category>
		<category><![CDATA[volley]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con monitor e statistiche scopre in anticipo punti forti e punti deboli degli avversari. «Allo scout non interessa la bellezza di un fondamentale, ma la sua efficacia»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/02/apertura.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/un-salto-dietro-le-quinte/">Un salto dietro le quinte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nello sport di livello ci sono operatori che lavorano fuori dalle luci della ribalta per far sì che il settore a loro assegnato tenga i tempi con le varie gare. Di questi tecnici si sa poco o nulla, e voglio rendere loro omaggio con l’aiuto di <strong>Roberta Peressin</strong>, friulana nata in quel di Gorizia, statistico del volley, la nostrana pallavolo.</p>
<p><strong>Roberta, la figura da lei rappresentata è quasi del tutto sconosciuta ai più. Ma prima di tutto, cosa si intende per statistico?</strong></p>
<p>«Lo statistico o, come viene chiamato nel mondo del volley, lo scout è quella figura che si occupa della raccolta ed elaborazione dei dati riguardanti sia la propria squadra che le squadre avversarie. Lo scopo è quello di conoscere i punti forti e i punti deboli, la tattica di squadra e la valutazione dei fondamentali. Nell’alto livello le gare possono diventare una partita a scacchi. È importante conoscere sia l’avversario, per prevedere le sue mosse, sia la propria squadra per poter così programmare la propria tattica di gioco».</p>
<p><strong>Come si effettua una rilevazione statistica?</strong></p>
<p>«Innanzitutto è necessario disporre di un <em>software </em>apposito. I dati da raccogliere sono veramente tanti e il programma è fondamentale per elaborarli tutti e fornire una vastissima tipologia di analisi. Durante la partita uno <em>scout </em>rileva tutto quello che succede sotto forma di codici. Una specie di telecronaca fatta di numeri e lettere. Ogni combinazione di numeri e lettere corrisponde a un fondamentale, valutato con determinati parametri. Praticamente riportiamo tutto quello che succede, così possiamo fornire agli allenatori in panchina anche dati in tempo reale che possono confermare o meno la bontà della tattica intrapresa».</p>
<p><strong>Decidono tutto i dati, quindi?</strong></p>
<p>«È ovvio che il talento dell’allenatore sta a valutare tutto in pochi secondi, e lì le qualità personali come l’intuito o l’esperienza pregressa fanno la differenza. Conclusa la gara, dati alla mano, si possono trarre le conclusioni e, in un certo senso, dare le pagelle. Fino alla settimana successiva, dove si ripete tutto: altro giro altra corsa».</p>
<p><strong>Chi può fare lo statistico?</strong></p>
<p>«Lo statistico a livello normativo può farlo chiunque. Non serve possedere un attestato, essere allenatore o aver frequentato un corso; però aver giocato, o comunque conoscere la pallavolo, è fondamentale in quanto la rilevazione deve avvenire su basi oggettive. Allo scout non interessa se l’esecuzione di un fondamentale è bello o brutto da vedere ma interessa l’efficacia del gesto. La ricezione per essere valutata positivamente, ad esempio, deve arrivare in un determinato punto del campo così come deve bloccare l’attacco avversario. E così via».</p>
<p><strong>Lei è una ex agonista?</strong></p>
<p>«Sì; ho cominciato a giocare in seconda elementare, trascinata dalla mia migliore amica. Poi lei ha optato per un altro sport, io invece ho proseguito. Ho giocato sempre nella società del mio paese. Finite le superiori, visto che come giocatrice non avevo raccolto grosse soddisfazioni (sono alta 165 cm) ho trovato stimolante passare dall’altra parte della barricata».</p>
<p><strong>E com’è andata?</strong></p>
<p>«Ho conseguito i vari “gradi” da allenatrice finché un giorno mi venne proposto questo nuovo ruolo, che accettai. Sono una “<em>scoutwoman</em>” dalla stagione 2013/2014. La prima esperienza in serie C a Gorizia. Due anni in B1 alla (fu) Atomat di Udine, 3 anni n B1 a Talmassons, 1 anno in B2 a Villa Vicentina e poi il salto in A2 per tre stagioni con il Martignacco. A seguito della sofferta decisione della società di rinunciare alla categoria, questa stagione lavoro per la Futura Volley Giovani Busto Arsizio, ovviamente da remoto».</p>
<p><strong>Come sono i rapporti tra lo statistico e l’allenatore?</strong></p>
<p>«Diciamo tra allenatore e tutto lo staff. La regola numero uno è lavorare tutti all’unisono. Coordinati e rivolti verso gli stessi obiettivi. E sono tante le persone coinvolte. Per esempio il secondo allenatore, il preparatore atletico, lo <em>sparring partner </em>o aiuto allenatore, il fisioterapista, lo <em>scout </em>appunto, e chi ha la fortuna di averle anche altre figure mediche tipo osteopata, dietologo, ma anche <em>mental coach</em>, senza scordare i dirigenti. Di lavoro ce n’è per tutti».</p>
<p><strong>Se lo statistico conosce tutti i punti forti e deboli di ogni giocatore può essere considerato anche un </strong><strong><em>talent scout</em></strong><strong>?</strong></p>
<p>«Non mi sento di definire lo <em>scout </em>come un <em>talent scout</em>, anche se le parole traggono in inganno. Lì si entra in un campo dove subentrano i procuratori ed è tutto un altro mondo. In fase di mercato noi forniamo sicuramente video e dati sulle giocatrici, ma sul piatto delle decisioni ci sono anche compensi, ingaggi, accordi… Noi ce ne teniamo fuori».</p>
<p><strong>Dicono che il primo a usare lo statistico sia stato il leggendario Julio Velasco.</strong></p>
<p>«Sicuramente è stato ed è tutt’ora un guru e un rivoluzionario della pallavolo. Personalmente non ho mai avuto il piacere e la fortuna di incontrarlo, ma ho conosciuto il fondatore della <em>software house </em>del programma di <em>scouting </em>più usato presente sul mercato, che a sua volta ha collaborato appunto con Velasco per lo sviluppo del programma. Un giorno ci ha raccontato come nacque l’idea del programma. Da ragazzino, quando era un giocatore, Velasco ebbe una visione della partita diversa rispetto a quella del suo allenatore e decise di mettere nero su bianco le sue sensazioni. Ha avuto ragione lui».</p>
<p><strong>Quante ore passa davanti allo schermo a visionare partite?</strong></p>
<p>«Le ore davanti al pc sono veramente tante. Ho smesso di tenere il conto. Lo faccio con passione, non mi annoio e per fortuna il tempo passa veloce, ma c’è davvero molto lavoro».</p>
<p><strong>Una persona attiva come lei in che modo recupera il movimento perso?</strong></p>
<p>«Per chi, come me, ha un impiego fisso, il danno è che dopo 8 ore di ufficio ci si ritrova a passarne altre 4 o 5 davanti al pc di casa. Ovviamente in orari notturni. Per staccare un po’ mi dedico un’oretta di yoga, o una corsetta, o un po’ di pilates. Così riposo i neuroni e metto in moto ossa e muscoli, per prepararmi a una serata di video e partite. Fortunatamente la stagione agonistica va da settembre a marzo circa. Ho tutta l’estate per recuperare».</p>
<p><strong>Non ha mai pensato di giocare ancora, magari in campionati amatoriali?</strong></p>
<p>«In passato partecipai per diverse stagioni al campionato amatoriale. Me l’hanno riproposto anche le scorse settimane. Sicuramente un sano momento di aggregazione e svago, ma c’è troppa ruggine da togliere. E poi probabilmente invece che prendere la palla, mi fermerei a guardare cosa fanno gli avversari…»</p>
<p>Saluto Roberta ringraziandola del suo tempo e della sua preparazione, augurandole il successo che merita e concludo con la considerazione che ad alti livelli le figure come la sua acquisteranno sempre maggiore valore. E ci saranno sempre meno ‘sconosciute’.</p>
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