Svevo, Joyce e la loro geniale amicizia triestina

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Margherita Reguitti

30 Agosto 2023
Reading Time: 2 minutes

Il nuovo libro di Enrico Terrinoni rilegge in modo inedito il legame tra due dei grandi scrittori del Novecento nella Trieste di inizio secolo

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Uscito in questi giorni nelle librerie “La vita dell’altro. Svevo, Joyce: un’amicizia geniale” di Enrico Terrinoni (Bompiani, collana Overlook, pagg.  256, Euro 20).

Un saggio gradevole e appassionante come un romanzo, libero come una storia, preciso come una biografia; anzi, due. Un racconto inedito dell’amicizia molto speciale tra due dei grandi scrittori del Novecento nella Trieste di inizio secolo. Una storia minima di due grandi raccontata tramite eventi, resoconti, impressioni, incroci e simultaneità come le opere e le esistenze di Italo Svevo e James Joyce continuano a scrutarci oscuramente dal passato, con occhi attenti e divertiti, fissi sui nostri futuri.

Il primo, un signore di mezza età, di origini ebraiche, che dopo anni in banca lavora nell’industria di vernici per applicazioni subacquee della famiglia della moglie.

Il secondo, irlandese abbastanza ribelle che arriva in Italia perché ama la lingua e la cultura italiana, ma anche per fuggire da un’Irlanda sotto il doppio giogo dell’Impero britannico e della Chiesa cattolica. Joyce insegna inglese e si distingue subito a Trieste per i suoi comportamenti poco ortodossi.

Svevo, bonario uomo di famiglia, si accorge di lui e inizia a frequentarlo, prima da allievo, poi da amico.

Dal loro incontro nasce qualcosa. Si scambiano gli scritti e ammirano le rispettive opere. Svevo aiuta spesso Joyce, sempre a corto di denaro, e questi ricambierà la sua generosità contribuendo a farlo diventare un caso letterario internazionale.

Le loro storie si incrociano e ci parlano di un’amicizia profonda, non soltanto di affinità. E si intrecciano in un curioso entanglement anche le loro opere, capaci di dialogare da posizioni distanti su temi condivisi e segreti. La vita dell’altro è una storia non ancora raccontata, che mostra l’esistenza tra questi due mostri sacri del Novecento di un rapporto assai profondo, di un’affinità elettiva ma anche una voglia di sostenersi a vicenda e guardarsi negli occhi per riconoscersi.

 

ENRICO TERRINONI professore distaccato del Centro Interdisciplinare “B. Segre”, Accademia Nazionale dei Lincei e professore ordinario di Letteratura inglese all’Università per Stranieri di Perugia. Ha tradotto opere di Joyce, Wilde, Orwell, Shaw, Hawthorne, Bobby Sands e molti altri, vincendo numerosi premi. Tra i suoi libri James Joyce e la fine del romanzo (2015), Oltre abita il silenzio. Tradurre la letteratura (2019) e Su tutti i vivi e i morti. Joyce a Roma (Premio della giuria – Premio Francesco De Sanctis; Premio della giuria – Premio Viareggio-Rèpaci). Il suo Ulisse bilingue annotato (Bompiani 2021) ha vinto il Premio Internazionale Capalbio per la traduzione nel 2022.

 

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