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Le collaborazioni fra imprese, dai franchising ai contratti di rete, sono una via maestra per sconfiggere la crisi. A spiegarlo sono stati gli esperti intervenuti all’approfondimento del Comitato Imprenditoria Giovanile della Camera di Commercio di Udine,  in Sala Valduga, il primo convegno voluto dalla “squadra” formata dai rappresentanti dei Gruppi giovani di tutte le categorie economiche e presieduta da Marco Pascoli. Se, come ha evidenziato la moderatrice, la giornalista Alessandra Salvatori, le piccole imprese sono quelle hanno vissuto e stanno vivendo la crisi con più difficoltà, ci sono “fragilità” che possono esser superate. E l’aggregazione può aiutare. A partire dal franchising che, ha spiegato il segretario generale di Assofranchising Italo Bussoli, ha resistito bene in questi anni. «Dal 2008 a 2012 – ha detto –, il giro d’affari ha segnato un +4,4 %, con un incremento di addetti occupati nelle reti di franchising del 4,6%».

E le diffidenze su questa particolare forma di auto-imprenditorialità sono state in gran parte superate dalla legge che è arrivata per disciplinarla, nel 2004, di fatto abbattendo il numero di controversie in materia. Il franchising, ha aggiunto Bussoli – e pure l’avvocato Alessio Molinarolli  dello Studio legale Calipari, che si è concentrato sugli aspetti normativi –, è una modalità di fare impresa con rischio minore e inferiori necessità d’investimenti iniziali, oltre che con possibilità specifiche di supporto e finanziamento. Aspetti da non sottovalutare per i giovani, innanzitutto, ma anche «per chi in questa crisi si è trovato senza lavoro attorno ai 50 anni e perciò decide di crearsi da sé un nuovo lavoro, viste le maggiori difficoltà di reinserimento occupazionale». In Italia ci sono un migliaio di marchi di franchising, che generano circa 52 mila punti vendita e 200 mila addetti, tra imprenditori (franchisee), collaboratori e dipendenti, per un giro d’affari complessivo sui 23 miliardi di euro

E le reti d’impresa? «La Cciaa di Udine è stata all’avanguardia nel promuoverle, fin dal 2010, anche con contributi che in due annualità hanno impegnato 400 mila euro di risorse camerali. Perché le reti possono avere una portata straordinaria per accrescere la competitività delle nostre aziende, per oltre il 95% micro o comunque piccole imprese, soprattutto sull’agguerritissimo mercato globale», ha rilevato la componente di giunta camerale Paola Schneider, in apertura di convegno. Ma è necessario lavorare ancora sulla “cultura di rete”.

«L’imprenditore – ha evidenziato Schneider – comincia a capire sempre più che la rete non fa perdere “potere” o personalità all’impresa, ma anzi serve a potenziarne capacità e opportunità, visto che ci sono tante forme, come il contratto di rete, in cui è l’imprenditore a decidere cosa tutelare e che cosa condividere con altri del suo lavoro». «Un aiuto soprattutto per i giovani – ha aggiunto Pascoli –, che dalla collaborazione, come dice il titolo del convegno, possono trarre più forza e coraggio di fare impresa».

Gilberto Luigi Petraz dello Studio Glp il compito di porre in evidenza le differenze fra contratto di licenza di marchio non esclusivo e contratto di franchising e quindi ad Alessandro Braida, partner della società Mgmt di Gorizia, l’approfondimento sui contratti di rete, per cui è previsto, anche dalle prime evidenze del Def (Documento di economia e finanza) un rinnovo delle agevolazioni. Non solo, anche la Regione metterà in campo risorse cospicue per stimolare le reti d’impresa, come hanno spiegato i referenti dell’Ufficio contributi della Cciaa, che ne gestiranno su delega i bandi (probabilmente già quest’estate) assieme a quelli per l’imprenditoria giovanile e femminile. «In Fvg, stando ai dati Unioncamere di gennaio – ha evidenziato Braida – non siamo ai vertici per contratti di rete, ma nemmeno siamo messi male: contiamo 41 contratti per 118 soggetti coinvolti. In Italia sono 6.385 le imprese coinvolte, in 1.298 contratti di rete in totale».

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