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	<title>meeting &#8211; imagazine.it</title>
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            <item>
		<title>Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/</link>
        
        
        <pubDate>Sat, 16 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="827" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="MarcoPetean StudidArtista Ritratti 056" loading="lazy" title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano 83"> La Biblioteca Zigaina ospita la mostra dello scultore intitolata "Dialoghi sulla linea dell’orizzonte. A mio padre, alla mia terra"]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Petean (© Elia Falaschi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 14 marzo 2026</strong> alle ore 11, presso lo spazio espositivo della Biblioteca civica Giuseppe Zigaina di Cervignano del Friuli verrà inaugurata la mostra <strong><em>Dialoghi sulla linea dell’orizzonte. A mio padre, alla mia terra</em></strong>, dello <span style="text-decoration: underline"><a href="https://imagazine.it/home_desk/marco-petean-modellando-emozioni/">scultore <strong>Marco Petean (<em>leggi l&#8217;intervista</em>)</strong></a></span>, curata da <strong>Diana Cerne</strong> e presentata da <strong>Francesca Agostinelli</strong>.</p>
<p>La mostra è promossa dal Comune di Cervignano del Friuli con il patrocinio del Museo Galleria Premio Suzzara, del Comune di Suzzara (Mantova), del Comune di Aquileia e della Fondazione Società per la conservazione della Basilica di Aquileia.</p>
<p>Per la prima volta nella sua città, Petean espone le sue sculture in terracotta policroma, opere che lo accompagnano in un viaggio attraverso la memoria personale e quella del suo territorio, dove l’arte si fa linguaggio capace di instaurare e ricucire legami, rivelando storie e vissuti.</p>
<p>Idealmente l’artista colloca il proprio racconto ponendosi in riflessione di fronte alla linea dell’orizzonte che attraversa la Bassa Friulana come una promessa silenziosa: un confine visivo che al tempo stesso separa e unisce, custodendo memorie e svelando identità.</p>
<p>È lungo questa linea — non soltanto paesaggio ma anche linea mentale, spazio sospeso e soglia simbolica — che prendono forma i “dialoghi” evocati dal titolo della mostra: dialoghi tra interiorità e vita, tra epoche, persone, luoghi e linguaggi artistici.</p>
<p>Quell’orizzonte raggiunge per l’artista la sua massima intensità poetica proprio alle spalle della casa della vecchia stazione di Belvedere di Aquileia, dove è nato suo padre: un punto in cui mare, colline, montagne e il cielo della regione sembrano congiungersi in un unico respiro visivo e simbolico.</p>
<p>Proprio lì per l’artista l’orizzonte diventa campo di tensione esistenziale dove l’uomo contempla, interroga, dialoga con l’infinito e scopre la propria finitezza.</p>
<p>Petean rappresenta i luoghi della sua infanzia come luoghi interiori prima che reali, paesaggi dell’anima in cui la memoria familiare, la trasformazione ambientale e la stratificazione storica si fondono in una narrazione carica di malinconia, nostalgia, mistero e bellezza.</p>
<p>La valle di pesca di Belvedere, la collina su cui si erge la chiesa di San Marco, la spiaggia di Belvedere, la vecchia stazione — compongono una geografia intima e quasi metafisica.</p>
<p>Luoghi un tempo popolati, rumorosi, immersi in una vegetazione vitale, oggi appaiono progressivamente spopolati, immobili e silenziosi, mentre la natura, lentamente, si riappropria del proprio spazio, fagocitando la testimonianza della presenza umana. I rumori si rarefanno lasciando il posto al silenzio, ai versi degli animali e ai rumori della natura, creando quasi un palcoscenico teatrale che sembra sospeso in un tempo bloccato, in attesa.</p>
<p>Il paesaggio diviene metafora dell’esistenza, di ciò che appare immobile ma custodisce in realtà una lenta trasformazione, una vita sotterranea che induce a riflettere sul senso della memoria e della permanenza.</p>
<p>I Teatrini in terracotta, per i quali l’artista è conosciuto, in questa esposizione, divengono quindi il medium privilegiato per dare forma ad un atto d’amore, di restituzione e riparazione nei confronti del proprio territorio e della figura paterna, cardine della memoria e della costruzione identitaria.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-72010" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-738x1024.jpg" alt="LOCANDINA DIALOGHI Petean Marco" width="640" height="888" title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano 84" /></p>
<p>Essi custodiscono i frammenti di vita e racconti lontani, restituendo colore ad immagini sbiadite e nuova presenza a luoghi e persone care. Il suo è un atto di preservazione della memoria degli individui comuni, quelli che la storia tende a dimenticare.</p>
<p>L&#8217;artista tramite le fotografie e i racconti del padre ottantenne, crea un nuovo legame, ancora più profondo, ricostruendo la sua esperienza di bambino che nella metà degli anni cinquanta, lascia il suo paese nativo e la sua famiglia per intraprendere la strada del seminario.</p>
<p>Una “piccola memoria” scolpita nell’argilla si fa universale, diventa archivio dell’anima e reliquia, un punto di contatto eterno tra padre e figlio.</p>
<h3>Orari</h3>
<p>La mostra sarà visitabile fino al 16 maggio nei seguenti orari: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 9-12/15.30-19, martedì e sabato 9-13.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&#038;title=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/" data-a2a-title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/">Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-05-16</mec:startDate>
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        <mec:endDate>2026-05-16</mec:endDate>
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            <item>
		<title>Dialoghi sulla linea dell’orizzonte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/dialoghi-sulla-linea-dellorizzonte/</link>
        
        
        <pubDate>Sat, 16 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="827" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="MarcoPetean StudidArtista Ritratti 056" loading="lazy" title="Dialoghi sulla linea dell’orizzonte 85"> Lo scultore Marco Petean espone per la prima volta nella sua Cervignano: quindici sculture inedite in terracotta policroma]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Petean (© Elia Falaschi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la prima volta nella sua città, Marco Petean espone quindici sculture inedite in terracotta policroma, opere che lo accompagnano in un viaggio attraverso la memoria personale e quella del suo territorio, dove l’arte si fa linguaggio capace di instaurare e ricucire legami, rivelando storie e vissuti.</p>
<p>Idealmente l’artista colloca il proprio racconto ponendosi in riflessione di fronte alla linea dell’orizzonte che attraversa la Bassa Friulana come una promessa silenziosa: un confine visivo che al tempo stesso separa e unisce, custodendo memorie e svelando identità. È lungo questa linea — non soltanto paesaggio ma anche linea mentale, spazio sospeso e soglia simbolica — che prendono forma i “dialoghi” evocati dal titolo della mostra: dialoghi tra interiorità e vita, tra epoche, persone, luoghi e artisti.</p>
<p>Petean rappresenta i luoghi della sua infanzia come luoghi interiori prima che reali, paesaggi dell’anima in cui la memoria familiare, la trasformazione ambientale e la stratificazione storica si fondono in una narrazione carica di malinconia, nostalgia, mistero e bellezza.</p>
<p>Il paesaggio diviene metafora dell’esistenza, di ciò che appare immobile ma custodisce in realtà una lenta trasformazione, una vita sotterranea che induce a riflettere sul senso della memoria e della permanenza.</p>
<p>I Teatrini in terracotta, per i quali l’artista è conosciuto, in questa esposizione, divengono quindi il <em>medium</em> privilegiato per dare forma ad un atto d’amore, di restituzione e riparazione nei confronti del proprio territorio e della figura paterna, cardine della memoria e della costruzione identitaria. Essi custodiscono i frammenti di vita e racconti lontani, restituendo colore ad immagini sbiadite e nuova presenza a luoghi e persone care. Il suo è un atto di preservazione della memoria degli individui comuni, quelli che la storia tende a dimenticare.</p>
<p>L’artista, tramite le fotografie e i racconti del padre ottantenne, crea un nuovo legame, ancora più profondo, ricostruendo l’esperienza del padre bambino che, nella metà degli anni Cinquanta, lascia il suo paese nativo e la sua famiglia per intraprendere la strada del seminario.</p>
<p>Una “piccola memoria” scolpita nell’argilla si fa universale, diventa archivio dell’anima e reliquia, un punto di contatto eterno tra padre e figlio.</p>
<p><img loading="lazy" class="aligncenter size-large wp-image-72010" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-738x1024.jpg" alt="LOCANDINA DIALOGHI Petean Marco" width="640" height="888" title="Dialoghi sulla linea dell’orizzonte 86" /></p>
<p style="font-weight: 400"><strong>DIALOGHI SULLA LINEA DELL’ORIZZONTE. </strong><strong>A MIO PADRE, ALLA MIA TERRA</strong></p>
<p><strong>inaugurazione sabato 14 marzo 2026 ore 11.00</strong></p>
<p>Biblioteca Giuseppe Zigaina, via Trieste 33 a Cervignano del Friuli</p>
<p><strong>La mostra, ad ingresso gratuito, sarà visitabile sino a sabato 16 maggio 2026 nelle giornate di apertura della biblioteca: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 9.00-12.00 e 15.30-19.00, martedì e sabato 9.00-13.00.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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        <mec:startDate>2026-05-16</mec:startDate>
                <mec:startHour></mec:startHour>
        
        <mec:endDate>2026-05-16</mec:endDate>
                <mec:endHour></mec:endHour>
        
                <mec:location>Biblioteca Zigaina, Cervignano del Friuli</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>DODEKAFONIJA &#8211; Variazioni _ 2 / Variacije _ 2</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/dodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2/</link>
        
        
        <pubDate>Sat, 16 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="917" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Mario-Palli_SINOPIA_2_Galleria-Spazzapan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Mario Palli SINOPIA 2 Galleria Spazzapan" loading="lazy" title="DODEKAFONIJA - Variazioni _ 2 / Variacije _ 2 87"> Alla Galleria Regionale d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan di Gradisca d’Isonzo un progetto espositivo transfrontaliero]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Mario Palli, Sinopia</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Si aprirà al pubblico venerdì 13 marzo fino al 17 maggio 2026 la mostra “<strong>DODEKAFONIJA &#8211; Variazioni _ 2 / Variacije _ 2</strong>”, un progetto transfrontaliero organizzato dall’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia &#8211; ERPAC in collaborazione con la<strong> Mestna Galerija di Nova Gorica</strong> e la <strong>Pilonova Galerija di Ajdovščina</strong>, che, dopo le precedenti tappe, approda negli spazi della <strong>Galleria Regionale d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan</strong> di Gradisca d’Isonzo.</p>
<p>Si tratta di un progetto espositivo a cura di <strong>Chiara Tavella</strong>, che vede i protagonisti<strong> Duša Jesih, Mario Palli e Manuela Toselli</strong> riuniti nel segno dell’operare congiunto in un territorio di confine. Il progetto si fonda su una profonda <strong>assonanza tra ricerca visiva e musicalità</strong>. Le opere in mostra instaurano tra loro un dialogo serrato, insieme allo spazio espositivo e alle specifiche poetiche dei tre artisti, dando vita a una sorta di contrappunto visivo che guiderà il percorso del visitatore.</p>
<h3><strong>LA MOSTRA E GLI ARTISTI</strong></h3>
<p>I tre artisti sono legati a un linguaggio che, nelle linee generali, si può definire <strong>astratto</strong> che ha le sue radici nelle avanguardie del primo Novecento. Il titolo del progetto, <em>Dodekafonija</em>, allude a un momento aurorale della modernità, alla ricerca musicale più rivoluzionaria del primo ‘900, che mette in crisi il sistema tonale consegnato dalla tradizione e ne propone uno del tutto nuovo, così come l’astrazione rigetta l’idea stessa dell’arte come figurativa. Il termine richiama anche l’istanza costruttiva e il gioco combinatorio dello stile dodecafonico: due elementi che contraddistinguono, anche se in modo diverso, la ricerca dei tre artisti, e generano una pressoché infinita gamma di variazioni.</p>
<p>È proprio questa molteplicità che la mostra intende indagare: sia le variazioni interne al linguaggio di ogni singolo artista, sia il sottile intreccio delle sintonie tra i diversi artisti, così come le evidenti distonie e il diverso ritmo visivo che si innescano nel dialogo tra le opere, complici gli spazi espositivi.</p>
<p>All’<em>andante con moto </em>del “primo tempo”, la mostra alla Mestna Galerija di Nova Gorica (2023), succede il <em>presto</em> dell’allestimento alla Pilonova Galerija di Ajdovščina (2026); quindi quasi un <em>adagio</em> nelle ampie sale della Galleria Regionale d’Arte contemporanea Luigi Spazzapan.</p>
<p>In questo terzo movimento gli artisti si presentano autonomamente, in una sala dedicata a ciascuno di loro, per entrare poi più strettamente in dialogo in una stanza dove espongono insieme. L’andamento della mostra si configura così come una costruzione polifonica, in cui le tre diverse linee melodiche, prima esposte singolarmente, infine si intrecciano: alle modulazioni dense, magmatiche, delle <strong>Sinopie</strong> di <strong>Mario Palli</strong>, giocate sui ritmi calibrati dei polittici e sugli effetti di stratificazione e trasparenza delle velature di colore sulla tela grezza, rispondono, in contrappunto, le strutture geometriche aggettanti, che si propongono con decisione, solide e costruttive, di <strong>Duša Jesih</strong>.</p>
<p>Una “<em>ribellione contro la cornice</em>”, scrive l’artista, “<em>in un mondo che ci inquadra costantemente – in algoritmi, aspettative, reti sociali</em>”. Un registro ancora diverso è quello dei lavori di <strong>Manuela Toselli</strong>, appartenenti alla serie<strong><em> In attesa che qualcosa cambi</em></strong>: fili di seta – materiale che è cifra della ricerca dell’artista – in tenui gradazioni pastello, si allineano ordinati su un supporto di fondo, così da intessere un ritmo lento, meditato, metafora – appunto – di un’attesa perenne, che si fa condizione dell’esistere.</p>
<p>Tre artisti, tre mostre, tre istituzioni: voci diverse che, come nei tempi di una sinfonia, articolano “<strong>variazioni” contemporanee sul tema dell’astrazione</strong>, come sottolinea la curatrice, Chiara Tavella.</p>
<p><em>Dodekafonija</em> si inserisce nel quadro delle iniziative collegate al programma europeo GO!2025 e testimonia un&#8217;operatività condivisa tra Italia e Slovenia nel segno dell’arte contemporanea.</p>
<h3><strong>Orario</strong></h3>
<p>Da mercoledì a domenica ore 10-13 e 15-19.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2%2F&amp;linkname=DODEKAFONIJA%20%E2%80%93%20Variazioni%20_%202%20%2F%20Variacije%20_%202" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2%2F&amp;linkname=DODEKAFONIJA%20%E2%80%93%20Variazioni%20_%202%20%2F%20Variacije%20_%202" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2%2F&amp;linkname=DODEKAFONIJA%20%E2%80%93%20Variazioni%20_%202%20%2F%20Variacije%20_%202" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2%2F&amp;linkname=DODEKAFONIJA%20%E2%80%93%20Variazioni%20_%202%20%2F%20Variacije%20_%202" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2%2F&amp;linkname=DODEKAFONIJA%20%E2%80%93%20Variazioni%20_%202%20%2F%20Variacije%20_%202" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2%2F&#038;title=DODEKAFONIJA%20%E2%80%93%20Variazioni%20_%202%20%2F%20Variacije%20_%202" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/dodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2/" data-a2a-title="DODEKAFONIJA – Variazioni _ 2 / Variacije _ 2"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Mario-Palli_SINOPIA_2_Galleria-Spazzapan.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/dodekafonija-variazioni-_-2-variacije-_-2/">DODEKAFONIJA &#8211; Variazioni _ 2 / Variacije _ 2</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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        <mec:startDate>2026-05-16</mec:startDate>
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                <mec:category>meeting</mec:category>
        
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            <item>
		<title>Chê Matine: il terremoto in fotografia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/che-matine-il-terremoto-in-fotografia/</link>
        
        
        <pubDate>Sat, 16 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="923" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/Aldo_Martinuzzi_Osoppo_1976.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Aldo Martinuzzi Osoppo 1976" loading="lazy" title="Chê Matine: il terremoto in fotografia 88"> Per la prima volta in mostra 50 immagini scattate da Aldo Martinuzzi il giorno dopo il sisma che cinquant’anni fa sconvolse il Friuli]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Aldo Martinuzzi, Osoppo, 1976</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalle 5 di mattina alle 5 di sera del 7 maggio 1976 un fotografo percorre in moto il Friuli. Non è un Friuli qualsiasi, con le sue cittadine tranquille, le sue verdi colline, le sue montagne placide.</p>
<p>È invece il Friuli all’indomani del terremoto che il giorno prima, il 6 maggio 1976 sul far della sera, in pochi secondi aveva cambiato per sempre la fisionomia di un territorio e di una comunità. Un’ecatombe: donne, uomini, bambini sepolti sotto le proprie case; migliaia di abitazioni distrutte, poco meno di mille morti.</p>
<p>Per la prima volta, 50 scatti realizzati da quel fotografo – <strong>Aldo Martinuzzi</strong>, affermato reporter sportivo – sono visibili al pubblico nella mostra <strong><em>CHÊ MATINE</em></strong>, organizzata dal <strong>Comune di Spilimbergo</strong> e il <strong>CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia </strong>e in collaborazione con la <strong>Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia</strong> e <strong>Fondazione Friuli.</strong> Allestita nel <strong>Palazzo La Loggia</strong> di Spilimbergo da <strong>sabato 28 marzo</strong> (alle ore 11.00 è prevista l’inaugurazione), l’esposizione sarà visitabile fino al 7 giugno.</p>
<p><em>Chê matine</em> è un vero e proprio diario di bordo: appena raggiunto dalla notizia del terremoto, Aldo Martinuzzi lascia Milano – città nella quale si era trasferito ancora giovanissimo da Barbeano, vicino a Spilimbergo, suo paese natale &#8211; con la sua compagna, a bordo della sua moto.</p>
<p>Arriva in Friuli alle prime luci dell’alba del 7 maggio 1976; giusto il tempo di accertarsi che i suoi familiari stiano bene, nonostante i danni ingenti subiti dalle abitazioni, e poi via. Valeriano, Forgaria, Majano, Gemona del Friuli, Venzone, Osoppo, Rivoli di Osoppo, Castelnovo, Oltrerugo. La moto di Martinuzzi attraversa una decina di paesi e la sua macchina fotografica fissa per sempre il ritratto della devastazione.</p>
<p>Case rase al suolo, edifici miracolosamente rimasti intatti, le prime bare, gli sguardi dei sopravvissuti. Ma le foto che usciranno dalla sua macchina fotografica sono anche il ritratto della incredibile forza di volontà che, comunque e nonostante tutto, i friulani dimostrano di mantenere intatta a poche ore dal sisma.</p>
<p>“In autostrada incrociavamo già i mezzi di soccorso, militari, ambulanze, camioncini con i cartelli: “Soccorsi Friuli” – ricorda Martinuzzi –. Il campanile e la chiesa di Valeriano avevano subito forti danni, erano luoghi che conoscevo benissimo dove avevo trascorso la mia infanzia e parte dell’adolescenza. Attraversammo Pinzano dove, almeno sulla strada principale, c’era solo qualche piccolo crollo e altri cedimenti lungo la strada per la stazione. Arrivammo a Forgaria dove c’erano case diroccate e macerie sulle strade, ma fortunatamente i nostri spostamenti erano agevolati dall’utilizzo della moto. Fui colpito dall’immagine di un signore che, tranquillamente, stava vangando il proprio orto, un’immagine tipica della nostra friulanità. Arrivammo a Majano dove erano collassati due condomini gemelli, Astra e Udine, costruiti nel 1967. A Gemona ci arrivammo dalla strada alta, piena di massi e crepe sull’asfalto. Sia a Maiano che a Gemona apprezzai la celerità dei soccorsi, erano già pronte molte bare e allestita una tendopoli per gli sfollati. A Venzone erano già presenti volontari intenti per sistemare un muretto di sassi a secco crollato al di fuori delle antiche mura perimetrali. A Osoppo c’era una vastità enorme di macerie e case crollate fatte con sassi e solai di legno. Mi impressionò la sede del Partito Comunista che aveva resistito alla distruzione. Dappertutto c’erano militari, vigili del fuoco, volontari, che cercavano superstiti scavando anche a mani nude, nonostante il susseguirsi delle scosse. Assistetti alle lunghe operazioni per il recupero del piccolo Paolo Fabris, figlio del farmacista, che fortunatamente fu ritrovato in buona salute (il settimanale Epoca gli dedicò la copertina a colori). Vicino a Maiano crollò la trattoria “Da Gardo” durante una cena, ci furono 16 morti. Fotografai anche i dintorni di San Daniele, Castelnovo e Oltrerugo”.</p>
<p>Il reportage fotografico di Aldo Martinuzzi si conclude alle 5 di sera del 7 maggio 1976, dopo 12 ore. Un grande lavoro di valore fotogiornalistico e sentimentale che avrebbe potuto essere venduto a qualche giornale ma che invece, per volontà del suo autore, è rimasto lontano dai riflettori fino ad oggi.</p>
<p>Nato a Udine nel 1946, dopo l’infanzia trascorsa a Gaio di Spilimbergo con la nonna materna, nel 1961 <strong>Aldo Martinuzzi</strong> si trasferisce con i genitori a Milano. Qui inizia a lavorare come apprendista in una azienda di Fotoincisione. Il progresso nel campo delle riproduzioni fotografiche per la stampa lo pone in contatto con altri metodi “litho e rotocalco”. Alla Fotoincisione Sempione di Milano si riproducevano in quel periodo, le più belle immagini sportive per la pubblicazione su riviste specializzate, “Super Sport” e “Calcio e Ciclismo Illustrato” della Gazzetta dello Sport. Scatta in Martinuzzi un vero e proprio amore per la fotografia sportiva. Nel 1972 inizia la sua attività di fotografo “freelance”. Si specializza nel settore degli sport invernali con i reportages alle Coppe del Mondo, Campionati Mondiali e Olimpiadi Invernali. Collabora sino al 1996 con la rivista “Neve Sport” rivista settimanale nel periodo invernale Nel 1980 si avvicina ad altre discipline: ciclismo, calcio, tennis, sci nautico, golf, per cinque anni è il fotografo ufficiale dell’Inter di Trapattoni. Nel 1987 vince il premio fotografico “Diadora”. In collaborazione con il CRAF di Spilimbergo e il compianto Walter Liva, vengono allestite diverse sue mostre fotografiche: 2005, I Volti dello Sport, Lignano Pineta, Sequals, Piancavallo; 2011, Fotografi di Corsa, Spilimbergo, Milano; 2016, Omaggio allo Sport, viale pedonale di Lignano Sabbiadoro; 2018 Fotografi di Corsa, San Vito al Tagliamento. Nel 2025 la Pro Loco “I Due Campanili” di Gaio e Baseglia edita il libro “Aldo Martinuzzi il grande sport fotografato da un Friulano”.</p>
<h3>Orari</h3>
<p><strong>ALDO MARTINUZZI &#8211; CHÊ MATINE</strong></p>
<p><strong>Spilimbergo, Palazzo La Loggia</strong></p>
<p><strong>dal 28 marzo al 7 giugno 2026</strong></p>
<p>orario visite: 10.00-13.00 e 15.00-17.30 tutti i giorni</p>
<p>chiuso lunedì (tutto il giorno) e giovedì pomeriggio</p>
<p>ingresso libero</p>
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		<title>Paesi di Temporali e di Primule</title>
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        <pubDate>Sat, 16 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="814" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/paesi-di-temporali.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="paesi di temporali" loading="lazy" title="Paesi di Temporali e di Primule 89"> Casarsa e il territorio circostante raccontati in 120 scatti. Non uno sguardo nostalgico, ma un racconto lucido e contemporaneo]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Centoventi immagini per riscoprire ciò che abbiamo ogni giorno sotto gli occhi, ma che troppo spesso smettiamo di osservare davvero.</p>
<p><strong>Sabato 18 aprile</strong> alle ore 18  inaugura a <strong>Casarsa della Delizia</strong> la mostra fotografica “<strong><em>Paesi di Temporali e di Primule – Autoritratto fotografico di un territorio tra memorie e presente</em></strong>”, progetto firmato dal Circolo Fotografico f/64, realtà interna alla Pro Casarsa della Delizia APS.</p>
<p>L’esposizione, allestita negli spazi espositivi dell’ex Municipio (Piazza IV Novembre 23), sarà <strong>visitabile fino al 28 giugno</strong>, nei fine settimana e nei giorni festivi, con orario 10.30–12.30 e 15–19.</p>
<p>Non uno sguardo nostalgico, ma un racconto lucido e contemporaneo.</p>
<p>Le fotografie restituiscono un territorio vivo, fatto di campagne curate, attività produttive e soprattutto persone.</p>
<p>Un viaggio visivo che attraversa Casarsa, San Vito al Tagliamento, Valvasone Arzene e San Giovanni, componendo il ritratto di una comunità dinamica, consapevole delle proprie radici e proiettata verso il futuro.</p>
<p>La mostra assume un valore ancora più significativo perché coincide con i 50 anni del Circolo Fotografico f/64. Fondato nel 1976 da un gruppo di giovani appassionati, il Circolo è diventato negli anni un punto di riferimento culturale locale, capace di documentare con sensibilità i cambiamenti del paesaggio e della società. Un percorso cresciuto anche nel segno dei grandi maestri, a partire da Elio Ciol.</p>
<p>L’iniziativa si inserisce inoltre nel calendario della 78ma Sagra del Vino, offrendo ai visitatori un’occasione di approfondimento culturale accanto ai momenti di festa. “È un omaggio al “paese” raccontato da Pier Paolo Pasolini – spiegano Giuliano Novello e Gianni Stefanon, tra i fondatori del Circolo, insieme ad Antonio Tesolin, presidente della Pro Loco –.</p>
<p>Un paese fatto di relazioni, gesti quotidiani e paesaggi che cambiano senza perdere identità. Le immagini invitano a fermarsi e riscoprire, con maggiore attenzione, la nostra Casarsa”.</p>
<p>Realizzata in collaborazione con la Città di Casarsa della Delizia, con il contributo del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia e con il patrocinio dei Comuni di San Vito al Tagliamento e Valvasone Arzene, la mostra vede anche la partecipazione del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, della Zona Industriale Ponterosso Tagliamento e della FIAF.</p>
<p>Oggi il Circolo Fotografico f/64 continua a promuovere la fotografia come esperienza culturale e sociale, attraverso corsi, mostre, visite guidate e iniziative aperte a tutti.</p>
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            <item>
		<title>Contaminazioni della Storia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/contaminazioni-della-storia/</link>
        
        
        <pubDate>Sat, 16 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="952" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Zeugna-e-Dot-2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Zeugna e Dot 2" loading="lazy" title="Contaminazioni della Storia 90"> Sandra Zeugna e Fulvio Dot in dialogo a Monfalcone con i grandi maestri del secondo Novecento]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Autorità e artisti davanti alle opere in mostra</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dopo la chiusura di <em>Giorgio de Chirico – La meccanica del pensiero</em>, curata da Cesare Orler e visitata da oltre 11.200 persone, la <strong>Galleria Comunale d&#8217;Arte Contemporanea di Monfalcone </strong>presenta un nuovo progetto espositivo a cura di <strong>Giancarlo Bonomo</strong>, che propone due delle voci più riconoscibili della ricerca artistica isontina contemporanea.</p>
<p><em>Contaminazioni della Storia</em> porta infatti nelle sale della Galleria il confronto tra <strong>Sandra Zeugna</strong> e <strong>Fulvio Dot</strong>. La mostra inaugura venerdì 24 aprile alle ore 18.</p>
<p>L&#8217;esposizione mette a confronto due linguaggi distinti: la figurazione simbolica con sfumature Pop di Dot e l&#8217;informalità intuitiva della Zeugna, che affondano le radici nei movimenti espressivi dell&#8217;area isontina della seconda metà del Novecento e nell&#8217;Istituto Max Fabiani di Gorizia, sede elettiva della loro formazione.</p>
<p>A documentare questa genealogia, il percorso affianca ai quindici-venti anni di ricerca e sperimentazione dei due artisti una sezione dedicata alle identità storiche della scena regionale: Anton Zoran Mušič, Afro Basaldella, Giorgio Celiberti, Giuseppe Zigaina, Agostino Piazza, Klavdij Palčič e Cesare Mocchiutti.</p>
<p>Nel catalogo, edito da Gaspari editore, oltre ai testi del curatore, è pubblicato un saggio critico di <strong>Raffaella Rita Ferrari</strong>, project manager dell&#8217;evento espositivo, e un&#8217;antologia di scritti dedicati ai due artisti firmati da storici e critici di chiara fama.</p>
<p>Il progetto intende documentare la persistenza di una scuola di pensiero e di maniere espressive che rappresenta un fenomeno di portata regionale e nazionale.</p>
<p>Si rivolge a quanti apprezzano le declinazioni dell&#8217;arte contemporanea successive alle avanguardie storicizzate, nella considerazione che l&#8217;arte è anzitutto una concatenazione di fattori ed elementi consequenziali, specchio di realtà socio-politiche, culturali e antropologiche.</p>
<p>Il progetto si propone inoltre di coinvolgere studenti e giovani appassionati di quel passaggio generazionale dal Novecento alle realtà espressive odierne, di cui Dot e Zeugna sono al tempo stesso rappresentanza e rappresentazione.</p>
<p>Con <em>Contaminazioni della Storia</em> l’Amministrazione Comunale prosegue il percorso avviato dal piano triennale 2026–2028, che riconosce agli artisti del territorio un ruolo strutturale nella programmazione e traduce la produzione locale in un contenuto dotato di valore critico, integrato nel discorso contemporaneo in cui opera la Galleria.</p>
<p>“Negli ultimi dieci anni si è realizzato un vero e proprio rinascimento dell&#8217;offerta culturale a Monfalcone – osserva il sindaco di Monfalcone, <strong>Luca Fasan</strong> –. Solo nel 2024 si sono registrate oltre 30mila presenze a teatro, senza contare quelle della Galleria, del MUCA e del Festival letterario Geografie: risultati che sono il frutto di una programmazione costruita nel lungo periodo. La mostra <em>Contaminazioni della Storia</em>, con le opere di Fulvio Dot e Sandra Zeugna, rappresenta una scommessa: far dialogare due linguaggi espressivi completamente diversi, ma con caratteristiche ben riconoscibili. Un confronto tra correnti artistiche di grande spessore, che si può considerare una scommessa vinta. Sono inoltre previste visite guidate, fondamentali per accompagnare il pubblico nella comprensione più approfondita dei lavori esposti.”</p>
<p>“La Regione Friuli Venezia Giulia – dichiara il consigliere regionale <strong>Antonio Calligaris</strong> –partecipa con convinzione al piano triennale 2026–2028 della Galleria Comunale d&#8217;Arte Contemporanea di Monfalcone: una programmazione e una pianificazione che incarnano una politica culturale fondata su linee stabili e coerenti. In questa Galleria si sperimenta, si accostano grandi nomi della storia dell&#8217;arte a ricerche contemporanee con un percorso avvincente che qualifica il territorio e ne accresce la visibilità ben oltre i confini regionali”.</p>
<p>Il progetto è realizzato con il contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e il sostegno della BCC Venezia Giulia – main sponsor.</p>
<h3>Orari</h3>
<p>L&#8217;esposizione è visitabile <strong>dal 25 aprile al 28 giugno 2026</strong> con ingresso gratuito: il mercoledì dalle 10 alle 13, il venerdì, il sabato, la domenica e i giorni festivi dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19.</p>
<p>La Galleria propone inoltre un calendario di visite guidate con appuntamento il venerdì alle 17.30, il sabato, la domenica e i festivi alle 11, alle 16 e alle 17.30.</p>
<p>Informazioni e prenotazioni all&#8217;indirizzo galleria.didattica@comune.monfalcone.go.it e ai numeri 0481 494177 / 371.</p>
<h3>Gli artisti</h3>
<p><strong>Fulvio Dot</strong> si diploma in decorazione pittorica all&#8217;<strong>Istituto Statale d&#8217;Arte &#8220;Max Fabiani&#8221; di Gorizia</strong> e si laurea in Architettura all&#8217;<strong>Università di Venezia</strong>. Espone dal 1976 in sedi italiane e internazionali — da Grenoble a Québec, da Shanghai a Hong Kong, da Barcellona a Málaga — e partecipa ad <strong>ArtExpo Bologna</strong>, <strong>ArtePadova</strong>, <strong>Arte in Fiera Reggio Emilia</strong> e alla <strong>Fiera internazionale di Pordenone</strong>.</p>
<p>La sua cifra stilistica fonde principi architettonici, riferimenti simbolici e divagazioni astratte attraverso l&#8217;impiego di materiali eterogenei: colle, malte, stucchi, spaghi, vetroceramiche, stoffe catramate e teli militari. Vittorio Sgarbi, nel volume <em>I giudizi di Sgarbi</em> (Mondadori, 2004), colloca il suo lavoro nell&#8217;ambito dell&#8217;espressionismo informale e lo definisce capace di esplorare l&#8217;invisibile.</p>
<p><strong>Sandra Zeugna </strong>avvia la propria ricerca come autodidatta e matura la sua maniera rappresentativa — ascrivibile alla sintassi informale — sotto la guida di <strong>Giuseppe Zigaina</strong>. Espone in personali alla Galleria Tartaglia di Roma, alla Galleria Sant&#8217;Isaia di Bologna, alla Galleria d&#8217;Arte Contemporanea di Trieste, alla Casa di Dante di Firenze e al Palazzo Pisani Revedin di Venezia.</p>
<p>Dal 2005 al 2011 partecipa ad <strong>ArtePadova</strong> e ad <strong>Arte in Fiera Reggio Emilia</strong>. Nel 2005 ottiene il secondo premio con la medaglia d&#8217;argento della Camera dei Deputati al <strong>Premio Agazzi</strong> (provincia di Bergamo, su 950 opere in concorso); nel 2006 vince il <strong>Premio Internazionale di Disegno</strong> di Trieste su 70 opere selezionate.</p>
<p><em>Francesca Scarmignan</em></p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&amp;linkname=Contaminazioni%20della%20Storia" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fcontaminazioni-della-storia%2F&#038;title=Contaminazioni%20della%20Storia" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/contaminazioni-della-storia/" data-a2a-title="Contaminazioni della Storia"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Zeugna-e-Dot-2.jpeg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/contaminazioni-della-storia/">Contaminazioni della Storia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Transformazioni / Transformacije</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/transformazioni-transformacije/</link>
        
        
        <pubDate>Sat, 16 May 2026 00:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="757" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Transformacija-arhitekture-4-1988-barvna-fotografija-na-aluminjasti-plosci-100-x-100-cm.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Transformacija arhitekture 4 1988 barvna fotografija na aluminjasti plosci 100 x 100 cm" loading="lazy" title="Transformazioni / Transformacije 91"> A Sistiana uno sguardo conciso ma profondo sul vario e ricco percorso artistico di Wilhelm Heiliger]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Transformacija arhitekture 4, 1988, barvna fotografija na aluminjasti plosci, 100 x 100 cm</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400">Uno sguardo conciso ma profondo sul vario e ricco percorso artistico di <strong>Wilhelm Heiliger</strong> viene proposto alla <strong>Portopiccolo Art Gallery</strong> a Sistiana (Duino Aurisina – TS) con la mostra “<strong>Transformazioni / Transformacije</strong>”, a cura di <strong>Pavla Jarc</strong>, che si inaugura <strong>sabato 16 maggio, alle ore 18.00</strong>, organizzata dall’Associazione culturale <strong>Casa Cave</strong> e promossa dal <strong>Comune di Duino Aurisina</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400">La selezione delle opere di pittura, su carta, fotografia e scultura rivela i principali sviluppi del pensiero creativo di Wilhelm Heliger e illumina le incessanti ricerche artistiche che l’artista porta avanti da oltre cinquant’anni.</p>
<p style="font-weight: 400">Nelle sue creazioni, pur richiamandosi ad alcuni principi tradizionali della pittura modernista, emerge sempre un approccio originale ai temi visivi, un’iconografia profondamente personale e un intreccio tra la filosofia del gioco e il mondo meditativo del pensiero orientale – in particolare il buddhismo zen, che l’artista ha interiorizzato come via per percepire la realtà metafisica oltre le illusioni del visibile. Le sue opere astratte invitano lo spettatore a coglierne il ritmo e a viverle come una vibrazione sensibile dello spirito, aprendo la porta a un’esperienza intensa e a un piacere estetico.</p>
<p style="font-weight: 400">“Heiliger si interessa principalmente al concetto di opera pittorica purificata” – spiega Pavla Jarc – “tipico della cosiddetta arte concreta, sviluppatasi nel secondo decennio del XX secolo, che si occupa esclusivamente di elementi pittorici autonomi, quali colore, luce, linea e forma. Come sottolinea il teorico tedesco Siegfried J. Schmidt, si tratta di un’arte nemimetica e generativa, che annulla la percezione sensibile della realtà visibile e si concentra sulla tematizzazione dei propri mezzi espressivi. È proprio in questo campo apparentemente autonomo degli elementi pittorici che si apre lo spazio del gioco in Heiliger – una sfera aperta di percezione, trasformazione ed esperienza interiore”.</p>
<p style="font-weight: 400">La mostra sarà visitabile <strong>sino a domenica 21 giugno</strong>, con  il seguente orario: <strong>sabato 15-18, domenica 10-13/15-18 o su appuntamento</strong> telefonando al +39 3334344188 &#8211; Info: <a href="mailto:casacave.art@gmail.com">casacave.art@gmail.com</a></p>
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        <mec:startDate>2026-05-16</mec:startDate>
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            <item>
		<title>Japan. Corpi, memorie, visioni</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/</link>
        
        
        <pubDate>Sat, 16 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1102" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Keijiro-Kai-Clothed-in-Sunny-Finery.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Keijiro Kai Clothed in Sunny Finery" loading="lazy" title="Japan. Corpi, memorie, visioni 92"> In mostra a Trieste oltre 80 opere, tra fotografie e video di sedici artisti. Una panoramica di grande respiro sulla scena nipponica]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Keijiro Kai, Clothed in Sunny Finery (©︎ Keijiro Kai, courtesy of Zen Foto Gallery)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il <strong>Magazzino delle Idee di Trieste</strong> presenta, <strong>dal 14 febbraio al 7 giugno 2026</strong>, la mostra <strong><em>JAPAN. Corpi, memorie, visioni</em></strong> prodotta e organizzata da ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia e a cura di <strong>Filippo Maggia</strong> e <strong>Guido Comis</strong>.</p>
<p>La mostra di Trieste intende raccogliere attorno a tre temi – Memoria e Identità, Corpo e Corpi, Realtà e Visione – un nucleo di lavori di artisti giapponesi contemporanei che attraverso l&#8217;utilizzo delle immagini offrono una panoramica di grande respiro sull’attuale scena fotografica e video nipponica, dal dialogo con i maestri alle ricerche delle nuove generazioni impegnate a rileggere la storia recente del Giappone, interrogandosi sulle questioni di genere, sul quotidiano e usando talvolta il corpo come mezzo politico.</p>
<p>«Riconosciuta sin dagli anni Trenta del secolo scorso come una delle scuole fotografiche più importanti a livello internazionale, capace di affermarsi nei primi anni del terzo millennio con autori come Hiroshi Sugimoto, Nobusyoshi Araki, Daido Moriyama e altri ancora, la fotografia giapponese contemporanea – osserva il curatore Filippo Maggia – sembra oggi aprirsi a interpretazioni che corrispondono a un rinnovamento generazionale certamente più vicino a temi e istanze di derivazione occidentale».</p>
<p>Se infatti la fotografia giapponese del Novecento è stata a lungo caratterizzata da un linguaggio fortemente identitario e autoreferenziale, si assiste oggi a un cambio di direzione significativo: molti artisti giovani e già affermati assumono come riferimento non solo la complessità del proprio Paese, ma anche i mutamenti globali, costruendo un dialogo serrato con temi di matrice occidentale, quali le questioni di genere, la memoria collettiva, le relazioni sociali, l’ambiente e la percezione dell’immagine.</p>
<h3><strong>Memoria e Identità</strong></h3>
<p>Gli sguardi di <strong>Noriko Hayashi</strong> e <strong>Tomoko Yoneda</strong> rileggono periodi e avvenimenti cruciali della storia giapponese recente attraverso un approccio insieme documentaristico e partecipato.</p>
<p><strong>Susumu Shimonishi</strong>, con una ripresa zenitale e un’immagine in movimento che diventa misura del tempo, riflette sulla continuità e sulle fratture del passato.</p>
<p>La vita quotidiana della penisola di Okunoto – ancora oggi sospesa tra tradizione e marginalità – è al centro delle opere di <strong>Naoki Ishikawa</strong>, allievo di Moriyama.</p>
<p>Le celebrazioni e i riti che definiscono il tessuto culturale del Paese emergono nelle fotografie di <strong>Keijiro Kai</strong>, mentre i video di <strong>Miyagi Futoshi</strong> indagano la memoria personale e la costruzione dell’identità di genere, attraverso un racconto intimo di ricordi e relazioni.</p>
<h3><strong>Corpo e Corpi</strong></h3>
<p>Una seconda sezione è dedicata al corpo. Corpo come spazio sociale, come luogo politico, come materia viva che risponde ai mutamenti del contemporaneo.</p>
<p><strong>Aya Momose</strong> lavora sulla distanza – e talvolta sull’incomprensione – fra codici visivi orientali e occidentali. <strong>Yurie Nagashima</strong> restituisce la delicatezza del quotidiano familiare, mentre <strong>Ryoko Suzuki</strong> affronta in modo diretto i temi della violenza e della pressione sociale sulla donna.</p>
<p>Le fotografie di <strong>Sakiko Nomura</strong>, per anni assistente di Araki, raccontano attraverso i nudi maschili una timidezza esistenziale che sembra filtrata dal ritmo dispersivo di Tokyo, immensa e impersonale.</p>
<h3><strong>Realtà e Visione</strong></h3>
<p>Nella sezione <strong><em>Realtà e Visione</em></strong>, il dialogo fra ciò che vediamo e ciò che immaginiamo attraversa le opere di <strong>Hiroshi Sugimoto</strong>, maestro nel rendere il tempo materia tangibile.</p>
<p>Le sue immagini essenziali e meditative si confrontano con le scenografie luminose di <strong>Tokihiro Sato</strong>, costruite con interventi tecnici che trasformano la fotografia in spazio narrativo.</p>
<p>Le grandi visioni di <strong>Risaku Suzuki</strong> emergono dalla foresta come quadri sospesi, mentre <strong>Daisuke Yokota</strong> dissolve contorni e riferimenti in immagini evanescenti.</p>
<p>Nel lavoro di <strong>Rinko Kawauchi</strong> il reale diventa un palcoscenico emotivo, dove sono le sensazioni, più che i soggetti, a emergere.</p>
<p><strong>Yoko Asakai</strong> invita infine lo spettatore a “varcare lo schermo”, trasformando il flusso di immagini video in un’esperienza che sembra germogliare dentro lo sguardo.</p>
<h3><strong>Gli artisti in mostra</strong></h3>
<p>Asakai Yoko, Hayashi Noriko, Ishikawa Naoki, Kai Keijiro, Kawauchi Rinko, Momose Aya, Nagashima Yurie, Nomura Sakiko, Shimonishi Susumu, Sato Tokihiro, Sugimoto Hiroshi, Suzuki Risaku, Suzuki Ryoko, Tomoko Yoneda, Miyagi Futoshi, Yokota Daisuke.</p>
<p>In occasione della mostra verrà pubblicato il volume <em>JAPAN. Corpi, memorie, visioni</em> a cura di Filippo Maggia e Guido Comis, edito da Silvana Editoriale, con il sostegno della Japan Foundation.</p>
<h3><strong>Orari</strong></h3>
<p>Da martedì a domenica 10-19. Lunedì 6 aprile 2026 apertura speciale. La biglietteria chiude mezz’ora prima.</p>
<h3><strong>Biglietti</strong></h3>
<p>Intero € 8,00<br />
Ridotto € 5,00 (65+; ragazzi 12–18; studenti fino a 26; persone con disabilità; soci TCI)<br />
Omaggio (bambini fino a 11 anni; accompagnatori gruppi; insegnanti in visita con studenti; un accompagnatore per disabile; giornalisti con tessera dell’Ordine; tessera ICOM; FVG Card).</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&amp;linkname=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fjapan-corpi-memorie-visioni%2F&#038;title=Japan.%20Corpi%2C%20memorie%2C%20visioni" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/" data-a2a-title="Japan. Corpi, memorie, visioni"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/Keijiro-Kai-Clothed-in-Sunny-Finery.jpg" style="display: block;margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/japan-corpi-memorie-visioni/">Japan. Corpi, memorie, visioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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                <mec:location>Magazzino delle Idee, Trieste</mec:location>
        
        
                <mec:category>meeting</mec:category>
        
                        	</item>
            <item>
		<title>Dall’evidenza all’immaginazione</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/dallevidenza-allimmaginazione/</link>
        
        
        <pubDate>Sat, 16 May 2026 10:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="1009" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/Noemie-Goudal-Untitled-Study-on-Matters-and-Fire-2022.-Video-HD-b_n-suono-13-min.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Noemie Goudal Untitled Study on Matters and Fire 2022. Video HD b n suono 13 min" loading="lazy" title="Dall’evidenza all’immaginazione 93"> Alluvioni, siccità, migrazioni e territori in trasformazione al centro della mostra di Casa Cavazzini a Udine]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Noémie Goudal, Untitled (Study on Matters and Fire), 2022. Video HD, b_n, suono, 13 min</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Alluvioni, siccità, migrazioni, territori che cambiano volto. Non c’è più spazio per la neutralità quando si parla di crisi climatica, ormai inscritta nei paesaggi e nelle vite quotidiane.</p>
<p>Parte da qui “<strong><em>Dall’evidenza all’immaginazione</em></strong>”, la mostra che inaugura la nona edizione di <strong><em>Mind The Gap</em></strong> a Casa Cavazzini a Udine, trasformando dati, tracce e fenomeni ambientali in un potente racconto visivo sul nostro presente.</p>
<p>Un’esposizione, cuore della nuova edizione del progetto dedicato alle arti visive contemporanee ideato e promosso da <strong>Altreforme</strong>, in collaborazione con i Civici Musei di Udine, che mette in dialogo arte contemporanea ed evidenza scientifica, invitando il pubblico a guardare la realtà e a immaginare alternative possibili.</p>
<p>La mostra sarà visitabile dal 27 febbraio al 24 maggio 2026 da martedì a domenica in orario 10-18 (ingresso intero € 7,00).</p>
<h3><strong>La mostra</strong></h3>
<p>Curata da <strong>Lorenzo Lazzari</strong>, l’esposizione propone una riflessione urgente e non neutrale sulla crisi climatica contemporanea, mettendo in dialogo evidenze scientifiche, pratiche artistiche e possibilità immaginative.</p>
<p>Un percorso che invita il pubblico a interrogarsi sul ruolo dell’arte come spazio di pensiero critico, capace di contribuire a una diversa percezione delle violenze ambientali e delle disuguaglianze che ne derivano, mettendo in relazione opere che affrontano temi come il “più-che-umano”, il tempo geologico, la logistica globale, la migrazione e le pratiche dell’abitare.</p>
<p>“Non si può essere neutrali sulla crisi climatica – afferma il curatore – perché significherebbe lasciare spazio a forme di rimozione e disinformazione che ritardano l’azione. A Casa Cavazzini ho scelto di dare spazio quindi a opere che partono dall’evidenza della crisi, ma che la includono in una pratica immaginativa e trasformativa, capace di suggerire alternative per un futuro più sostenibile e con meno disuguaglianze”.</p>
<p>Le opere in mostra sono firmate da nomi internazionali come <strong>Carloni-Franceschetti, Pol Esteve Castelló e Gerard Ortín Castellví, Noémie Goudal, Sonia Levy e dal collettivo Robida</strong>: artiste e artisti che, con linguaggi diversi, traducono dati, archivi, fenomeni e tracce del presente in dispositivi visivi capaci di attivare nuove forme di consapevolezza.</p>
<h3><strong>Tempo, migrazioni, abitare</strong></h3>
<p>Il tempo è uno dei fili conduttori del percorso espositivo: tempo geologico, tempo umano, tempo accelerato dall’azione industriale e tecnologica. Le opere riflettono su come il riscaldamento globale abbia spezzato i ritmi lenti del pianeta, producendo effetti rapidi e diseguali che colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni più vulnerabili.</p>
<p>Accanto alla dimensione ambientale, <strong>la mostra mette in relazione crisi climatica e migrazioni</strong>, evidenziando come le ingiustizie climatiche siano strettamente legate agli spostamenti forzati e alle tragedie che attraversano oggi il Mediterraneo.</p>
<p>Allo stesso tempo, emergono pratiche di cura del territorio e dell’abitare che, partendo anche da contesti locali e marginali, aprono a possibilità concrete di convivenza sostenibile.</p>
<h3><strong>Il progetto <em>Mind The Gap</em></strong></h3>
<p>“<em>Mind The Gap</em> è molto più di un’attività espositiva – sottolinea <strong>Federico Pirone</strong>, assessore alla Cultura del Comune di Udine –. È spazio di confronto e riflessione sulle distanze che attraversano il nostro tempo, ma anche sulle possibilità di colmarle attraverso il dialogo, la creatività e l’arte. Siamo orgogliosi che tutto questo avvenga a Casa Cavazzini, luogo simbolo di ricerca e apertura, e che il progetto continui a rinnovarsi interrogando il presente e guardando al futuro”.</p>
<p>Il focus di questa edizione è legato anche alla scelta degli artisti di confrontarsi con alcuni obiettivi dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, oggi in larga parte in stallo o in regressione.</p>
<p><em>Mind The Gap</em> sceglie dunque di stare dentro questa complessità, abitandone le contraddizioni e suggerendo direzioni critiche, non scontate e non superficiali.</p>
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        <mec:startDate>2026-05-16</mec:startDate>
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		<title>Gak Yamada, The Cosmic Prayer</title>
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        <pubDate>Sat, 16 May 2026 11:00:00 +0200</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>

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        <description><![CDATA[<img width="1366" height="865" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Gak-yamada.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gak yamada" loading="lazy" title="Gak Yamada, The Cosmic Prayer 94"> Nel nuovo spazio Die Gelbe Wand a Pordenone la prima personale in Europa del fotografo giapponese]]></description>

                <content:encoded><![CDATA[<h6>Gak Yamada</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è un momento preciso in cui l’immagine smette di essere una semplice testimonianza del reale per farsi materia viva, graffiata, quasi dolorosa nella sua ricerca di una verità che sta oltre la superficie: questo è il cuore pulsante di <strong><em>Die Gelbe Wand</em></strong>, il nuovo spazio espositivo no profit dedicato alla fotografia contemporanea, all’interno dei <strong>Mercati Culturali Pordenone</strong>, l’evento dà forma a uno dei progetti inseriti nel dossier di <strong>Pordenone Capitale italiana della Cultura </strong>e si inserisce nel percorso di avvicinamento al 2027 con l’obiettivo di attrarre un pubblico internazionale<em>.</em></p>
<p>“Questo nuovo spazio culturale dal respiro europeo – sottolinea l’assessore alla Cultura del Comune di Pordenone,<strong> Alberto Parigi</strong> – è uno dei progetti di Pordenone 2027 e rimarrà anche dopo l’anno della Capitale. Ciò dimostra che l’esperienza della Capitale non sarà passeggera, ma un’operazione solida che lascia in eredità a Pordenone nuove iniziative, idee, spazi, da <em>Die Gelbe Wand</em> per la fotografia contemporanea a Villa Cattaneo per la musica, fino alla Casa del Mutilato sede di mostre e installazioni multimediali”.</p>
<p><strong><em>Die Gelbe Wand</em></strong> nasce con una vocazione internazionale e un’identità ibrida, puntando i propri riflettori sulla fotografia contemporanea con una predilezione per le sperimentazioni che fioriscono nei paesi di lingua tedesca e in Giappone, e non poteva esserci battesimo migliore se non quello affidato alla potenza visiva di <strong>Gak Yamada </strong>(Ehime, Giappone 1973), protagonista della sua prima personale europea proprio qui a Pordenone dal titolo “<strong><em>The Cosmic Prayer</em></strong>” e curata da <strong>Marco Minuz</strong>.</p>
<p>“Inaugurare <em>Die Gelbe Wand</em> con una mostra di tale densità significa dichiarare apertamente la missione di questo spazio: non un semplice contenitore, ma un luogo di collisione tra culture e linguaggi. Qui l’immagine diventa linguaggio vivo, capace di interrogare la realtà, raccontare trasformazioni e aprire nuovi orizzonti percettivi. Vogliamo rendere questo spazio, geograficamente decentrato, un generatore di ricerca attraverso collaborazioni internazionali”, spiega proprio Minuz, direttore artistico di <em>Die Gelbe Wand</em>.</p>
<p>La selezione delle opere curata per l&#8217;occasione non è una semplice serie di scatti, ma un viaggio sinestetico che Yamada ha costruito per offrire una visione d’insieme del proprio percorso artistico, una parabola che parte dalla fotografia per atterrare in uno spazio terzo, un altrove che non è più pittura e non è ancora scultura, ma che vibra di un’autonomia propria.</p>
<p>L’artista conduce il pubblico per mano attraverso un&#8217;evoluzione che vede la fotografia come rappresentazione del mondo esterno e il dipinto astratto come espressione del mondo interiore, cercando però costantemente quel punto di rottura, quel processo di creazione in cui le categorie si fondono l’una dentro l’altra.</p>
<p>Entrando nella prima sala dell’esposizione, ci si imbatte nella serie <em>HIGAN</em>, che rappresenta la linea più marcatamente fotografica della ricerca di Yamada, qui presentata in un allestimento che copre un’intera parete; l’ispirazione dichiarata è “<em>Addio alla fotografia</em>” di Daido Moriyama, un punto di svolta che Yamada rielabora trasformando quella che era nata come un’opera editoriale da sfogliare in un’esperienza visiva simultanea, capace di sprigionare un’intensità diversa quando colta in un unico sguardo d&#8217;insieme.</p>
<p>Ma basta voltarsi verso le altre pareti per accorgersi che la pittura reclama il suo spazio: ogni superficie corrisponde a un periodo specifico della sperimentazione dell’artista, come avviene in <em>Threshold</em>, dove l’immagine fotografica viene aggredita dall’introduzione di elementi testuali, parole che scorrono rapide nella mente dell’autore e che si trasformano in sottili linee nere, segni che sembrano leggibili ma che sfuggono alla comprensione, diventando pura energia calligrafica.</p>
<p>Il lavoro di Yamada è un corpo a corpo con la materia: egli non esita a immergere le stampe in acqua per giorni, scoprendo come le carte Fujifilm si dissolvano rapidamente mentre le Kodak si sfaldino strato dopo strato, come accade nella serie Red, dove il blu svanisce lasciando emergere un rosso dominante e inquietante che l’artista lavora ulteriormente con lo sfregamento delle dita, quasi a voler denunciare un certo eccesso del capitalismo attraverso la decomposizione cromatica.</p>
<p>In <em>Threshold</em>, invece, la distruzione dell’immagine è affidata agli agenti atmosferici: le stampe vengono abbandonate in giardino, esposte al vento e alla pioggia per un mese affinché si deteriorino in modo organico, fuori dall’intenzione umana, per poi essere riportate in studio e sottoposte a un trattamento quasi sciamanico tra nastro adesivo, inchiostri acrilici, oro, argento e l’uso del fuoco, che brucia la carta fino a lacerarla lasciando intravedere il buio retrostante.</p>
<p>È qui che nasce il concetto di soglia, un confine dove tutto converge: superficie e retro, visibile e invisibile, fotografia e pittura. Spostandosi nella seconda sala, l’esperienza si trasforma ulteriormente, accogliendo il visitatore nello stato attuale della ricerca di Yamada, dominato da light box e suono; qui il light box diventa una forma compiuta, una sorta di kata, termine che nelle arti tradizionali giapponesi come il teatro Nō o l’haiku indica una forma definita che non limita l’artista ma ne abilita la libertà creativa e il salto immaginativo.</p>
<p>La musica, per Yamada, è un motore fondamentale: è la vibrazione che fa emergere le immagini interiori, e in questo spazio suono e visione appaiono insieme, risuonando in un’unica frequenza emotiva.</p>
<p>Particolarmente affascinante è l’opera Ku (Cielo), nata dall’uso dello scanner come strumento di cattura dello spazio, un metodo che si discosta radicalmente dalla lente fotografica tradizionale; se l’obiettivo implica una gravità stabile, legata all’occhio umano piantato a terra, lo scanner libera l’immagine dal peso, creando una sensazione di sospensione misteriosa, come se gli oggetti — dalla carta washi a piccoli elementi quotidiani — danzassero in un vuoto sconosciuto.</p>
<p>L’evoluzione più recente di questo percorso è rappresentata dalla serie <em>Kankō</em>, dove le stampe deteriorate vengono ispessite con cartone e incise con un saldatore, tracciando segni che richiamano la forza primordiale della scrittura cuneiforme o dei caratteri oracolari cinesi.</p>
<p>Yamada è profondamente colpito dalla materialità delle antiche incisioni su argilla o osso, vedendo in quel gesto umano così fragile e transitorio lo stesso impulso primordiale che ha dato vita alla pittura e alla fotografia: una ricerca di certezza, una preghiera laica che cerca di lasciare un segno nel mondo.</p>
<p>In <em>Kankō</em>, la sovrapposizione tra pittura rupestre, scrittura arcaica e fotografia punta a trascendere i media stessi per evocare una presenza sacra, un oggetto che accolga la tensione umana in un unico punto di condensazione.</p>
<p><strong>DIE GELBE WAND</strong></p>
<p>Mercati Culturali Pordenone</p>
<p>Pordenone, via delle Caserme 22</p>
<p>Dal 10 maggio al 14 giugno 2026</p>
<p>Orari: sabato e domenica | ore 11–19</p>
<p>info e appuntamenti</p>
<p><a href="mailto:info@mercaticulturalipordenone.it">info@mercaticulturalipordenone.it</a></p>
<p><a href="https://studioesseci.musvc2.net/e/tr?q=9%3d4VJW5a%265%3dW%26q%3dSKc0%26F%3dJfCTRc%26x%3d9CPs_IjyS_TT_NTti_XI_IjyS_SYSzN.6Au4tPl4DHwLA7o09Ku5xJrEx.Ew%265%3d6QvMvX.q6C%26Ev%3dTKZ6%26KB%3dX7d2tCSOf8aQW7aOa9%269%3dtWg4u002Ja46Rb0YP7iTx844xe8WQ0fZQY0SJbf5vYeSRf84SWC5yafTQBASwX8S&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">www.mercaticulturalipordenone.it</a></p>
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