La rivoluzione del lavoro

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redazione

22 Gennaio 2019
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Blockchain e Centri per l’impiego

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Il DEF, Documento di Economia e Finanza del Governo italiano 2019-2021, prevede per il 2019 stanziamenti pari a 9 miliardi di euro per il reddito di cittadinanza (RdC) e un altro miliardo per potenziare la rete pubblica italiana di Centri per l’Impiego (CpI). In particolare, la riforma stabilisce che i Centri per l’Impiego: certifichino gli aventi diritto al RdC (platea stimata in 6,5 milioni di persone); propongano almeno 3 off erte di lavoro per ciascun beneficiario del RdC; istituiscano e gestiscano corsi di formazione e riqualificazione obbligatori; istituiscano l’obbligatorietà della prestazione di lavori socialmente utili.

Ciò implica almeno un flusso di 19,5 milioni di domande di lavoro da parte delle aziende, l’assunzione di 25-30 mila addetti e massicci investimenti per la formazione, il rinnovamento tecnologico e l’infrastrutturazione dei CpI (attuali e nuovi).

Non si intende qui commentare l’adeguatezza del sistema pubblico di avviamento al lavoro. Basti ricordare che attualmente il tasso di successo dei CpI nel collocamento è pari al 3%; in termini quantitativi, l’incidenza della spesa per le reti pubbliche di impiego sul PIL, cosi come il dimensionamento dei CpI, sono inferiori da 5 a 10 volte rispetto ai principali Paesi UE; in termini qualitativi i CpI necessitano di orientatori, psicologi, consulenti aziendali e del lavoro; si stima che circa 1/3 del personale CpI è addetto a mansioni di natura amministrativa; la governance, basata sul dualismo stato/regioni, genera differenze strutturali, di standard e di performances; l’avvio della riforma è previsto per marzo 2019.

Sorprende il fatto che in un’epoca di cambiamenti epocali, un sistema importante per la trasformazione sociale ed economica del Paese versi in condizioni così arretrate e lungamente ignorate. Da più parti si sottolinea che senza efficaci Centri per l’Impiego c’è il rischio reale che la riforma si riduca a una misura puramente assistenziale che disincentiva la ricerca proattiva di lavoro. In gioco però non è soltanto il successo di una misura di reddito universalistico, di base o minimo che dir si voglia, ma la riqualificazione complessiva del nostro ecosistema educativo, di avviamento al lavoro e dei correlati sistemi di welfare.

Centri per l’Impiego: perché applicare la blockchain

Le tecnologie emergenti e il cambiamento delle dinamiche sociali ed economiche stanno trasformando il modo in cui le persone cercano e trovano lavoro, imparano e continuano a sviluppare le proprie competenze. Tuttavia, le istituzioni del mercato del lavoro e le istituzioni educative, le metodologie di accompagnamento all’accesso e di sviluppo delle competenze continuano a funzionare più o meno allo stesso modo della metà del 1700. L’assenza di innovazione in molte di queste istituzioni è evidente. La natura centralizzata e burocratica di numerosi sistemi di avviamento al lavoro ed educativi porta a inaccettabili disallineamenti tra gli incentivi alla ricerca proattiva di lavoro e i risultati delle cosiddette politiche attive, e tra gli incentivi per la riqualificazione e i risultati dell’apprendimento.

Per chi cerca lavoro mantenere un alto livello di credibilità in un contesto in cui persistono livelli di fiducia non ottimali è un percorso a ostacoli: non esiste una singola versione immutabile della “verità” relativa alle competenze, il che inficia le possibilità di qualificarsi per le opportunità di lavoro. Attualmente, i diversi attori nel settore del reclutamento e dello sviluppo delle competenze sono frammentati e sconnessi. Non esiste un modo efficace per gli attori (Centri per l’Impiego, Enti di accreditamento, reclutatori, imprese e Istituzioni educative) per ottenere un “record di verità” in merito alle qualificazioni del candidato, il quale deve raccogliere e trasmettere informazioni alle varie parti e, in molti casi, auto-dichiarare le proprie capacità.

Il sistema è inefficace, dispendioso in termini di tempo, costoso e suscettibile di frodi e problemi di comunicazione. Ma forse nessuna tecnologia di piattaforma ha un potenziale più dirompente della blockchain per abilitare il ruolo dei CpI in modo “ecosistemico”. Mentre la maggior parte delle piattaforme di settore sono applicazioni gestite e controllate centralmente (e quindi mancanti delle qualità necessarie per supportare un ecosistema scalabile), la blockchain è un ecosistema decentralizzato in cui i partecipanti stabiliscono collettivamente le regole e gli standard della rete.

La blockchain può essere il fattore abilitante fondamentale per la formazione di “ecosistemi” altamente scalabili e decentralizzati di creatori di contenuti, di accreditatori di competenze, di reclutatori e datori di lavoro, mettendo al centro lavoratori, disoccupati e studenti. L’utilizzo di adeguate configurazioni della blockchain può contribuire a ridurre le barriere alla “mobilità ascendente”, come lo stato socioeconomico e i pregiudizi etnico-demografi ci, consentendo a milioni di persone un maggiore controllo sui propri percorsi di sviluppo professionale e personale, sulla loro istruzione e prosperità economica.

Come applicare la blockchain ai Centri per l’Impiego: un approccio “ecosistemico”

Ci sono molte applicazioni blockchain, già operative e in fase di sperimentazione, per il reclutamento delle risorse umane. Basandosi su tali esperienze, in tempi ragionevoli può essere implementata una soluzione blockchain decentralizzata in grado di dimostrare le storie di lavoro e le qualifiche; certificare i percorsi di formazione richiesti; migliorare il rapporto tra domanda e offerta; razionalizzare l’intero processo per i vari soggetti coinvolti.

Un approccio “ecosistemico” che riconosca le persone come individui con attitudini, competenze e bisogni diversi, può consentire alle persone di posizionarsi e qualificarsi in modo multidimensionale e asincrono. Le persone imparano a qualificarsi e sviluppano le competenze attraverso una combinazione di corsi online, lezioni in aula, interazioni peer-to-peer con i portatori di interesse, incontro tra domanda e off erta, progetti sul campo e stage. L’obiettivo principale di chi è alla  ricerca di lavoro non è quello di redarre un curriculum o quello di ottenere un buon punteggio in un esame standardizzato, ma piuttosto di sviluppare un portafoglio personale di esperienze verificabili di lavoro e di apprendimento, che consentano loro di attrarre  off erte da potenziali datori di lavoro.

Dare una maggiore visibilità e controllo alle prospettive professionali e di istruzione è in definitiva la missione dei Centri per l’Impiego: personalizzare le qualificazioni e allineare le attività di apprendimento  dei candidati con i loro obiettivi personali e le aspettative della domanda, mantenendo la neutralità del proprio ruolo. Nell’ecosistema dei Centri per l’Impiego, i candidati potenziali non hanno necessariamente bisogno di un diploma universitario o anche di un diploma di scuola superiore. Ciò che importa è che abbiano motivazioni, capacità e disponibilità per migliorare la loro condizione lavorativa e di vita.

In questo nuovo paradigma le competenze verificabili e i percorsi di qualificazione sarebbero più importanti di come o dove un candidato è stato educato e dotato di competenze. In teoria, non ci sarebbe differenza tra un laureato nelle Università più rinomate e un individuo autodidatta, purché entrambi possiedano analoghe capacità e abilità verificabili.

Quale blockchain per i Centri per l’Impiego?

Per sviluppare un “ecosistema” di reclutamento e sviluppo delle competenze altamente funzionale è necessaria una base comune sotto forma di piattaforma blockchain che consente a reti di partecipanti ampie e interdipendenti di negoziare e comunicare tra loro utilizzando standard e protocolli comuni. In via preliminare si delineano alcuni principi e criteri generali della “blockchain economy” applicabili ai CpI.

Una blockchain ibrida

L’ecosistema comprende sia soggetti pubblici che privati e le informazioni spesso risiedono in database proprietari con restrizioni normative per l’accesso e l’uso. Un’architettura ibrida sembrerebbe appropriata poiché da un lato è decentralizzata, sicura, trasparente e immutabile, mentre dall’altro articola e limita i diritti di visualizzare, modificare e aggiungere/approvare le transazioni in modo selettivo. Il motore blockchain dei Centri per l’Impiego gestisce tutto il flusso, dalla manifestazione di interesse al colloquio, alla registrazione sulla blockchain. Il sistema utilizza un ampio set di dati che copre tutto il processo di ricerca, formazione, assunzione, compresi i requisiti di qualificazione/certificazione e il post-assunzione.

Gli standard e i protocolli di un ecosistema blockchain sono trasparenti e si applicano a tutti i partecipanti. La tecnologia blockchain e i servizi di identità digitale producono alti livelli di fiducia e riducono le frizioni delle transazioni e dell’interazione, migliorando l’efficienza complessiva dei CpI, dei cercatori di lavoro e l’incontro con i requisiti dei datori di lavoro.

Il requisito dell’immutabilità garantisce la veridicità delle qualifiche delle persone, la trasparenza e l’integrità del processo. Il sistema protegge la privacy, mette al centro del processo i candidati, fornisce feedback in tempo reale con costi e tempi di risposta inferiori.

Poiché la blockchain “automatizza la fiducia” tra i partecipanti all’ecosistema, stabilisce e applica regole e protocolli comuni e crea una univoca registrazione della “verità” in merito ai risultati del processo, il sistema potrebbe essere scalato a livello globale. Persone in cerca di lavoro e studenti provenienti da tutte le regioni e anche dall’estero, potrebbero idealmente unirsi alla platea inziale di aventi diritto.

Una blockchain intelligente

In un ecosistema di reclutamento e sviluppo delle competenze basato su blockchain, ogni attore in gioco ha un’identità digitale unica. Attraverso i cosiddetti “contratti intelligenti” l’identità è immutabilmente legata a tutti gli eventi programmabili e verificabili: ai percorsi di ricerca lavoro, a tutti i corsi di qualificazione/ri-qualificazione, a qualsiasi progetto e a tutti gli accrediti che guadagnano, solo per menzionare alcuni. I “contratti intelligenti” sono programmi informatici che assicurano ed eseguono il regolamento di accordi registrati tra persone e organizzazioni. Attraverso questi contratti, i vari partecipanti possono determinare i termini dell’accordo, le procedure di monitoraggio, i metodi di applicazione e le modalità di esecuzione dello stesso. I contratti intelligenti li fanno rispettare e possono includere anche incentivi, al fi ne di incoraggiare comportamenti specifici e assicurarsi che le attività procedano come concordato.

Durante il percorso del candidato attraverso il processo di impiego-reimpiego, lo scambio di dati e l’interazione con la piattaforma avverranno automaticamente su funzioni programmate in contratti intelligenti, eseguibili da applicazioni decentralizzate, le cosiddette DApps. Le applicazioni decentralizzate (DApps) possono includere ad esempio un sistema di verifica delle competenze, di validazione delle qualifiche, di validazione dei percorsi formativi e di valutazione della reputazione (non solo dei candidati, anche dei datori di lavoro).

Una blockchain incentivata (monetizzazione)

In questo ambiente, la persona costruisce un portafoglio di percorsi, competenze e risultati verificabili, che possono poi essere anche monetizzati fornendo informazioni ai partecipanti all’ecosistema. Le agenzie “online” (LinkedIn, Facebook, ecc.) vendono sia dati personali che aziendali. Esistono molti elementi di trasferimento di valore che la blockchain consentirebbe di far emergere e di valorizzare: la qualità dei curricula, la verificabilità e accessibilità dei CV, la certificazione dei processi di formazione.

I contratti intelligenti potrebbero fornire regole di ingaggio e incentivi remunerati per riequilibrare l’appropriazione del valore delle informazioni, dando anche alle persone in cerca di lavoro l’opportunità di monetizzare le informazioni che decidono di fornire.

La blockchain per un mercato del lavoro equo

In un sistema decentralizzato che ha le proprie regole e standard e che utilizza i servizi di identità e certificazione digitale, le esperienze professionali e le abilità individuali sono gli aspetti più importanti. All’individuo, separato dai suoi dati demografici e da altre informazioni che non sono legate alle competenze, si conferisce un maggiore controllo su cosa, come e dove cercare lavoro e apprendimento, pensando a se stesso come partecipante all’ecosistema e curatore dei propri contenuti.

Le sfide sono molte, ma vale la pena di affrontarle con determinazione e impegno per creare un ecosistema-bene pubblico che possa: rimuovere intermediari e terze parti disfunzionali; supportare i candidati per le loro capacità, esperienze e reputazioni; supportare i datori di lavoro e fornire feedback sulla loro reputazione; far crescere una community che può valorizzare le proprie storie lavorative personali, segnalando reciprocamente opportunità basate sulla conoscenza dei set di abilità nel rispetto della privacy; abilitare un’economia del mercato del lavoro dove le aziende risparmiano sui costi di reclutamento e i candidati sono incentivati da meccanismi endogeni allo stesso.

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