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	<item>
		<title>Greta Sclaunich: tra storie e memorie</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/greta-sclaunich-tra-storie-e-memorie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 15:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO, PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[sclaunich]]></category>
		<category><![CDATA[villesse]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da Villesse al Corriere della Sera. Con il Friuli sempre nel cuore. «Mi mancano i suoi paesaggi e la sua lingua». Un territorio che 50 anni fa venne stravolto dal terremoto. Proprio sul sisma del 1976 ha scritto il suo ultimo libro. «Un testo per ragazzi, letto da tanti adulti»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/apertura.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/greta-sclaunich-tra-storie-e-memorie/">Greta Sclaunich: tra storie e memorie</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Greta Sclaunich (ph. Claudio Pizzin)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Raccontare storie è sempre stata la sua passione e la scrittura ne è stata una naturale evoluzione.</p>
<p>Determinata, seria e con le idee chiare su progetti e obiettivi, <strong>Greta Sclaunich </strong>ha sempre pensato che la sua strada sarebbe stata nel giornalismo, puntando a quello che nell’immaginario collettivo di molti è il “giornale” per antonomasia: il <em>Corriere della Sera</em>.</p>
<p>Ecco la sua storia fra impegno e grandi nostalgie per il Friuli che racconta nei suoi libri, ultimo in ordine di tempo “<em>La notte in cui la terra tremò</em>”, il racconto del terremoto che lei non ha vissuto, essendo nata nel 1983, ma che ha ricreato consultando archivi di giornali, attingendo ai ricordi di famiglia e incontrando chi invece sperimentò la paura di quei 59 secondi che la sera del 6 maggio 1976 cambiarono la vita di molti, la storia del Friuli e dell’Italia.</p>
<p>«Ho sempre amato – confida la giornalista e scrittrice – raccontare storie fin da piccola. Quando andavamo in campeggio e la sera tenevo sveglie le altre bambine.</p>
<p>Poi, grazie alla mia insegnante del liceo, ho capito che non solo mi piaceva scrivere storie ma che ero anche brava a farlo. Certo, ho dovuto impegnarmi molto: l’università a Trieste e l’Erasmus a Parigi, i primi lavori da giornalista a Parigi e da responsabile comunicazione a Sofia, in Bulgaria.</p>
<p>In mezzo, un breve ritorno in Friuli Venezia Giulia e la collaborazione con il Messaggero Veneto.</p>
<p>La svolta è arrivata con la scuola di giornalismo “Walter Tobagi”, a Milano, 17 anni fa. Subito dopo ho cominciato a lavorare stabilmente con il <em>Corriere della Sera</em>».</p>
<p><strong>Milano è una grande città cosmopolita che offre tanto, ma quanto le manca del Friuli Venezia Giulia e incuriosisce di noi in Lombardia?</strong></p>
<p>«Di casa mi manca tutto, dai paesaggi alla natura alla lingua friulana, che purtroppo ho raramente occasione di parlare. La nostra terra incuriosisce, a Milano ma anche altrove, perché ancora poco nota: quando qualcuno ci scopre, però, viene subito conquistato».</p>
<p><strong>Il terremoto vissuto attraverso gli occhi di un bambino e raccontato nell’ultimo romanzo “<em>La notte in cui la terra tremò</em>” cosa ha significato per lei?</strong></p>
<p>«Avere l’opportunità di raccontare la nostra storia portandola all’attenzione dei lettori di tutta Italia. E poi, anche, descrivere un Friuli contadino che non esiste più e che, quando ero piccola, ho avuto la fortuna di poter vivere ancora. I giochi per le vie del paese con gli amici, i vecchietti che si mettevano fuori casa, la sera, a prendere il fresco».</p>
<p><strong>A fine scrittura il libro è dei lettori, che cosa le sta dando nei tanti incontri con il pubblico?</strong></p>
<p>«È un libro per ragazzi, ma ho scoperto che lo stanno leggendo tanti adulti. Molti di loro mi raccontano i ricordi dell’epoca: dov’erano quando c’è stata la scossa, gli aiuti che hanno portato a chi aveva perso tutto. Ci sono anche quelli che magari non hanno vissuto le scosse ma si ritrovano nei dettagli di un mondo che, come accennavo prima, non esiste più».</p>
<figure id="attachment_75518" aria-describedby="caption-attachment-75518" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-75518" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-gemona_ph.Cozzarin.jpg" alt="foto gemona ph.Cozzarin" width="800" height="814" title="Greta Sclaunich: tra storie e memorie 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-gemona_ph.Cozzarin.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-gemona_ph.Cozzarin-295x300.jpg 295w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/foto-gemona_ph.Cozzarin-768x781.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75518" class="wp-caption-text">Greta Sclaunich a Gemona con il suo ultimo libro in occasione dell’anniversario del sisma (ph. Cozzarin)</figcaption></figure>
<p><strong>Come ha raccontato il terremoto alla sua bambina?</strong></p>
<p>«Mia figlia ha tre anni e le ho spiegato, a grandi linee, cos’è un terremoto: sa che quando arriva l’<em>Orcolat </em>si muove tutto e bisogna proteggersi per non farsi male. Ma resto dell’idea che, finché non si prova sulla propria pelle, non si riesce davvero a capire cos’è veramente un terremoto».</p>
<p><strong>Come è stato l’incontro con l’uomo a cui è ispirato Leo, protagonista del romanzo?</strong></p>
<p>«Ho trovato il suo nome per caso, in un articolo sui friulani andati ad aiutare ad Amatrice, e l’ho subito contattato, intuendo che avesse una storia da raccontare. Era così: all’epoca aveva 12 anni, la sua vita è stata distrutta dalle scosse ma ha comunque deciso, da adulto, di entrare nella Protezione civile e aiutare chi subisce un sisma, per ripagare l’aiuto ricevuto. Sono grata a Giuseppe, per me rappresenta un esempio tangibile del Friuli che ringrazia e non dimentica».</p>
<p><strong>Due sogni, a medio e lungo termine?</strong></p>
<p>«A lungo termine tornare in Friuli Venezia Giulia. Per me è casa e mi manca moltissimo. A breve termine invece vorrei continuare a raccontare le storie della nostra terra e valorizzarla sia in Italia che all’estero. È un modo per restare legata alla nostra regione anche nel mio lavoro quotidiano ed essere sempre in contatto con le mie radici, ovunque io sia».</p>
<p><strong>C’è già un libro nel cassetto a cui lavorare?</strong></p>
<p>«“<em>La notte in cui la terra tremò</em>” è nato dopo un incontro per presentare il mio primo libro, “<em>Le foibe spiegate ai ragazzi</em>”, pubblicato nel 2025, con gli studenti di Gemona. Loredana, la bibliotecaria che lo aveva organizzato, mi ha ricordato che l’anno successivo ci sarebbe stato il 50esimo anniversario del terremoto: l’idea è arrivata così. Ora ne ho già altre in testa ma chissà, magari quella giusta la troverò girando il Friuli per presentare il libro».</p>
<p>Il <em>romanzo-memoir </em>in prima persona è impreziosito dalla copertina di <strong>Alida Pintus </strong>e dalla prefazione di <strong>Angelo Floramo</strong>.</p>
<p>“Solo di recente – scrive Floramo – si è cercato di intessere una narrazione che non sia soltanto memorialistica, ma piuttosto storica, antropologica, culturale e anche etica, politica, morale. Perché è certo che, ogniqualvolta l’Orco è uscito dalla tana per farsi una passeggiata fra le bellezze del Friuli e ha calpestato il profilo di un’epoca intera, ha anche sempre aperto una nuova possibilità di ricostruire non soltanto i paesi e i loro monumenti, le case, le chiese, i castelli, ma anche di recuperare i brandelli sopravvissuti di quell’identità collettiva che da sempre ha caratterizzato il popolo friulano, di ricomporre le schegge per progettare un nuovo futuro, regalando una consapevolezza sempre più matura che, di terremoto in terremoto, ha modellato, nei secoli, l’anima di queste genti, facendola diventare quello che è tuttora”.</p>
<figure id="attachment_75519" aria-describedby="caption-attachment-75519" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75519" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/corriere_ok.jpg" alt="corriere ok" width="800" height="908" title="Greta Sclaunich: tra storie e memorie 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/corriere_ok.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/corriere_ok-264x300.jpg 264w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/corriere_ok-768x872.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75519" class="wp-caption-text">Fuori dalla sede del Corriere della Sera</figcaption></figure>
<p>Le pagine, equilibrio di fatti veri e immaginazione, sono pervase dal senso della parola ricostruzione e dall’universalità etica del valore dell’aiuto verso gli altri, ma anche dal sentimento di gratitudine che a distanza di 50 anni non è venuto meno.</p>
<p>Un modo di essere e agire riassunto nell’immaginario di molti dall’espressione “<em>fasìn di bessôi</em>”, “facciamo da soli”, motto che ha riassunto lo spirito di resilienza, la dignità e la determinazione del popolo friulano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Classe 1983, Greta Sclaunich è nata e cresciuta a Villesse. Ha vissuto a Trieste per studio e a Parigi e Sofia per lavoro. Arrivata a Milano 17 anni fa per frequentare la scuola di giornalismo “Tobagi”, è approdata al Corriere della Sera dove lavora al team che si occupa dei social. Ha anche una newsletter, </em>seGreta<em>, sul lato nascosto delle relazioni. </em></p>
<p><em>Il suo primo libro “</em>Le foibe spiegate ai ragazzi<em>” (Piemme editore) </em><em>è uscito nel 2025 e alcune pagine sono state lette nel Giorno del Ricordo al Quirinale, alla presenza del presidente Sergio Mattarella.</em></p>
<figure id="attachment_75520" aria-describedby="caption-attachment-75520" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75520" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/quirinale-giorno-del-ricordo_ph.Cozzarin.jpg" alt="quirinale giorno del ricordo ph.Cozzarin" width="800" height="640" title="Greta Sclaunich: tra storie e memorie 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/quirinale-giorno-del-ricordo_ph.Cozzarin.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/quirinale-giorno-del-ricordo_ph.Cozzarin-300x240.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/quirinale-giorno-del-ricordo_ph.Cozzarin-768x614.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75520" class="wp-caption-text">Greta Sclaunich con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, al Quirinale nel Giorno del Ricordo,<br />quando sono stati letti alcuni estratti del libro “Le foibe spiegate ai ragazzi” scritto dalla giornalista friulana (ph. Cozzarin)</figcaption></figure>
<p><em>L’idea di “</em>La notte in cui la terra tremò<em>” (Piemme editore) è nata alla sua presentazione ai ragazzi delle scuole di Gemona. Ama e sostiene la diffusione della </em><em>cultura e della lingua friulana, e per questo ha inserito nel testo alcune parole in friulano. Conoscenze che trasmette anche alla figlia Berenice che oggi ha tre </em><em>anni e alla quale ha dedicato il libro.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Vanni Gori: il peso del destino</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/vanni-gori-il-peso-del-destino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 14:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[SOCIETÀ, PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[palermo]]></category>
		<category><![CDATA[polizia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 19 luglio 1992, dopo essere giunto da Trieste il giorno prima, pranzò nella caserma della polizia di Palermo con il collega Eddie Cosina. «L’indomani avrei preso il suo posto nella scorta a Paolo Borsellino. Ci demmo appuntamento per cena, perché il pomeriggio doveva accompagnare il giudice in aeroporto». Ma quel viaggio si interruppe per sempre tra il tritolo di via D’Amelio</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/open.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/vanni-gori-il-peso-del-destino/">Vanni Gori: il peso del destino</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Vanni Gori</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Sabato 18 luglio 1992. L’ispettore capo della Polizia di Stato, <strong>Vanni Gori</strong>, friulano di Sammardenchia da anni operativo a Trieste, atterra all’aeroporto Punta Raisi di Palermo.</p>
<p>Sarebbe dovuto arrivare qualche giorno prima ed essere già operativo nella scorta del giudice Paolo Borsellino, ma in quelle settimane estive trovare un volo è complicato.</p>
<p>Ora però in Sicilia ci è arrivato e può finalmente dare il cambio al collega Eddie Cosina, muggesano, con cui da anni lavora fianco a fianco a Trieste.</p>
<p>Cosina ha già prenotato il volo di rientro per martedì: giusto il tempo per un rapido passaggio di consegne.</p>
<p>L’intervista con Vanni Gori parte qui. Siamo nella sua casa di Cervignano del Friuli, città in cui ha scelto di trascorrere la propria vita dopo la pensione.</p>
<p>«Appena atterrato a Palermo – avvolge il nastro dei ricordi Gori – mi diressi alla caserma “Lungaro” dove sarei rimasto per tutto il tempo della trasferta. Dopo la strage di Capaci del mese di maggio (in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti della scorta, <em>ndr</em>), ci aggregavano da Trieste con sempre maggiore frequenza per le scorte in Sicilia. Ero già stato in servizio in passato a Palermo, ma mai nelle scorte di Falcone o Borsellino».</p>
<p><strong>Il collega Cosina lo incontrò il giorno seguente, domenica 19 luglio.</strong></p>
<p>«Ci trovammo alla mensa della caserma, per pranzo. Ci salutammo anche se era un po’ di fretta perché nel pomeriggio aveva un breve turno con il giudice Borsellino: avrebbe dovuto accompagnarlo in aeroporto dove il magistrato avrebbe preso un volo per Roma, venendo così affidato ad altra scorta. Sarebbe stato un servizio di un paio d’ore, tanto che ci demmo appuntamento per la cena, sempre in caserma».</p>
<p><strong>Le sembrava agitato? </strong></p>
<p>«No, anzi. Appariva sereno e non trasmetteva alcuna preoccupazione, tanto che anch’io mi sentivo tranquillo. Ci salutammo e Cosina si avviò all’uscita. Poi si voltò verso di me per farmi un cenno con la mano, come a dire “ci vediamo dopo”».</p>
<p><strong>Dopo cos’è successo?</strong></p>
<p>«Uscii per fare una passeggiata in città. E mentre stavo camminando avvertii un boato in lontananza. Sul momento non ci feci troppo caso. Quando iniziai a sentire il via vai di sirene e a vedere le persone affacciarsi sui balconi delle case compresi che era accaduto qualcosa di serio. La città iniziò a ribollire e rientrai in caserma comprendere cosa fosse accaduto».</p>
<p><strong>Lì come trovò la situazione?</strong></p>
<p>«Caotica, con notizie frammentarie. Quando vi fu certezza dell’attentato mi feci subito portare sul posto dai colleghi. Arrivati in zona vidi tantissima gente, molta confusione. L’area era già stata delimitata e sarei stato solo di impiccio. Rientrai alla “Lungaro”. E lì ricevetti la notizia dei morti».</p>
<p><strong>Quale fu il suo primo pensiero?</strong></p>
<p>«Non riuscivo a mettere a fuoco la situazione. Sembrava una cosa irreale che io non percepivo bene. Solo l’indomani mi sono reso conto realmente di cosa fosse successo. Venni convocato dal dirigente del Nucleo Scorte che mi diede indicazione di tornare a Trieste. E il martedì sono ripartito. Con un grande peso dentro di me».</p>
<p><strong>Perché?</strong></p>
<p>«Provavo un enorme senso di colpa, perché probabilmente se fossi arrivato a Palermo qualche giorno prima, al posto di Cosina avrei potuto esserci io. Una sensazione tremenda che mi ha accompagnato per anni. Mi ricordo che al funerale rimasi in disparte per non dover guardare negli occhi la madre di Cosina. Non ho mai partecipato a nessuna successiva cerimonia commemorativa. Vado spesso in cimitero a Muggia, sulla tomba di Eddie; mai il 19 luglio».</p>
<figure id="attachment_75512" aria-describedby="caption-attachment-75512" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75512" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina.jpg" alt="gori e cosina" width="800" height="500" title="Vanni Gori: il peso del destino 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina-300x188.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-e-cosina-768x480.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75512" class="wp-caption-text">Primi anni 90, Gori (a destra) e il collega Cosina durante un sopralluogo a Trieste</figcaption></figure>
<p><strong>È mai ritornato a Palermo?</strong></p>
<p>«No. Forse è stata anche una scelta dall’alto, per evitare a chi aveva vissuto sul posto quelle giornate di dover sopportare un carico emotivo eccessivo. Ho continuato a fare servizio di scorta per qual che anno, poi mi sono dedicato ad altri incarichi. Anche se ho sempre frequentato i corsi di aggiornamento per gli agenti di scorta fino a un anno dalla mia pensione».</p>
<p><strong>Da quel giorno provò mai paura quando faceva la scorta?</strong></p>
<p>«Gli attentati a Falcone e Borsellino ci misero di fronte a un nemico nuovo, invisibile. Il pericolo non era più un attentatore con armi in mano. Nacque una consapevolezza diversa, a cominciare da una formazione ancora più accurata degli agenti. E ciò non dava spazio alla paura».</p>
<figure id="attachment_75513" aria-describedby="caption-attachment-75513" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75513" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco.jpg" alt="gori con i principi di monaco" width="800" height="666" title="Vanni Gori: il peso del destino 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco-300x250.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/gori-con-i-principi-di-monaco-768x639.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75513" class="wp-caption-text">Vanni Gori, a destra, assieme ai reali di Monaco in una foto pubblicata da “Il Piccolo” durante una visita ufficiale in Friuli Venezia Giulia</figcaption></figure>
<p><strong>Cosa significa essere un agente di scorta?</strong></p>
<p>«Significa non avere orari: inizi alle 7 del mattino e non sai quando finisci. La propria vita cambia radicalmente. La variante spesso è lo scortato: qualcuno ha atteggiamenti amichevoli, altri prediligono un maggior distacco. Tutte dinamiche che si comprendono con il tempo. Mantenendo sempre il massimo livello di professionalità».</p>
<p><strong>A 34 anni dalla strage di via D’Amelio, il sacrificio del giudice Borsellino, dell’amico Eddie Cosina e degli altri colleghi della scorta è servito a qualcosa o è stato vano?</strong></p>
<p>«Il senso comune dei poliziotti e della gente ha avuto una svolta. In tutta Italia la gente ha iniziato a vedere le cose in modo diverso. Quanto successo ha cambiato le coscienze. Qualcosa di meglio è nato. Dall’accresciuta professionalità delle forze di polizia a una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini. No, quei sacrifici non sono stati vani».</p>
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		<title>Monfalcone celebra Giovanni Pamich</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/monfalcone-celebra-giovanni-pamich/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Pizzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 13:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[pamich]]></category>
		<category><![CDATA[premi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Consegnato l'Attestato di Stima e Riconoscenza "per meriti professionali e l'instancabile dedizione dimostrati nel corso della sua carriera"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni-Pamich-2.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/monfalcone-celebra-giovanni-pamich/">Monfalcone celebra Giovanni Pamich</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>MONFALCONE – Nella mattinata odierna il sindaco di Monfalcone, <strong>Luca Fasan</strong>, insieme all&#8217;onorevole <strong>Anna Maria Cisint</strong> e all&#8217;assessore comunale <strong>Luca Zorzenon</strong>, ha accolto nella Sala del Consiglio Comunale il professor <strong>Giovanni Pamich</strong>, già primario di Chirurgia Generale dell&#8217;Ospedale San Polo, per la consegna dell&#8217;<strong>Attestato</strong> <strong>di Stima e Riconoscenza della Città di Monfalcone</strong>.</p>
<p>Il riconoscimento è stato conferito «<em>per l&#8217;impegno costante, la competenza e l&#8217;umanità con cui ha contribuito a far crescere la sanità cittadina, in segno di profonda stima, ammirazione e gratitudine per gli eccezionali meriti professionali e l&#8217;instancabile dedizione dimostrati nel corso della sua lunga e autorevole carriera</em>».</p>
<p>Alla cerimonia erano presenti anche numerosi rappresentanti del <strong>Rotary Club Monfalcone-Grado</strong>, di cui il professor Pamich è socio.</p>
<p>La Governatrice del Distretto 2060, <strong>Lucia Crapesi</strong>, ha definito il professor Pamich «<em>un autentico esempio di vita, capace di incarnare pienamente la missione del Rotary, che è quella di creare un impatto positivo e duraturo nella comunità</em>».</p>
<p>È intervenuta inoltre <strong>Elena Buson Nicolodi</strong>, già presidente del Rotary Club Monfalcone-Grado, che ha ricordato la storia della famiglia Pamich, esule da Fiume, e il lungo percorso professionale del professor Pamich, sottolineandone «<em>la straordinaria competenza come medico chirurgo, unita a una profonda umanità. Una vita dedicata ai pazienti, alla sanità e al territorio, che lo rende un esempio per tutti e un autentico socio onorario</em>».</p>
<p>II professor Giovanni Pamich ha infine ringraziato l&#8217;Amministrazione comunale per il riconoscimento, rivolgendo un pensiero alla propria famiglia.</p>
<p>Nel suo intervento ha ricordato come la vocazione alla medicina sia nata già all&#8217;età di dieci anni e ha sottolineato di non aver mai tradito il giuramento di Ippocrate, mettendo sempre il paziente al centro del proprio operato.</p>
<p>Ha infine espresso gratitudine verso tutti coloro che lo hanno accompagnato nel suo percorso umano e professionale e agli amici del Rotary per la vicinanza dimostrata negli anni.</p>
<p>Alla cerimonia hanno partecipato numerosi cittadini, colleghi e amici a testimonianza dell&#8217;affetto, della stima e del profondo riconoscimento che Monfalcone continua a nutrire nei confronti del professor Giovanni Pamich.</p>
<h3>GIOVANNI PAMICH</h3>
<p>Uno spirito libero, legato indissolubilmente alla propria Terra, Fiume, che abbandonò, esule volontario il 23 settembre 1947, a 15 anni, assieme al fratello più giovane Abdon.</p>
<p>Per loro fu un duro periodo di peregrinazioni da un campo profughi all’altro, da una città all’altra (Trieste, Milano, Udine, Novara), prima della riunificazione della famiglia in quel di Genova.</p>
<p>La Storia ed il Destino hanno negato a Giovanni, a differenza di Ulisse, il ritorno alla “sua Itaca”, alla sua piccola, ma grande, Patria: Fiume ed il Quarnaro.</p>
<p>Fratello maggiore di Irma, Raoul ed Abdon, grande campione della marcia (50 chilometri), bronzo olimpico a Roma 1960 ed oro a Tokio 1964.</p>
<p>Sposato con Ersilia, due figli Marco e Sara, due nipoti Lorenzo ed Edoardo.</p>
<p>Laureato nel 1956 in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Genova (iscritto nel 1950), Ufficiale Medico di Complemento della Marina Militare, 22° Corso dell’Accademia Navale di Livorno (ora, Tenente di Vascello), Assistente Chirurgo presso l’Ospedale di Locarno e, successivamente, Aiuto Chirurgo presso l’Ospedale di Bellinzona (Svizzera) e dell’Ospedale di Palmanova.</p>
<p>Primario di Chirurgia Generale presso l’Ospedale di Monfalcone, ‘Registrar’ in Reparto ospedaliero di Chirurgia Toracica in Inghilterra, Primario della Divisione Chirurgica presso l’Ospedale di Gorizia, Professore a contratto e poi Professore associato per 14 anni presso la Scuola di Specializzazione in Chirurgia Vascolare dell’Università di Trieste (Istituto di Patologia Chirurgica, Direttore Prof. Alfredo Nemeth).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-75508" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni-Pamich-3-1024x538.jpeg" alt="Giovanni Pamich 3" width="640" height="336" title="Monfalcone celebra Giovanni Pamich 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni-Pamich-3-1024x538.jpeg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni-Pamich-3-300x158.jpeg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni-Pamich-3-768x404.jpeg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni-Pamich-3-1536x807.jpeg 1536w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Giovanni-Pamich-3.jpeg 2044w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Ha conseguito la Specializzazione in Chirurgia Generale presso l’Università di Padova, di Chirurgia Toracica presso l’Università di Bologna, e di Ortopedia e Traumatologia presso l’Università di Modena.</p>
<p>In quiescenza dalla fine del 1999, per oltre 14 anni ha svolto attività di Direttore Sanitario a bordo di grandi navi da crociera, rispondendo al forte richiamo del mare e dei grandi spazi aperti.</p>
<p>È stato Socio della Società Italiana di Chirurgia e della Società Italiana di Chirurgia Toracica, Fellow dell’International College of Surgeons di Chicago.</p>
<p>Insignito della Rocca d’Oro, simbolo della Città di Monfalcone dal Sindaco prof. Pizzolitto.</p>
<p>Insignito dell’Onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana. Socio Onorario del Tribunale dei Diritti dell’Ammalato</p>
<p>Cooptato dal RC Gorizia nel settembre 1974 Cl. Chirurgia Generale (Presidente Finazzer Flori, Governatore Franco Richard), è stato componente di vari Consigli Direttivi e Commissioni del Club, Presidente dello stesso nell’annata 1987-1988, promuovendo la stampa di una brochure rievocativa dei 40 anni di attività.</p>
<p>Nell’annata 1988-1989 ha assolto l’incarico di Primo Rappresentante del Governatore Renato Duca e Team Leader dello Scambio Gruppo di Studio distrettuale con l’area brasiliana del Rio Grande do Soul: quindi, Rappresentante del Governatore</p>
<p>Piero Marcenaro nell’annata 1996-1997.</p>
<p>È Socio del Club di Monfalcone-Grado dal 12 luglio 2018 per il quale è stato attivo sostenitore e promotore della costituzione.</p>
<p>È insignito di 3 PAUL HARRIS FELLOW.</p>
<p>Giovanni Pamich, non solo autorevole Protagonista della Chirurgia, non solo Uomo di mare, ma anche instancabile esploratore per la via di terra: con le sue potenti moto ha fatto il giro del mondo, da Capo Nord alla Terra del Fuoco, dal Canada alle Americhe, da Fiume, Istria e Dalmazia ai vari Paesi dell’Europa.</p>
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		<title>Dal Friuli all&#8217;Africa per affrontare il diabete</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/dal-friuli-allafrica-per-affrontare-il-diabete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 13:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[SPORT, PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[motori]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Claudio Gotti e Gabriele Comuzzi del J Team di Cervignano parteciperanno alla Rust2Dakar: tra sfida personale e messaggio collettivo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Claudio Gotti</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Per <strong>Claudio Gotti</strong> la partecipazione <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://rust2dakar.org/" target="_blank" rel="noopener">alla prossima Rust2Dakar</a></span> non è solo un traguardo sportivo, ma la concretizzazione di un sogno inseguito per anni.</p>
<p>Dopo aver coltivato a lungo l’ambizione di misurarsi con i percorsi della storica Parigi-Dakar, Gotti ha trovato nel 2026 il momento ideale per trasformare questa aspirazione in una missione di ampio respiro.</p>
<p>Insieme al compagno di viaggio e meccanico <strong>Gabriele Comuzzi</strong>, entrambi del <strong>J Team</strong> di Cervignano, sarà al via della Rust2Dakar dal 26 dicembre 2026 all&#8217;11 gennaio 2027.</p>
<p>L’impresa, che attraverserà Marocco, Mauritania, Senegal e Guinea Bissau coprendo oltre 5.000 chilometri, rappresenta per Gotti una sfida personale e, al contempo, un messaggio collettivo.</p>
<p>Attraverso il progetto &#8220;<em>Diabete a tutto gas!</em>&#8220;, il protagonista intende dimostrare, sul campo e su terreni estremi, che il diabete di tipo 1 non costituisce una barriera insormontabile.</p>
<p>La preparazione meticolosa e la determinazione diventano, nel racconto di Gotti, gli strumenti necessari per ridefinire i propri limiti e trasformarli in opportunità.</p>
<p>Il progetto porta con sé una forte impronta solidale, fortemente voluta da Gotti: il team collaborerà attivamente con l’<strong>Associazione</strong> <strong>Umanitaria Tavolo 8 ODV</strong>, trasportando aiuti sanitari e medicinali destinati alle realtà locali incontrate lungo il tragitto.</p>
<p>Il viaggio si concluderà con un gesto simbolico di grande valore: la donazione del mezzo utilizzato durante il rally alle popolazioni del territorio.</p>
<figure id="attachment_75499" aria-describedby="caption-attachment-75499" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-75499" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/comuzzi.jpeg" alt="comuzzi" width="800" height="755" title="Dal Friuli all&#039;Africa per affrontare il diabete 7" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/comuzzi.jpeg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/comuzzi-300x283.jpeg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/comuzzi-768x725.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75499" class="wp-caption-text">Gabriele Comuzzi</figcaption></figure>
<p>Per sostenere questo impegno e condividere il messaggio che &#8220;<em>il diabete è la mia gara, la libertà è la mia vittoria</em>&#8220;, Claudio Gotti è attualmente in cerca di partner e sponsor.</p>
<p>L’obiettivo è trasformare questa avventura in una narrazione condivisa, documentata passo dopo passo attraverso i canali social, video e report dedicati, invitando sostenitori e realtà locali a diventare parte attiva di un percorso che va ben oltre la linea del traguardo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il faro della musica</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-faro-della-musica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO, PRIMA PAGINA]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[musica]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torna a Trieste uno dei più grandi festival musicali europei: dai concerti sinfonici con solisti di fama internazionale all’opera lirica da camera e contaminazioni </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/JUSSEN_Sanja_Marusic_002.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-faro-della-musica/">Il faro della musica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>JUSSEN (© Sanja Marusic)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Ritorna anche quest&#8217;anno il &#8220;Festival di Trieste &#8211; Il Faro della Musica”, il più grande festival concertistico della città, che si snoderà <strong>dal 14 al 24 settembre</strong> attraverso un percorso di undici giorni e una ventina di appuntamenti.</p>
<p>Uno spazio speciale sarà dedicato anche alle nuove tecnologie che stanno trasformando il mondo con un concerto realizzato in simultanea con diverse città del mondo attraverso il progetto LOLA (Low Latency).</p>
<p>A presentare il cartellone al Caffè Sacher di Trieste sono stati il presidente della Società dei Concerti Trieste, <strong>Piero Lugnani</strong>, e il direttore artistico della Società dei Concerti Trieste, <strong>Marco Seco</strong>.</p>
<p>Al centro di questa quarta edizione alcuni anniversari che intersecano l’anno 2026 nel mondo (270° dalla nascita di W.A. Mozart &#8211; 75° dalla fondazione della Camerata Salzburg e persino il 10° dalla scomparsa di George Michael) e in città (100° dalla nascita del grande violinista triestino Franco Gulli), guardando alla grande tradizione rappresentata dalla musica cameristica, concertistica e operistica da camera dal periodo barocco e classico dalla famiglia Bach alla Salisburgo di Mozart e la Venezia di Goldoni, quest’ultimo nel testo rivisitato nell’intermezzo operistico “Le donne vendicate” di Piccinni, sino al concertismo e al sinfonismo classico e novecentesco.</p>
<p>Il sipario sui grandi concerti si alzerà il 14 settembre al Teatro Rossetti con l’esibizione del flautista <strong>Emmanuel Pahud</strong>, primo flauto dei Berliner Philharmoniker, e del violoncellista <strong>Enrico Bronzi</strong> insieme all’<strong>Orchestra da camera l’Appassionata</strong> in una raffinata monografia dedicata alla famiglia Bach.</p>
<p>Pochi giorni dopo, il 18 settembre, lo stesso teatro ospiterà la <strong>Camerata Salzburg</strong>, anima del Festival di Salisburgo e ospite dei più prestigiosi palcoscenici da Vienna a New York che festeggia il suo 75° anniversario dalla fondazione, guidata dal direttore <strong>Finnegan Downie Dear</strong> e affiancata dal duo pianistico composto dai fratelli <strong>Lucas e Arthur Jussen</strong>, impegnati nel concerto per due pianoforti di Mendelssohn.</p>
<p>La tradizione legata ai valzer e alle atmosfere viennesi rivivrà invece con il Gran Ballo del Festival al Ridotto Victor De Sabata del Teatro Verdi, animato dalla <strong>Vienna Imperial Orchestra</strong> sotto la direzione di <strong>Russell McGregor</strong> e con la conduzione di <strong>Alessio Colautti</strong>, appuntamento ormai fisso del festival nel solco della tradizione di J. Strauss e F. Lehár (19 settembre).</p>
<p>Il legame con il Teatro Lirico Giuseppe Verdi si consoliderà attraverso due imponenti produzioni sinfoniche che vedranno protagonista la sua orchestra.</p>
<p>La prima, il 20 settembre, vedrà sul podio il direttore <strong>Francesco Lanzillotta</strong> e al pianoforte <strong>Benedetto Lupo</strong> in un confronto tra le note di Ravel, Šostakóvič ed Ezio Bosso.</p>
<p>Il festival si chiuderà il 24 settembre con una serata interamente consacrata a Mozart, che vedrà salire sul podio una leggenda della musica barocca e classica come <strong>Ton Koopman</strong>, insieme al talento pianistico di <strong>Francesco Piemontesi</strong>.</p>
<p>Di assoluto rilievo sarà anche l’omaggio alla Famiglia Gulli previsto per il 22 settembre al Ridotto Victor De Sabata del Teatro Verdi, dove la <strong>Nuova Orchestra da Camera Ferruccio Busoni</strong>, diretta da <strong>Massimo Belli</strong> e arricchita dal pianoforte di <strong>Emma Guercio</strong> e <strong>Lorenzo Cossi</strong>, allievo di Giuliana Gulli, celebrerà il grande violinista triestino a 100 anni dalla nascita con un programma a tutto Mozart per celebrarne i 270 anni dalla nascita.</p>
<p>Oltre ai palcoscenici tradizionali, la rassegna proporrà progetti originali e contaminazioni di assoluto rilievo.</p>
<p>Il Parco del Castello di Miramare farà da sfondo a una suggestiva performance tra musica e danza intitolata &#8220;<em>Falling from the sky</em>&#8220;, un tributo a icone del pop e del rock a dieci anni dalla loro scomparsa che vedrà dialogare il pianista <strong>Luca Ciammarughi</strong> e il ballerino del Teatro alla Scala <strong>Francesco Mascia</strong> su pagine che spaziano da Bach e Schubert a David Bowie, George Michael e Prince.</p>
<p>Una novità assoluta per il festival sarà l’approdo dell’opera lirica da camera con l’allestimento al Teatro Miela dell&#8217;intermezzo barocco “<em>Le donne vendicate</em>” di <strong>Niccolò Piccinni</strong> su testo di Carlo Goldoni realizzato con la collaborazione dell’Associazione Barocco Europeo.</p>
<p>Il festival si completerà con la dimensione diffusa dei concerti &#8220;Hausmusik&#8221; eseguiti dagli studenti del Conservatorio Tartini in dimore private, al Caffè San Marco, nella sede regionale RAI FVG e per la prima volta all&#8217;ITIS di Trieste, senza dimenticare l’innovazione tecnologica con il concerto in simultanea globale tramite il sistema a bassa latenza Lola.</p>
<p>Infine, le mattinate dedicate alle famiglie alla Casa della Musica, curate da <strong>Vincenzo Stera</strong>, e gli incontri di approfondimento con gli artisti prima dei concerti principali, confermano lo spirito inclusivo di una manifestazione capace di unire l&#8217;alto valore culturale al forte richiamo turistico per l&#8217;intera regione.</p>
<p>Info: <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.societadeiconcerti.it/fest26" target="_blank" rel="noopener">https://www.societadeiconcerti.it/fest26</a></span></p>
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		<item>
		<title>Cervignano: nuovi arredi alla scuola dell&#8217;infanzia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/cervignano-nuovi-arredi-alla-scuola-dellinfanzia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 08:52:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[asilo]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75484</guid>

					<description><![CDATA[<p>Grazie a un contributo regionale si interverrà durante l'estate. Iscrizioni a gonfie vele: ancora pochi posti disponibili</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/08/scuola-materna-03.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/cervignano-nuovi-arredi-alla-scuola-dellinfanzia/">Cervignano: nuovi arredi alla scuola dell&#8217;infanzia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>La scuola &#8220;Maria Immacolata&#8221;</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Grazie al contributo regionale dedicato al rinnovo degli arredi scolastici, durante l’estate saranno installati nuovi mobili e allestimenti negli spazi interni della <strong>scuola per l’infanzia “Maria Immacolata”</strong>.</p>
<p>L’intervento rappresenta un’opportunità per ripensare e valorizzare gli ambienti dedicati ai bambini, nella convinzione che lo spazio sia parte integrante del progetto educativo.</p>
<p>“Un ambiente progettato con attenzione – sottolineano i responsabili della struttura – accogliente e funzionale, contribuisce infatti al benessere, all’autonomia e alla crescita dei più piccoli, rispondendo in modo concreto ai loro bisogni. Sono inoltre molto positivi i dati relativi alle iscrizioni per il prossimo anno scolastico, segnale della fiducia che le famiglie continuano a riporre nella proposta educativa della scuola”.</p>
<p>“Desidero ringraziare tutte le famiglie che hanno scelto di affidarci i propri figli – dichiara il parroco don Sinuhe Marotta –. La collaborazione tra scuola e famiglia rappresenta un valore fondamentale e una condizione indispensabile per accompagnare al meglio il percorso di crescita dei bambini”.</p>
<p>Pur rimanendo ancora dei posti disponibili in alcune sezioni della scuola dell’infanzia, il bilancio delle iscrizioni è motivo di soddisfazione e conferma l’apprezzamento per il lavoro educativo svolto quotidianamente da tutto il personale.</p>
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		<title>Manuel Vlacich: sospesi tra cielo e mare</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/manuel-vlacich-sospesi-tra-cielo-e-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 16:35:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[vela]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75462</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il velista monfalconese, assieme all’amico Franco Deganutti, partecipa da anni al “The Grand Tour Sailing”: un viaggio sportivo, culturale e ambientale nei luoghi più affascinanti del pianeta</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Loch-Ness-1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/manuel-vlacich-sospesi-tra-cielo-e-mare/">Manuel Vlacich: sospesi tra cielo e mare</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Vlacich e Deganutti sul lago di Loch Ness</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Primavera 2021. Una giornata limpida in cui il vento sembra voler dire qualcosa.</p>
<p>Sul telefono di <strong>Manuel Vlacich </strong>arriva un messaggio inatteso: un conoscente segnala che un <em>Melges24 </em>da regata, una barca performante e velocissima, da lì a qualche ora sarebbe stato messo in vendita.</p>
<p>Si confronta subito con l’amico e complice perfetto <strong>Franco Deganutti</strong>.</p>
<p>La sua risposta è immediata, decisa, quasi spiazzante. In meno di due ore eseguono il bonifico a una persona conosciuta solo poco prima telefonicamente. Da qui inizia la grande avventura.</p>
<p><strong>Manuel, come fu il primo impatto con il Melges24?</strong></p>
<p>«È una barca di 7,5 metri, leggera, nervosa, potentissima. Ma aveva una caratteristica che avrebbe cambiato tutto: si poteva trasportare via terra, trainata da un’auto. Una libertà assoluta. Fino a quel momento eravamo abituati a regatare dove le barche erano ormeggiate. Ora, invece, potevamo portare la barca ovunque ci fossero una strada e una gru o uno scivolo per metterla in acqua».</p>
<p><strong>Due mesi più tardi eravate sul Lago di Garda.</strong></p>
<p>«Ci iscrivemmo come test alla storica regata “<em>Centomiglia del Garda</em>”, in modalità X2. Solo noi due, il vento e la barca nuova. Arrivammo secondi. Lì capimmo che quella non era solo una barca: era un’idea».</p>
<p><strong>Durante l’inverno di quell’anno nacque “<em>The Grand Tour Sailing</em>”.</strong></p>
<p>«Non un semplice viaggio: un percorso sportivo, culturale e ambientale che ogni anno ci porta a solcare acque completamente diverse tra loro. Una serie di tappe che attraversano mari, laghi, fiumi e territori che, in alcuni casi, non avremmo mai immaginato di raggiungere con una barca a vela. Dalle acque glaciali del Nord ai fiumi sacri dell’Asia, dai laghi alpini ai mari aperti. È un modo di navigare che unisce la libertà del viaggio alla magia dell’avventura e della navigazione. Ogni anno svolgiamo tre tappe. Ogni tappa è una storia a sé: talvolta c’è la sfida sportiva con la partecipazione ad alcune delle più importanti regate al mondo, con condizioni sempre nuove da interpretare; altre volte c’è invece la dimensione culturale ed esplorativa perché ogni luogo ha un’identità che cerchiamo di raccontare; e c’è la sensibilità ambientale, che è il filo rosso del progetto».</p>
<p><strong>Siete anche Ambasciatori della fondazione internazionale <em>One Ocean Foundation</em>.</strong></p>
<p>«Un’organizzazione <em>no-profit </em>di rilevanza internazionale dedicata alla salvaguardia dell’oceano e degli ecosistemi marini. Durante l’ultima tappa in India, abbiamo inoltre raccolto campioni di acqua dal fiume Gange, analizzati poi dall’Università di Udine nel contesto del progetto multi-dipartimentale AMARE (<em>Autonomous &#8211; Monitoring, Analysis, REsilience</em>). Non siamo scienziati né esperti del settore, ma crediamo che anche un piccolo contributo possa aiutare a dare voce all’ecosistema che navighiamo ogni giorno».</p>
<p><strong>Partecipare a queste “regate” cosa comporta dal punto di vista logistico e di preparazione tecnica e atletica?</strong></p>
<p>«Organizzare le tappe del “<em>The Grand Tour</em>” significa affrontare una sfida che inizia molto prima di toccare l’acqua. La parte più dura, spesso, è quella che il pubblico non vede: la logistica. Ogni nostra spedizione è un piccolo romanzo di incastri, strade, imprevisti, trattative e chilometri. La barca sul carrello o spedita nella stiva di un aereo, l’attrezzatura caricata all’alba, i controlli, i documenti, i confini da attraversare. È un viaggio nel viaggio. A volte sembra più un’operazione da spedizione che una semplice regata. Poi c’è la parte tecnica: ogni luogo ha un vento diverso, un’acqua diversa, un carattere diverso. Devi adattarti in fretta, leggere l’ambiente, preparare l’attrezzatura con precisione quasi chirurgica, cercando di prevedere ogni possibile scenario. E in alcune tappe, come lo scorso anno durante la partecipazione alla più grande regata al mondo di catamarani (<em>Round the Texl</em>) che si tiene in giugno in Olanda, entra in gioco anche l’atletica pura: ore di manovre continue, vento teso, mare incrociato, freddo e correnti fortissime. Un’avventura vera».</p>
<p><strong>La sua passione per la vela quando nasce?</strong></p>
<p>«A sette anni, per gioco. Durante un corso estivo alla Società Vela Oscar Cosulich, uno di quelli che i genitori scelgono per farti stare all’aria aperta durante le vacanze scolastiche. Ma per me è stato molto di più: è stato l’inizio di tutto. Da quel giorno non sono più sceso dalla barca e ho capito che lì, tra acqua e cielo, c’era il mio posto. Tutto il resto è venuto dopo: le regate, i viaggi, il <em>Grand Tour. </em>Ma la scintilla è nata lì, su quella minuscola barca gialla, in un’estate che non ho mai dimenticato e per la quale devo ringraziare i miei genitori. Senza quel loro “vai, prova”, forse non avrei mai scoperto il mio mare».</p>
<p><strong>Quando solca i mari a cosa pensa?</strong></p>
<p>«A cose a cui non penso da nessun’altra parte. È come se il mondo si facesse più grande e più semplice allo stesso tempo. Penso a quanto sia un privilegio essere lì, sospeso tra cielo e mare, in un luogo che non appartiene a nessuno ma che accoglie tutti coloro che lo rispettano».</p>
<p><strong>Con Franco Deganutti siete stati insigniti di un <em>Guinness World Record </em>e del titolo di Velisti dell’Anno – categoria Passion 2024. Cosa significano per lei questi riconoscimenti?</strong></p>
<p>«Hanno un valore grande perché non rappresentano solo noi: siamo anche ambasciatori della nostra regione, portando con orgoglio il marchio “<em>Io sono Friuli Venezia Giulia</em>” in ogni tappa del nostro viaggio. Non siamo professionisti, non viviamo di vela, e forse proprio per questo li vedo come riconoscimenti al percorso, non solo al risultato».</p>
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        </div>
        
    </div>
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<p><strong>La sua esperienza velica è legata alla “Oscar Cosulich” di Monfalcone: qual è il legame con la società di vela?</strong></p>
<p>«Per me è casa. Il mio legame con la SVOC è qualcosa che porto dentro, non solo nella memoria. In quella società ho ricevuto tutto: insegnamenti che formano, amicizie che diventano famiglia, la determinazione che nasce dalle prime sconfitte e la gioia dei primi risultati. Sono sempre rimasto fedele alla mia società perché sento che una parte di ciò che sono oggi l’ho costruita lì, passo dopo passo, onda dopo onda. E proprio per questo sento il bisogno di restituire qualcosa. Negli anni non sono stato solo atleta: ho fatto il volontario, l’istruttore, il giudice di regata, il direttore sportivo e oggi faccio ancora parte del consiglio direttivo. È il mio modo di dire grazie, di rimettere in circolo ciò che la società mi ha donato in questi anni».</p>
<p><strong>E il legame di Manuel Vlacich con Monfalcone?</strong></p>
<p>«Un legame di casa, semplice e profondo. Vivo a pochi passi dalla SVOC, qui ho la mia famiglia, le mie radici, tutto ciò che mi ha formato. E poi c’è un motivo speciale: Monfalcone ha creduto nel <em>Grand Tour Sailing </em>fin dal primo anno, quando era solo un’idea un po’ folle. L’amministrazione comunale ha visto oltre il progetto, ha visto le persone, la passione, l’intenzione. E questo tipo di sostegno non si dimentica».</p>
<p><strong>Nella nostra regione dove predilige veleggiare?</strong></p>
<p>«Amo la costa che da Monfalcone scende verso Duino e Sistiana: è un tratto di mare che unisce bellezza, storia e vento “vero”, quello che ti mette alla prova ma ti regala anche le giornate più memorabili. In Friuli Venezia Giulia abbiamo un mare piccolo, ma pieno di carattere, in particolare nelle giornate di bora. All’alba in estate è il mio mare di casa, quello che conosco come si conosce una persona cara. Ogni refolo, ogni cambio di luce, ogni increspatura ha un significato. E poi c’è una cosa che amo in modo particolare: partire per una classica regata notturna che si svolge ogni anno a fine settembre e che parte da Trieste direzione isola di Sansego. Si esce in mare a pochi metri dalle luci di Piazza Unità d’Italia, che vista dal mare, di notte, diventa ancora più maestosa. Per me è la piazza più bella del mondo, e vederla brillare mentre la barca scivola nel buio è un’emozione che non si dimentica. È un momento sospeso, dove il mare, la città e la vela si fondono in un’unica immagine perfetta».</p>
<p><strong>Oltre alle prossime tappe del “<em>The Grand Tour Sailing</em>”, quali sono gli obiettivi futuri di Manuel Vlacich?</strong></p>
<p>«Quando penso ai miei obiettivi futuri, una parte fondamentale riguarda l’esempio che voglio dare ai miei figli. Non mi interessa che seguano le mie stesse rotte o che amino il mare come lo amo io: ciò che desidero davvero è che scoprano una passione tutta loro. Una passione che li accenda, che li faccia alzare la mattina con un’idea in testa e andare a dormire con un sogno nel cuore. Credo che i figli non ascoltino molto ciò che dici: osservano ciò che fai. Per questo cerco di mostrare loro che una passione non è un <em>hobby</em>, ma un modo di stare al mondo. Vorrei che vedessero, attraverso il mio esempio, che la passione va coltivata, rispettata, nutrita. Che richiede impegno, ma restituisce senso. Che non serve essere i migliori: serve essere autentici. E che quando condividi ciò che ami, quella cosa cresce, si moltiplica, diventa un ponte verso gli altri. Se riuscirò a trasmettere loro questo — non la vela, ma il valore di una passione — allora avrò davvero lasciato qualcosa che conta».</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>In questi anni, nelle varie edizioni del “The Grand Tour Sailing”, Manuel Vlacich e Franco Deganutti hanno veleggiato in luoghi diversi del pianeta: nel punto più alto al mondo (Bolivia, lago Titicaca +3.812m s.l.m.), nella baia di Ilullisat tra gli iceberg della Groenlandia, nel più grande lago sotterraneo d’Europa (Svizzera, St. Leonard), attorno all’Isola di Wight…</em></p>
<p><em>Le tre tappe dell’edizione 2026 sono invece: la navigazione a vela sul Gange nel tratto urbano di Varanasi, la navigazione lunga la Linea Internazionale del Cambio</em></p>
<p><em>di Data nelle Isole Diomede, situate nello Stretto di Bering, tra Alaska e Siberia, e nel luogo simbolo della misurazione del tempo: Greenwich.</em></p>
<p><em>«La mia passione per la vela – confida <strong>Franco Deganutti</strong>, compagno di avventura di Manuel Vlacich – è nata per “curiosità” e si è immediatamente trasformata in una “totale dipendenza” che ancora non è stata soddisfatta: nonostante mille imprese e mille avventure veliche. Quando solco i mari penso a quanti hanno avuto l’ardire di farlo in passato e a quanti avranno la fortuna di farlo in futuro. I riconoscimenti ottenuti? Servono a ricordarci che certe imprese le abbiamo veramente vissute e alimentano la passione per andare ancora oltre».</em></p>
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		<title>Il Friuli rinascimentale in un gioco di ruolo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-friuli-rinascimentale-in-un-gioco-di-ruolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:55:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[arlef]]></category>
		<category><![CDATA[friulano]]></category>
		<category><![CDATA[friuli]]></category>
		<category><![CDATA[giochi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco "Noctes Temporæ": protagonisti sono i Benandanti. Il progetto sostenuto da ARLeF e Regione FVG</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Presentazione_Noctes-Temporae.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-friuli-rinascimentale-in-un-gioco-di-ruolo/">Il Friuli rinascimentale in un gioco di ruolo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Sono i <strong>Benandanti</strong>, figure benevole e al tempo stesso controverse, affiancati da coloro che li sostengono nella lotta contro forze oscure, i protagonisti del <strong>nuovo gioco di ruolo da tavolo in friulano</strong> realizzato da F.Lu.S. Foro Ludico Spilimberghese APS, grazie al contributo di ARLeF e Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<p>L’associazione F.Lu.S. ha voluto così celebrare il proprio ventennale, con un progetto legato al territorio e alla sua lingua, che si concretizza in un invito a entrare nelle storie del passato.</p>
<p>Il linguaggio del gioco, oltre a essere strumento culturale e sociale, diventa così una modalità efficace per avvicinare i giovani alla conoscenza delle proprie radici.</p>
<p><em>Noctes Temporæ</em> <em>(Notti di Tempora &#8211; Il gioco di ruolo sui Benandanti)</em>, questo il nome del gioco, è stato presentato all&#8217;assessore regionale alle Autonomie locali, <strong>Pierpaolo Roberti</strong>, da <strong>Simone Pasquin</strong>, vice presidente di F.Lu.S., che ha scritto il regolamento del gioco, e <strong>Franco Sarcinelli</strong>, coordinatore del progetto, assieme al presidente dell&#8217;ARLeF, <strong>Eros Cisilino</strong>, e al direttore dell&#8217;Agenzia, <strong>William Cisilino</strong>.</p>
<p>«<em>La sfida più affascinante di Noctes Temporæ è far rivivere, attraverso il gioco, vicende realmente accadute in Friuli, permettendo ai giocatori di immergersi in quella realtà storica. In questi vent&#8217;anni abbiamo collaborato con molti enti e associazioni per creare esperienze ludiche sul territorio; questa volta, invece, abbiamo voluto raccontare noi stessi, realizzando un gioco che rappresentasse la nostra essenza. Si tratta di un lavoro corale, nato dal contributo di tutta l&#8217;associazione e di realtà simili alla nostra, presenti sul territorio</em>», ha fatto sapere in una nota <strong>Pierangelo Spagnolo</strong>, presidente F.Lu.S. Foro Ludico Spilimberghese APS.</p>
<p>Il gioco è già disponibile e continuerà il suo percorso di divulgazione nelle biblioteche, nelle ludoteche e in occasione di alcuni incontri pubblici in programma nei prossimi mesi.</p>
<p><em>Noctes Temporæ</em> – illustrato da <strong>Francesco Bisaro</strong>, i cui contenuti storici sono stati curati da <strong>Paolo Paron</strong>, con le traduzioni in friulano di <strong>Claudio Romanzin</strong> e la consulenza linguistica dell&#8217;ARLeF – è pensato per coinvolgere piccoli gruppi di giocatori (da 3 a 5, dai 14 anni in su).</p>
<p>I partecipanti sono invitati a intraprendere il ruolo di uno dei protagonisti della storia e, attraverso le loro scelte, possono creare racconti di fantasia.</p>
<p>Il mondo in cui si svolgono le avventure è ispirato al Friuli rinascimentale: una terra di confine e di passaggio, crocevia di popoli, lingue e credenze.</p>
<p>Dopo secoli di dominio spirituale e temporale del Patriarcato di Aquileia, il territorio è sotto l’influenza della Repubblica di Venezia, ma resta esposto alle pressioni dell’Impero Asburgico e ai venti della Riforma protestante.</p>
<p>Ogni avventura di “<em>Noctes Temporæ</em>” consiste nel narrare ciò che accade ai protagonisti e le loro azioni attraverso una sequenza di scene, che compongono il racconto delle loro imprese nel fronteggiare la minaccia dell’antagonista. I racconti possono essere affrontati in un’unica giocata (una serata di gioco della durata di 3-4 ore) o suddivisi in più incontri brevi, chiamati sessioni.</p>
<p>Ogni racconto è una vicenda a sé stante, ma può essere interessante proseguire con nuove avventure usando gli stessi personaggi, facendo evolvere il loro carattere e la loro storia personale, e interpretando gli effetti delle straordinarie esperienze vissute negli incontri precedenti.</p>
<p>Per maggiori info: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.noctestemporae.it" target="_blank" rel="noopener">www.noctestemporae.it</a></span></p>
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		<title>Rotary Club Gorizia: Paolo Lanari nuovo presidente</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/rotary-club-gorizia-paolo-lanari-nuovo-presidente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:46:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[rotary]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Succede all'avvocato Paolo Mulitsch. Al passaggio del martello presenti prefetto, questore e sindaco</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/lanari-mulitsch.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/rotary-club-gorizia-paolo-lanari-nuovo-presidente/">Rotary Club Gorizia: Paolo Lanari nuovo presidente</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Da sinistra Lanari e Mulitsch</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>GORIZIA – Passaggio di consegne al vertice del <strong>Rotary Club di Gorizia</strong>.</p>
<p>L&#8217;avvocato <strong>Paolo Lanari</strong> succede all&#8217;avvocato <strong>Paolo Mulitsch</strong>, al termine dell&#8217;anno rotariano 2025-2026.</p>
<p>La tradizionale cerimonia del &#8220;passaggio del martello&#8221; si è svolta a Grado alla presenza di soci, familiari e ospiti, oltre a numerose autorità civili e istituzionali.</p>
<p>Tra queste il prefetto di Gorizia, <strong>Ester Fedullo</strong>, il sindaco <strong>Rodolfo Ziberna</strong> e il questore <strong>Luigi Di Ruscio</strong>.</p>
<p>Nel corso del suo mandato, Paolo Mulitsch ha promosso numerosi service e iniziative di rilievo. Tra i principali appuntamenti figura l&#8217;impegno legato a GO! 2025, con un incontro internazionale ospitato al Castello Formentini e organizzato insieme ai Rotary Club di Nova Gorica e Salcano, a conferma dello spirito di collaborazione transfrontaliera che caratterizza il territorio.</p>
<p>Particolarmente significativo anche il progetto realizzato all&#8217;Ospedale di Gorizia, dove il Rotary ha finanziato l&#8217;allestimento di due nuove stanze di degenza dedicate ai pazienti fragili a rischio di delirium. In collaborazione con l&#8217;Inner Wheel è stato inoltre organizzato un partecipato concerto del coro Freevoices al Teatro Verdi: il ricavato della serata è stato devoluto all&#8217;Atletica Goriziana.</p>
<p>Ampio spazio è stato riservato anche alla sensibilizzazione sul progetto Polio Plus, il programma internazionale con cui il Rotary è impegnato da decenni nell&#8217;eradicazione della poliomielite. All&#8217;ingresso dell&#8217;Ospedale di Gorizia è stata allestita una mostra dedicata all&#8217;iniziativa, mentre una serata di approfondimento ha visto la partecipazione di autorevoli esponenti rotariani, tra cui l&#8217;ex governatore <strong>Gianni Albertinoli</strong>, il PDG <strong>Carlo Fraquelli</strong>, la rappresentante nazionale di Polio Plus <strong>Anna Favero</strong>, il presidente del Rotary Club Treviglio <strong>Mino Carrara</strong> e la dirigente del reparto Vaccinazioni dell&#8217;Ospedale di Gorizia, dottoressa <strong>Ariella Breda</strong>.</p>
<p>Il nuovo presidente, Paolo Lanari, vanta una lunga esperienza manageriale maturata in importanti realtà pubbliche e private, sia in Italia sia all&#8217;estero.</p>
<p>Nel corso della conviviale di insediamento ha già illustrato ai soci le linee guida del programma per l&#8217;anno rotariano 2026-2027, che prevede nuove iniziative nel segno della continuità con i valori del Rotary, dell&#8217;impegno sociale e della collaborazione con il territorio.</p>
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		<title>Fauna selvatica: individuate 18 specie a Trieste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/fauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 10:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra essere il gatto selvatico e la rarissima puzzola. L’Università rende pubblici i risultati del primo studio con metodi all’avanguardia</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/puzzola.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/fauna-selvatica-individuate-18-specie-a-trieste/">Fauna selvatica: individuate 18 specie a Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Esemplare di puzzola</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Quali mammiferi vivono nel territorio comunale di Trieste? Dove si concentrano? Quanto sono numerosi?</p>
<p>Per la prima volta è possibile rispondere a queste domande grazie a una ricerca coordinata da <strong>Alessio Mortelliti</strong>, docente di Ecologia al Dipartimento di Scienze della Vita dell&#8217;Università di Trieste.</p>
<p>Lo studio rappresenta la <strong>prima indagine sistematica mai condotta nel Comune di Trieste sulla presenza, la distribuzione e l&#8217;abbondanza dei mammiferi di media e grande taglia</strong>.</p>
<p>Un lavoro che colma una significativa lacuna nelle conoscenze del patrimonio naturale cittadino e mette a disposizione dati fondamentali per la tutela della biodiversità e la pianificazione del territorio.</p>
<p><strong>La ricerca è stata realizzata tra novembre 2025 e febbraio 2026</strong> utilizzando una metodologia completamente non invasiva basata sul fototrappolaggio.</p>
<p>Sono state installate <strong>156 fototrappole</strong>, organizzate in <strong>78 siti di monitoraggio</strong> distribuiti negli habitat naturali e periurbani del Comune, per un totale di oltre <strong>2.300 notti di osservazione</strong>.</p>
<p>Le telecamere, attivate automaticamente dal passaggio degli animali, hanno consentito di documentare la presenza della fauna senza interferire con il suo comportamento.</p>
<p>Complessivamente sono state rilevate <strong>18 specie di mammiferi</strong>, confermando l&#8217;elevato valore naturalistico del territorio triestino.</p>
<p>Tra le specie più diffuse il <strong>capriolo</strong>, il <strong>cinghiale </strong>e lo <strong>sciacallo dorato</strong>. Di particolare interesse i rilevamenti di <strong>gatto selvatico</strong> e <strong>puzzola</strong>, specie di rilevanza conservazionistica la cui presenza in un contesto così vicino alla città rappresenta un dato di grande valore scientifico.</p>
<p>Oltre a effettuare una <em>checklist</em> delle specie presenti, i ricercatori hanno elaborato, attraverso modelli statistici avanzati, le prime <strong>mappe della probabilità di presenza e dell&#8217;abbondanza delle diverse specie nei vari ambienti del territorio comunale</strong>, dalle aree forestali agli ambienti carsici, fino alle zone agricole e periurbane.</p>
<p>Queste informazioni permetteranno di comprendere meglio il rapporto tra fauna e <em>habitat</em> e di individuare le aree dove alcune specie risultano maggiormente concentrate.</p>
<p>&#8220;I risultati mostrano che Trieste ospita una comunità di mammiferi particolarmente ricca e diversificata&#8221;, spiega Alessio Mortelliti. &#8220;Non si tratta di un fenomeno legato ai cambiamenti climatici, ma della particolare posizione del territorio triestino, strettamente connesso dal punto di vista ecologico con il Carso e con le aree naturali della Slovenia. Questa continuità ambientale, insieme all&#8217;espansione dei boschi sul Carso negli ultimi decenni, ha favorito la presenza di numerose specie selvatiche anche vicino alla città&#8221;.</p>
<p>I dati raccolti costituiscono uno strumento prezioso per aggiornare le conoscenze sulla fauna del territorio comunale e potranno supportare le <strong>future attività di conservazione della biodiversità, la gestione faunistica e la pianificazione urbanistica e ambientale</strong> del Comune di Trieste.</p>
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