Dal Botswana al Perù: tecnologia friulana per opere d’avanguardia

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redazione

5 Novembre 2021
Reading Time: 3 minutes

Nuove strutture targate Cimolai

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Oltre 10 mila chilometri separano in linea d’aria due nuove grandi opere destinate a lasciare l’impronta del made in Italy nel mondo, entrambe firmate da Cimolai Spa, azienda pordenonese leader nella progettazione, fornitura e montaggio di strutture complesse in acciaio.

Si tratta di due avveniristici ponti strallati che l’azienda friulana sta ultimando in Botswana e Perù, per un valore complessivo di oltre 150 milioni di euro.

In Africa, Cimolai sta completando, in joint venture con l’impresa Itinera, il ponte sul fiume Okavango, nel villaggio di Mohembo, a nord del Botswana, all’interno di un’area inserita dall’UNESCO tra i siti patrimonio mondiale dell'umanità.

L’opera, lunga 1.160 metri, larga 12,4 metri e che raggiunge l’ampiezza massima di 200 metri nella campata centrale, è costituita da un impalcato in acciaio formato da due travi principali e una trave di spina. Il ponte è sostenuto da 72 stralli e due piloni principali alti oltre 50 metri, realizzati in sezioni troncoconiche di acciaio di diametro e spessore variabile che ricordano nella forma le zanne degli elefanti, creando un profilo che caratterizza fortemente l’opera.

L'intero ponte, che pesa oltre 4.500 tonnellate, è stato completamente realizzato e verniciato in 12 mesi, impegnando in parallelo le officine Cimolai di Roveredo in Piano e Monfalcone, prima di essere spedito in Africa in una unica soluzione, a bordo di una nave dedicata.

Il completamento dell’opera consentirà di collegare le aree del Delta dell’Okavango facilitando l’accesso ai villaggi, migliorando il transito delle comunità locali e l’accessibilità turistica della zona.

In Sud America, e in particolare nella regione di Loreto in Perù, Cimolai ha da poco ultimato il ponte strallato sul fiume Nanay come subappaltatore della JV Cosapi, Mota-Engil e Incot. L’opera, con un peso complessivo di circa 6.000 tonnellate, è formata da due viadotti di accesso composti da 34 impalcati di lunghezza variabile (24, 35 o 48 metri) per complessivi 1.510 metri di lunghezza, mentre il ponte centrale presenta due torri alte 80 metri e tre luci strallate, due da 91,5 metri e una da 241,5.

Tali dimensioni rendono il Ponte Nanay un unicum in Perù, e lo fanno entrare tra le infrastrutture più lunghe del continente sudamericano. Questo progetto è il primo passo per il collegamento, attraverso una strada a doppia corsia, una per senso di marcia e marciapiedi laterali, della città di Iquitos che, con quasi 400.000 abitanti, è la più grande al mondo attualmente sprovvista di collegamenti terrestri e raggiungibile solo via fluviale o aerea.

Le complesse operazioni di installazione, realizzate mediante sollevamenti tandem lift con il supporto di gru di grande portata, pile provvisorie per le campate laterali, derrick di avanzamento e sollevamenti dei conci da chiatta fluviale, sono iniziate lo scorso aprile e si sono oramai concluse, rispettando le tempistiche, nonostante le difficoltà dovute alla pandemia da Covid-19 e a quelle meteorologiche della zona. Il ponte, infatti, è ubicato sul fiume Nanay, in piena foresta amazzonica peruviana, a poche centinaia di metri dal suo sbocco nel Rio delle Amazzoni. Nella zona, il dislivello idrico medio annuale raggiunge gli 8 metri, sommergendo per buona parte dell'anno l'area interessata dall'opera e rendendo molto complesse le attività di installazione.

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