JavaScript is required for our tabnav accessibility widget to work properly. Andrea Bellavite: già e non ancora - imagazine.it

Andrea Bellavite: già e non ancora

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Nel suo ultimo libro “Due città in una” ha sviscerato i temi fondanti della prima Capitale europea transfrontaliera della cultura. Perché Gorizia e Nova Gorica hanno piantato un seme destinato a crescere. «Ma un ruolo fondamentale lo ricoprirà Aquileia»

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Andrea Bellavite all’interno della Basilica di Aquileia (ph. Mattia Vecchi)

 

AQUILEIA – Andrea Bellavite, nato a Verona, risiede a Gorizia dal 1968, è giornalista, teologo, scrittore, convinto pacifista, viandante e direttore della Fondazione “Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia”.

Gli abbiamo chiesto una prima riflessione all’indomani di GO! 2025.

«La capitale europea della cultura – confida – è stata un’occasione straordinaria per comprendere in modo nuovo cosa significhi vivere in questo drammatico e affascinante territorio. Il messaggio è molto potente: un luogo in cui il nazionalismo e il razzismo hanno esasperato le conseguenze di ben due guerre mondiali, oggi viene additato all’Europa e al mondo come esempio di armonia, solidarietà e condivisione».

Ora come continuare o da dove ripartire per non vanificare gli aspetti positivi di questo storico evento?

«La parola chiave è insieme, skupaj. Pensarsi come un’unica realtà, quella che a me piace chiamare, con il duale sloveno, Gorici, forzando la grammatica “la due Gorizia”. Tutte le categorie sociali, culturali e produttive si devono incontrare e progettare insieme il futuro. È dunque indispensabile che si investano tempo ed energie per superare l’ostacolo delle diverse lingue, che ancora permane e in parte condiziona soprattutto la componente italiana».

Quali aspetti positivi di superamento delle cesure storiche ha evidenziato GO! 2025?

«Il momento in cui si è capito le potenzialità del territorio è stata l’inaugurazione. Per la prima volta tutti non si sono sentiti appartenenti a una parte o all’altra, ma felici di essere protagonisti di una nuova storia, dove ciascuno – anche gli immigrati da altre nazioni e continenti – si è sentito a casa propria, offrendo all’altro la bellezza della propria specificità. Credo sia stato il classico “già e non ancora”: già, perché si è dimostrato che è possibile superare i fantasmi del passato; non ancora, perché i passi da compiere per portare a normalità sono ancora tanti e lunghi».

Quali invece i settori e i sentimenti su cui lavorare e migliorare, soprattutto pensando ai giovani?

«C’è da pensare a un comune sistema scolastico, recuperando idee come quella del liceo internazionale di Celovec/Klagenfurt, dove gli insegnamenti sono in tre lingue. Inoltre è da potenziare il rapporto tra le università italiane e slovene, pensando alla creazione di nuovi posti di lavoro, valorizzando l’area di Centro Europa nella quale abitiamo, anche attraverso la conoscenza e l’ampliamento delle positive e ancora poco conosciute esperienze aziendali di nuova generazione, già presenti nelle Valli dell’Isonzo/Soča e del Vipacco/Vipava».

Quale il ruolo di Aquileia, città patrimonio UNESCO, da un punto di vista storico-culturale?

«La città di Aquileia, grazie soprattutto al coordinamento impresso da Fondazione Aquileia, sta assumendo un’importanza che definisco planetaria grazie alla straordinaria tradizione storica sintetizzata dai musei, zone archeologiche e ovviamente dalla Basilica. Sia sul piano simbolico che su quello sociale e politico, Aquileia è già adesso un importante punto di riferimento, ma non per anacronistiche rivendicazioni provincialistiche legate alla riesumazione di una Contea confinata nei meandri del passato. Potrebbe invece essere un’anima vivente – sul piano culturale e su quello dell’ispirazione spirituale e artistica – di un immenso spazio europeo dall’Ungheria alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, dalla Serbia alla Croazia e alla Slovenia, dall’Austria all’Italia del nord».

Quali i progetti della Fondazione SO.CO.B.A. nel 2025?

«Abbiamo quattro grandi progetti in corso: “Basilica per tutti”, sostenuto dalla Regione, come luogo di arte e cultura accessibile a tutte le categorie di persone, oltre le disabilità. “Polyverse” rientra nel progetto Europa Creativa, è centrato sulla valorizzazione del dialogo interreligioso attraverso la conoscenza di alcuni importanti luoghi d’arte cattolici, protestanti, ebrei e islamici, attraverso l’esperienza della musica. C’è poi un progetto di accessibilità digitale, in partenariato con il Comune di Nova Gorica e altri partner. Infine il Cammino da Aquileia a Sveta Gora nell’ambito dei progetti di GO! 2025».

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Andrea Bellavite lungo il cammino da Aquileia a Sveta Gora (ph. Mattia Vecchi)

Quali saranno messi in cantiere nel 2026?

«Oltre a continuare quelli indicati, siamo impegnati a far tutti partecipi di quanto la Basilica e l’intera Aquileia siano patrimonio dell’umanità senza esclusioni».

Fra le sue numerose pubblicazioni molte riguardano il cammino, fisico e mentale, un modus vivendi spirituale e laico. Cosa significa camminare?

«Il cammino è l’espressione del desiderio di sopravvivere. Camminano i migranti per poter superare il rischio della morte in guerra o per fame, veri “pellegrini” del nostro tempo, che affrontano pericoli e rischi enormi per trovarsi spesso una porta sbattuta in faccia dall’opulento Occidente. E camminiamo noi, fisicamente o anche mentalmente, per recuperare il senso della vita. Il boom dei cammini evidenzia la necessità di ritrovare un modo più “naturale” per vivere, imparando a riconoscere gli altri che incontriamo e salutiamo, ritrovandoci anche con noi stessi».

La Regione, da sempre multiculturale e multilinguistica, dove dovrebbe volgere lo sguardo? In cosa investire?

«Avere coscienza della centralità del Friuli Venezia Giulia nello scacchiere europeo e mondiale significa stringere legami sempre più forti con la Slovenia e l’Austria, per riprendere il progetto di Euroregione, incrocio tra Corridoio 5 Lisbona-Mosca e asse Capodistria/Koper-Amburgo. Serve inoltre una maggiore attenzione verso i più deboli e poveri con particolare sensibilità agli anziani nelle case di riposo e nella società».

Un suo sogno per il 2026.

«Scrivere un romanzo per raccontare con un linguaggio simbolico, semplice e avvincente, le esperienze spirituali, politiche, sociali e artistiche che hanno caratterizzato la mia esistenza. Ho la sensazione di avere un importante messaggio di speranza da trasmettere e vorrei proprio riuscirci».

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(ph. Mattia Vecchi)

Andrea Bellavite è stato sindaco di Aiello del Friuli, dove fu parroco dal 1990 al 1995. Ha ideato e partecipato alla fondazione dell’Iter Aquileiense, da Aquileia al Monte Lussari, e dell’Iter Goritiense, da Aquileia a Sveta Gora. È direttore della Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia, ha ricevuto la targa di benemerenza di Mestna občina Nova Gorica, per le parole e le azioni svolte a favore della convivenza tra popoli, lingue e culture. È titolare del blog giornalistico storieviandanti.blogspot.com

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