Adriano Tropea: Empori della Solidarietà
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Quello di Gorizia è stato il primo a sorgere in Friuli Venezia Giulia. Ora nel resto della Diocesi ne sono attivi altri quattro. Nel 2025 hanno distribuito beni per un milione e 300mila euro a persone bisognose. Grazie al sostegno di 94 volontari. Come ci spiega il loro coordinatore
Adriano Tropea
Gli Empori della Solidarietà sono “supermercati solidali” attraverso i quali la Caritas diocesana contribuisce a rispondere in modo concreto alla povertà alimentare nel territorio dell’Arcidiocesi di Gorizia.
Qui persone e famiglie che attraversano un periodo di fragilità possono fare la spesa in autonomia, scegliendo ciò di cui hanno bisogno, in un contesto accogliente che tutela la dignità.
Gli empori sono gestiti dall’Associazione La Ginestra aps, che si occupa anche di contrasto alla povertà educativa, attraverso un progetto di doposcuola gratuito per ragazzi delle elementari e medie.
Come funziona l’accesso e la spesa
L’accesso avviene tramite segnalazione e colloquio presso i centri di ascolto (parrocchiali e diocesani) e, a seconda delle sedi, in raccordo con i servizi sociali e con la Croce Rossa. Dopo l’ascolto e la valutazione viene rilasciata una tessera con un punteggio mensile calibrato sul nucleo familiare: ogni prodotto ha un valore in punti e la persona può scegliere liberamente ciò che serve, esattamente come in un negozio.
La durata dell’accompagnamento è rinnovabile ogni tre mesi, in base alle situazioni.
La rete sul territorio
La rete diocesana comprende cinque empori. Il primo emporio del Friuli Venezia Giulia è nato proprio a Gorizia nel 2011; successivamente la rete si è ampliata con Monfalcone (2015), Gradisca d’Isonzo (2019), Cervignano del Friuli (2020) e Cormòns (2024).
Dati e impatto: alcuni numeri
Nel 2025 le tessere (nuclei familiari) attive sono state 778, per un totale di 1.590 persone sostenute. Sono poi 199 le famiglie che si sono rivolte per la prima volta al servizio.
Tra gli elementi più significativi emerge la presenza di numerosi over 65, indicatore della difficoltà crescente di molte persone anziane a sostenere la spesa alimentare.
Si nota che la metà sono nuclei familiari italiani, con le famiglie più numerose di origine straniera.
Anche il volontariato è cresciuto: i volontari sono ormai 94, con un aumento importante degli under 35.
«La dignità e autonomia della persona – sottolinea il coordinatore degli empori, Adriano Tropea – rimane al centro del nostro operato: le persone scelgono ciò di cui hanno bisogno, coinvolte in un percorso di sensibilizzazione alimentare. Il contrasto alla povertà alimentare quindi prende vita attraverso un modello stabile, misurabile, integrato con il tessuto produttivo delle aziende in ottica di economia circolare a favore dei bisognosi, e con tutta la rete del welfare locale. Ciò che nasce da questa fusione di intenti e di reti, è lo spirito di comunità: tutte le aziende, enti e finanziatori che sostengono gli empori sono esempi virtuosi e guide verso una società che non si spezza, ma che sa sostenere chi è più in difficoltà».
Cosa significa concretamente coordinare le cinque strutture?
«Significa tenere insieme realtà diverse, distribuite sul territorio, cercando di farle funzionare come un unico sistema. È un lavoro fatto di organizzazione quotidiana, ma anche di relazione e visione, che deriva dalla missione di Caritas. Da un lato c’è la gestione pratica: l’approvvigionamento dei beni, l’organizzazione degli spazi e dei volontari, la gestione burocratica. Dall’altro c’è l’aspetto più strategico: la ricerca di sostenitori, la creazione di reti sul territorio. È necessario anche saper leggere i bisogni delle persone, confrontarsi con i territori e cercare di rendere il servizio sempre più efficace. In questo senso, coordinare non vuol dire solo “gestire”, ma costruire una rete che sappia evolversi».
In cosa consiste l’attività dei volontari dei diversi empori?
«I volontari sono il cuore degli empori. La loro attività va ben oltre la distribuzione di generi alimentari. Accolgono le persone, le accompagnano nella scelta dei prodotti, gestiscono gli spazi e gli scaffali. Ma soprattutto creano relazione. L’emporio non è un luogo impersonale: è uno spazio in cui si entra, si viene ascoltati e riconosciuti. Spesso proprio da una chiacchierata semplice emerge non solo un bisogno pratico e alimentare, ma il bisogno di sentirsi visti».
Che caratteristiche devono avere i volontari che vogliono mettersi a disposizione di questo servizio?
«Negli empori i ruoli che possono essere svolti sono variegati e differenti. Dalla parte più burocratica alla logistica, dalla cura e organizzazione del negozio all’accompagnamento al banco frigo o cassa, dove maggiormente siamo in contatto con gli ospiti. Non servono competenze specifiche, quanto piuttosto alcune qualità umane essenziali. La capacità di ascoltare senza giudicare, la discrezione, il rispetto e la voglia di lavorare insieme agli altri, al servizio dello scopo comune. È importante anche la continuità: gli empori funzionano grazie a una presenza costante, che costruisce fiducia nel tempo. È un’esperienza che richiede disponibilità, ma che restituisce molto, anche sul piano personale».
L’interno di un emporio della solidarietà
Le Amministrazioni comunali come sostengono il servizio garantito dagli empori?
«Le Amministrazioni comunali e gli Ambiti sono interlocutori importanti. Sostengono gli Empori sia a livello economico sia a livello di rete con i servizi sociali. Gli empori non producono reddito vendendo, come un supermercato: creano circoli virtuosi nel sistema a favore dei bisognosi, e tutta la rete ne beneficia. Quando questa collaborazione funziona, l’emporio diventa parte integrante delle politiche sociali del territorio. Non è più solo un servizio assistenziale, ma uno strumento condiviso, capace di intercettare i bisogni e costruire risposte più coordinate. Senza i nostri finanziatori, che sono le Amministrazioni, la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, Cassa Rurale FVG, CrediFriuli, non potremmo mai riuscire a essere così efficaci».
Sono previste aperture di ulteriori empori in Diocesi?
«L’attenzione oggi è rivolta soprattutto sul consolidamento della rete esistente, per renderla sempre più solida nelle relazioni, ed efficace nella propria azione. Il territorio della nostra Arcidiocesi di Gorizia, dopo l’ultima apertura dell’Emporio di Cormòns, è coperto in una maniera che possiamo definire capillare. Detto questo, Caritas in generale, non solo Caritas Diocesana di Gorizia, guarda con interesse ai territori che ancora non sono coperti o che stanno esprimendo nuovi bisogni. L’apertura di nuovi empori non è mai un processo automatico: richiede una comunità pronta a sostenerli, risorse adeguate e una progettazione attenta».


