“Giornate diverse per Sabo Grando e Notte Bianca”
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La riflessione del parroco di Grado, monsignor Paolo Nutarelli: "La vigilia del Perdòn è una sola. Una comunità cresce quando sa fare festa, ma soprattutto quando sa ricordare perché quella festa è nata"
Monsignor Paolo Nutarelli
GRADO – Con la traslazione dell’immagine della Madonna degli Angeli dalla sua nicchia laterale al presbiterio sono iniziati i giorni che ci accompagneranno verso il Perdòn di Barbana, che si celebra la prima domenica di luglio.
“Sono giorni belli ed intensi – spiega il parroco di Grado, monsignor Paolo Nutarelli – nei quali siamo invitati a prepararci interiormente attraverso la preghiera, la partecipazione all’Eucaristia e l’affidamento a Maria. Il Perdòn non è soltanto una tradizione che si rinnova da secoli, ma un cammino di fede che coinvolge l’intera comunità, un’occasione per riscoprire il senso del pellegrinaggio, della riconciliazione e dell’appartenenza”.
L’occasione per il sacerdote per riprendere la riflessione sul “Sabo Grando“, il sabato che prepara la festa, già al centro del dibattito nelle ultime edizioni.
“Anticamente – rammenta monsignor Nutarelli – era la “Vigilia Grande”: il giorno in cui i pescatori lasciavano i casoni e rientravano sull’isola per prepararsi religiosamente alla grande festa del Perdòn. Non era un semplice ritorno a casa, ma un ritorno alle proprie radici, alla famiglia, alla comunità ed alla fede. Prima della festa c’era il tempo dell’attesa, della preparazione e della preghiera. Per questo mi piace paragonare il Sabo Grando al celebre “sabato del villaggio” di Leopardi. Il sabato non è ancora la festa, ma è il giorno che la rende possibile. È il giorno dei preparativi, delle speranze, dell’incontro. È quasi più bello perché contiene tutta l’attesa della gioia”.
“Anche oggi – prosegue – dopo “il canto delle Litanie”, vedere i locali riempirsi di persone che si ritrovano, ascoltare una chitarra che accompagna i canti tradizionali, incontrare amici e famiglie, significa respirare un’atmosfera autenticamente gradese. È una festa semplice, popolare, spontanea, che racconta la nostra identità molto più di tante iniziative costruite a tavolino. Proprio per questo credo sia opportuno custodirne il significato”.
“Da alcuni anni – puntualizza il parroco – il Sabo Grando viene associato alla Notte Bianca. Nessuno mette in discussione il valore di una manifestazione capace di animare la città e di offrire occasioni di incontro e di lavoro per molte attività commerciali. La Notte Bianca può certamente essere una bella proposta estiva. La riflessione che, come parroco ma anche come cittadino di Grado, desidero condividere è un’altra: forse sarebbe opportuno non sovrapporre la Notte Bianca al “Sabo Grando“. Non significa voler togliere qualcosa, ma restituire ad ogni evento la propria identità”.
“La Notte Bianca – aggiunge monsignor Nutarelli – può essere organizzata in tantissime sere dell’estate, ad esempio tra il venerdì ed il sabato, senza perdere nulla della sua attrattiva. Il Sabo Grando, invece, è uno solo: è il sabato che precede la prima domenica di luglio, è il respiro antico della nostra comunità, è la vigilia del Perdòn. Personalmente non mi sembra di “togliere” qualcosa. Al contrario, la proposta è quella di valorizzare entrambe le iniziative, evitando che una finisca per oscurare il significato dell’altra”.
“Le tradizioni – conclude – non vivono perché vengono ripetute meccanicamente, ma perché ogni generazione ne comprende il senso profondo e lo consegna a quella successiva. Senza memoria non esiste futuro. Custodire il Sabo Grando significa custodire un pezzo dell’anima di Grado. Ed è un patrimonio che appartiene a tutti: credenti e non credenti, residenti e ospiti, giovani e anziani. Perché una comunità cresce quando sa fare festa, ma soprattutto quando sa ricordare perché quella festa è nata”.


