Udinese: ecco Zanetti per risalire la chinaUdinese: ufficiale l’addio a RunjaicGrado: inizia l’anno accademico dell’UTEPace attraverso la musica: il progetto europeo nato ad AquileiaRitmica: Udine domina la Serie ACanottaggio: Bressan e Toniolo campioni italianiViolenza di genere: Casarsa previene con la culturaUdine: Sandro Sozzo entra nella Sigma XiFondazione Aquileia: inizia l’era MantiniArcheologia internazionale: la Farnesina finanzia l’Università di UdineBasket: Calzavara scaccia la paura, Udine batte TortonaUdinese versione Halloween: con la Roma vede le stregheStudenti precursori dell’amicizia tra Gorizia e la Corea del SudLa libreria di Margherita. Libri al topInvecchiamento attivo: premiati 4 laureati dell’Università di UdineMonfalcone: due nuove dirigenti in ComuneIl grande cinema di fantascienza torna a TriesteCasa Pordenone: l’abitare condiviso diventa realtàFede e comunità nei 95 anni di Nerina NonisTrieste e il Carso nuovo scenario da film

The Other Side

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 23 Aprile 2026 – 26 Aprile 2026

A Trieste un’opera di profonda attualità e potenza simbolica, scritta vent'anni fa da un argentino di origini ebraiche

The Other Side Luca DAgostino
(© Luca D'Agostino)
(© Luca D’Agostino)

 

Il Teatro La Contrada di Trieste si prepara ad accogliere un’opera di profonda attualità e potenza simbolica con il debutto di The Other Side, in scena al Teatro Orazio Bobbio dal 23 al 26 aprile.

Il testo, firmato dall’autore argentino di origini ebraiche Ariel Dorfman, viene portato sul palco dalla regista Marcela Serli attraverso una produzione che vede la sinergia tra La Contrada, il Centro Teatrale Bresciano, il Teatro Nazionale di Genova e l’Associazione Mittelfest, con la collaborazione del Teatro Stabile Sloveno.

Il testo è ambientato tra due Paesi in guerra, in attesa di pace. A scriverlo, vent’anni fa, era stato Ariel Dorfman, argentino di origini ebraiche, in esilio in Cile e successivamente negli Stati uniti, dove ha insegnato alla Duke University.

La vicenda si consuma in un’abitazione modesta tra le montagne, dove una coppia in età avanzata sopravvive dedicandosi al pietoso quanto necessario compito di identificare e dare sepoltura ai soldati, vittime senza nome di un conflitto perenne.

L’equilibrio precario della loro quotidianità viene scosso dall’annuncio improvviso della fine delle ostilità, un evento che trascina i protagonisti in una spirale di situazioni assurde e grottesche.

Tuttavia, il vero punto di rottura coincide con l’irruzione di un terzo personaggio che porta con sé l’astrazione brutale del confine: una linea di demarcazione che finisce per tagliare a metà la casa, il letto e l’intimità stessa della coppia.

A dare corpo e voce a questa “tragedia comica” è un trio di interpreti d’eccellenza composto da Elisabetta Pozzi, Gigio Alberti e Giuseppe Sartori. La messa in scena si avvale delle scene curate da Maria Spazzi, dei costumi di Matejka Horvat e delle musiche di Daniele D’Angelo, mentre la traduzione del testo originale è opera di Alessandra Serra.

Nelle note di regia, Marcela Serli sottolinea come lo spettacolo sia un’allegoria del muro che separa non solo i popoli, ma anche le verità dalle menzogne e il passato dal presente.

La regista, la cui ricerca stilistica si concentra spesso sui temi dell’intolleranza e della costruzione dell’identità, invita il pubblico a immergersi in un ambiente casalingo eppure enigmatico, dove l’ambiguità dello sguardo costringe a confrontarsi con le proprie paure più intime in un luogo che, seppur non definito geograficamente, risuona tragicamente familiare alla luce delle cronache contemporanee.

Orari

23 aprile, 20.30

24 aprile, 20.30

25 aprile, 18.00

26 aprile, 16.30