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Stabat Mater e Carmina Burana

Tempo di lettura: 3 minuti

Data 24 Aprile 2026
Orario 8:30 PM

A Pordenone due capolavori in danza a cura dell’OperaBalet Maribor. Un doppio affresco sulla condizione umana in tutte le sue tensioni

stabat carmina
OperaBalet Maribor

 

C’è una linea sottile, vibrante, che attraversa il dolore e la gioia, il sacro e il profano, il cielo e la terra: è la linea della danza quando diventa visione e rito collettivo.

Venerdì 24 aprile (ore 20.30) al Teatro Verdi di Pordenone un evento in esclusiva regionale che porta sul palco una delle realtà più autorevoli e longeve della scena europea, l’OperaBalet Maribor, protagonista di un intenso dittico firmato dal coreografo Edward Clug.

Due capolavori, due universi emotivi contrapposti e complementari: “Stabat Mater” su musica di Giovanni Battista Pergolesi e “Carmina Burana” su musica di Carl Orff. Un doppio affresco coreografico che attraversa la condizione umana in tutte le sue tensioni, sospesa tra spiritualità e istinto, raccoglimento e vitalità, meditazione e impulso vitale.

Il Balletto del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor – tra le principali istituzioni culturali della Slovenia, con quasi un secolo di storia – approda a Pordenone dopo aver calcato i palcoscenici dei più prestigiosi festival internazionali, confermandosi come una compagnia capace di fondere tradizione e innovazione in un linguaggio scenico di forte impatto visivo.

Nel primo quadro, “Stabat Mater” si confronta con uno dei temi più iconici della tradizione occidentale: la Vergine addolorata ai piedi della croce. Ma Clug evita ogni lettura puramente illustrativa o devozionale e sposta l’asse emotivo dell’opera: al centro non è tanto il dolore, quanto ciò che da esso scaturisce, la speranza.

La figura di Maria viene così sottratta alla fissità dell’icona sacra per diventare presenza umana, fragile e universale. Il coreografo traduce la partitura di Pergolesi in un linguaggio essenziale, fatto di gesti scolpiti e relazioni intime sul rapporto madre-figlio: una meditazione coreografica che non guarda solo alla perdita, ma alla sua capacità di generare senso.

A questa dimensione verticale e introspettiva si contrappone la travolgente energia dei “Carmina Burana”, celebre cantata scenica di Orff ispirata a testi medievali. Qui la danza si fa forza primitiva, slancio vitale, celebrazione della forza ciclica della natura e dell’imprevedibilità della Fortuna. Clug ne esalta la componente dionisiaca e giovanile, senza rinunciare a un sottile senso di inquietudine e rigenerazione, costruendo una potente allegoria del vivere.

“Una coreografia ricca di riferimenti allegorici che trasforma la quotidianità in una visione atemporale”, afferma lo stesso Clug, che negli ultimi vent’anni ha guidato il Balletto di Maribor verso un riconoscimento internazionale sempre più ampio.

Questo dittico di straordinaria intensità intreccia i temi universali del dolore, della speranza e del destino nella forma simbolica del cerchio, immagine perfetta della vita che continuamente si rinnova. Il linguaggio coreografico, moderno e minimale, unito alla forza evocativa delle musiche, amplifica la profondità emotiva di uno spettacolo che si offre come esperienza immersiva dove il gesto scultoreo e la sobrietà della scena amplificano la profondità emotiva della musica.

Una potente allegoria sulla condizione umana, “sospesa tra la ricerca del trascendente e l’accettazione della travolgente e terrena gioia di vivere”. Questo nuovo, imperdibile appuntamento con la grande danza conferma il Teatro Verdi di Pordenone come crocevia di eccellenza artistica, capace di portare sul territorio produzioni di altissimo livello e di dialogare con il pubblico attraverso linguaggi universali e contemporanei.