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Io voglio andare a fare la Partigiana

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 22 Novembre 2024
Orario 8:30 PM
Organizzatore Ruda

Canzoni, voci e donne ribelli della Resistenza. In scena a Ruda lo spettacolo diretto da Carlotta Del Bianco, ospite anche del Festival nazionale l’Eredità delle Donne

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Il Festival nazionale l’Eredità delle Donne 2024, per la direzione artistica di Serena Dandini, ospita il reading “Io voglio andare a fare la Partigiana. Canzoni, voci e donne ribelli della Resistenza”.

Nella settima edizione il Festival, che si svolgerà a Firenze dal 22 al 24 novembre, ha accolto nel suo calendario OFF lo spettacolo che vede in scena le attrici Carlotta Del Bianco, che cura anche la regia, e Caterina Comingio in trio con la chitarrista Anna Garano.

Venerdì 22 novembre alle 20.30 lo spettacolo sarà in scena nel Palazzo municipale di Ruda.

Il progetto nasce dal desiderio di approfondire e narrare la “Resistenza taciuta”, ovvero il ruolo che le donne svolsero attivamente all’interno delle formazioni partigiane fino a giungere al loro ingresso in politica e in altri ambiti della società civile.

Una chitarra, un tavolo, garofani rossi e libri. Una vecchia radio a valvole, un manichino da sarta. Una bicicletta.

L’ambientazione è uno studio radiofonico. Ma anche un nascondiglio, un riparo di passaggio tra un’azione e quella successiva. Il salotto dei racconti degli anni a venire.

Tre donne in scena che diventano la voce di tante altre donne: madri, figlie, nipoti, nonne. Donne che hanno dato la vita per la Libertà, per la Resistenza.

Il reading è un susseguirsi di racconti tratti dai diari delle partigiane di piccoli e grandi paesi della nostra terra, ma anche poesie e canzoni, romanzi resistenti. Un ripercorrere le tappe di quegli anni, dalle prime formazioni partigiane al referendum del 2 giugno ‘46, dalle donne della Costituente, sino ai giorni nostri. Pagine dalle quali emerge la forza e la determinazione delle donne nella Lotta di Liberazione.

La fatica nell’affrancarsi da un universo maschile, che ha voluto riconoscere con ritardo, e a oggi non ancora del tutto, la grande tenacia di tante combattenti che lottarono, soffrirono e desiderarono una vita migliore e una giustizia per tutte e tutti.

Le tre protagoniste in scena danno così voce alle protagoniste di allora, al loro universo resistenziale, spesso ancora così sconosciuto. Cantano un vissuto, un’esperienza politica e umana che è pure un monito, un lascito alle nuove generazioni. Un fiore che sa di libertà.