Giovanni Sollima e il concerto perduto
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Il compositore italiano più eseguito nel mondo protagonista a Pordenone assieme al violinista Federico Guglielmo e all’orchestra Il Pomo d’Oro
Giovanni Sollima (© Alberto Panzani)
Ha suonato un violoncello di ghiaccio. Ha creato un’orchestra di 100 violoncelli ed è il compositore italiano contemporaneo più eseguito al mondo.
Torna al Teatro Verdi di Pordenone l’unico ed eclettico Giovanni Sollima, musicista che percorre sentieri non battuti seguendo progetti visionari.
Mercoledì 7 maggio (inizio ore 20.30), salirà sul palco per un viaggio all’insegna della contaminazione fra i generi, delle correnti incrociate e dello scambio dialettico: insieme al violinista Federico Guglielmo e all’orchestra Il Pomo d’Oro proporrà “Al-Bunduqiyya – Il Concerto Perduto” (la parola in arabo indica Venezia).
A tenere uniti i fili del programma c’è proprio la Venezia del XVIII secolo, che, sebbene avviata al declino politico, era ancora una forza culturale in grado di attrarre musicisti e artisti da ogni dove.
Un meticciato di civiltà, melting pot di culture diverse provenienti dal Mediterraneo, dalle terre del Nord e dall’Oriente, luogo di conciliazione di contrasti e di convivenza di comunità.
Nel programma musicale vecchio e nuovo si intrecciano: l’elemento visivo colpisce quanto quello uditivo, perfino il corpo è coinvolto nell’esecuzione e trasmette all’intero ensemble energia, vitalità e gioia esuberante.
L’elaborazione di frammenti di composizioni di Tartini, Vivaldi e dello stesso Sollima regala loro una nuova vita: il riferimento originale barocco è contaminato da flussi di multiforme estrazione culturale, non disdegnando la tradizione popolare e l’improvvisazione estemporanea. Ciò consente l’esplorazione di possibilità espressive inedite, in accordo con il ritmo del mondo di oggi e con il mutato tempo dell’ascolto.
Un progetto musicale speciale sul tema della multiculturalità dove spicca la forza visionaria di Sollima e del canto potente del suo violoncello meticcio.
Un’idea viva: l’incontro tra classico e contemporaneo, tra rigore e improvvisazione, tra radici e nuove possibilità.


