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Due pugni guantati di nero

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 23 Aprile 2025
Orario 8:45 PM

Federico Buffa ripercorre la storia di Tommie Smith e John Carlos e del gesto che scosse l’arena olimpica e la coscienza collettiva

Federico Buffa ufficiale
Federico Buffa

Federico Buffa

Gli Amici del Teatro di Artegna presentano una serata evento: Federico Buffa porterà in scena al Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni Due pugni guantati di nero, uno spettacolo intenso e toccante che intreccia sport, storia e diritti civili.

L’appuntamento è per mercoledì 23 aprile alle 20.45.

Con la sua inconfondibile cifra narrativa, Federico Buffa – accompagnato sul palco dal pianoforte di Alessandro Nidi – guiderà il pubblico alla scoperta della vicenda di Tommie Smith e John Carlos, i due sprinter americani che, durante la cerimonia di premiazione dei 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico nel 1968, compirono un gesto destinato a segnare la storia: salirono sul podio scalzi e sollevarono un pugno chiuso guantato di nero mentre risuonava l’inno nazionale degli Stati Uniti.

Tommie Smith arrivò primo (stabilendo il nuovo record mondiale dei 200 metri), Carlos terzo.

Sul quel podio salì sul secondo gradino Peter Norman, un australiano che per solidarietà con i due atleti afro-americani indossò durante la cerimonia la coccarda dell’Olympic Project for Human Rights.

Il gesto di Smith e Carlos fu silenzioso ma potentissimo. Quella protesta contro il razzismo e le ingiustizie sociali trasformò la premiazione in un’icona globale della lotta per i diritti civili.

I pugni sollevati di Smith e Carlos scossero l’arena olimpica e l’intera coscienza collettiva ma segnarono profondamente le loro esistenze.

La loro carriera si concluse su quel podio e le loro vite si trasformarono in un inferno.

In Due pugni guantati di nero, Federico Buffa non si limita a raccontare l’episodio, ma ricostruisce il contesto storico, politico e umano di quel periodo e dei protagonisti, intrecciando sport e società, coraggio e solitudine, fama e sacrificio.

Il risultato è una narrazione capace di far riflettere profondamente sul potere dei simboli e sulla responsabilità di chi li porta con sé.