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Archimede. La solitudine di un genio

Tempo di lettura: 3 minuti

Data 09 Aprile 2026 – 12 Aprile 2026

A Trieste un viaggio dove scienza e cuore si intrecciano, tra ricordi, invenzioni, solitudine, genialità e amore

archimede

 

Un viaggio poetico e potente nella mente di Archimede di Siracusa, nelle ore che precedono la sua morte, dove scienza e cuore si intrecciano, tra ricordi, invenzioni, solitudine, genialità e amore. Questa nuova produzione firmata La Contrada insieme a CTB Centro Teatrale Bresciano, Teatro della Città e in collaborazione con Teatro Donnafugata e con la produzione esecutiva di A.S.C. Production Arte Spettacolo Cultura,  porta in scena al Teatro Bobbio di Trieste, dal 9 al 12 aprile, un monologo che è anche un dialogo serrato con la storia, muovendosi costantemente tra verità e leggenda, tra il peso del dolore e l’estasi della scoperta.

In questo allestimento, Archimede non è più soltanto una figura legata ai libri di scuola o ai teoremi geometrici; è un uomo fatto di anima e desideri, una voce che invoca giustizia e si trasforma in un testamento morale contro ogni forma di barbarie.

Sul palco l’istrionico, vulcanico, il canta e cunta storie, Mario Incudine protagonista assoluto di questo percorso interiore che presta il suo carisma e la sua sensibilità a un racconto che scava nelle fragilità del genio.

Accanto a lui le musiche sostenute dalla fisarmonica, l’organetto e il tamburo di Antonio Vasta, e la spalla muta, ma essenziale, di Tommaso Garrè, incolpevole soldato romano, che si trova a compiere la missione più complessa della sua carriera militare: neutralizzare il genio siracusano, vantaggio competitivo intollerabile per gli alleati di Cartagine da sconfiggere. 

Come sottolineato nelle note di regia di Alessio Pizzech, lo spettacolo nasce da un’esigenza profonda legata alla nostra contemporaneità: in un momento storico dominato dall’odio e dai conflitti, dove spesso la ricerca scientifica viene messa al servizio della distruzione di vite umane, le parole dello scienziato siracusano risuonano come un monito necessario.

L’obiettivo è ricordare che la bellezza e il pensiero che scaturisce dal sapere devono restare gli unici strumenti capaci di dare forma a un futuro possibile per l’umanità.

La struttura della messinscena si affida a un raffinato lavoro di teatro-canzone, una dimensione espressiva dove Mario Incudine si muove con naturalezza in quel bilico meraviglioso tra parola detta e parola cantata grazie anche alle musiche originali da lui composte ed eseguite dal vivo da Antonio Vasta. 

Questo linguaggio ibrido conferisce una forza straordinaria al viaggio nell’anima di Archimede, permettendo di esplorare non solo la sua mente matematica, ma soprattutto la sua malinconia e quel senso di inadeguatezza che lo ha accompagnato nel corso dell’esistenza.

Attraverso il canto e la recitazione, il mito si umanizza, diventando il simbolo di una conoscenza che aspira alla pace e che si scontra, ieri come oggi, con la crudeltà del mondo esterno.

Orario

9 aprile 2026, 20.30

10 aprile 2026, 20.30

11 aprile 2026, 18.00

12 aprile 2026, 16.30