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4 5 6 – Tragico ritratto della famiglia italiana

Tempo di lettura: 2 minuti

Data 10 Maggio 2024 – 11 Maggio 2024
Orario 8:30 PM

A Pordenone in esclusiva regionale un grande appuntamento con la drammaturgia contemporanea

Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo e Cristina Pellegrino
Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo e Cristina Pellegrino

Carlo De Ruggieri, Massimo De Lorenzo e Cristina Pellegrino

Un grande appuntamento con la drammaturgia contemporanea arriva venerdì 10 e sabato 11 maggio (inizio ore 2030) in esclusiva regionale al Teatro Verdi di Pordenone.

In scena 4 5 6, spettacolo di un autore che ha firmato impareggiabili successi al cinema, in teatro e televisione (tra tutti Boris), Mattia Torre, scomparso prematuramente nel 2019 all’età di 47 anni. Sagace, ironico e graffiante, lo spettacolo continuamente giocato sull’equilibrio tra ironia, sarcasmo e su toni di fumetto grottesco, nasce dall’idea che l’Italia non è un paese, ma una convenzione.

Che non avendo un’unità culturale, morale, politica, l’Italia rappresenti oggi una comunità di individui che sono semplicemente gli uni contro gli altri: per precarietà, incertezza, diffidenza e paura; per mancanza di comuni aspirazioni.

Nello spettacolo la famiglia diviene avamposto della nostra arretratezza culturale. Padre, madre e figlio – in scena Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri, Cristina Pellegrino e con la partecipazione di Giordano Agrusta – sono ignoranti, diffidenti, nervosi. Si lanciano accuse, rabboccano un sugo di pomodoro lasciato dalla nonna morta anni prima, litigano, pregano, si odiano. Ognuno dei tre rappresenta per gli altri quanto di più detestabile ci sia al mondo.

E tuttavia occorre una tregua, perché sta arrivando un ospite atteso da tempo, che può e deve cambiare il loro futuro. Tutto è pronto, tutto è perfetto. Ma la tregua non durerà.

456 è una commedia che racconta come proprio all’interno della famiglia – che pure dovrebbe essere il nucleo aggregante, di difesa dell’individuo – nascano i germi di un conflitto: la famiglia sente ostile la società che gli sta intorno ma finisce per incarnarne i valori più deteriori, incoraggiando la diffidenza, l’ostilità, il cinismo, la paura.

Mattia Torre (1972-2019), noto per il serial tv Boris, poi divenuto film, ma che in teatro si era già fatto notare con Migliore monologo interpretato da Valerio Mastandrea, diceva: «Ho scritto questa pièce per raccontare quella sensazione di tragica spaccatura che trovo nel nostro Paese: non abbiamo alcuna forma di coesione, in nessun ambiente sociale o di lavoro, né all’interno della famiglia. In questo Paese mancano i presupposti per sentirci parte di una collettività, per avere obiettivi comuni. Volevo mettere in scena tutto questo in chiave grottesca attraverso l’immagine simbolica di una famiglia all’interno della quale scorre solo odio. Perché è proprio all’interno della famiglia che nascono i germi di questo nostro essere tutti contro tutti».