Claudio Polverino: in memoria del Conte
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Guglielmo Coronini Cronberg lasciò disposizione testamentaria affinché alla sua morte sorgesse una Fondazione per rendere accessibile a tutti il suo immenso patrimonio, a cominciare dal palazzo di famiglia. Il suo direttore ci svela novità e progetti
Claudio Polverino (ph. Carlo Sclauzero)
GORIZIA – La Fondazione Palazzo Coronini Cronberg di Gorizia dopo anni di difficoltà ha svoltato e oggi si presenta al meglio.
Recente la riapertura del parco dopo un importante intervento di restauro. Il palazzo, splendido esempio di museo dimora nobiliare, oggi è stato messo a norma con significativi interventi di adeguamento tecnologico.
Negli spazi dedicati alle mostre delle ex scuderie è allestita l’esposizione “I Borbone di Francia a Gorizia. Ricordi e immagini dell’esilio”, che può essere visitata fino al 25 gennaio 2026.
Ma quali sono i programmi di sviluppo pianificati a breve, medio e lungo termine che coinvolgeranno tutto il patrimonio, che comprendeva immobili non solo nel capoluogo isontino ma anche a Firenze, Venezia e Vienna, già a suo tempo ceduti, che il conte Guglielmo (1905-1990), ultimo discendente della famiglia Coronini, volle donare per la fruizione dei goriziani e non solo?
Ne parliamo con il commercialista Claudio Polverino, dal dicembre 2023 direttore dell’Ente.
Conosceva il conte Guglielmo?
«Era una persona molto nota in città. Da studente ero appassionato di teatro e lo ricordo alle rappresentazioni; mai avrei pensato che le nostre strade si incrociassero. Sono contento che ciò sia avvenuto. Considero questa una bella esperienza, consona alla mia attività professionale, con una responsabilità notevole, ma anche pari soddisfazioni. Lavoro nella bellezza con persone che stimo e apprezzo».
Quali programmi?
«Dopo gli anni difficili nei quali, rispettando lo statuto della Fondazione, sono stati alienati gli immobili fuori Gorizia, parte dei quali versavano in pessime condizioni e non producevano reddito, ciò che riteniamo importante è proseguire nel recupero e nella messa a reddito del patrimonio immobiliare. Devo altresì dire che negli anni il funzionamento dell’Ente e gli importanti lavori realizzati nel palazzo e negli immobili adiacenti sono stati sostenuti da contributi del Ministero della Cultura, della Regione e della Fondazione Carigo».
Quali le novità a breve?
«La disponibilità sul mercato di 15 mini appartamenti da 2/3 posti letto di Casa Rassauer in Castello a Gorizia. Un intervento iniziato nel 2018, del valore di oltre un milione e duecentomila euro, reso possibile da contributi regionali e dall’aver usufruito di incentivi fiscali. In questi giorni stiamo completando gli arredi».
A chi sono destinati?
«Pensiamo a studenti, giovani ai quali le ripide scale non creano un problema, ma anche a persone che risiedano in città per un periodo più o meno lungo, i cosiddetti migranti digitali, insegnanti e giornalisti».
A che punto sono i progetti per la centrale Villa Luise?
«Siamo alla realizzazione del secondo lotto attinente le opere della struttura, comprensive di interventi antisismici. Per quanto riguarda impianti e finiture al momento siamo in attesa di sapere se la Regione erogherà quanto richiesto. Parimenti è necessario capire quale sarà l’utilizzo più consono».
Che ne sarà dei ruderi di Villa Frommer, immersa nel suo vasto parco nella zona nord della città?
«Un impegno questo a medio lungo termine, la Villa oggi è un rudere, collabente il termine tecnico, dunque non soggetta a tassazione. È stata distrutta da un incendio molti anni fa. L’intento – vi sono già stati dei contatti che al momento non hanno portato a conclusioni positive – è di cedere la proprietà a privati in grado di intervenire con un progetto adeguato. L’immobile è circondato da uno splendido parco di 17mila metri quadrati. Oggi una giungla ma in futuro potrebbe diventare una meravigliosa struttura ricettiva».
Lo stato della Fondazione contempla anche altre forme di operazioni oltre la vendita?
«Certamente, la possibilità di cedere il diritto di superficie per 99 anni di un immobile a privati interessati alla riqualificazione. Alla scadenza la proprietà torna alla Fondazione».
Dunque è possibile sottoscrivere una cessione temporanea?
«Questa è la doppia strategia che vorremmo adottare per mettere mano all’immobile di via della Scala, da tempo disabitato, che necessita una completa ristrutturazione a uso abitativo. Su questo stiamo lavorando anche pensando di partecipare ai bandi regionali che finanziano il recupero edilizio in contesti urbani, visti i costi delle opere che saranno certamente onerosi. Potrebbe diventare un gioiello affacciato sul parco del Palazzo, accanto alla scalinata d’ingresso riemersa durante i lavori del parco e prossima a un completo restauro per aprire un’altra via di accesso alla proprietà. Oggi, passando per via della Scala, la si può ben vedere e apprezzare».
Quali le novità per il Palazzo?
«A breve inaugureremo la reception al piano terra per l’accoglienza dei visitatori che potranno accedere anche singolarmente, non solo in gruppi. Qui sono stati installati anche i visori narranti di realtà virtuale per le persone che non possono accedere al piano superiore. Il libero accesso è una recente novità resa possibile dal fatto che il Palazzo è stato dotato di telecamere di controllo lungo il percorso. Certo rimane la possibilità di visita accompagnati dalle nostre guide, per un approccio più approfondito di conoscenza degli arredi e dell’utilizzo delle sale, scoprendo tanti dettagli preziosi e rari di vita nella dimora. Stanno per iniziare anche gli interventi per il restauro degli infissi e la risoluzione di problemi di umidità sulle pareti esterne. I lavori non finiscono mai».
Il direttore Polverino con i dipendenti della Fondazione (ph. Carlo Sclauzero)
Quanti sono i visitatori a oggi?
«Questo è un anno record, alla fine di giugno abbiamo staccato 4.432 biglietti per un incasso di 31mila e 500 euro. In tutto il 2024 avevamo avuto circa 3mila ingressi. Davvero i dati migliori da sempre, merito delle tante novità e anche della concomitanza della Capitale europea della cultura».
Il parco oggi è una meraviglia, un intervento peraltro realizzato in tempi brevi.
«Circa un anno e mezzo, un intervento sostenuto con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): siamo arrivati 42esimi nel settore a livello nazionale, primi in regione. I lavori sono costati 1 milione e 740mila euro, e oggi possiamo dire che il parco è tornato all’impostazione progettata dal conte Alfredo (1846-1920), nonno di Guglielmo, che, dal 1880 in oltre 20 anni, trasformò il modesto giardino in quello che oggi si vede, vissuto e visitato gratuitamente da tante persone ogni giorno. Così come è stato un evento importante il ritorno quest’anno del Premo Amidei. Speriamo per il 2026 di riuscire ad aprire un punto di ristoro nell’area delle Scuderie, ci stiamo lavorando».
Un auspicio per il futuro?
«Avanti con questo passo, stessa passione e stesso impegno, sostenuto e coadiuvato dai 7 dipendenti, dal Curatorio, presieduto dal sindaco pro-tempore, e dai tanti amici pubblici e privati».


