Belinda Barth: l’ossessione di Isabella
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La sua interpretazione nel nuovo film di Matteo Corazza ha avuto unanimi apprezzamenti di critica. «In futuro sogno il Nastro d’Argento». Nel frattempo non dimentica fumetti e scrittura: i suoi primi amori. «Quello della vita, invece, non è ancora arrivato»
Belinda Barth
PORDENONE – Un’artista famosa in tutto il mondo, ricca, affascinante, frivola ma al tempo stesso enigmatica e profonda.
Abituata al lusso e ai capricci, cela dietro il suo sorriso altezzoso un segreto oscuro, un dolore che ha trasformato in arte. È la descrizione della protagonista di “L’ossessione di Isabella”, nuovo thriller del regista pordenonese Matteo Corazza, ambientato a Sacile.
Attrice principale e interprete di Isabella, è un’altra pordenonese: Belinda Barth. Artista poliedrica, capace di ottenere successi in svariati campi: dal fumetto alla scrittura, dalla radio al cinema.
E proprio il cinema rappresenta l’alfa e l’omega di questa intervista.
Belinda Barth, com’è stato interpretare Isabella nel film di Matteo Corazza?
«Per costruire questo personaggio complesso ho seguito con estrema cura la visione del regista. Mi sono messa alla prova con tutta la mia professionalità e sensibilità per portare fuori Isabella dalla testa dei due creatori, Matteo Corazza e Chiara Dotta: la leggerezza apparente, il carisma irresistibile e l’inquietante ombra del passato che la segue. Isabella è uno di quei personaggi che tanti attori aspettano di poter interpretare, a volte per una vita intera. È un ruolo complesso che devi vestire e sentire nelle vene e mi ha dato l’opportunità di dimostrare le mie capacità interpretative. Essere Isabella è stata un’esperienza forte e bellissima, un personaggio che ho amato molto che amerò sempre».
Come si è avvicinata al mondo del cinema?
«Mentre studiavo all’università di Bologna, nei fine settimana frequentavo l’Accademia di recitazione a Roma e una volta diplomata attrice ho inizialmente abbracciato il teatro, che ho fatto per anni. Poi, dopo alcuni corti, nel 2010 è arrivata l’occasione di fare un film per il cinema indipendente a Bologna: ho conosciuto il regista Bob Ferrari che mi ha affidato la parte da protagonista femminile in “Iros”, che ha nel cast anche un cammeo di Cristina D’Avena. Una commedia sui supereroi presentata fuori concorso al Future Film Festival di Bologna nel 2011».
Per lei cosa significa recitare?
«Poter vivere tante altre vite diverse dalla mia, e allo stesso tempo scoprire parti di me che non conosco oltre a quelle che mi avvicinano ai personaggi che interpreto. Inoltre ogni personaggio mi ha aiutato a crescere come persona, perché per poterlo interpretare non bisogna giudicarlo; e questo insegna a non giudicare se stessi e gli altri».
Quale ruolo le piacerebbe interpretare in futuro?
«Mi piacerebbe un personaggio che non è umano, come lo spirito di una pianta, una fata dei boschi… un’agane, ad esempio».

Lei è di Pordenone mentre la protagonista che interpreta è di Sacile. Senza scordare che anche il regista Corazza è del pordenonese. Qual è il rapporto di Belinda Barth con il territorio?
«Il nostro territorio ha sempre avuto una certa diffidenza per l’arte, pur avendo dato i natali ad artisti straordinari. Nel mio piccolo mi impegno a valorizzare l’arte e la cultura con la mia creatività e professionalità, affinché abbia la stessa dignità di ogni altro mestiere. Forse la nomina di Pordenone Capitale italiana della Cultura 2027 farà cambiare qualcosa e darà l’opportunità a noi artisti di dare un contributo di valore».
Attrice brillante, ma non solo. Lei nasce come fumettista e autrice di “Eva-chan”. Come iniziò questa strada?
«Da bimba restavo incantata davanti alla tv guardando i cartoni animati giapponesi e, crescendo, desideravo realizzare anch’io cartoni animati. Purtroppo in regione non c’erano scuole di animazione ma c’era una scuola di fumetto – “La scuola del Gorilla Bianco” di Davide Tofffolo – e così mi iscrissi al corso per imparare il mestiere di fumettista».

L’inizio di un percorso intenso.
«Successivamente con alcuni degli allievi decidemmo di realizzare una fanzine dove mettere i nostri lavori, e nacque l’associazione culturale Fame Comics di cui poi divenni presidente. Dopo alcuni anni diventammo una realtà del territorio pordenonese, tanto da venire coinvolti nel Diabolik Fest, con la produzione di un albo dedicato al Re del Terrore “Diaborikku” (diverse storie brevi in stile giapponese sulla coppia diabolika). L’albo fu un successo inaspettato, e da lì il direttore di Diabolik, Mario Gomboli, mi suggerì di focalizzarmi su Eva Kant perchè nessuno ancora le aveva mai dedicato una parodia esclusiva. Proposi al direttore Eva Chan, la versione adolescente in stile giapponese di Lady Kant, che gli piacque molto».
E non solo a lui…
«Inizialmente doveva essere un’avventura one shot, ma visto il successo di pubblico è diventata una serie e negli anni le tavole di Eva Chan sono state esposte in una ventina di mostre espositive in tutta Italia, tra cui il Museo del fumetto a Milano – Lo Spazio Wow, nel 2022. Con questa serie sono diventata la prima fumettista italiana ad aver distribuito un manga italiano in tutta l’Italia».
Come mai in seguito il fumetto è passato in secondo piano?
«Purtroppo è un’attività poco remunerativa; a malincuore ho dovuto lasciarla in disparte a favore di altre attività, come la recitazione appunto, o la colorazione di fumetti e l’illustrazione».
Fumettista ma anche illustratrice. Un percorso iniziato dall’incontro con la band dei Gem Boy…
«Li ho conosciuti sul set del film “Iros”. Condividendo la stessa passione per i cartoni animati giapponesi, mi chiesero di illustrare per i loro concerti alcune delle loro canzoni su parodie dei cartoni. Illustrazioni che vengono tutt’ora proiettate sui palchi dove suonano. Nel 2018 ho disegnato anche la copertina del loro ultimo CD “Quelli che… orgiacartoon”».
Il suo tratto ha stregato anche altri.
«Recentemente ho realizzato oltre 150 illustrazioni per il prestigioso libro “Pupazzi Story”, dell’autore televisivo Luca Lomi, con la prefazione di Alessandro Cecchi Paone: la prima enciclopedia sui pupazzi della tv italiana dal 1954 al 2024. Mentre come colorista ho lavorato su un bellissimo progetto della FIDAS, l’associazione di donatori di sangue: “Corri, Gocciolina!” un fumetto disegnato da Matteo Corazza che ho colorato. L’ultimo lavoro invece riguarda la colorazione dei disegni del grandissimo cartoonist Riccardo Mazzoli, per il libro “Il tesoro del villaggio” di Sara Casali».

Tappa successiva alle illustrazioni è stata la scrittura di racconti e libri. Come ci è arrivata?
«Nel 2017 mi iscrissi alla Scuola di scrittura Bottega Finzioni di Bologna. Una volta diplomata scrissi assieme alla mia amica Elisa Capanni “Sposerò Harry Potter”, ci autopubblicammo su Amazon e in poche settimane il libro scalò le classifiche, diventando Best Seller per 12 mesi consecutivi. Facevamo testa a testa per il podio con “Diario di una schiappa”. Alcuni editori ci contattarono e tra questi accettammo la proposta di Rusconi editore, che ci fece un contratto per la versione cartacea e così il libro arrivò in tutte le librerie d’Italia».
Che cos’è per lei la scrittura?
«Per me rappresenta la possibilità di creare nuovi mondi, nuovi personaggi… un po’ come realizzare fumetti, solo che la scrittura lascia libertà d’immaginazione al lettore, e questo è molto magico in un mondo che sta perdendo la capacità di immaginare».
Cosa desidera trasmettere attraverso i suoi testi?
«Ovviamente emozioni, ma soprattutto la volontà di non arrendersi e di credere in se stessi, sempre».
Belinda Barth come si è scoperta anche DJ?
«Cercando lavoro! Il mondo dell’arte è discontinuo come impegno lavorativo, e capita di avere lunghi periodi di inattività. Quindi ti devi reinventare periodicamente, capendo come puoi utilizzare le tue abilità. Da attrice e presentatrice di eventi, mi sono proposta in radio e… ha funzionato. La dizione pulita, la voce diaframmatica, la capacità di improvvisare e intrattenere gli ascoltatori mi hanno permesso di avere un programma quotidiano – “Sconcerti quotidiani” – in diretta per due ore ogni giorno su Wideline Radio».
Quale genere di musica predilige?
«Non ho un genere preferito, la musica se è bella mi piace tutta. Prediligo la musica ritmata, allegra, energica che può essere anche un pezzo di musica classica come l’Estate di Vivaldi. Nel mio lettore mp3 passo da Francesco Gabbani a Giorgio Vanni, da Madonna a Mozart, da Tina Turner a Ricky Martin, dai Beatles ai Maneskin… alle colonne sonore di film e anime. La musica influenza la nostra emotività e quindi scelgo di ascoltare quella che mi ricarica di energia positiva».
Come ama trascorrere il tempo libero?
«Adoro leggere le fiabe, soprattutto quelle antiche della tradizione orale, tanto che ho realizzato un podcast proprio sulle fiabe più famose “Il Tao di Belinda – C’era una volta”. E poi mi piace molto andare al cinema, prendermi cura delle rose in giardino e giocare con i miei cani».
Attualmente a quali progetti sta lavorando?
«Sono sul set di due film: una commedia di Paolo Brugnera in cui interpreto una moderna Cenerentola, e un horror gotico di Frank Viso dove interpreto una strega».
Professione e vita privata: quali sono i sogni nel cassetto che desidera realizzare?
«Mi piace sognare in grande. Nella professione il sogno è di vincere un Nastro d’Argento per una mia interpretazione e che una mia storia diventi un cartone animato. Mentre nella vita privata sogno una casa al mare e il grande amore, che non è ancora arrivato».


