Tumore al fegato: Trieste studia la resistenza alle terapie
Tempo di lettura: 3 minuti
In Area Scienza Park un progetto per identificare nuovi biomarcatori molecolari associati alla resistenza ai farmaci, aprendo nuove prospettive per una medicina sempre più personalizzata
TRIESTE – Comprendere perché alcuni tumori sviluppano resistenza ai trattamenti e identificare nuovi indicatori molecolari che possano contribuire, in futuro, a migliorare le strategie terapeutiche: questo l’obiettivo del progetto MIRA-HCC – Marcatori Integrati della Risposta Terapeutica nell’Epatocarcinoma realizzato dalla Fondazione Italiana Fegato (FIF) ETS, grazie al contributo della Fondazione CRTrieste, dedicato appunto allo studio dei meccanismi molecolari alla base della resistenza ai trattamenti e all’identificazione di nuovi biomarcatori.
Il progetto, della durata di 12 mesi (con avvio previsto a inizio gennaio 2027) sarà realizzato presso la Fondazione Italiana Fegato in AREA Science Park a Trieste, valorizzando le competenze scientifiche presenti sul territorio nel campo della biologia molecolare, dell’oncologia e della ricerca traslazionale.
“Il tumore del fegato – spiega Caecilia Sukowati, Senior Scientist della FIF e responsabile del progetto – rappresenta una sfida importante per la sanità pubblica, sia in Italia sia in Friuli Venezia Giulia. L’epatocarcinoma (HCC), la forma più comune di tumore primitivo del fegato, si sviluppa prevalentemente in persone affette da malattie epatiche croniche, tra cui epatiti virali, cirrosi e patologie metaboliche. La diagnosi spesso tardiva e le difficoltà nel trattamento delle forme avanzate contribuiscono a una prognosi ancora sfavorevole. Nonostante i progressi terapeutici degli ultimi anni, molti pazienti non rispondono adeguatamente ai trattamenti disponibili oppure sviluppano resistenza nel corso della terapia, con conseguente progressione della malattia. Questa situazione evidenzia l’urgenza di identificare biomarcatori in grado di prevedere la risposta ai farmaci, per orientare in futuro le scelte terapeutiche, ridurre il ricorso a trattamenti potenzialmente inefficaci e migliorare la gestione dei pazienti”.
Il progetto MIRA-HCC affronta questa problematica attraverso un approccio di ricerca traslazionale che integra analisi bioinformatiche e studi sperimentali su modelli cellulari di tumore del fegato sensibili e resistenti ai farmaci, con la prospettiva di estendere successivamente la validazione dei risultati a campioni biologici umani.
“I ricercatori – afferma Sukowati – studieranno le alterazioni molecolari associate alla resistenza terapeutica, con particolare attenzione ai meccanismi che permettono alle cellule tumorali di sopravvivere e adattarsi ai trattamenti. Attraverso studi funzionali, il progetto approfondirà inoltre il ruolo di specifici geni e processi biologici nella risposta ai farmaci, al fine di individuare i fattori che contribuiscono alla perdita di sensibilità terapeutica”.
L’obiettivo è identificare potenziali biomarcatori molecolari che, una volta opportunamente validati, possano contribuire a prevedere la risposta ai trattamenti, individuare i pazienti con maggiori probabilità di beneficiare di specifiche terapie e suggerire nuovi bersagli terapeutici.
In questa prospettiva, MIRA-HCC intende porre le basi scientifiche per lo sviluppo di approcci di medicina di precisione, capaci di tenere conto delle caratteristiche molecolari del tumore.
La resistenza ai farmaci non rappresenta soltanto un ostacolo all’efficacia delle cure, ma costituisce anche una sfida per la sostenibilità del sistema sanitario.
Quando una terapia risulta inefficace, i pazienti possono dover affrontare ulteriori controlli, accertamenti diagnostici e cambiamenti nel percorso terapeutico, con conseguenze sulla qualità della vita e un maggiore impiego di risorse sanitarie.
“La possibilità di identificare precocemente i pazienti che potrebbero non rispondere a determinati trattamenti – sottolinea il presidente della Fondazione Italiana Fegato, Claudio Tiribelli – rappresenterebbe quindi un importante passo avanti verso una gestione clinica più mirata ed efficiente, contribuendo a limitare l’utilizzo di terapie potenzialmente inefficaci e a ottimizzare le strategie di cura. MIRA-HCC si propone di contribuire a questo percorso, generando nuove conoscenze sui meccanismi biologici della resistenza e creando le premesse per lo sviluppo futuro di strumenti utili alla medicina personalizzata”.


