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Zanetti: “Senza cuore niente risultati. In squadra si parlerà italiano”

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Prima conferenza stampa del nuovo allenatore dell'Udinese. "Non ho mai avuto una squadra con questo potenziale. Vogliamo fare un regalo a Giampaolo Pozzo"

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Paolo Zanetti (ph. Udinese Calcio)

UDINE – Prime parole da allenatore dell’Udinese Paolo Zanetti, presentato ufficialmente alla stampa dal direttore generale Franco Collavino e dal responsabile dell’area tecnica Gokhan Inler.
“Mi dispiace – le sue prima parole – essere arrivato in un momento in cui Gianpaolo Pozzo non sta bene e quindi non ho ancora avuto il piacere di conoscerlo. È una situazione non facile anche per noi, vorremmo fargli un regalo sul campo. Non ho mai avuto una squadra dal potenziale paragonabile a quello che ha questa, lo dico con onestà. A me piace parlare chiaro, tra veneti e friulani ci capiamo, l’unica ricetta possibile è il lavoro. Io sono partito dal basso, vincendo a volte e venendo esonerato altre, ma rialzandomi sempre. Porterò la mia mentalità in un club che è una macchina”.

“La squadra è forte – ha aggiunto – ma se scendi in campo senza cuore i risultati non arrivano.
Non ho intenzione di stravolgere il lavoro di Runjaic, che stimo. Ci sono passato anche io da situazioni in cui prima le cose funzionano e poi smettono di farlo. Il calcio è così, il passato non conta. Con questa classifica al momento saremmo in Serie B, quindi dobbiamo avere grande umiltà, lavorare e parlare poco. Dobbiamo alzare i giri di questa macchina, che se va come deve andare non ha problemi a raggiungere i suoi obiettivi”.

La motivazione del gruppo

“Parlando con i ragazzi sono emerse varie questioni, ma non è mai mancata la volontà di vincere. Ci sono momenti in cui le cose non ti vengono e perdi fiducia, inizia lo scaricabarile, ecc, non è nulla di nuovo. I ragazzi devono tornare ad essere al 100% in tutte le aree, gli ho detto che da avversario facevo fatica a trovare delle contromisure all’Udinese. È sempre stata una squadra organizzata, fisicamente al top, combattiva e brava sulle palle inattive a favore e contro, viene naturale quindi dire che sono queste le aree su cui dobbiamo lavorare. Bisogna partire però da una predisposizione mentale, senza quella non si va da nessuna parte. Dopo i 50 punti della scorsa stagione probabilmente qualcuno ha un po’ mollato, io voglio incidere su questo tipo di cose. A differenza di altre squadre che ho avuto qui il livello è diverso, questa squadra forse può salvarsi pure senza un lavoro sulla parte mentale, ha un potenziale che non c’entra nulla con la zona salvezza. A parlare poi però è il campo e ci troviamo in questa posizione di classifica meritatamente. Non è solo colpa del mister, che poi magari paga per tutti, è successo anche a me in passato. Le aree su cui dobbiamo lavorare mi sono chiare, sono contento di aver trovato giocatori che ci tengono alla causa, anche perché con me chi non ci tiene non gioca, non è qualcosa di negoziabile. Ho trovato ragazzi che vogliono svoltare questa situazione e io sono qui per aiutarli a farlo. Senza i giocatori io non sono niente, con loro invece possiamo fare l’impensabile”.

Il sistema di gioco

“Arrivo con un bagaglio tattico vario. Anni fa ero stato vicino a venire all’Udinese, ma qui c’è un sistema definito e io facevo un altro tipo di calcio, non volevo uscire dalla mia comfort zone, non mi sentivo pronto e non ho accettato. Ora mi sento pronto, ho fatto esperienza di gestione su diversi sistemi di gioco, ho vinto e ho perso con tutti i sistemi. Questa squadra è costruita chiaramente per un sistema tattico e stravolgere la situazione sarebbe uno shock. Non escludo che in futuro si possa cambiare, ma ora è il momento di consolidare. Questa squadra è pensata per giocare 3-5-2 e 3-4-2-1 e lì dentro ci dobbiamo muovere. Devo pensare a oliare questo sistema, poi ho le basi per insegnare anche altro ai giocatori ma con una partita venerdì mi parrebbe assurdo cambiare. Vedrete già comunque qualcosa di mio”.

I singoli e le gerarchie

“Per me la squadra è la cosa più importante, non ci sono giocatori che ti vincono da soli le partite. I giocatori forti emergono se la squadra rende. Non possiamo metterci a sperare di fare punti perché un singolo come Zaniolo ti risolve la partita da solo. Io a Zaniolo voglio dare gli strumenti perché possa mostrare quello che sa fare e questo vale per tutti. Riguardo a Lovric, le gerarchie degli altri non mi interessano, è il campo che parla. Ogni squadra ha dei titolari che sono lì perché si sono guadagnati il posto, poi una volta che uno non dimostra più di meritarselo io sono aperto a cambiare. La mia unica missione è portare l’Udinese in alto, ho accettato di venire con otto mesi di contratto, portandomi solo tre persone del mio staff, io voglio guadagnarmi la mia permanenza qui ogni giorno. Mi è stata proposta un’opzione per il prolungamento ma ho rifiutato, io voglio lavorare in questa situazione perché così sono obbligato a dare il 100% e tutto quello che arriverà me lo sarò guadagnato. Questo tipo di ragionamento voglio trasmetterlo anche alla squadra, se il gruppo prende la mentalità giusta i giocatori forti vengono fuori”.

Che squadra ha trovato

“Ho visto una squadra che ha voglia in questi giorni. Sono arrivate sconfitte, tanti gol subiti, quando è così rischi di perdere autostima. Poi anche per i giocatori un esonero è uno shock, perché si sentono responsabili dato che in campo ci vanno loro. La predisposizione al lavoro c’è e la voglio vedere anche venerdì in partita, che è un’altra cosa. Analizzando le partite ci sono sicuramente delle aree da migliorare per tornare ad essere l’Udinese che tutti conoscono, la voglia deve essere una base su cui costruire un percorso e posizionare questa squadra sempre più in alto”.

La partita di Venezia e il percorso

“È una partita importante, ma se vinciamo venerdì non siamo salvi e se perdiamo non siamo retrocessi. La strada è lunga e il processo di crescita si sviluppa nel tempo. Nell’immediato puoi fare certe cose, ma devo portare avanti un processo che non è fatto solo dal risultato sportivo ma anche dallo sviluppo dei calciatori, che poi vanno a creare valore. Io in carriera ho fatto sempre bene da questo punto di vista, ho sempre fatto giocare i giovani e le società hanno sempre venduto bene. A me piace vincere ma mi fa piacere anche vedere giocatori che ho lanciato io fare bene. Serve organizzazione in tutti gli aspetti, ci sono delle richieste dell’allenatore che i giocatori devono per forza eseguire. Voglio vedere predisposizione, poi lo sviluppo dei calciatori andrà di pari passo con i risultati, è tutto legato”.

La conoscenza della squadra

“C’era interesse mio nel venire qua, quindi mentre ero a casa ho studiato per farmi trovare pronto. Devo ancora scoprire tante cose, in questo momento il tempo è mio nemico. Sono due giorni che entro alle otto del mattino e esco alle nove di sera, ma lo faccio con passione, non mi pesa. È una questione di mentalità e anche i ragazzi devono vederla così”.

Il legame con Poggi e Gotti

“Ho legato molto con due persone che sono passate di qui. Una è Paolo Poggi, insieme al quale ho riportato il Venezia in Serie A dopo vent’anni in una stagione iniziata con l’obiettivo di salvarsi. Si era creata una certa magia, che si sviluppava anche nei rapporti personali. Lui mi ha sempre raccontato dell’Udinese, è felice per me e mi ha detto di essere me stesso. L’altra è Luca Gotti, una persona molto intelligente e che stimo tantissimo, l’ho conosciuto di recente ed è subito nato un feeling. Quando ha saputo che sarei potuto venire qui mi ha detto di accettare senza pensarci due volte, perché avrei trovato qualcosa che non avevo mai avuto, e che mettendo quello che sono sarebbe potuto nascere un connubio duraturo. Questo è il mio obiettivo e devo guadagnarmelo, quindi testa bassa e pedalare”.

I senatori e il senso di appartenenza

“Non ho avvertito alcun tipo di scollatura da parte dei senatori della squadra. Sono professionisti di livello e hanno cultura del lavoro. Nei momenti di difficoltà succedono tante cose e alla fine sono ragazzi, nessuno di loro è cattivo, vogliono fare bene per sé stessi e per il club. Forse ho visto troppo ragionamento sul piano individuale, mentre io amo ragionare in maniera collettiva. Non è sempre facile trovare il senso di appartenenza per chi viene da fuori, io vivo questo sport con passione e quando entro in un club lo sposo in toto. Mi sto studiando la storia dell’Udinese, poi dovrò imparare a conoscere i tifosi e i giornalisti, tutte componenti importanti del mondo Udinese. Ora siamo tutti in difficoltà, ma se remiamo tutti dalla stessa parte l’energia cambia. Io mi lego molto ai posti in cui alleno, vivo il mio ruolo visceralmente, e voglio farlo pure qui”.

I tifosi

“Avere dei tifosi che nelle difficoltà ti stimolano in modo civile è un vantaggio, è una cosa non scontata e che dimostra maturità. Qualche volta è giusta che la squadra venga spronata dai tifosi. Io penso ci sia un solo modo per avvicinare la gente: dimostrare che in campo si portano valori che rispecchiano il territorio. In questo caso quindi grande lavoro, dare tutto, essere contenti di far felice la gente, queste sono cose che avvicinano i tifosi alla squadra. Noi abbiamo un debito con loro vista la classifica, dobbiamo fare di meglio e quando succederà scatterà quel giusto legame, che bisogna meritarsi. Quando si arriva a quel punto si procede a gonfie vele. Non bisogna parlare, ma dimostrare sul campo. Ci vuole concretezza”.

Il lavoro di squadra

“Se guardiamo fuori da qui ci sono squadre più forti che fanno altrettanta fatica. Ci sono momenti in cui pensi di essere al top e poi non lo sei. Non è solo una questione mentale, ma anche di lavoro. Io batto sul ragionare di squadra perché il lavoro comune aiuta a sopperire le mancanze, se ragioniamo sui singoli sbagliamo. La differenza tra il tennis e il calcio è che là sei da solo, qui giochiamo in 16 ogni partita, l’energia va cercata nelle connessioni. Siamo noi a decidere chi vogliamo essere, l’atteggiamento è una scelta, mentre il talento te lo da madre natura. Io ero un incontrista, il passaggio più lungo che facevo era a un metro, eppure ho giocato in Serie A, grazie alla mentalità. Questo meccanismo deve essere collettivo, così si sopperisce ai difetti dei singoli e i giovani possono sbagliare”.

La migliore Udinese degli ultimi dieci anni

“Gotti dice che questo è il miglior organico degli ultimi dieci anni? Dobbiamo dimostrarlo sul campo e per ora non è successo. Io devo lavorare perché succeda, magari poi tra quattro mesi avrò una risposta su questo tema”.

Gli infortunati

“Per Venezia recuperiamo Solet, poi vedremo per quanti minuti potrà giocare. È un ragazzo gigantesco e questa mole va tutelata, è un giocatore fortissimo. Stiamo parlando con lui e con lo staff e valutando cosa fare. Ci sono poi altre situazioni che ci porteremo fino all’ultimo e sono giocatori importanti. La situazione è particolare, vogliamo fare il bene dei giocatori, non voglio schierare qualcuno perché mi serve adesso e poi trovarmelo fuori un mese. Io ascolto le indicazioni dello staff medico. Poi avremo la sosta, ma con tutti i giocatori che andranno in nazionale saranno due settimane quasi perse”.
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La crescita come allenatore

“Le migliori esperienze sono quelle negative. Io ho sempre saputo rialzarmi, so incassare bene i colpi. Avendo smesso di giocare presto sono ancora giovane, ma alleno ormai da dieci anni e non sono più quello di Venezia, come quella volta non ero più quello di Bolzano. Io ora mi vedo più lucido, pur mantenendo uno stile forte di allenamento, sono un animale da campo, non un gestore. Sono cambiato nella gestione dei momenti negativi, come anche nel rapporto con i giocatori. Una volta ero più estremista sulla mentalità, ora cerco di tirarli dentro lavorandoci faccia a faccia. Ogni giocatore ha il suo carattere e reagisce in modo diverso agli input, lavorare singolarmente porta via energie ma serve. Su questo sono cresciuto, prima chi ci stava era dentro, gli altri erano fuori”.

La sfida da ex a Venezia

“È innegabile che io abbia un legame con Venezia. Nemici mai, ma ora avversari sì. Per me conta solo l’Udinese, non esiste nient’altro. Il Venezia è simile a noi: hanno potenziale, hanno fatto investimenti, ma hanno raccolto meno di quanto meritavano. Sarà una partita difficile, in uno stadio caldo, dobbiamo essere pronti dal punto di vista agonistico, sul quale ho visto la squadra in difficoltà in altre partite. Questo è il primo step, poi svilupperemo il resto”.

La fiducia di Gino Pozzo

“Sono stato vicino all’Udinese altre due volte e per due volte non ho accettato per motivi miei, ma Gino Pozzo ha avuto ancora una volta fiducia in me, non è scontato. Lo voglio ringraziare, farò di tutto per ripagare in campo questa fiducia”.

La lingua

“Si parlerà italiano. Io parlo anche inglese, ma l’80% dei miei giocatori capisce l’italiano. Va bene i nuovi, con cui parlerò inglese, ma la società obbliga i giocatori a studiare l’italiano e per me è fondamentale che si adattino alla cultura di questo Paese come io sono felice di adattarmi alla loro. Voglio che si parli italiano in squadra”.