Inaugura a Casarsa l’Academiuta Pasolini
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Trentuno giovani ricercatori da università italiane ed europee alla scuola di alta formazione del Centro Studi. Presentata la nuova immagine
CASARSA DELLA DELIZIA – «I maestri sono fatti per essere mangiati». È la frase tratta da “Uccellacci e uccellini” che Davide Toffolo ha scelto per l’immagine della nuova Academiuta Pasolini.
Un corvo e una battuta affidati al tratto del fumettista e musicista, frontman dei Tre allegri ragazzi morti, hanno accompagnato questa mattina l’apertura della scuola di alta formazione del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa, a palazzo Burovich. Un invito a non considerare i maestri figure intoccabili, ma a confrontarsi con loro, fino a farli propri e superarli.
«Mi sono emozionato a portare qui questo disegno – ha raccontato Toffolo – perché i miei segni si sono spesso avvicinati a Pasolini. Ho ripreso una frase che nel film si completa con “in salsa piccante”, parole attribuite al filologo Giorgio Pasquali. Voi oggi siete allievi e sapete che cosa significa avere un maestro davanti. Il corvo, che rappresenta l’intellettuale marxista, viene mangiato dai due protagonisti. È quello che accade a ogni allievo: si entra in relazione con i maestri, anche in modo cannibalico, e si vede che cosa nasce dall’incontro. Siete pronti a mangiare il vostro maestro: quello che accadrà dopo lo scopriremo attraverso ciò che farete».
L’immagine restituisce lo spirito dell’Academiuta, che ha rinnovato la propria formula rafforzando il dialogo con le nuove generazioni.
«Vogliamo che sia un’occasione di confronto con i giovani attraverso la parola di Pasolini», ha sottolineato il presidente Marco Salvadori.
Per l’assessora comunale, Paola Zia, Pasolini è una figura centrale per Casarsa, per il legame con la sua terra e per ciò che rappresenta a livello nazionale e internazionale. Da qui la volontà dell’amministrazione di collaborare con il Centro Studi.
Sono 31 i partecipanti, provenienti da università italiane ed europee: laureandi, laureati e giovani studiosi che il 4 e 5 novembre si confrontano a palazzo Burovich sul tema «Pasolini giornalista polemista».
Curata scientificamente da Roberto Carnero, professore associato all’Università di Bologna, l’Academiuta è uno dei progetti con cui il Centro Studi intende ampliare una comunità scientifica internazionale attorno all’opera pasoliniana, mettendo in relazione percorsi di ricerca e generazioni diverse.
Il nome richiama la piccola Academiuta di lenga furlana fondata da Pasolini nella terra materna.
Il corso attraversa la produzione giornalistica dello scrittore: dalle collaborazioni giovanili ai «Dialoghi con Pasolini» su «Vie Nuove», dalla rubrica «Il caos» su «Tempo» agli interventi sul «Corriere della Sera», poi raccolti negli «Scritti corsari» e nelle «Lettere luterane».
«Abbiamo raccolto l’invito di Pasolini a individuare i fili conduttori della sua produzione, senza limitarci agli “Scritti corsari”», ha spiegato Carnero.
Una ricerca che guarda al presente. Negli anni Settanta Pasolini individuava nella televisione uno strumento di potere, capace di imporre un pensiero unico. Oggi il mezzo è cambiato, ma non i meccanismi di condizionamento.
«La rete appare più democratica e orizzontale, perché tutti possono esprimersi, ma nasconde forme di influenza più sottili. Pensiamo al peso degli influencer e delle dinamiche dei social. Le osservazioni di Pasolini sulla televisione si possono applicare anche a questi nuovi centri di trasmissione del pensiero, soprattutto nei confronti di chi ha meno strumenti culturali per sviluppare uno sguardo critico».
Un’attualità che Carnero ritrova anche nell’insegnamento: «Quando presento Pasolini ai ragazzi, sono loro a riconoscere nel suo pensiero elementi di grande attualità».
La settimana proseguirà il 6 novembre a Udine, nella Sala Pasolini di palazzo di Toppo Wassermann, e il 7 a Casarsa, a palazzo Burovich, con il convegno internazionale «Pasolini e il Novecento. Atlante delle scritture e delle arti a fine secolo», curato da Massimo Raffaeli. Al centro, la rete di rapporti, amicizie, confronti e divergenze che legò lo scrittore ai protagonisti della cultura novecentesca.


