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Da Strassoldo a Barbana: l’evoluzione di un pellegrinaggio

Tempo di lettura: 2 minuti

Le sorelle Franco hanno ricordato i viaggi in carro che duravano ore per poter raggiungere Belvedere

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La comunità di Strassoldo a Barbana
La comunità di Strassoldo a Barbana

 

CERVIGNANO DEL FRIULI – “Vegnarin simpri a Vô tal prim miarcui di avost” («Verremo sempre da Voi il primo mercoledì di agosto»).

È il voto solenne inciso sulla vetrata della chiesa di San Nicolò a Strassoldo, nato da un episodio ritenuto miracoloso avvenuto nel 1823.

Due muratori del paese, i fratelli Magrini, precipitarono da un’alta impalcatura mentre erano al lavoro. Invocarono la Madonna di Barbana e, contro ogni previsione, uscirono illesi dalla caduta.

Per riconoscenza promisero di recarsi ogni anno, nel primo mercoledì di agosto, in pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Barbana.

A quel gesto di fede si unirono ben presto anche gli abitanti di Strassoldo, dando origine a una tradizione che si tramanda da oltre due secoli. Ogni anno la comunità rinnova il voto, unendo fede, memoria storica e identità collettiva nella traversata verso l’isola-santuario.

L’edizione di quest’anno ha segnato il 203° anniversario del pellegrinaggio, confermando una delle più antiche e sentite tradizioni religiose della Bassa friulana.

Anche quest’anno, un numeroso gruppo di pellegrini si è radunato all’imbarcadero per intraprendere la tradizionale traversata.

Accolti da accolti dal Priore dei Benedettini dom Angelo, con la Croce di Aquileia portata da dom Gregorio, i fedeli hanno partecipato alla processione, accompagnata dal canto delle litanie lauretane.

Dopo le confessioni, il parroco don Sinuhe Marotta ha celebrato la messa.

Tra i pellegrini spiccavano le sorelle Franco, ottuagenarie che con la loro testimonianza custodiscono la memoria più autentica e viva della storica tradizione del pellegrinaggio a Barbana.

Rievocando i tempi della loro infanzia, hanno raccontato con emozione e nostalgia come questo appuntamento fosse non solo un momento di profonda spiritualità, ma l’evento più atteso dell’anno, vissuto quasi come la vacanza più bella capace di stringere attorno a sé l’intera comunità.

I ricordi si sono fatti particolarmente intensi descrivendo il lungo viaggio in carro fino a Belvedere, un’avventura d’altri tempi che durava ore e faceva sentire ciascuno parte di qualcosa di grandioso.

A quel punto, l’imbarco sul vaporetto rappresentava il passaggio simbolico verso una dimensione di raccoglimento e sacralità. Ma il culmine di questa intensa giornata si rinnovava attorno al pranzo comunitario: una grande tavola imbandita dove si dividevano cibo, storie e preghiere, trasformandosi nel segno tangibile di un’unione che supera le generazioni e rinsalda la fede collettiva.