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LineaNazca: tutto torna

Tempo di lettura: 6 minuti

Una realtà musicale attiva da oltre un quarto di secolo nella Bassa friulana. Che tra evoluzioni e sperimentazioni è sempre rimasta fedele ai propri valori. Perché per fare musica può essere sufficiente una stanza, passione e una visione

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LineaNazca in concerto
LineaNazca in concerto

 

C’è un’immagine che più di ogni altra definisce la storia dei LineaNazca.

Un gruppo di ragazzi che, in una cantina umida di Villa Vicentina, tenta di creare musica e sogni che in primis generino vibrazioni a loro stessi, in quella sera della settimana in cui si devono anche coprire le imprecazioni di un Udinese Club della stanza adiacente, tappezzando i muri con del polistirolo rubato da un cantiere e qualche moquette di fortuna.

Non è solo la cronaca di una band di provincia, ma un’epopea fatta di “scarpate” su una Stratocaster e strumenti frutto di risparmi, di amicizie magnetiche e di una testardaggine creativa che ha trasformato il basso Friuli in un laboratorio di sperimentazione New Prog.

Tutto comincia quasi tre decenni fa. La formazione embrionale ha un luogo di nascita preciso: una soffitta al quarto piano di una casa a schiera a Cervignano del Friuli dove si riuniscono Max, il cugino Enzo, entrambi fan dei Pink Floyd, e Rema, il bassista “venuto da oltre il Piave”.

In quel periodo, la batteria è solo un software midi, ma l’amicizia tra i tre è il vero motore. Quando si decide di fare sul serio, la band si sposta in una vecchia cantina a Villa Vicentina.

In quella “Sala Cagnon”, tra crisi mistiche creative e i primi acquisti di LP dal figlio del negoziante, Stefano, che entra nel gruppo come batterista estroso, la formazione prende corpo. Si aggiunge anche il chitarrista Andy, allievo di Lentini, che con il suo stile metronomico completa l’ensemble.

Nascono i primi brani: Misteri, Tempi Nuovi e le prime sperimentazioni verso una maturità ancora lontana. La ricerca di un cantante diventa una missione, e il destino si manifesta in un negozio di dischi a Cervignano dove Momo si propone senza indugi e, dopo una sola prova, entra nel gruppo con tanta voglia di metterci del suo su melodie e testi, e una dote allora fondamentale: i capelli lunghi.

Sotto il nome provvisorio di “Milioni di premi!”, la band affronta i primi concorsi. Ma la vera svolta arriva dopo la dipartita di Stefano e la risposta all’annuncio sul “Mercatino” di Andrea “Genko”, un batterista triestino con l’anima funky e un talento fuori dal comune.

Con lui, la musica cambia pelle con l’evoluzione della parte ritmica che si integra perfettamente insieme a Rema: arrivano i tempi dispari e le nuove dinamiche.

È tempo anche di nuovo nome, la curiosità che si nutre per le civiltà scomparse alla loro simbologia e all’ignoto che celano, indirizzano il nome verso qualche mistero che può essere svelato solo se letto da un punto di vista più alto, e quello delle linee di Nazca lo è; il nuovo sound ritmico si sposa con nuovi testi introspettivi, arriva il brano Il volo del Condor: il testo parla proprio di un decollo sopra quelle terre che danno il nome al gruppo.

Il percorso della band cambia ma non senza ostacoli: quando Rema, dopo un decennio “adottato” dal Friuli, sceglie di tornare nella sua terra padovana, si apre un vuoto affettivo immenso. L’unica ancora di salvezza è Diego, bassista doc che già gravitava nell’orbita del gruppo. Diego non esita un secondo all’invito del fratello: si integra perfettamente, rielaborando l’eredità ritmica di Rema e portando la band alla vittoria del concorso “Intensivo” con il brano Fuori Gabbia.

Con lo stesso brano la band si propone perfino per il “Festival di Napoli” a Fiuggi (raggiunto in camper) raccogliendo ampi consensi di critica ma anche dove prende consapevolezza che il mondo di concorsi e festival è anch’esso malato di interessi e raccomandazioni: i compromessi non sono esattamente quello a cui si è disposti.

È l’inizio di una nuova fase “fai da te”, dove i risparmi finiscono nell’acquisto di attrezzature per incidere il primo album autoprodotto.

Il 2007 segna l’inizio della sfida più grande: un Concept Album. Per anni, la band riordina improvvisazioni e testi visionari in una opera rock che ha un filo logico: la ricerca della mitica città dell’oro, pubblicando nel 2011 “Eldorado”.

Si tratta di una metafora potente che traccia un parallelo con la contemporaneità sulla ricerca ossessiva del denaro e del benessere materiale da parte dell’uomo, con l’inevitabile rinuncia ai valori più profondi.

Nel 2012 il gruppo ritorna a nuove idee, riscoprendosi però naturalmente più a proprio agio nei testi in italiano che Momo partorisce nelle notti insonni: il sound è cambiato, mentre Eldorado si affacciava a un prog melodico, Genko preme sull’acceleratore per dare carattere ancora più estremo al New Prog che è germogliato, e gli altri non si tirano indietro.

Nasce il brano “Deja Vù” prima e alla vigilia della mistica data del 21/12/2012 “L’alba di un’era”.

Nel 2015, i problemi di salute di Genko conducono all’ingresso come turnista di Gianluca Trivigno, polistrumentista di Monfalcone che porta con sé la precisione di un “amministrativo svizzero” dietro le pelli.

L’ultimo tassello del mosaico si incastra nel 2016 con l’arrivo di Fabrizio “Rick” Forcieri. Le sue tastiere portano il sound verso una dimensione sinfonica e completa.

La band trasloca ancora, questa volta dalla sede di Ruda nella “Hole Four” (HF) di Cervignano, una vecchia macelleria trasformata in tempio del suono. Qui prende vita l’album che raccoglie la registrazione di 9 brani inediti.

Il filo logico sembra essere nel significato dei testi riconducendoli a un’unica formula, quasi fosse un concept: nella vita tutto torna.

Dopo un lavoro estenuante ma definitivo che vede la partecipazione di amici come il fonico Matteo Avian e la cantante Giordana Gismano, l’album viene pubblicato nel 2023 con AUA Records.

Oggi, i LineaNazca celebrano oltre un quarto di secolo di attività. Non sono più i ragazzi della soffitta, ma un sestetto capace di trasformare un concerto in un’opera rock narrata.

Dopo il Teatro Pasolini il loro sguardo è stato rivolto al Teatro “Gustavo Modena” di Palmanova, diventato lo scenario per una nuova, immersiva esecuzione di Eldorado. low leneanazca01La band oggi

La storia di Max, Enzo, Momo, Diego, Gianluca e Fabrizio continua, dimostrando che la vera arte non ha fretta: ha solo bisogno di una stanza, passione e di una visione.

Ora diamo un’identità a questi ex giovani musicisti ma eterni sognatori: Massimo D’Urso, chitarra; Moreno Valentinuzzi, voce e chitarra acustica; Diego Valentinuzzi, basso e voce; Vincenzo Pastore, chitarra; Andrea Skerian, batteria; Fabrizio Forceri, tastiere.