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Patologie neurologiche: Udine avanza nella diagnosi precoce

Tempo di lettura: 3 minuti

Studio dell'ateneo friulano standardizza una nuova procedura per valutare il parlato. Analizzati i campioni narrativi di 717 adulti sani

Andrea Marini 1
Il professor Andrea Marini
Il professor Andrea Marini

 

UDINE – Un passo avanti nella diagnosi precoce delle patologie neurologiche è stato compiuto grazie a uno studio dell’Università di Udine che ha sviluppato e standardizzato un innovativo test per valutare le abilità discorsive in adulti sani e con disturbi neurologici.

Il test è in grado di intercettare i cambiamenti fisiologici legati all’età e distinguerli dai segnali precoci di patologie neurologiche per arrivare quindi a diagnosi più accurate.

Il lavoro, coordinato da Andrea Marini, è stato condotto dal Laboratorio di neuroscienze cognitive del Dipartimento di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società dell’Ateneo friulano.

La ricerca (“Standardization of the Multilevel discourse analysis-Mla and identification of data-driven age bands for research on language in healthy aging”) è stata pubblicata dalla rivista scientifica internazionale Journal of Neurolinguistics (https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0911604426000345).

I risultati

Nel complesso, lo studio offre il quadro di riferimento più completo finora disponibile per valutare la produzione del discorso narrativo nella vita adulta.

Consente, infatti, di intercettare nel modo in cui parliamo i sottili segnali di un declino cognitivo indotto dall’invecchiamento sano o da lesioni cerebrali.

In più, contribuisce a una migliore comprensione teorica: l’invecchiamento sembra influenzare soprattutto i processi integrativi di alto livello, come coerenza e organizzazione del discorso, più che i meccanismi linguistici di base.

Infine, dimostra che l’invecchiamento sano influisce in modo sproporzionato sui meccanismi integrativi del discorso di ordine superiore piuttosto che sui processi di codifica lessicale e morfosintattica di base.

Lo studio

La ricerca ha analizzato racconti forniti da 717 adulti sani, di lingua italiana, tra i 20 e i 94 anni.

I dati sono stati raccolti in varie aree del nord, centro e sud Italia.

Il dato finale di ciascun campione ha tenuto conto dell’età e del livello d’istruzione, e delle fasce d’età correlate a produttività linguistica, difficoltà e informatività lessicale, costruzioni grammaticali e difficoltà macrolinguistiche.

«L’obiettivo finale della ricerca – spiega Andrea Marini, professore di Psicologia generale dell’Ateneo friulano – è migliorare la capacità di distinguere tra cambiamenti fisiologici legati all’età e segnali precoci di patologie neurologiche utilizzando il linguaggio come indicatore. Infatti, il linguaggio è una funzione complessa che emerge dall’interazione tra diversi livelli cognitivi e linguistici. E questo studio ha compiuto un passo decisivo per comprendere meglio come evolve lungo tutto l’arco della vita adulta la produzione del discorso, standardizzando per la prima volta un sistema multilivello di analisi, cioè che comprende i livelli cognitivi e linguistico, fornendo dati normativi su un ampio campione di adulti sani».

Al progetto hanno collaborato il team di assegnisti di ricerca composto da Sara Andreetta, Silvia D’Ortenzio, Giulia Gasparotto e Francesco Petriglia, e la dottoranda in Neuroscienze cognitive Marika Gobbo.

Il lavoro rientra fra i progetti di rilevante interesse nazionale (Prin 2022 Pnrr) sostenuti dal Ministero dell’università e della ricerca.