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Disabilità visiva e sensoriale: nuove opportunità a Trieste

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Inaugurato lo spazio multimediale Lumen Lab presso l’Istituto regionale Rittmeyer, per favorire l'autonomia e la formazione

lumen lab
La presentazione dello spazio Lumen Lab
La presentazione dello spazio Lumen Lab

 

TRIESTE – Un ambiente inclusivo e innovativo, predisposto per promuovere l’autonomia e la formazione delle persone con disabilità visiva e sensoriale, finalizzato a favorirne anche l’inserimento professionale grazie allo sviluppo di competenze aggiornate.

È lo spazio Lumen Lab, la nuova sala multimediale realizzata all’Istituto regionale Rittmeyer di Trieste, inaugurata nella serata di ieri alla presenza dell’assessore regionale alla Salute, Riccardo Riccardi, e del vicesindaco di Trieste, Serena Tonel, accolti dal commissario straordinario dell’Istituto Rittmeyer, Lorenzo Capaldo, con il direttore generale Guglielmo Montagnana e con il presidente del Rotary Club Trieste Alto Adriatico, Carmine Pullano.

«Lo Spazio Lumen Lab – ha spiegato Capaldo, dopo la benedizione impartita da don Marco Eugenio Brusutti – può accogliere fino a 12 utenti contemporaneamente, ed è organizzato per garantire condizioni ottimali di comfort, concentrazione e benessere. Il personale specializzato potrà operare sulla formazione degli utenti attraverso dotazioni tecnologiche di ultima generazione che includono software specificamente progettati per facilitare l’accesso e l’utilizzo degli strumenti digitali. Tra questi, programmi per l’apprendimento della digitazione a dieci dita e screen reader come NVDA (NonVisual Desktop Access), che permettono alle persone con disabilità visiva di utilizzare il computer in autonomia, senza costi aggiuntivi per licenze. Siamo grati al Rotary Club Trieste Alto Adriatico, che ha voluto realizzare e donare questa sala all’Istituto Rittmeyer, testimoniando la sua forte vicinanza in una fase particolarmente delicata della vita della nostra istituzione. Un valore aggiunto per il Rittmeyer, al quale hanno concorso altri partners della società civile coinvolti dal Rotary Club Alto Adriatico: in particolare il Club Puglia e due altri sodalizi rotariani, Rotary Trieste International e Distretto 2060».

Illustrato nelle sue caratteristiche tecniche da Francesca Alessio Vernì, responsabile area servizi educativi e riabilitativi dell’Istituto Rittmeyer, con gli esperti Federica Zamparo e Maurizio Terpin di Interfase, lo spazio Lumen Lab si articola in tre distinti ecosistemi tecnologici, pensati per offrire un’esperienza completa e flessibile: un ambiente Windows, un ambiente Apple e un’area dedicata ai dispositivi smart, che comprende tablet, e-reader, stampanti 3D, visori e altre tecnologie emergenti.

Le postazioni sono separate da pannelli fonoassorbenti, così da consentire a più utenti di lavorare contemporaneamente senza interferenze acustiche.

Ogni postazione è dotata di sedute ergonomiche, con la disponibilità anche di poltrone progettate per attività prolungate.

Lumen Lab nasce dalla consapevolezza che la tecnologia evolve rapidamente e che i modelli formativi devono essere in grado di adattarsi con la stessa rapidità. Per questo è concepito come un ambiente dinamico, in continua evoluzione.

L’obiettivo non è semplicemente trasferire competenze tecniche, ma sviluppare nelle persone la capacità di adattarsi al cambiamento e di utilizzare in modo consapevole gli strumenti disponibili. In questa prospettiva, l’autonomia viene intesa come un processo continuo di crescita.

«Attraverso percorsi formativi realmente calibrati sulle competenze e sulle aspirazioni delle persone con disabilità visiva – ha concluso Capaldo – Lumen lab permetterà di “allenare” la loro autonomia e di superare, grazie alle opportunità delle nuove tecnologie, i vecchi modelli che relegavano le persone con disabilità sensoriale a ruoli marginali».

Le attività che si svolgeranno all’interno dello Spazio Lumen Lab integrano riabilitazione visiva, utilizzo di tecnologie assistive e sperimentazione di strumenti innovativi. 

Non ci saranno percorsi standard: ogni intervento verrà costruito in modo personalizzato, sulla base delle caratteristiche, delle esigenze e degli obiettivi della persona. L’approccio è quindi “sartoriale”, orientato a valorizzare le capacità individuali e a sviluppare progressivamente competenze operative e autonomia. Un esempio significativo è rappresentato dall’utilizzo di visori dotati di telecamere a 360 gradi, che consentono di registrare ambienti reali – anche domestici – e di riprodurli successivamente in modalità immersiva.

In questo modo, l’utente potrà esercitarsi in un contesto protetto, sperimentando percorsi di orientamento e mobilità con il supporto di operatori specializzati. L’attenzione all’ambiente è un elemento centrale del progetto: l’illuminazione, studiata anche attraverso pannelli dedicati a soffitto, e le scelte cromatiche, basate su tonalità di azzurro e blu, contribuiscono a creare un contesto rilassante e funzionale all’apprendimento.