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Mattia Della Silvestra: il sapore del sacrificio

Tempo di lettura: 7 minuti

Si è avvicinato allo sport grazie al basket, ma la sua passione è diventata presto il rugby. Le sue prodezze alla Juvenilia di Bagnaria Arsa hanno destato l’attenzione del Petrarca Padova. Dove il sogno continua tra allenamenti e studio. Divenendo realtà grazie all’esordio vittorioso in prima squadra nel club più titolato d’Italia

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Della Silvestra con la maglia della Nazionale giovanile
Della Silvestra con la maglia della Nazionale giovanile

 

CERVIGNANO DEL FRIULI – Mattia Della Silvestra è sempre andato di corsa.

Per comprenderlo basta osservarlo sul campo da rugby, mentre si invola sull’ala alla ricerca della meta.

Doti naturali che quasi quattro anni fa hanno stregato il Petrarca Padova, società più titolata in Italia con i suoi 15 scudetti in palmarès. Un’opportunità che Mattia non si è lasciato sfuggire, resa possibile grazie alle esperienze vissute con la maglia della Juvenilia di Bagnaria Arsa e non solo. Come ci racconta in questa intervista.

Mattia, un talento del rugby sottratto al basket. Com’è iniziata la tua storia sportiva?

«Gli unici due sport che ho praticato in modo serio nella mia vita sono stati il basket e il rugby. Al basket mi sono avvicinato in tenera età, principalmente per seguire le amicizie che avevo ai tempi, praticandolo per tutte le scuole elementari e medie».

Un impegno tuttavia non esaustivo…

«Ero un bambino molto attivo e non mi bastavano i due allenamenti settimanali di basket a Cervignano. Decisi dunque di intraprendere un nuovo sport. Mio padre trovò su internet un annuncio in cui si parlava di una nuova società di rugby che aveva aperto a Bagnaria Arsa e decisi di andare a provare. Così fino alla seconda media ho praticato entrambe le discipline, allenandomi di fatto 4 volte a settimana e avendo spesso partite entrambi i giorni del weekend».

Un vero e proprio tour de force.

«Con l’aumentare del livello degli impegni, diventò sempre più difficile far convivere i due sport e mi trovai davanti a una scelta non semplice. Sia a basket che a rugby me la cavavo e, inoltre, a pallacanestro ero anche il capitano della squadra. Mi sentivo molto combattuto nonostante fosse già ben chiara la mia preferenza verso il rugby».

Come avvenne la decisione?

«Nel contesto di un torneo di basket venne chiesto a tutti i capitani delle squadre quale fosse il loro sogno. Diversamente dai vari “voglio arrivare in NBA”, la mia risposta fu “voglio giocare nella Nazionale di rugby”. Nonostante fossi ancora relativamente giovane, questo mi fece capire ciò che volevo davvero. E così dalla terza media iniziai a dedicarmi esclusivamente al rugby».

Con la Juvenilia di Bagnaria Arsa che diventa casa tua.

«Dal presidente Ernesto Barbutti al vicepresidente Francesco Cirinà, fino ai vari allenatori che mi hanno seguito durante il mio percorso di crescita (Leandro Vrech, Andrea Brach e Marco Mori), tutti mi hanno sempre supportato e non hanno mai pensato ai loro interessi, bensì sempre ai miei. Anche se gli inizi non sono stati facili».

Cosa intendi?

«Eravamo in pochi ed era molto difficile fare gli allenamenti. Le domeniche poi venivamo messi assieme ad altre squadre, sempre diverse. Nonostante ciò la formazione che ho ricevuto è stata molto utile sia durante il periodo del minirugby che poi crescendo. Sono sempre stato molto gracile fisicamente ma ero veloce e agile: sin da piccolo il mio obiettivo era quello di non farmi prendere piuttosto che cercare il contatto. Una costante mantenuta anche i primi anni in cui si è iniziato a parlare di veri e propri ruoli. Diciamo che sono più la mente della squadra che tende a finalizzare il lavoro sporco fatto dagli altri». IMG 2575Della Silvestra con la divisa del Petrarca. Mattia è nato a Palmanova il 27 agosto 2005: è originario diCervignano del Friuli ma prima di trasferirsi a Padova ha frequentato le scuole superiori a Monfalcone

Finché a te si è interessato il Petrarca Rugby Padova, la squadra più titolata d’Italia…

«L’opportunità del trasferimento si è manifestata nell’estate 2022. Nonostante l’idea di andare ad abitare da solo e lontano da casa mi spaventasse un po’, era un’occasione che non potevo lasciarmi sfuggire. Devo ringraziare la Juvenilia che non si è mai opposta. Spero che con questo trasferimento io possa essere da esempio per molti ragazzi provenienti da piccole squadre, in primis per quelli della Juvenilia, per far comprendere che con il lavoro e l’impegno si può raggiungere l’alto livello a prescindere dal punto di partenza».

Nelle tue giornate si alternano studio e allenamenti.

«In una mia giornata tipo la sveglia suona sempre tra le 7 e le 8, anche se può subire variazioni in base al programma di allenamento. Tutta la mattinata fino al primo pomeriggio è occupata dal rugby, tra campo, palestra, riunioni e pause; mi ritrovo a casa per pranzare intorno alle 14. Dopo essermi rilassato un po’, il pomeriggio è interamente dedicato alle lezioni e allo studio. Sono iscritto alla facoltà di Scienze Motorie all’Università di Ferrara, che mi permette di seguire le lezioni online senza dover per forza andare in presenza».

È vero che oltre ad allenarti anche alleni?

«Qualche giorno sul tardo pomeriggio, dopo aver studiato, torno al campo per andare ad allenare, in quanto nel minirugby del Petrarca, per dare meglio l’impronta della società, molti ragazzi della prima squadra fanno da allenatori o, nel mio caso, da preparatore atletico. Dopo aver finito di allenare torno a casa e dopo cena mi rilasso un poco. Poi subito a dormire».

Giornate intense.

«Non nascondo che la carriera studente-atleta spesso è pesante e difficile da alternare. Molte volte faccio fatica a essere sempre al passo con le lezioni, ma non è una cosa impossibile e sono sicuro che con il massimo impegno riuscirò a portare avanti entrambe al meglio».

La fatica, il lavoro, la passione e l’abnegazione ti hanno già regalato soddisfazioni come l’esordio con la prima squadra e l’impiego con la Nazionale giovanile…

«Sin da piccolo sono sempre stato un ragazzo che raramente si accontentava dei risultati ottenuti: raggiunto un obiettivo lo archiviavo per pensare al prossimo. Una mentalità che mi ha aiutato, ma è grazie ai sacrifici che, pur partendo da un livello basso rispetto alla media, sono riuscito ad arrivare dove sono adesso».

Dell’esordio in prima squadra quali emozioni conservi?

«Credo sia stato l’esordio che tutti sognerebbero: titolare, vittoria e meta. Appena entrato in campo avevo il cuore che andava a mille, vedere il pubblico di cui faccio parte ogni domenica tifare per me mi ha dato un’emozione e una carica che mi ha permesso di fare uno switch e vivere tutta la partita in modo tranquillo. Quando è arrivata la meta, tutti i miei compagni sono venuti ad abbracciarmi. La partita si è messa subito in discesa e me la sono goduta al massimo fino alla fine».

Tra rugby e studio quali sono i tuoi obiettivi?

«Ora sto portando avanti la carriera da studente-atleta in cui cerco di massimizzare la rendita di entrambi. Nel rugby nel breve termine vorrei riuscire a ritagliarmi molto più spazio in prima squadra e riuscire anche a fare un salto di qualità a livello internazionale. Nello studio desidero ottenere la laurea triennale in Scienze Motorie per poi andare a fare una magistrale sempre all’interno dell’ambito sportivo». bb586f97Mattia Della Silvestra assieme ai genitori al termine di una partita

I tuoi genitori vengono a vedere le partite?

«Cercano di essere presenti il più possibile e nelle partite casalinghe a Padova vengono sempre a vedermi. A parte nelle zone più lontane, in realtà vengono molto spesso a vedermi quasi in tutto il nord Italia».

Famoso il terzo tempo nel rugby: in campo e fuori (è stato copiato da tutti ormai) come lo vivi?

«Il terzo tempo nel rugby va a rappresentare gli ideali che questo sport racchiude. All’interno del rettangolo di gioco il rugby può essere definito uno sport abbastanza violento per le collisioni che ci sono, ma a differenza di altri sport, appena avviene il fischio finale si diventa tutti amici nel fatidico terzo tempo, dove si mangia e si beve insieme senza tenere conto della squadra a cui si appartiene».