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Incontro nel capoluogo friulano

Società
23 ottobre 2018

Proprietà intellettuale, Udine diventa la porta d’Europa

di redazione (fonte GLP)
Lo studio GLP fa incontrare dodici realtà del Nord Est con l’Ufficio Brevetti Europeo. «Innovazione e sviluppo: i diritti di proprietà intellettuale sono la base per poter crescere ancora»
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Un momento dell'incontro
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23 ottobre 2018 di redazione (fonte GLP)

Udine diventa la porta d’Europa per i diritti di proprietà intellettuale (DPI). Lo studio GLP ha accolto nella propria sede nel capoluogo friulano una delegazione dell’Ufficio europeo brevetti (EPO), confermandosi punto d’incontro tra il mondo imprenditoriale e l’ufficio europeo che si occupa dei depositi. L’occasione è stata dettata dalle novità del brevetto europeo unitario, la cui applicazione dovrebbe avvenire all’inizio del 2019.

Con il “Connection Day”, lo studio di Udine – che ha sedi a Milano, Bologna, Perugia, San Marino e Zurigo, più di 70 dipendenti, oltre 7mila clienti e più di 100mila casi trattati – ha fatto incontrare tre esaminatori dell’EPO con alcune aziende di primaria importanza del Nord Est attive su scala internazionale. Nomi del calibro di Alifax, Area Science Park, Corob, Danieli e C. Officine meccaniche e Danieli Automation, De’ Longhi, Friulsider, Illy Caffè, IMA - Industria Macchine Automatiche, Mangiarotti - Westinghouse, MEP Macchine Elettroniche Piegatrici e Università di Udine hanno riflettuto sull’importanza di tutelare le proprie conoscenze e di investire sull’innovazione perché «imparando ad apprezzare i DPI nello stesso modo in cui vengono apprezzati i più tradizionali asset aziendali, s’impara a gestire il business in termini moderni, utilizzando mezzi internazionalmente riconosciuti e sostanzialmente tutelati in pari modo», osservano Davide e Daniele Petraz, co-managing partner di GLP. «I diritti di proprietà intellettuale non sono solo un mezzo per accorciare eventuali distanze con altre realtà, ma una chiave per acquisire vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. Con i DPI tutta la struttura industriale della nostra regione ha dato tanto, ma può dare ancora di più».

I vantaggi
A testimoniare il vantaggio competitivo ci sono i dati dell’EUIPO. L’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale ha infatti rilevato come le aziende ad alta intensità di diritti di proprietà intellettuale abbiano una marcia in più anche nella capacità di creare sviluppo e ricchezza. Prendendo in considerazione il periodo 2011-2013, l’industria ad alta incidenza di DPI ha creato - direttamente e indirettamente - oltre 80 milioni di posti di lavoro e ha generato il 42% dell’attività economica totale (5.700 miliardi di euro). A fronte di un deficit commerciale di 42 miliardi di euro, i prodotti europei ad alta incidenza DPI hanno avuto un surplus dei 96 miliardi. In questo quadro, la quintessenza dei DPI sono i brevetti: «Sono indicativi non solo della capacità innovativa delle aziende, ma anche la loro capacità di competere in un mondo globalizzato con le armi più raffinate, quali la gestione finanziaria dei DPI, la loro forza espansiva e anche coercitiva nei confronti di chi è meno preparato», spiegano Davide e Daniele Petraz di GLP.

La situazione italiana
Tra il 2015 e il 2017, i brevetti europei provenienti dall’Italia sono cresciuti del 9%; pur posizionandosi al decimo posto, con i suoi 12.510 depositi il nostro Paese è però lontano da Francia (quarta con oltre 30 mila), Germania (seconda con 75 mila) e Stati Uniti (primi con 124 mila). Una situazione che si riflette anche nel solo comparto meccanico. «Circa la metà dei brevetti europei arrivano da Paesi extra UE. La Germania esprime il 20%, la Francia il 15% e l’Italia il 3%», osserva Stefano Cecchini, examiner di EPO intervenuto nella sede di GLP insieme con i team manager EPO Petra Theresia Schindler-Bauer e Cyril Valfort. L’Italia risente di una scarsa cultura, ma anche di una struttura imprenditoriale fatta di tante piccole e medie realtà. «Le aziende italiane hanno per lo più dimensioni medio piccole e una struttura di carattere familiare. C’è una tendenza alla riservatezza, a mantenere all’interno il know-how senza però comprendere fino in fondo l’importanza di una sua corretta tutela». Chi però opera su scala internazionale conosce bene l’importanza di tutelare le proprie invenzioni e i propri marchi.

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