Imoney tab white
Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni

Inquinamento luminoso

Società
02 luglio 2015

Che effetti ha la luce artificiale?

di Annalisa Casarin
Nell’era della produzione di beni e servizi 24 ore su 24, viviamo in aree illuminate costantemente. Con ripercussioni sul sonno e sulla salute di ciascuno di noi.
CONDIVIDI
10449
Società
02 luglio 2015 di Annalisa Casarin Image

Le ragioni per cui una persona potrebbe non riuscire a dormire sufficientemente sono diverse: l’inizio del lavoro o della scuola molto presto al mattino, i turni di notte, l’ingestione di cibo e bevande ricchi in caffeina. Ognuno di questi comportamenti è legato all’avvento della luce elettrica perché questa tecnologia ha portato a una produzione di beni e servizi 24 ore su 24 e sette giorni su sette.

Molte persone devono stare sveglie in orari non naturali e non riescono a recuperare il sonno mancato, tendono a dormire per poche ore o si agitano nel letto. Questi sono i sintomi dell’insonnia per la quale la luce artificiale rappresenta uno dei fattori precipitanti*. Più del 99% della popolazione di Europa e Stati Uniti e circa i due terzi della popolazione mondiale vivono in aree illuminate costantemente, mentre il cielo notturno supera la soglia dell’inquinamento luminoso, ovvero la luminosità del cielo oltrepassa del 10% quella naturale della notte dovuta a un’illuminazione inappropriata che causa alterazioni a flora e fauna. Inoltre la deprivazione di sonno volontaria dovuta ad attività ricreative, quali stare davanti a televisione e sistemi informatici di notte, perpetua l’alterazione del ritmo circadiano** in modo più potente di molte droghe.

E-reader, tablet e smartphone, per esempio, emettono una luce blu in grado di ostacolare la produzione fisiologica di melatonina, ormone responsabile dei ritmi circadiani.

Analizzando il termine luce, esso si riferisce allo spettro o campo di attività delle onde elettromagnetiche visibili all’occhio umano. La presenza contemporanea di tutte le lunghezze d’onda visibili (i colori) forma la luce bianca, ad esempio quella emessa dal Sole. La luce viaggia nel vuoto, quando incontra un materiale si scompone nelle sue componenti colorate (l’arcobaleno è dovuto alla scomposizione o rifrazione della luce nell’acqua).

I moderni display a colori presenti nei monitor dei computer o nei televisori utilizzano solo  lunghezze d’onda appartenenti al rosso, al verde e al blu, che servono ad “approssimare” anche gli altri colori dello spettro. L’esposizione alla luce principalmente di lunghezza d’onda blu inibisce la produzione della melatonina in misura dose-dipendente, cioè più luce blu c’è, meno melatonina viene prodotta.

La melatonina è un ormone secreto da una ghiandola posta alla base del cervello, l’epifisi o ghiandola pineale. Essa sintetizza la melatonina in assenza di luce. Poco dopo la comparsa dell’oscurità, le sue concentrazioni nel sangue aumentano rapidamente e raggiungono il massimo tra le 2 e le 4 di notte per poi ridursi gradualmente all’approssimarsi del mattino. L’occhio, come l’orecchio che ascolta e regola l’equilibrio, ha due funzioni: quella della visione e quella di trasmettere al cervello informazioni circa la presenza di luce nell’ambiente per regolare il nostro ‘orologio biologico’. Quando il segnale raggiunge il cervello i neuroni che inducono il sonno  vengono inibiti, sopprimono il rilascio di melatonina e lo stato di veglia viene attivato. Come già spiegato, più luce blu colpisce l’occhio, meno melatonina viene prodotta e il ritmo sonno-veglia viene interrotto.

Un effetto che solo in parte potrebbe essere evitato con la somministrazione di melatonina di sintesi, dal momento che l’ormone può essere assunto solo per brevi periodi, altrimenti verrebbe compromessa la naturale capacità di produzione da parte dell’organismo.

Il naturale ciclo di 24 ore di luce e buio aiuta a mantenere l’equilibrio nei ritmi biologici circadiani, insieme con i processi di base che aiutano il nostro corpo a funzionare normalmente. L’eccessiva esposizione all’illuminazione notturna disturba questi processi essenziali ed è in grado di creare effetti potenzialmente nocivi sulla salute umana.

La deprivazione di sonno costituisce uno dei fattori di rischio per condizioni patologiche come l’obesità, il diabete, le malattie cardiovascolari, la depressione e l’ictus. Inoltre la melatonina sembrerebbe in grado di inibire l’insorgenza del cancro al seno e alla prostata come evidenzia uno studio condotto su lavoratori che fanno turni di notte (Organizzazione Mondiale di Sanità, 2007). Ancora più evidenti sono gli effetti sulle facoltà psichiche dell’insonnia: la capacità di attenzione, di concentrazione e di apprendimento si riducono, e anche l’umore può farne le spese; inoltre, si determina un incremento degli stati di ansia e di depressione.

Molto ruota intorno alle quantità e qualità di luce alla quale siamo esposti la sera, che riproduce anche durante le ore notturne i segnali che sarebbero propri del giorno. L’avvento dell’illuminazione a LED (light emitting diode = diodo ad emissione luminosa), più efficiente di quella delle classiche lampadine a incandescenza e anche delle alogene, ma ricca delle componenti blu-verde dello spettro, non aiuta.

Pertanto l’industria si sta muovendo per creare luci LED con un’emissione più spostata verso le tonalità giallo-arancio, in accordo con i nostri ritmi circadiani. Sulla base di quanto sopra, tutte le seguenti regole minime dovrebbero essere seguite per limitare l’inquinamento luminoso: non permettere che gli apparecchi di illuminazione inviino luce orizzontalmente e verso l’alto; non sprecare luce al di fuori dell’area da illuminare; evitare di sovrailluminare; spegnere le luci quando l’area non è usata; puntare a un calo del flusso totale installato (come sta avvenendo per gran parte degli altri inquinanti, per i quali si impone una loro riduzione); limitare fortemente la luce blu nello spettro delle lampade; evitare di permanere davanti a uno schermo fino alle ore piccole.

 

*Fattori che aumentano il rischio di sviluppare un disturbo

**Ciclo che si compie all’incirca ogni 24 ore, ritmo con cui si ripetono regolarmente certi processi fisiologici

Commenti (0)
Comment