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		<title>Basket: Sofia Ceppellotti fa la storia negli USA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 18:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SPORT]]></category>
		<category><![CDATA[basket]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cestista di Perteole protagonista dell'epica vittoria delle sue Lions dopo la maratona record di quattro tempi supplementari</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/sofia-con-la-coppa.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/basket-sofia-ceppellotti-fa-la-storia-negli-usa/">Basket: Sofia Ceppellotti fa la storia negli USA</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Sofia Ceppellotti in un&#8217;immagine di archivio</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>FLORENCE (Alabama) – Non è stata una partita di basket, ma un’epopea sportiva durata sessanta minuti di gioco effettivo, conclusasi solo quando il sole stava già sorgendo oltreoceano.</p>
<p>Alla CB&amp;S Bank Arena, la Senior Night della North Alabama (UNA) si è trasformata in una maratona leggendaria: le Lions hanno abbattuto la West Georgia per 118-107 dopo ben <strong>quattro tempi supplementari </strong>(4OT).</p>
<p>In un match che ha riscritto la storia della Division-I NCAA, a brillare sopra ogni altra stella è stato il talento cristallino di <strong>Sofia Ceppellotti</strong>, l&#8217;orgoglio di <strong>Perteole di</strong> <strong>Ruda</strong>. Mentre in Italia gli appassionati si svegliavano a notte fonda per seguire la sfida, la studentessa al secondo anno originaria della provincia di Udine forniva una prova di rara maturità cestistica.</p>
<p>Sofia ha chiuso a referto con 18 punti, ma è il &#8220;peso&#8221; di quei canestri a fare la differenza. È stato un suo tiro in sospensione nel primo tempo supplementare a dare il comando alle Lions, un segnale di riscossa in un momento di estrema tensione.</p>
<p>La sua capacità di restare lucida per oltre due ore di battaglia fisica ha confermato quanto la scuola italiana sappia forgiare atlete capaci di dominare anche il ritmo forsennato del basket collegiale statunitense.</p>
<p>L&#8217;eco della sfida è arrivata fino ai massimi vertici della comunicazione sportiva, guadagnandosi un posto nel prestigioso segmento &#8220;<em>Must SC</em>&#8221; di ESPN SportsCenter.</p>
<p>I numeri raccontano una sfida di nervi d&#8217;acciaio: 38 cambi di vantaggio: un record stagionale che descrive un botta e risposta incessante.</p>
<p>225 punti combinati: il punteggio complessivo più alto mai registrato nella storia. Se Alexsandra Alvarado ha trascinato l&#8217;attacco con 39 punti e Katie Criswell ha giocato tutti i 60 minuti (4ª prestazione di sempre nella storia NCAA), è stata la coesione del gruppo, con Ceppellotti tra le leader, a fare la differenza.</p>
<p>Dopo che i tempi regolamentari si erano chiusi in parità grazie a un blocco difensivo sulla sirena, la gara è scivolata in un <em>overtime</em> infinito.</p>
<p>Nel terzo supplementare, la West Georgia era scappata sul +6, sembrando ormai vicina al colpaccio. Tuttavia, la resilienza delle Lions ha ribaltato ancora una volta il destino.</p>
<p>L&#8217;apoteosi è arrivata nel quarto supplementare: un parziale devastante di 13-2 ha spento le speranze delle avversarie, rimaste a secco per oltre quattro minuti sotto la pressione difensiva di UNA.</p>
<p>Questa vittoria eroica non è solo un vanto statistico, ma garantisce alla North Alabama la sesta testa di serie nel torneo della Atlantic Sun Conference (ASUN). Il prossimo appuntamento è fissato per martedì 3 marzo alle 18.30 (ora locale) contro le Queens.</p>
<p>Se Sofia Ceppellotti e compagne manterranno questa tempra da maratonete, nessun traguardo sembra oggi precluso.</p>
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		<title>Tiziano Bernard: in volo sulla vita</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/tiziano-bernard-in-volo-sulla-vita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 08:58:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[aerei]]></category>
		<category><![CDATA[stati uniti]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’ingegnere triestino è stato eletto miglior pilota istruttore dell’aviazione civile degli Stati Uniti. «Qui ci sono aeroporti ovunque e quando visito una città ci vado in aereo. Un luogo speciale che attendo ancora di sorvolare? Le nostre Dolomiti»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_aa_IMG_7384.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/tiziano-bernard-in-volo-sulla-vita/">Tiziano Bernard: in volo sulla vita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Tiziano Bernard</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dal 2011 <strong>Tiziano Bernard </strong>vive negli Stati Uniti.</p>
<p>Prima la <strong>Florida</strong>, dove si è laureato in Ingegneria aerospaziale con successivo master in “<em>Flight Test Engineering</em>” e dottorato in ingegneria cognitiva. Dopo gli studi, il trasferimento a <strong>Kansas City </strong>(Missouri) dove ha lavorato per <em>Garmin International</em>, progettando cabine di pilotaggio per gli aerei.</p>
<p>Ora è nel consiglio direttivo della <em>Society of Flight Test Engeneers </em>(Sfte), con funzioni da direttore di vari programmi, come gli standard organizzativi necessari per effettuare prove di volo a bordo di aeromobili.</p>
<p>Lavora alla <em>Gulfstream Aerospace </em>come ingegnere collaudatore sperimentale e pilota aziendale, oltre a essere professore alla <em>Embry Riddle Aeronautical University Worldwide </em>e <em>Master Flight Instructor </em>a <em>Savannah Aviation</em>. E proprio a <strong>Savannah, in Georgia</strong>, attualmente risiede.</p>
<p><strong>Tiziano Bernard, com’è scoccata la sua passione per il volo?</strong></p>
<p>«Grazie ai miei genitori, che mi hanno portato in viaggio per il mondo fin da piccolo. Erano sempre destinazioni esotiche o distanti, quindi l’aereo non mancava mai. Era una costante presente a ogni viaggio. Mi ricordo benissimo il mio primo volo: Italia-Zimbabwe».</p>
<p><strong>Dalla passione ai fatti: quando ha deciso che sarebbe diventato un pilota?</strong></p>
<p>«È sempre stato un mio pallino. Già ai tempi del liceo all’International School of Trieste cercavo università che avessero non solo l’eccellenza in campo aerospaziale, ma anche scuole di volo annesse. Poi il primo giorno di università, l’astronauta Winston Scott mi indicò come iscrivermi e iniziare il percorso».</p>
<p><strong>Pensare a un pilota che vola sembra una normalità. Eppure i rischi sono sempre dietro l’angolo: quali sono le accortezze indispensabili che un pilota deve avere per un volo sicuro?</strong></p>
<p>«Un pilota deve vivere una cultura di sicurezza, studio, prontezza. Non esiste solo una lista di cose da fare; bisogna presentarsi a un volo con una filosofia di preparazione globale e una professionalità solida. Un grande pilota si vede subito: sarà il primo a introdurre pensieri, discussioni per il miglioramento e magari ad ammettere di non essere abbastanza preparato. Insomma, è quello che non si arrende agli ostacoli e studia modi per sorvolarli, spesso pensando al di fuori della norma. Per noi che lavoriamo in prove di volo, è un obbligo».</p>
<p><strong>Ha mai avuto paura durante un volo?</strong></p>
<p>«No. Ho vissuto varie situazioni serie, sia come pilota, come istruttore e come ingegnere collaudatore, ma non c’è il tempo di aver paura. Si tratta di preparazione. Sono stato addestrato – ed educato – ad avere un’alta etica professionale. Quindi se monto su un aereo, vuol dire che mi sento preparato e pronto ad affrontare la missione. Poi c’è anche fiducia nell’equipaggio. Soprattutto nelle prove di volo deve esserci una grande sintonia con l’equipaggio. Si tratta di voli critici, a rischio elevato e quindi bisogna avere un “feeling” professionale, amichevole nonché tanta fiducia nel ruolo di ciascuno».</p>
<p><strong>Quando vola Tiziano Bernard quali emozioni prova? </strong></p>
<p>«Non credo esista un’emozione per descrivere cosa si prova quando si vola. Col tempo diventa una sensazione naturale. Dopo tante ore di volo penso di provare più emozioni in anticipazione a quelle che proveranno gli altri: l’emozione di un abbraccio dopo che un alunno ha completato un esame; oppure la felicità da una stretta di mano con l’autorità federale americana dopo un volo di certificazione».</p>
<figure id="attachment_71311" aria-describedby="caption-attachment-71311" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-71311" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_2365.jpg" alt="low IMG 2365" width="800" height="640" title="Tiziano Bernard: in volo sulla vita 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_2365.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_2365-300x240.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_2365-768x614.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71311" class="wp-caption-text">Bernard su un biplano Stearman PT-13 prima di un airshow per i Veterani d’America in Kansas</figcaption></figure>
<p><strong>Quali tipi di velivoli ha pilotato finora?</strong></p>
<p>«Ho pilotato un po’ di tutto: da un biplano <em>Boeing Stearman </em>degli anni ’40 fino a un avanzato <em>Gulfstream G600</em>. Appartengo al mondo delle prove di volo, quindi per me un aereo è un aereo. Ovviamente cambia la complessità e il funzionamento, ma il principio è lo stesso. E ne sono felice uguale. Sorrido se piloto un <em>Piper </em>come un <em>Pilatus</em>».</p>
<p><strong>Quando ha deciso di diventare istruttore di volo? </strong></p>
<p>«Tutto è partito da un suggerimento del proprietario di <em>Savannah Aviation</em>, una scuola di volo della città dove vivo. Mi vedeva volare ogni tanto e mi chiese se volessi insegnare e fare da ponte tra il mondo tecnico e il mondo pratico, unificando le mie conoscenze accademiche e professionali nelle prove di volo al mio essere pilota. Avevo già assunto ruoli di insegnamento in vari atenei americani, quindi l’insegnamento faceva parte della mia vita già dal 2015».</p>
<p><strong>Oltre alle conoscenze tecniche e alle abilità pratiche, quali sono le caratteristiche umane imprescindibili che un pilota dovrebbe avere?</strong></p>
<p>«Penso che ogni pilota dovrebbe avere un alto tasso di professionalità, umiltà e rispetto verso l’aereo stesso. Viviamo in un mondo dove l’acquisizione di un titolo o una certificazione è sinonimo di credibilità e capacità. Purtroppo non è così. A ogni ruolo bisogna sempre ricominciare a imparare, studiare e mettersi in discussione. Dopotutto, un musicista smette di studiare una volta preso il diploma al conservatorio?»</p>
<figure id="attachment_71312" aria-describedby="caption-attachment-71312" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-71312" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_0873.jpg" alt="low IMG 0873" width="800" height="650" title="Tiziano Bernard: in volo sulla vita 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_0873.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_0873-300x244.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_0873-768x624.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71312" class="wp-caption-text">Nel 2019 Bernard è stato inserito tra gli Under 30 selezionati da Forbes Italia nella categoria “Science”</figcaption></figure>
<p><strong>L’Aopa (<em>Aircraft Owners and Pilots Association</em>) l’ha eletta miglior pilota istruttore dell’aviazione civile degli Stati Uniti. Cos’ha significato per lei questo riconoscimento? </strong></p>
<p>«Considero questo riconoscimento un riflesso dei miei studenti e di tutti coloro che mi hanno educato e addestrato. Dai miei genitori ai miei professori. Ho avuto il privilegio di crescere professionalmente tra giganti: ho imparato a collaudare aerei da Ralph Kimberlin, uno dei padri delle prove di volo in America che ha sempre privilegiato la persona all’ingegnere; ho completato il mio dottorato con scienziati come Guy Boy e Lucas Stephane a cui interessavano principalmente il mio successo; sono stato addestrato nel volo strumentale da Bill Tuccio presso Garmin, un’esperienza unica nella vita. Tutte persone straordinarie che mi hanno sempre donato il loro sapere e la loro saggezza. Questo premio è principalmente per loro».</p>
<p><strong>Come vive un triestino in America?</strong></p>
<p>«Penso che ogni triestino abbia sempre nostalgia verso la patria: l’Italia e Trieste stessa. Non troverà mai il profumo dell’Adriatico oppure i venti della Bora. Penso anche che abbiamo una filosofia di vita molto dinamica, quindi facile ad adattarsi e a vivere con più leggerezza. Se qualcosa va bene ottimo, e se non va bene… si continua e <em>po bon!</em>»</p>
<figure id="attachment_71313" aria-describedby="caption-attachment-71313" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-large wp-image-71313" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_4509-768x1024.jpg" alt="low IMG 4509" width="640" height="853" title="Tiziano Bernard: in volo sulla vita 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_4509-768x1024.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_4509-225x300.jpg 225w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_4509-300x400.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_IMG_4509.jpg 800w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-71313" class="wp-caption-text">Tiziano Bernard con l’alabarda triestina in sorvolo sul Polo Nord</figcaption></figure>
<p><strong>Lei si è formato in Florida e vive in Georgia: a cosa non rinuncerebbe della vita negli Stati Uniti?</strong></p>
<p>«Sicuramente l’infrastruttura aeronautica. Esistono aeroporti ovunque e l’aereo è un comune mezzo di trasporto per chiunque. Quando voglio visitare una città, prima guardo se ci posso arrivare da solo in aereo e spesso accade. Finisco per fare molte gite in aereo con amici. Un aneddoto simpatico è un volo periodico con il mio amico Filippo (anche lui italiano), con il quale pilotiamo un aereo per volare in Florida a comprare vini italiani».</p>
<p><strong>Cosa le manca invece della sua Trieste?</strong></p>
<p>«Un po’ tutto. Dalla famiglia alla città stessa. Noi italiani siamo di natura molto attaccati alle nostre origini. Come dico spesso, ovunque io sia nel mondo sono sempre per prima cosa un triestino».</p>
<p><strong>Dopo l’onorificenza dell’Aopa, il Comune di Trieste ha voluto premiarla ufficialmente lo scorso dicembre</strong><strong>in municipio, alla presenza anche dei suoi genitori. Cosa ha provato?</strong></p>
<p>«Ritornare in Piazza Unità ed essere ricevuto dal sindaco Dipiazza nel Salotto Azzurro mi ricorda che ho sempre una casa a Trieste. È forse un’affermazione dei miei sentimenti, la mia stima verso la città».</p>
<figure id="attachment_71314" aria-describedby="caption-attachment-71314" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71314" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_2025__33742.jpg" alt="low 2025 33742" width="800" height="658" title="Tiziano Bernard: in volo sulla vita 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_2025__33742.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_2025__33742-300x247.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_2025__33742-768x632.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71314" class="wp-caption-text">Bernard premiato dal sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza</figcaption></figure>
<p><strong>Attualmente lavora per la Gulfstream, azienda che realizza i jet privati più evoluti al mondo. Il futuro quali novità riserverà in campo aeronautico?</strong></p>
<p>«Penso che Gulfstream sarà sempre presente ove si parli di eccellenza aeronautica. E lo posso affermare da pilota e ingegnere che vede nell’operato dei suoi collaboratori una professionalità senza confini. L’attenzione al più piccolo dettaglio, anche per cose che non verranno mai viste dal cliente, dimostra come l’eccellenza è impersonificata da chi lavora. Dove ci porterà il mercato? Staremo a vedere».</p>
<p><strong>Il futuro di Tiziano Bernard, invece, sarà sempre negli USA o in Italia?</strong></p>
<p>«Da pilota non si può sempre scegliere la destinazione. Diciamo che “se son rose, fioriranno”».</p>
<p><strong>Come ama trascorrere il poco tempo libero che i suoi numerosi impegni professionali le lasciano a disposizione?</strong></p>
<p>«Per deformazione professionale di ingegnere, mi piace avere molti progetti e quindi occupo molto tempo libero su di essi. Tipicamente sono di natura accademica o comunque imprenditoriale. Ho una mia azienda, <em>Galileo Aerospace</em>, con cui opero parecchio. Al di fuori dell’aviazione amo il golf e lo snowboard».</p>
<figure id="attachment_71315" aria-describedby="caption-attachment-71315" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71315" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_a_1BAF8E26-DC15-4DB3-.jpg" alt="low a 1BAF8E26 DC15 4DB3" width="800" height="975" title="Tiziano Bernard: in volo sulla vita 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_a_1BAF8E26-DC15-4DB3-.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_a_1BAF8E26-DC15-4DB3--246x300.jpg 246w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/low_a_1BAF8E26-DC15-4DB3--768x936.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71315" class="wp-caption-text">Nelle scorse settimane Bernard è stato nuovamente eletto Migliore Istruttore del Sud degli Stati Uniti, venendo convocato a Lakeland, in Florida, per ricevere il premio che lo conferma “di nuovo” in corsa per titolo nazionale anche quest’anno</figcaption></figure>
<p><strong>C’è un luogo che non ha ancora sorvolato e che vorrebbe assolutamente vedere dall’alto?</strong></p>
<p>«Più di uno: il mondo è tutto da scoprire. Desidererei sorvolare le Dolomiti, la costa occidentale degli Stati Uniti (California, Oregon) e poi l’Alaska. Forse la cosa da fare almeno una volta nella vita è volare con un aliante proprio tra le Dolomiti italiane. Dicono che sia la cosa più vicina al vero volo degli uccelli».</p>
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		<title>Start up friulane protagoniste a Las Vegas</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/start-up-friulane-protagoniste-a-las-vegas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2025 10:42:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>AI4IV di Amaro ed EMC Gems di Pagnacco nello stand collettivo di ICE alla più grande fiera tech del mondo</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Al-centro-della-foto-il-ceo-di-AI4IV-Giampietro-Tecchiolli-con-i-co-fondatori-Giacomo-Pinali-e-Luca-Bernabe.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/start-up-friulane-protagoniste-a-las-vegas/">Start up friulane protagoniste a Las Vegas</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 10pt;">Al centro della foto il ceo di AI4IV, Giampietro Tecchiolli, con i co-fondatori Giacomo Pinali e Luca Bernabè</span></em></p>
<p>UDINE – Uniche rappresentanti del Friuli Venezia Giulia, le due startup innovative friulane<strong> AI4IV di Amaro </strong>ed<strong> ECM Gems di Pagnacco</strong>, sono state <strong>selezionate da ICE/Ita</strong> per presentarsi gratuitamente al Padiglione Italia a Eureka Park, l’area espositiva dedicata alle startup del <strong><em>CES 2025 Consumer Electronic Show</em></strong>, in scena <strong>dal 7 al 10 gennaio a Las Vegas</strong>.</p>
<p>Il CES <strong>è il più importante evento tech al mondo</strong>, in cui vengono presentate tutte le novità e i trend dell’universo digitale nelle sue diverse declinazioni, un luogo di incontro mondiale, il terreno di prova per gli innovatori, <strong>un palcoscenico globale</strong> dove le tecnologie di nuova generazione vengono introdotte sul mercato.</p>
<p>Grande è la soddisfazione degli Industriali friulani e delle due startup per questa partecipazione dal momento che il Consumer electronics show rappresenta una vetrina nella quale le startup e le PMI innovative hanno la <strong>possibilità di confrontarsi con il mercato statunitense</strong>, da sempre principale punto di riferimento mondiale per l&#8217;elettronica di consumo.</p>
<p>È l’occasione in cui vengono finanziate nuove idee, si formano partnership o si verificano nuove acquisizioni, in pratica è la manifestazione ideale per chi pensa in grande ed ha <strong>una vision per il mondo di domani</strong>.</p>
<h3><strong>AI4IV</strong></h3>
<p><strong>AI4IV,</strong> startup innovativa con sede all’interno del <strong>Parco Tecnologico di Amaro</strong>, è stata costituita nel giugno 2021 da un gruppo di imprenditori in collaborazione con la <strong>Fondazione Bruno Kessler di Trento</strong>.</p>
<p>L&#8217;obiettivo di AI4IV è portare sul mercato degli <strong>&#8220;occhi artificiali intelligenti&#8221;</strong> con i quali, per esempio, le automobili del futuro o i droni usati in agricoltura o per individuare persone disperse in montagna o nei boschi non solo saranno in grado di registrare immagini, ma anche di &#8220;vedere&#8221; cosa c&#8217;è attorno a loro, individuando automaticamente tutto ciò che è rilevante per la specifica applicazione.</p>
<h3><strong>EMC GEMS</strong></h3>
<p><strong>EMC Gems</strong>, presente a Las Vegas con il suo software IPSMagic ed i sensori iEncoder, è una <strong>startup di Pagnacco fondata nel 2021 all’interno dell’Università di Udine</strong>.</p>
<figure id="attachment_61585" aria-describedby="caption-attachment-61585" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-61585" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Ruben-Specogna-ceo-di-EMC-Gems.jpg" alt="Ruben Specogna ceo di EMC Gems" width="1000" height="745" title="Start up friulane protagoniste a Las Vegas 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Ruben-Specogna-ceo-di-EMC-Gems.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Ruben-Specogna-ceo-di-EMC-Gems-300x224.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/Ruben-Specogna-ceo-di-EMC-Gems-768x572.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-61585" class="wp-caption-text">Ruben Specogna, ceo di EMC Gems</figcaption></figure>
<p>In tre anni, EMC Gems ha sviluppato <strong><em>IPSMagic</em></strong>, un <strong>software di simulazione elettromagnetica</strong> frutto di studi e di ricerca accademica ventennale del suo titolare e CEO che sta conquistando grandi multinazionali del settore elettronico e dei semiconduttori.</p>
<p>Grazie a questo strumento, EMC Gems ha creato anche <strong>gli iEncoder, sensori di posizione induttivi innovativi e affidabili</strong>, utilizzati per <strong>monitorare macchine industriali</strong>.</p>
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		<title>Consumo energetico nell’elettronica: dal Friuli soluzioni per il futuro</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/consumo-energetico-nellelettronica-dal-friuli-soluzioni-per-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Nov 2024 17:34:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sinergia del gruppo di nanoelettronica dell’Università di Udine con il MIT di Boston. Nuove prospettive dai transistori a nanofilo </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/Marco-Pala-e-David-Esseni.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/consumo-energetico-nellelettronica-dal-friuli-soluzioni-per-il-futuro/">Consumo energetico nell’elettronica: dal Friuli soluzioni per il futuro</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 10pt;">Marco Pala e David Esseni</span></em></p>
<p>UDINE – L’ingente consumo energetico delle tecnologie dell’informazione è talvolta sottovalutato rispetto al consumo di altri settori industriali.</p>
<p>Tuttavia, le tecnologie dell’informazione consumano già oggi una frazione consistente del fabbisogno globale di energia, e le proiezioni indicano che questa frazione è inesorabilmente destinata ad aumentare, anche a causa dell’esplosione delle applicazioni di intelligenza artificiale.</p>
<p>Per questo motivo, la riduzione del consumo energetico delle tecnologie dell’informazione attraverso transistori innovativi è l’obiettivo di un’ampia comunità tecnico-scientifica, che vede impegnato anche l’Ateneo di Udine.</p>
<p>Un importante risultato è stato raggiunto grazie all’articolo pubblicato sulla rivista <em>Nature Electronics </em>dal titolo<em> Realizing the potential of ultra-scaled tunneling electronics through extreme quantum confinement,</em> frutto di una collaborazione tra il gruppo di nanoelettronica dell’università di Udine (<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://nanoelectronics.uniud.it/" target="_blank" rel="noopener">https://nanoelectronics.uniud.it/</a></span>)  e i ricercatori del MIT di Boston.</p>
<p>Per l’Ateneo di Udine hanno contribuito i professori <strong>David Esseni e Marco Pala</strong>.</p>
<h3>Lo studio</h3>
<p>“I transistori al silicio, utilizzati per amplificare e commutare i segnali, sono un componente fondamentale della maggior parte dei dispositivi elettronici, dagli smartphone alle automobili – spiega <strong>David Esseni</strong> –. Ma la tecnologia dei semiconduttori al silicio è frenata da un limite fisico fondamentale alla riduzione della tensione di alimentazione dei circuiti integrati e quindi dell’energia dissipata. Questo limite, noto come “tirannia di Boltzmann”, ostacola l&#8217;efficienza energetica dei computer e di tutto il comparto delle tecnologie dell’informazione”.</p>
<p>Nel tentativo di superare questo limite fondamentale, i ricercatori del MIT hanno fabbricato un diverso tipo di transistore tridimensionale utilizzando un insieme unico di materiali semiconduttori ultrasottili.</p>
<p>I dispositivi, costituiti da nanofili verticali larghi solo pochi nanometri, sono in grado di fornire prestazioni paragonabili a quelle dei transistori al silicio di ultima generazione, pur a tensioni molto più basse rispetto ai dispositivi convenzionali.</p>
<p>Il gruppo di nanoelettronica di Udine ha svolto simulazioni di trasporto quantistico per i transistori a nanofilo, che hanno contribuito a comprendere e ottimizzare il funzionamento di questi sofisticati ed innovativi dispositivi nanoelettronici.</p>
<h3>I nuovi transitori</h3>
<p>“Questi nuovi transistori – spiga ancora Esseni – sfruttano effetti di meccanica quantistica per ottenere contemporaneamente un funzionamento a bassa tensione e con prestazioni elevate in un&#8217;area di pochi nanometri quadrati. Le dimensioni estremamente ridotte dei transistori consentiranno di impacchettare un numero maggiore di transistori 3D in un <em>chip</em> per computer, ottenendo così un&#8217;elettronica veloce e potente, ma anche più efficiente dal punto di vista energetico. Ci sono ancora molte sfide da superare per rendere questi dispositivi idonei per una tecnologia industriale, ma i risultati pubblicati in <em>Nature Electronics </em>rappresentano una svolta nella prova di fattibilità di transistori che sfruttano proficuamente effetti di meccanica quantistica per migliorare le prestazioni energetiche”.</p>
<p>Il gruppo di nanoelettronica dell’Università di Udine lavora da 15 anni sui dispositivi e circuiti elettronici per alta efficienza energetica, nel contesto di numerose collaborazioni nazionali ed internazionali con istituti di ricerca e industrie ad alta tecnologia.</p>
<p>Queste ricerche sono state supportate da diversi progetti finanziati dalla Unione Europea o dal MUR italiano. Attualmente, ad esempio, il gruppo di nanoelettronica è impegnato nel progetto “<em>Dirac cold-source transistor technologies towards attojoule switching” </em>finanziato dal programma Horizon Europe, e nel progetto PRIN 2022 “<em>Ferroelectric Neuromorphic Learning for Tactile Edge Application”</em>, coordinato dal Prof. David Esseni e finanziato dal MUR.</p>
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		<title>Salute mentale: il nipote di JFK a Trieste e Gorizia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/salute-mentale-il-nipote-di-jfk-a-trieste-e-gorizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2024 16:28:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche l’onorevole Patrick Kennedy nella delegazione statunitense ospite delle strutture di ASUGI per studiarne il modello</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/kennedyOK.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/salute-mentale-il-nipote-di-jfk-a-trieste-e-gorizia/">Salute mentale: il nipote di JFK a Trieste e Gorizia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Da sinistra Poggiana, Riccardi e Kennedy (ph. Regione FVG)</em></span></p>
<p>TRIESTE – Una delegazione statunitense è in visita fino a giovedì presso i Servizi di Salute Mentale dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina.</p>
<p>Il direttore generale di ASUGI, <strong>Antonio Poggiana</strong>, e l’assessore regionale alla Salute, <strong>Riccardo Riccardi</strong>, hanno incontrato gli ospiti americani, giunti in regione nell&#8217;ambito della convenzione stabilita da ASUGI con il Dipartimento di Salute Mentale di Los Angeles.</p>
<p>L&#8217;Area Dipartimentale Salute Mentale ASUGI è stata interpellata dall&#8217;ONG HeartForward (partner locale del DSM di Los Angeles) per organizzare la visita.</p>
<h3>L&#8217;onorevole Kennedy</h3>
<p>Tra i partecipanti l’onorevole <strong>Patrick Kennedy</strong>, nipote dell’ex presidente John F. Kennedy, co-fondatore del Kennedy Forum e leader nell&#8217;advocacy sui temi della Salute Mentale e Dipendenze Patologiche.</p>
<p>Presenti anche <strong>Purva Ruwa</strong>, capo strategico del Center for Medicare and Medicaid Services (CMS) di Washington DC, e l’onorevole giudice <strong>Stephen Leifman</strong>.</p>
<h3>Dagli USA 25 delegati</h3>
<p>La visita studio, resa possibile da un finanziamento della Hilton Foundation, sta portando a Trieste e Gorizia <strong>25 delegati</strong> provenienti da tutti gli <strong>Stati Uniti</strong>. Si tratta di un gruppo composito di professionisti sanitari, ricercatori e docenti universitari, responsabili di enti pubblici e associazioni.</p>
<p>Heart Forward LA e Hilton Foundation sono interessate al Sistema di salute mentale di comunità di Trieste, noto nel mondo, e al suo riconoscimento da parte dell’OMS quale Centro Collaboratore.</p>
<h3>L&#8217;approccio territoriale</h3>
<p>ASUGI è meta di visite studio da parte di <em>policymakers</em> ed operatori statunitensi fin dal 2017 per l&#8217;interesse suscitato dall&#8217;approccio territoriale alla salute mentale regionale e dal sistema di forte integrazione socio sanitaria realizzato.</p>
<p>La visita studio si svolgerà alternando incontri seminariali di approfondimento e visite ai Servizi.</p>
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		<title>I giorni a stelle e strisce di Trieste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/i-giorni-a-stelle-e-strisce-di-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 11:35:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Concerti, proiezioni, dibattiti: una rassegna svela come nove anni di governo militare alleato hanno cambiato il volto della città</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/John-F.-Kennedy-con-il-Sindaco-Gianni-Bartoli.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/i-giorni-a-stelle-e-strisce-di-trieste/">I giorni a stelle e strisce di Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>John F. Kennedy con il sindaco Gianni Bartoli (</em></span>© <span style="font-size: 10pt;"><em>Ugo Borsatti)</em></span></p>
<p>TRIESTE – Una <strong>rassegna cinematografica</strong> a base di <strong>documentari, spy-stories </strong>girate a Trieste e <strong>film d’epoca</strong> ritrovati e restaurati, da “<strong><em>I nostri giorni americani</em></strong>” (2014) di Chiara Barbo e Andrea Magnani a “<strong><em>La campana di San Giusto</em></strong>” (1954) di Ruggero Maccari.</p>
<p>Uno <strong>spettacolo swing </strong>con il trio de <strong>Les Babettes</strong>, un <strong>concerto jazz</strong> con l’<strong>orchestra del Conservatorio Tartini</strong>, una <strong>tavola rotonda</strong> e una <strong>mostra fotografica</strong> con scatti che hanno fatto la storia, come il famoso “<strong><em>Bacio</em></strong>” di <strong>Ugo Borsatti</strong>, che immortala il saluto commosso tra un giovane soldato americano e una “mula” triestina.</p>
<p>Sono le principali iniziative, tutte a<strong> ingresso libero</strong>, parte del progetto “<strong><em>1954 &#8211; Trieste dopo l’America</em></strong>”, ideato dal <strong>Circolo della Cultura e delle Arti </strong>e realizzato con il supporto della<strong> Regione Friuli Venezia Giulia </strong>e delle<strong> Fondazioni Casali</strong> per celebrare il <strong>settantennale del ritorno di Trieste all’Italia</strong> e ricordare i <strong>nove anni di amministrazione anglo-americana</strong> che lo precedettero, influenzando profondamente la vita artistico-culturale ed economico-sociale della città.</p>
<p>Negli anni dal 1945 al 1954 infatti la città giuliana si nutrì delle nuove influenze artistiche e culturali giunte da oltreoceano: la musica swing e il jazz, il cinema americano, con i suoi film e le sue star, le avanguardie artistiche e la letteratura a stelle e strisce, il baseball.</p>
<p>Fu un periodo particolarmente fertile per la città, che il <strong>Circolo della Cultura e delle Arti </strong>ci tiene particolarmente a raccontare, perché proprio in quegli anni vide la luce per volontà di Giani Stuparich &#8211; era il 17 febbraio 1946 &#8211; e mosse i primi passi, muovendosi agilmente tra le istanze di italianità, di cui si fece portatore, e le innovazioni artistiche, culturali e scientifiche portate dagli occupanti anglo-americani. “<strong><em>1954 &#8211; Trieste dopo l’America</em></strong>” è un progetto che si avvale delle partnership di <strong>Teatro Rossetti, Conservatorio Tartini, Università degli Studi di Trieste, Associazione Italo-Americana del FVG e RTV Koper-Capodistria.</strong></p>
<h3><strong>Il programma</strong></h3>
<p>Si partirà lunedì <strong>21 ottobre alle 18,</strong> nella <strong>nuova sala “Trieste 1954”</strong> del <strong>Teatro Rossetti</strong>, che ospiterà anche le proiezioni cinematografiche, con la conversazione “<strong>La vita degli americani a Trieste durante l’AMG</strong>” a cura di <strong>Karoline Steckley</strong> e <strong>Denise Tecchio </strong>(Associazione italo-americana FVG): le relatrici prenderanno spunto dalle conversazioni avute con veterani e donne che hanno sposato americani, condividendo racconti e aneddoti che illustrano l’impatto di quel periodo sulle vite personali e sulla comunità locale, visto dagli occhi di chi a quell’epoca era un bambino o una bambina.</p>
<figure id="attachment_59344" aria-describedby="caption-attachment-59344" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-59344" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Lambasciatrice-USA-Claire-Boothe-Luce-a-Trieste-Ugo-Borsatti.jpg" alt="Lambasciatrice USA Claire Boothe Luce a Trieste Ugo Borsatti" width="1000" height="720" title="I giorni a stelle e strisce di Trieste 7" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Lambasciatrice-USA-Claire-Boothe-Luce-a-Trieste-Ugo-Borsatti.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Lambasciatrice-USA-Claire-Boothe-Luce-a-Trieste-Ugo-Borsatti-300x216.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/Lambasciatrice-USA-Claire-Boothe-Luce-a-Trieste-Ugo-Borsatti-768x553.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-59344" class="wp-caption-text">L’ambasciatrice USA Claire Boothe Luce a Trieste (© Ugo Borsatti)</figcaption></figure>
<p>Alle <strong>18.20</strong> ci sarà la <strong>proiezione del film documentario “I nostri giorni americani”</strong> (Pilgrim, 2014), di <strong>Chiara Barbo e Andrea Magnani</strong>, che raccoglie, tramite interviste a chi era giovane all’epoca e immagini di repertorio, la storia e l’eredità della presenza americana a Trieste in quegli anni cruciali.</p>
<p>Si chiuderà alle <strong>19</strong>, con un altro docufilm firmato da Barbo e Magnani, “<strong>Le ragazze di Trieste</strong>” (Pilgrim, 2008), che ripercorre invece le storie di quelle giovani triestine che negli anni ’50 lasciarono Trieste per emigrare negli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Martedì 22 ottobre</strong> invece, <strong>alle 17</strong>, sarà la volta della <strong>tavola rotonda </strong>cuore del progetto, ospitata nel <strong>Ridotto del Teatro Verdi</strong>, dal titolo “<strong><em>1954: Trieste dopo l</em></strong><em>’<strong>America. Tra richiamo alla tradizione e spinte all</strong>’<strong>innovazione</strong></em>”, in cui una serie di illustri studiosi tratteranno non soltanto del “periodo yankee” di Trieste, ma anche di quanto accadde alla città dopo l’annessione all’Italia, sui vari fronti, dall’economia all’arte e alla cultura.</p>
<p>Introdotti dal presidente del CCA <strong>Piero Paolo Battaglini</strong>, si alterneranno gli interventi dei professori <strong>Raoul Pupo </strong>(storia)<strong>, Maria Cristina Benussi</strong> (letteratura), <strong>Paolo Quazzolo </strong>(teatro), <strong>Gianluigi Gallenti </strong>(economia), <strong>Margherita Canale Degrassi </strong>(stile musicale), del maestro <strong>Romolo Gessi </strong>(arte e musica) e di <strong>Alessio Bozzer</strong> (cinema).</p>
<figure id="attachment_59345" aria-describedby="caption-attachment-59345" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-59345" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/FOTO-LOGO-Les-Babettes-Hd-1-scaled-1.jpeg" alt="FOTO LOGO Les Babettes Hd 1 scaled 1" width="1000" height="633" title="I giorni a stelle e strisce di Trieste 8" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/FOTO-LOGO-Les-Babettes-Hd-1-scaled-1.jpeg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/FOTO-LOGO-Les-Babettes-Hd-1-scaled-1-300x190.jpeg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/FOTO-LOGO-Les-Babettes-Hd-1-scaled-1-768x486.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-59345" class="wp-caption-text">Les Babettes</figcaption></figure>
<p>A questo incontro a più voci, <strong>alle 18.30</strong>, seguirà lo <strong>spettacolo “<em>Swingin’ &#8230; or nothing</em>” </strong>del trio swing <strong>Les Babettes</strong>: le voci di Eleonora Lana, Chiara Gelmini e Anna De Giovanni, accompagnate da Alessandro Scolz al piano, Francesco Cainero al contrabbasso, Marco Vattovani alla batteria e Francesco Minutello alla tromba, ripercorreranno brevemente la storia del jazz e la scena triestina del secondo dopoguerra, tra immagini, aneddoti e musica.</p>
<p><strong>Mercoledì 23 ottobre</strong> ci si sposterà ancora: nella <strong>Sala Tartini del Conservatorio</strong>, <strong>alle 18.30</strong>, è in programma il <strong>concerto dell’orchestra jazz del Tartini.</strong></p>
<p>Ancora, <strong>lunedì 28 ottobre alle 11</strong>, nella sede del CCA (via Besenghi 16), si inaugurerà la <strong>mostra fotografica </strong>d’immagini d’epoca<strong> </strong>riferite a quel periodo, per poi proseguire il <strong>6, 7, 13 e 14 novembre</strong> nuovamente al Rossetti, all’insegna della <strong>cinematografia</strong>, con  la proiezione di altri <strong>due documentari </strong>(“<strong><em>Trieste 1954</em></strong>” e “<strong><em>Anni di Celluloide</em></strong>”, entrambi per la regia di Giampaolo Penco) di <strong>due spy-stories</strong> girate in quegli anni a Trieste (“<strong><em>Corriere Diplomatico</em>”</strong>, film del 1952 di Henry Hathaway e <strong>“<em>Vagone letto per Trieste</em>&#8220;</strong>, del 1948 per la regia di John Paddy). La rassegna si chiuderà con la proiezione, dopo la metà di dicembre, di due <strong>film ritrovati e restaurati,</strong> che saranno presentati da <strong>Sergio Germani: “<em>Trieste mia!</em>”</strong>, del 1951, di Mario Costa, e <strong>“<em>La campana di San Giusto</em></strong>”, del 1954, di Ruggero Maccari.</p>
<p>Il programma completo della manifestazione è disponibile su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.circoloculturaeartits.org/" target="_blank" rel="noopener">www.circoloculturaeartits.org</a></span></p>
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		<title>San Francisco celebra i maestri friulani della luce</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/san-francisco-celebra-i-maestri-friulani-della-luce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 08:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[casarsa]]></category>
		<category><![CDATA[ciol]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le fotografie di Elio e Stefano Ciol esposte al Museo Italo Americano: inaugurata la mostra "Into the Light"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/06_PXL_20240923_013417146.MP_.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/san-francisco-celebra-i-maestri-friulani-della-luce/">San Francisco celebra i maestri friulani della luce</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>L&#8217;inaugurazione della mostra</em></span></p>
<p>SAN FRANCISCO (USA) – La California si illumina con i capolavori di due grandi fotografi friulani: <strong>Elio e Stefano Ciol</strong>.</p>
<p>Il Museo Italo Americano di<strong> San Francisco </strong>ha, infatti, da poco inaugurato la mostra <strong>&#8220;<em>Into the Light</em>&#8220;,</strong> un viaggio visivo che celebra il talento e l&#8217;innovazione dei due artisti, padre e figlio, originari di <strong>Casarsa della Delizia</strong>.</p>
<p>La mostra – che rimarrà <strong>aperta fino al 2 febbraio 2025 </strong>– è anche un omaggio alla bellezza del Friuli, terra natale dei due fotografi, che più volte hanno ritratto, catturandone l’anima e trasmettendone la luce.</p>
<p>L&#8217;esposizione “<em>Into the Light</em>” è stata organizzata dal <strong>Museo Italo Americano</strong> in collaborazione con il <strong>Fogolâr Furlan Nord California</strong> e l<strong>’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco, </strong>con il patrocinio del <strong>Consolato Generale d’Italia a San Francisco </strong>e il finanziamento della <strong>Regione Friuli Venezia Giulia, </strong>dell’<strong>Ente Friuli nel Mondo, </strong>di <strong>Elio e Stefano Ciol </strong>e di <strong>Friuli Italian Wines.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-59091" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/01.jpg" alt="01" width="800" height="749" title="San Francisco celebra i maestri friulani della luce 9" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/01.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/01-300x281.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/01-768x719.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>“Noi tutti viviamo in un mondo percorso da luci ed ombre – ha sottolineato il critico d’arte <strong>Fulvio Dell&#8217;Agnese</strong> –. I fotografi se ne rendono conto più di altri. Elio e Stefano Ciol ne sono una splendida conferma. Le loro opere, presentate al Museo Italo Americano, sono un&#8217;esplorazione profonda del rapporto tra luce, forma ed emozione. Con estrema competenza tecnica, i due fotografi catturano la luce che modella la realtà, ma allo stesso tempo riescono a trasmettere le sensazioni più intime suscitate da paesaggi, atmosfere e situazioni”.</p>
<h3>La mostra</h3>
<p>La mostra espone una selezione di opere che evidenziano il sapiente uso della luce e il perfetto equilibrio tra linee geometriche, angolazione e composizione fotografica dei due fotografi.</p>
<p>Per Elio e Stefano Ciol, la fotografia è infatti un atto di contemplazione della natura. Nuvole, raggi di sole, scorrere d&#8217;acqua e soffi di vento sono i protagonisti delle loro fotografie, che invitano lo spettatore a immergersi nella bellezza e nella potenza degli elementi. Nelle loro immagini il paesaggio porta anche i segni dell&#8217;uomo, attraverso i solchi di un&#8217;aratura, filari di gelsi o il serpeggiare di una strada.</p>
<p>In particolare, le <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://imagazine.it/home_desk/events/casarsa-incontra-elio-ciol/">immagini esposte del maestro Elio Ciol</a></span> – che ha recentemente festeggiato i suoi 95 anni ed è considerato fra i più autorevoli maestri della fotografia contemporanea con 175 mostre personali realizzate, in Italia e nel mondo e 129 quelle collettive – mostrano una coesistenza magica tra l&#8217;uomo e la natura, attraverso immagini di chiese rinascimentali immerse nella campagna friulana, i resti del Foro romano di Aquileia avvolti da un cielo turbinoso o la Basilica di San Francesco ad Assisi avvolta nella nebbia.</p>
<p>Invece, dalle opere di Stefano Ciol, si legge la sua costante ricerca dell&#8217;indefinito, di ciò che sfugge alla vista, come un chiarore oltre la cresta di una montagna o un&#8217;apparizione improvvisa che crea una discontinuità metafisica.</p>
<p>L&#8217;esposizione californiana rappresenta dunque una nuova tappa nella lunga carriera dei Ciol, le cui opere sono presenti in importanti musei internazionali.</p>
<p>Il Museo Italo Americano di San Francisco, fondato nel 1978, è il primo negli Stati Uniti dedicato esclusivamente all&#8217;arte e alla cultura italiana e italoamericana ed è il luogo ideale per ospitare questa mostra, essendo dedicato alla promozione dell&#8217;arte e della cultura italiana negli Stati Uniti, con l&#8217;obiettivo di preservare il patrimonio italoamericano per le generazioni future.</p>
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		<title>Nadia Ballarin, friulana nel mondo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/nadia-ballarin-friulana-nel-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jul 2024 10:48:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[apple]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[londra]]></category>
		<category><![CDATA[softball]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grazie al softball ha scoperto l’America profonda dell’Arkansas e del Texas. Dopo la laurea, l’assunzione alla Apple e il trasferimento a Seattle. Ma negli USA il visto è una lotteria. Lo sbarco a Londra. «Qui si vive bene, manca solo un elemento essenziale: il formaggio Montasio». A 28 anni ha già vissuto esperienze incredibili. Il futuro? «Chissà, magari in Italia…»</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/apertura.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/nadia-ballarin-friulana-nel-mondo/">Nadia Ballarin, friulana nel mondo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Nadia Ballarin con il suo gatto Alpha ai tempi di Seattle</em></span></p>
<p>Una storia di viaggi, determinazione e sport. Ma anche di tecnologia. Che caratterizza ormai la quotidianità di ciascuno di noi, decisamente di più se invece lavori in uno dei colossi mondiali del settore.</p>
<p>La cervignanese <strong>Nadia Ballarin</strong>, classe 1996, da ormai tre anni è una dipendente di <em>Apple</em>.</p>
<p>Laureata in statistica è ora analista in un <em>team </em>di supporto per le figure deputate a controllare qualità e prestazioni di funzioni e modelli di <em>Apple Music </em>e altre app. Dopo aver vissuto per un decennio negli Stati Uniti, ora lavora a Londra. E in questa intervista ripercorre le tappe salienti di un cammino iniziato nei campi di softball del suo Friuli.</p>
<p><strong>Nadia, come vive una friulana a Londra?</strong></p>
<p>«Londra è una città viva, c’è sempre tanta gente per strada. Spesso camminando in centro mi sento comunque in Italia; in metro o in ufficio si sente parlare in italiano e incontro spesso connazionali. Il meteo ricorda casa, ma manca quella libertà di scelta fra diversi paesaggi che la nostra regione offre. Al momento non ho trovato un elemento essenziale per una vita friulana piena: il Montasio. Ma ci sono tanti ristoranti italiani dove si trova la vera cucina di casa nostra».</p>
<p><strong>Prima dell’Inghilterra, in realtà, hai vissuto per molti anni negli Stati Uniti. Che esperienza è stata? </strong></p>
<p>«Sono arrivata negli USA nel 2013, all’età di 17 anni, con l’opportunità di svolgere il quarto anno delle superiori all’estero. L’Arkansas è stato un inizio un po’ traumatico».</p>
<p><strong>Come mai?</strong></p>
<p>«Ho scoperto la vera versione degli Stati Uniti del Sud. Una cultura molto diversa da quella da cui provenivo e che è incentrata su un differente rapporto con la natura e la comunità. Ho dovuto adattarmi a spazi enormi e ad abitudini sociali completamente diverse».</p>
<p><strong>Un cambiamento di vita radicale… </strong></p>
<p>«Nonostante le lezioni di inglese, il primo mese lo <em>slang </em>e l’accento del sud erano incomprensibili. La famiglia che mi ospitava abitava in una casa tra i boschi. Spesso vedevo cervi e serpenti in giardino. I primi vicini erano a dieci minuti di macchina e ovunque bisognava arrivare in auto. Le mie <em>host-sisters </em>(le figlie dei padroni di casa, <em>ndr</em>) partecipavano spesso a rodei e sagre di bestiame: ho scoperto un’America diversa da quella dei film».</p>
<p><strong>I rapporti umani hanno aiutato?</strong></p>
<p>«Le persone erano molto cordiali e ospitali. La mia <em>host-family </em>mi trattava come una figlia. Quando dicevo che ero italiana tutti mi invitavano a cena a casa loro ed erano molto gentili. Ho deciso di rimanere lì per le opportunità che mi sono state offerte».</p>
<p><strong>E qui entra in scena il softball…</strong></p>
<p>«Grazie al softball e agli scout del campionato della High School (la scuola superiore, ndr), ho ricevuto una borsa di studio in un altro Stato, al Northeast Texas Community College. Il softball americano è molto sentito. Uno sport comune come il calcio in Italia: prima o poi tutti ci giocano. La concezione della relazione fra sport e scuola in America è diversa».</p>
<figure id="attachment_57270" aria-describedby="caption-attachment-57270" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-57270" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_6577.jpg" alt="IMG 6577" width="1000" height="979" title="Nadia Ballarin, friulana nel mondo 10" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_6577.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_6577-300x294.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_6577-768x752.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-57270" class="wp-caption-text">Nadia Ballarin nel campionato di softball del College</figcaption></figure>
<p><strong>In che senso?</strong></p>
<p>«Lo sport è visto come parte integrante dell’educazione di ognuno e sia all’high school che al college chi pratica sport agonistico è ammirato. Serve molta organizzazione per bilanciare lo studio e lo sport, ma se non raggiungi obiettivi formativi adeguati non ti è permesso di giocare. La squadra diventa come una famiglia. La mattina ci alzavamo presto per andare in palestra, poi le lezioni e al pomeriggio la sessione di allenamento fino a sera. Quindi terminavamo la giornata studiando, sempre insieme».</p>
<p><strong>Non una passeggiata di salute…</strong></p>
<p>«Questo stile di vita era molto faticoso però regalava tante soddisfazioni. Il periodo del campionato ripagava delle fatiche ed era il momento più divertente dell’anno. Per gli ultimi due anni di università sono tornata in Arkansas, alla Henderson State University dove ho proseguito i miei studi di statistica, sempre continuando a giocare a softball. L’università americana non è molto diversa da quella italiana, ma la dinamica relaziona le fra studenti e professori è amicale. I corsi di statistica hanno pochi iscritti e quindi questo rende l’atmosfera diretta e rilassata».</p>
<p><strong>Terminati gli studi hai appeso il guantone al chiodo.</strong></p>
<p>«Mi sono laureata nel 2019 e finendo l’università ho dovuto abbandonare il softball. Dopo anni di agonismo il mio corpo ne aveva risentito, ma grazie allo sport ho potuto realizzarmi nel mio percorso formativo. Attualmente non pratico più softball ma la passione rimane e lo seguo da spettatrice».</p>
<figure id="attachment_57271" aria-describedby="caption-attachment-57271" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-57271" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_1245.jpg" alt="IMG 1245" width="1000" height="858" title="Nadia Ballarin, friulana nel mondo 11" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_1245.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_1245-300x257.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/07/IMG_1245-768x659.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-57271" class="wp-caption-text">Nadia Ballarin con mamma, nonna e papà in occasione della laurea</figcaption></figure>
<p><strong>Lo sbarco in un colosso del calibro di <em>Apple </em>com’è stato?</strong></p>
<p>«Dopo il master in <em>Business Analytics</em>, sono stata reclutata attraverso <em>Linkedin </em>da un reclutatore di <em>Apple </em>per la specificità del ruolo. Cercavano una laureata in statistica, matematica o <em>data-science </em>che parlasse l’italiano. Non mi sembrava vero. Dopo una lunga serie di colloqui, sia tecnici che attitudinali, sono stata assunta. A dicembre 2021, proprio per il nuovo lavoro, mi sono trasferita a Seattle con il mio gatto Alpha, riscoprendo questa città che avevo già visitato in occasione della partecipazione della rappresentativa regionale di softball ai Junior World Series nel 2010».</p>
<p><strong>La città della pioggia nel nordovest degli States…</strong></p>
<p>«Seattle è completamente diversa dal Sud. Piena di giovani lavoratori del settore tecnologico, dinamica, e in uno Stato molto più “alpino” (lo Stato di Washington, <em>ndr</em>)».</p>
<p><strong>Lavorare alla <em>Apple </em>è complicato?</strong></p>
<p>«Anche se l’azienda è molto grande, in <em>Apple </em>il lavoro è organizzato per gruppi ristretti e relazioni orizzontali. Per questo, paradossalmente, sembra di lavorare per un’azienda molto più piccola. Il mio team è recente in <em>Apple</em>. Io sono stata la terza a essere assunta. Inoltre, quasi tutti i miei colleghi hanno più o meno la mia età: tutti ci siamo spostati a Seattle per lavoro, non conoscendo nessuno. Oltre a un rapporto lavorativo si è così formato anche un rapporto di stretta amicizia. In <em>Apple </em>si lavora tanto ma con orari flessibili. Il lavoro è molto soddisfacente e i risultati sono tangibili perché visibili nelle diverse app».</p>
<p><strong>Tempo libero ne rimane?</strong></p>
<p>«Quando ero a Seattle ho potuto esplorare le bellezze naturalistiche dello Stato di Washington, specialmente nei weekend estivi. In inverno c’è la possibilità di sciare o di andare alla ricerca del locale migliore di Seattle».</p>
<p><strong>Fino al giorno in cui anche a questa città hai dovuto dire <em>Goodbye</em>.</strong></p>
<p>«Per motivi di visto. Non avendo vinto la lotteria dei visti lavorativi, <em>Apple </em>mi ha garantito la continuità trasferendomi all’ufficio di Londra. Fui molto contenta di tornare in Europa e avvicinarmi a casa».</p>
<p><strong>E qui torniamo alla domanda iniziale. Si vive bene a Londra?</strong></p>
<p>«Londra è molto più europea. In America si sente maggiormente la pressione di avere successo nel lavoro. Mentre a Londra, come in Italia, gli obiettivi della vita vanno oltre a quelli lavorativi. Inoltre a Londra ci sono più possibilità culturali e ho riscoperto il calcio femminile andando allo stadio dell’Arsenal».</p>
<p><strong>In due ore di volo, poi, sei in Friuli…</strong></p>
<p>«Tornare è decisamente più semplice e cerco di farlo il più spesso possibile».</p>
<p><strong>Nel prossimo futuro dove ti vedi?</strong></p>
<p>«Per ora sono a Londra. Poi si vedrà, sono aperta a qualsiasi opzione. E chissà, anche tornare in Italia…»</p>
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