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		<title>Marco Petean: un racconto collettivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 11:10:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
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		<category><![CDATA[scultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ultima settimana di allestimento alla Biblioteca "Zigaina" per la personale dello scultore cervignanese. Opere che hanno emozionato il pubblico</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Ritratti_008-1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/marco-petean-un-racconto-collettivo/">Marco Petean: un racconto collettivo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Petean in posa assieme a suo padre (© Elia Falaschi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Ultima settimana di apertura per la mostra “<em>Dialoghi sulla linea dell’orizzonte. A mio padre, alla mia terra</em>”, dello scultore <strong>Marco Petean</strong>, allestita nella Biblioteca civica “Giuseppe Zigaina” (<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/">clicca qui per tutti i dettagli</a></span>).</p>
<p>Giovedì 14 maggio (dalle ore 16 alle 18) e sabato 16 maggio (dalle ore 11 alle 13, l’artista sarà presente per delle visite guidate.</p>
<p>Nel frattempo, in questa intervista, ripercorre le emozioni vissute nelle settimane di apertura della sua personale.</p>
<p><strong>Marco, che effetto ha fatto inaugurare questa mostra nella sua città?</strong></p>
<p>«È stato molto emozionante e sono orgoglioso soprattutto del percorso fatto per arrivare a esporre in una mostra personale nella città in cui vivo. La è stata promossa dal Comune di Cervignano del Friuli conseguentemente alla mia aggiudicazione del Premio d’acquisto alla 52ª edizione dello storico e prestigioso Premio Suzzara e l’ingresso della mia opera dal titolo “Siamo noi in fuga” nella collezione permanente del Museo Galleria del Premio di Suzzara (Mantova), a fianco alle opere di grandi artisti del Novecento del panorama nazionale e regionale, come il mio concittadino Giuseppe Zigaina, al quale è intitolata la Biblioteca civica, luogo in cui si tiene la mostra. Zigaina si era aggiudicato il Premio Suzzara nel 1950 e nel 1956, così come altri artisti del calibro di Sergio Altieri, Franco Dugo, Armando Pizzinato, Luigi Spacal. E proprio il Museo Galleria del Premio di Suzzara e il Comune di Suzzara, assieme al Comune di Aquileia e alla Fondazione Società per la conservazione della Basilica di Aquileia, hanno patrocinato la mostra».</p>
<p><strong><em>Dialoghi sulla linea dell’orizzonte. A mio padre, alla mia terra</em>: come mai questo titolo?</strong></p>
<p>«La mostra è stata concepita come un viaggio attraverso le mie memorie personali e quelle del mio territorio. Idealmente mi sono posto in riflessione di fronte alla linea dell’orizzonte che attraversa la Bassa Friulana, una sorta di confine visivo che al tempo stesso separa e unisce e che nel contempo custodisce le mie memorie. È lungo questa linea che non rappresenta soltanto il paesaggio, ma anche una linea mentale, uno spazio sospeso, che prendono forma i dialoghi citati nel titolo della mostra: dialoghi tra epoche, persone, luoghi e artisti di generazioni diverse. Le dediche a mio padre e alla mia terra non rappresentano un semplice atto formale, ma il cuore pulsante di questo progetto. Sono una dichiarazione d’amore verso le mie radici: ho voluto onorare l’uomo che mi ha tramesso valori importanti, come quelli della tenacia e della resilienza, e la terra che ha dato forma al mio sguardo. Presentare questa mostra nella mia città è stato per me un “ritorno a casa”, un modo per restituire in forma d’arte tutto ciò che questi luoghi ed i miei affetti mi hanno donato nel tempo».</p>
<p><strong>La pineta di San Marco, la spiaggia e la vecchia stazione di Belvedere: perché ha voluto ricreare proprio questi luoghi con le sue sculture in terracotta policroma?</strong></p>
<p>«Perché questi luoghi rappresentano la scenografia del mio racconto. Il viaggio che narro nella mostra raggiunge, dal mio punto di vista, la sua massima intensità proprio alle spalle della vecchia stazione di Belvedere di Aquileia, dove è nato mio padre nel dicembre del 1944: un punto in cui mare, colline, montagne e il cielo del Friuli Venezia Giulia sembrano congiungersi in un unico respiro visivo e simbolico. Ho rappresentato i luoghi dell’infanzia di mio padre e della mia, come luoghi interiori prima che reali, paesaggi dell’anima in cui la memoria familiare, la trasformazione ambientale e la stratificazione storica si fondono in una narrazione unica. La valle di pesca di Belvedere, la collina su cui si erge la chiesa di San Marco, la spiaggia di Belvedere, la vecchia stazione, compongono la mia geografia intima. Quei luoghi un tempo popolati, rumorosi, immersi in una vegetazione vitale, oggi appaiono progressivamente spopolati, immobili, silenziosi, mentre la natura, lentamente si riappropria del proprio spazio, cancellando le tracce della presenza umana, i suoni si rarefanno lasciando il posto al silenzio, ai versi degli animali e ai rumori della natura, creando quasi un palcoscenico teatrale che sembra sospeso, bloccato, in attesa».</p>
<p><strong>Il suo sguardo verso il passato è più nostalgico o di gratitudine? </strong></p>
<p>«Entrambe le cose: la nostalgia riguarda i luoghi che sono cambiati, modificati, scomparsi, o abbandonati, come nel caso della stazione di Belvedere di Aquileia, che è stata abitata dalla famiglia di mio padre dal 1944 fino alla fine degli anni Ottanta, alla quale ho dedicato un’opera dal titolo “<em>Punto di partenza. La stazione dei ricordi offuscati</em>” e le persone che non ci sono più, mi mancano le loro voci, i loro racconti, i loro gesti affettuosi; la gratitudine invece, riguarda sia i luoghi che le persone, per quello che mi hanno saputo dare, in termini di valori, di sentimenti, di insegnamenti. Dal mio punto di vista, le opere che raccolgono meglio al loro interno entrambi questi sguardi, di nostalgia e di gratitudine, sono quelle intitolate “<em>L’ultimo guardiano della valle</em>”, che rappresenta la valle di pesca di Belvedere, come oggi non la si può più vedere, con il capanno, la barca e la bicicletta del suo “ultimo guardiano”, mio zio, e “<em>Il custode dell’orizzonte</em>”, che rappresenta la collina su cui si erge la chiesa e il cimitero di San Marco, il mio luogo dell’anima, nel quale mi sono sposato, ma nel quale riposano anche i miei cari».</p>
<p><strong>Cos’ha significato suo padre nel suo percorso artistico?</strong></p>
<p>«Il rapporto con mio padre rappresenta il vero motore del mio percorso artistico. È quella forza propulsiva che mi spinge a scavare nella memoria sua e della nostra famiglia, e a trasformare il ricordo in materia e a dargli forma. Senza il confronto con la sua storia, i suoi silenzi e i suoi racconti, la mia mano non avrebbe preso la stessa direzione. Ogni scultura presentata nella mostra di Cervignano, è nata da questa spinta interiore, un’energia che mi ha aiutato a trasformare l’affetto e i sentimenti in opere, in atti creativi. Inoltre, nel momento in cui ho cominciato a progettare e a ideare l’ultima esposizione, mi sono immediatamente emersi i temi a me più cari e ha preso forma il viaggio attraverso le mie memorie personali. Il rapporto con mio padre è risultato essere centrale nel racconto: la sua storia, che parte dall’infanzia, i suoi ricordi, sono stati la base di partenza per ideare le opere presentate, così come una domanda che gli avevo posto pochi mesi prima “<em>quali sono stati gli anni più belli e felici della tua vita?</em>”».</p>
<p><strong>Una parte della mostra è dedicata proprio a lui: alla sua infanzia in seminario e al suo ultra trentennale servizio all’interno della Basilica di Aquileia. Come mai questa scelta?</strong></p>
<p>«I miei teatrini in terracotta, in questa mostra, sono diventati il <em>medium</em> privilegiato per dare forma a un atto d’amore, di restituzione e riparazione nei confronti del territorio e della figura di mio padre. In essi ho creato e custodito i frammenti di vita e di racconti lontani, restituendo colore a immagini sbiadite e nuova presenza a luoghi e a persone care. Il mio ha voluto essere anche un atto di preservazione della memoria degli individui comuni, come appunto mio padre, quelli che la storia tende a dimenticare. Ho voluto – tramite le sue fotografie e i suoi racconti – creare un nuovo legame, ancora più profondo, ricostruendo la sua esperienza di bambino che nella metà degli anni Cinquanta lascia il paese nativo e la famiglia per intraprendere la strada del seminario; a questa fase della sua vita ho dedicato un’installazione fotografica, con vecchie foto di famiglia e dei brevi scritti, dal titolo “<em>Il tempo del distacco</em>”. In mostra ho inoltre presentato tre sculture in terracotta policroma dedicate a mio padre, una che lo raffigura nei panni del chierichetto nella chiesa del paese, negli anni precedenti alla partenza per il seminario, dal titolo “<em>L’anticamera del silenzio</em>” e poi due dedicate alla sua lunga esperienza come sacrestano presso la Basilica di Aquileia, che ho intitolato “<em>Il servizio silenzioso. La cura del rito</em>” e “<em>I passi del sacrestano. L’eco della Basilica</em>”; hanno voluto rappresentare delle “piccole memorie” scolpite nell’argilla, a creare una sorta di archivio dell’anima, delle reliquie, un punto di contatto eterno tra padre e figlio».</p>
<p><strong>Alcune opere in mostra raffigurano grandi artisti regionali che hanno avuto in qualche modo un legame con il suo percorso artistico.</strong></p>
<p>«I dialoghi evocati nel titolo della mostra si riferiscono anche agli incontri che ho avuto con grandi artisti regionali, soprattutto all’interno dei loro studi; i loro racconti, i loro insegnamenti, hanno rappresentato per me un’eredità culturale molto forte. In particolare, in occasione di questa mostra, ho presentato delle opere che raffigurano il mio concittadino Giuseppe Zigaina che non ho avuto modo di conoscere personalmente, ma che ho conosciuto tramite le sue opere, dipinti e incisioni, nonché attraverso i suoi libri; Sergio Altieri che ho avuto modo più volte di incontrare nel suo studio di Capriva del Friuli e che con me e Zigaina ha in comune la partecipazione al Premio Suzzara, e Giorgio Celiberti al quale ho avuto modo di mostrare più volte il mio lavoro in occasione delle mie mostre personali, che mi ha sempre sorpreso per la sua capacità di lasciarsi emozionare e coinvolgere dal lavoro di un’artista di una generazione diversa, ma che ha in comune con lui l’amore per la scultura e il racconto delle emozioni».</p>
<p><strong>Oltre che sua moglie, Diana Cerne è anche curatrice di questa mostra così come di altre precedenti. Che ruolo riveste Diana nella produzione artistica di Marco Petean?</strong></p>
<p>«Il ruolo di Diana è fondamentale e va ben oltre la curatela. Essendo lei stessa un’artista della ceramica, possiede una sensibilità rara e una conoscenza profonda della materia. In tutto il processo creativo, rappresenta per me un interlocutore imprescindibile ed è la prima persona con cui mi confronto. In occasione di questa mostra, la sua presenza come curatrice ha garantito una coerenza artistica che nasce da una condivisione quotidiana di intenti e di linguaggi. Conoscendo la mia storia e quella di mio padre, inoltre, mi ha aiutato a filtrare le idee e i sentimenti e a dare struttura formale alla mia creatività, sapendo anche tradurre le mie intenzioni in un percorso espositivo e in un racconto che il pubblico ha potuto abitare e condividere».</p>
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                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73953 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:55" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_048.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_048.jpg" class="slider-73924 slide-73953 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Allestimento 048" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_048.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_048-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_048-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_048-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_048-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73954 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:55" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_068.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_068.jpg" class="slider-73924 slide-73954 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Allestimento 068" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_068.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_068-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_068-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_068-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Allestimento_068-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73955 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:55" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_002.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_002.jpg" class="slider-73924 slide-73955 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Opere Dettagli 002" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_002.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_002-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_002-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_002-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_002-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73956 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:56" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_007.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="1200" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_007.jpg" class="slider-73924 slide-73956 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Opere Dettagli 007" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_007.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_007-200x300.jpg 200w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_007-683x1024.jpg 683w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_007-768x1152.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73957 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:56" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_018.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="1200" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_018.jpg" class="slider-73924 slide-73957 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Opere Dettagli 018" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_018.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_018-200x300.jpg 200w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_018-683x1024.jpg 683w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_018-768x1152.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73958 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:56" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_024.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="1200" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_024.jpg" class="slider-73924 slide-73958 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Opere Dettagli 024" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_024.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_024-200x300.jpg 200w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_024-683x1024.jpg 683w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_024-768x1152.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73959 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:57" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_028.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="1200" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_028.jpg" class="slider-73924 slide-73959 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Opere Dettagli 028" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_028.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_028-200x300.jpg 200w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_028-683x1024.jpg 683w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_028-768x1152.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73960 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:57" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_029.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_029.jpg" class="slider-73924 slide-73960 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Opere Dettagli 029" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_029.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_029-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_029-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_029-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_029-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
                <li style="display: none; width: 100%;" class="slide-73961 ms-image " aria-roledescription="slide" data-date="2026-05-11 13:07:57" data-filename="MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_036.jpg" data-slide-type="image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_036.jpg" class="slider-73924 slide-73961 msDefaultImage" alt="MarcoPetean DialoghiLineaOrizzonte Opere Dettagli 036" rel="" title="MARCO PETEAN" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_036.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_036-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_036-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_036-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/MarcoPetean_DialoghiLineaOrizzonte_Opere_Dettagli_036-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px"><div class="caption-wrap"><div class="caption"><div>(© Elia Falaschi)</div></div></div></li>
            </ul>
        </div>
        
    </div>
</div>
<p><strong>Dopo l’inaugurazione della mostra qual è stato il complimento che le ha fatto più piacere ricevere? </strong></p>
<p>«Non è stato a parole, ma negli occhi delle persone: molti sono venuti da me visibilmente emozionati e commossi subito dopo la presentazione, prima ancora di aver visto le mie opere. Ma ciò che mi ha segnato profondamente sono stati i pensieri lasciati sul libro delle dediche, leggere che la mia mostra ha rievocato il ricordo di affetti cari ormai scomparsi o lontani, mi ha fatto capire di avere raggiunto l’obiettivo più alto e questa cosa mi ha emozionato molto. In quel momento, il mio racconto personale si è trasformato in un racconto collettivo, una memoria condivisa che appartiene a tutti. Inoltre, dopo aver effettuato numerose visite guidate alla mostra e averla spiegata a tante persone, mi sono reso conto che quella che ho raccontato tramite le mie sculture in terracotta policroma e con un’installazione di vecchie foto di famiglia, rimaste nei cassetti per decenni, non è più solo la storia di mio padre o la mia storia, ma un racconto, dove ogni spettatore ha potuto ritrovare un pezzo della propria vita».</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dialoghi sulla linea dell’orizzonte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/dialoghi-sulla-linea-dellorizzonte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2026 14:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?post_type=mec-events&#038;p=72199</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="827" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="MarcoPetean StudidArtista Ritratti 056" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056-300x182.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056-1024x620.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056-768x465.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Dialoghi sulla linea dell’orizzonte 1"> Lo scultore Marco Petean espone per la prima volta nella sua Cervignano: quindici sculture inedite in terracotta policroma</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/dialoghi-sulla-linea-dellorizzonte/">Dialoghi sulla linea dell’orizzonte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Petean (© Elia Falaschi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per la prima volta nella sua città, Marco Petean espone quindici sculture inedite in terracotta policroma, opere che lo accompagnano in un viaggio attraverso la memoria personale e quella del suo territorio, dove l’arte si fa linguaggio capace di instaurare e ricucire legami, rivelando storie e vissuti.</p>
<p>Idealmente l’artista colloca il proprio racconto ponendosi in riflessione di fronte alla linea dell’orizzonte che attraversa la Bassa Friulana come una promessa silenziosa: un confine visivo che al tempo stesso separa e unisce, custodendo memorie e svelando identità. È lungo questa linea — non soltanto paesaggio ma anche linea mentale, spazio sospeso e soglia simbolica — che prendono forma i “dialoghi” evocati dal titolo della mostra: dialoghi tra interiorità e vita, tra epoche, persone, luoghi e artisti.</p>
<p>Petean rappresenta i luoghi della sua infanzia come luoghi interiori prima che reali, paesaggi dell’anima in cui la memoria familiare, la trasformazione ambientale e la stratificazione storica si fondono in una narrazione carica di malinconia, nostalgia, mistero e bellezza.</p>
<p>Il paesaggio diviene metafora dell’esistenza, di ciò che appare immobile ma custodisce in realtà una lenta trasformazione, una vita sotterranea che induce a riflettere sul senso della memoria e della permanenza.</p>
<p>I Teatrini in terracotta, per i quali l’artista è conosciuto, in questa esposizione, divengono quindi il <em>medium</em> privilegiato per dare forma ad un atto d’amore, di restituzione e riparazione nei confronti del proprio territorio e della figura paterna, cardine della memoria e della costruzione identitaria. Essi custodiscono i frammenti di vita e racconti lontani, restituendo colore ad immagini sbiadite e nuova presenza a luoghi e persone care. Il suo è un atto di preservazione della memoria degli individui comuni, quelli che la storia tende a dimenticare.</p>
<p>L’artista, tramite le fotografie e i racconti del padre ottantenne, crea un nuovo legame, ancora più profondo, ricostruendo l’esperienza del padre bambino che, nella metà degli anni Cinquanta, lascia il suo paese nativo e la sua famiglia per intraprendere la strada del seminario.</p>
<p>Una “piccola memoria” scolpita nell’argilla si fa universale, diventa archivio dell’anima e reliquia, un punto di contatto eterno tra padre e figlio.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-72010" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-738x1024.jpg" alt="LOCANDINA DIALOGHI Petean Marco" width="640" height="888" title="Dialoghi sulla linea dell’orizzonte 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-738x1024.jpg 738w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-216x300.jpg 216w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-768x1066.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>DIALOGHI SULLA LINEA DELL’ORIZZONTE. </strong><strong>A MIO PADRE, ALLA MIA TERRA</strong></p>
<p><strong>inaugurazione sabato 14 marzo 2026 ore 11.00</strong></p>
<p>Biblioteca Giuseppe Zigaina, via Trieste 33 a Cervignano del Friuli</p>
<p><strong>La mostra, ad ingresso gratuito, sarà visitabile sino a sabato 16 maggio 2026 nelle giornate di apertura della biblioteca: lunedì, mercoledì, giovedì, venerdì 9.00-12.00 e 15.30-19.00, martedì e sabato 9.00-13.00.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 11:11:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="827" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="MarcoPetean StudidArtista Ritratti 056" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056-300x182.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056-1024x620.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056-768x465.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano 3"> La Biblioteca Zigaina ospita la mostra dello scultore intitolata "Dialoghi sulla linea dell’orizzonte. A mio padre, alla mia terra"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/">Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Marco Petean (© Elia Falaschi)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sabato 14 marzo 2026</strong> alle ore 11, presso lo spazio espositivo della Biblioteca civica Giuseppe Zigaina di Cervignano del Friuli verrà inaugurata la mostra <strong><em>Dialoghi sulla linea dell’orizzonte. A mio padre, alla mia terra</em></strong>, dello <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://imagazine.it/home_desk/marco-petean-modellando-emozioni/">scultore <strong>Marco Petean (<em>leggi l&#8217;intervista</em>)</strong></a></span>, curata da <strong>Diana Cerne</strong> e presentata da <strong>Francesca Agostinelli</strong>.</p>
<p>La mostra è promossa dal Comune di Cervignano del Friuli con il patrocinio del Museo Galleria Premio Suzzara, del Comune di Suzzara (Mantova), del Comune di Aquileia e della Fondazione Società per la conservazione della Basilica di Aquileia.</p>
<p>Per la prima volta nella sua città, Petean espone le sue sculture in terracotta policroma, opere che lo accompagnano in un viaggio attraverso la memoria personale e quella del suo territorio, dove l’arte si fa linguaggio capace di instaurare e ricucire legami, rivelando storie e vissuti.</p>
<p>Idealmente l’artista colloca il proprio racconto ponendosi in riflessione di fronte alla linea dell’orizzonte che attraversa la Bassa Friulana come una promessa silenziosa: un confine visivo che al tempo stesso separa e unisce, custodendo memorie e svelando identità.</p>
<p>È lungo questa linea — non soltanto paesaggio ma anche linea mentale, spazio sospeso e soglia simbolica — che prendono forma i “dialoghi” evocati dal titolo della mostra: dialoghi tra interiorità e vita, tra epoche, persone, luoghi e linguaggi artistici.</p>
<p>Quell’orizzonte raggiunge per l’artista la sua massima intensità poetica proprio alle spalle della casa della vecchia stazione di Belvedere di Aquileia, dove è nato suo padre: un punto in cui mare, colline, montagne e il cielo della regione sembrano congiungersi in un unico respiro visivo e simbolico.</p>
<p>Proprio lì per l’artista l’orizzonte diventa campo di tensione esistenziale dove l’uomo contempla, interroga, dialoga con l’infinito e scopre la propria finitezza.</p>
<p>Petean rappresenta i luoghi della sua infanzia come luoghi interiori prima che reali, paesaggi dell’anima in cui la memoria familiare, la trasformazione ambientale e la stratificazione storica si fondono in una narrazione carica di malinconia, nostalgia, mistero e bellezza.</p>
<p>La valle di pesca di Belvedere, la collina su cui si erge la chiesa di San Marco, la spiaggia di Belvedere, la vecchia stazione — compongono una geografia intima e quasi metafisica.</p>
<p>Luoghi un tempo popolati, rumorosi, immersi in una vegetazione vitale, oggi appaiono progressivamente spopolati, immobili e silenziosi, mentre la natura, lentamente, si riappropria del proprio spazio, fagocitando la testimonianza della presenza umana. I rumori si rarefanno lasciando il posto al silenzio, ai versi degli animali e ai rumori della natura, creando quasi un palcoscenico teatrale che sembra sospeso in un tempo bloccato, in attesa.</p>
<p>Il paesaggio diviene metafora dell’esistenza, di ciò che appare immobile ma custodisce in realtà una lenta trasformazione, una vita sotterranea che induce a riflettere sul senso della memoria e della permanenza.</p>
<p>I Teatrini in terracotta, per i quali l’artista è conosciuto, in questa esposizione, divengono quindi il medium privilegiato per dare forma ad un atto d’amore, di restituzione e riparazione nei confronti del proprio territorio e della figura paterna, cardine della memoria e della costruzione identitaria.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-72010" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-738x1024.jpg" alt="LOCANDINA DIALOGHI Petean Marco" width="640" height="888" title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-738x1024.jpg 738w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-216x300.jpg 216w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco-768x1066.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/LOCANDINA-DIALOGHI_Petean-Marco.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Essi custodiscono i frammenti di vita e racconti lontani, restituendo colore ad immagini sbiadite e nuova presenza a luoghi e persone care. Il suo è un atto di preservazione della memoria degli individui comuni, quelli che la storia tende a dimenticare.</p>
<p>L&#8217;artista tramite le fotografie e i racconti del padre ottantenne, crea un nuovo legame, ancora più profondo, ricostruendo la sua esperienza di bambino che nella metà degli anni cinquanta, lascia il suo paese nativo e la sua famiglia per intraprendere la strada del seminario.</p>
<p>Una “piccola memoria” scolpita nell’argilla si fa universale, diventa archivio dell’anima e reliquia, un punto di contatto eterno tra padre e figlio.</p>
<h3>Orari</h3>
<p>La mostra sarà visitabile fino al 16 maggio nei seguenti orari: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 9-12/15.30-19, martedì e sabato 9-13.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&amp;linkname=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fmarco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano%2F&#038;title=Marco%20Petean%20per%20la%20prima%20volta%20nella%20sua%20Cervignano" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/" data-a2a-title="Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_056.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/marco-petean-per-la-prima-volta-nella-sua-cervignano/">Marco Petean per la prima volta nella sua Cervignano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La resilienza dell&#8217;arte</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/la-resilienza-dellarte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Margherita Reguitti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 16:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[romans]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<category><![CDATA[versa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=70133</guid>

					<description><![CDATA[<p>Stefano Comelli ha perso strumenti di lavoro e bozzetti di sculture nell'alluvione di Versa. Ma ha allestito lo stesso la sua personale. Mentre la figlia ha aperto una raccolta fondi</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/12/Stefano-Comelli-e-lopera-in-legno-titolata-Terre-alte.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/la-resilienza-dellarte/">La resilienza dell&#8217;arte</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Stefano Comelli e l&#8217;opera in legno &#8220;Terre alte&#8221;</em></span></p>
<p>ROMANS D’ISONZO – Ha perso tutti i suoi strumenti di lavoro e i preziosi e unici bozzetti delle sue sculture.</p>
<p>Tutto sommerso dall’acqua e dal fango della terribile alluvione che lo scorso 17 novembre ha investito il paese di Versa dove abita, nella frazione di Romans d’Isonzo.</p>
<p>L’artista <strong>Stefano Comelli</strong> però non si ferma e alcuni giorni dopo il disastro ha voluto mantenere fede all’impegno preso di allestire una personale dal titolo “<em>Percorsi</em>”, nell’abito dei festeggiamenti per i cento anni di vita della Fondazione Giusto Caenazzo di Grions del Torre, in comune di Povoletto.</p>
<p>“Sarebbe bastato che venissimo avvisati come peraltro era accaduto nel 1998 quando le acque dei fiumi dai quali siamo circondati hanno superato gli argini”, ha spiegato Stefano Comelli. “Non si riesce a capire come sia mancata la dovuta sorveglianza con i mezzi tecnologici oggi a disposizione”.</p>
<p>Conversando con <strong>Alessia Tortolo</strong>, assessore alla cultura del Comune di Romans ed esperta d’arte, Comelli ha spiegato la poetica del suo lavoro di scultore, che si fonda sul rispetto della materia per creare opere dal forte valore simbolico ma anche interpretazione originale della realtà.</p>
<p>L’artista si distingue per la sua capacità e originalità di creare dal legno e dalla pietra, ma anche dal ghiaccio e dal cioccolato, il suo mondo di figure e volumi.</p>
<h3><strong>Le sue opere </strong></h3>
<p>La sua arte, profondamente radicata nel territorio ma aperta a contaminazioni internazionali, incarna perfettamente lo spirito di un artista che sa coniugare tradizione e innovazione, artigianalità ed espressione contemporanea.</p>
<p>Emblematica la sua ricerca della forma attraverso la levigatura del legno, dal cirmolo, all’abete al cedro del Libano, e il suo plasmare la pietra scelta nelle cave della regione, da Clauzzetto a Aurisina e Verzegnis, scegliendo fra la tavolozza di rossi, grigio-neri e bianchi.</p>
<h3><strong>Chi è Stefano Comelli</strong></h3>
<p>Originario di Trieste, dove ha frequentato l’Istituto d’Arte Nordio, vanta un percorso artistico importante. Fin da giovanissimo ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui una borsa di studio all’Accademia estiva di Salisburgo nel 1992, dove si è perfezionato sotto la guida dei maestri Janez Lenassi e Susanne Tun.</p>
<p>La sua attività si è poi sviluppata attraverso percorsi paralleli: la partecipazione a simposi di scultura nazionali e internazionali &#8211; dalla Svizzera alla Slovenia, da Verzegnis a Sauris &#8211; e una ricerca sperimentale attraverso installazioni effimere realizzate in spazi naturali, come fiumi, parchi e luoghi abbandonati. Attualmente è responsabile del simposio Magia del Legno di Sutrio. Da ricordare che nel 2018 ha ricevuto l’incarico di progettare e coordinare, come direttore artistico, il presepe per il Vaticano realizzato assieme ad altri 10 scultori ed esposto in piazza San Pietro nel dicembre 2022 alla presenza di papa Francesco, che l’aveva molto ammirato.</p>
<p>All’incontro nella sede della Fondazione Caenazzo è intervenuto un folto pubblico presente, assieme alle autorità locali, fra le quali, il presidente del Consiglio regionale FVG, <strong>Mauro Bordin</strong>. Il duo dei maestri <strong>Irina Hvtchinnikova </strong>e <strong>Angelo Di Giorgio</strong> ha eseguito un repertorio al clavicembalo e clarinetto.</p>
<h3><strong>Sottoscrizione</strong></h3>
<p>Rebecca Comelli, figlia di Stefano, ha aperto una raccolta fondi su  <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://gofund.me/f8f279e98" target="_blank" rel="noopener">https://gofund.me/f8f279e98</a></span>.</p>
<p>“Tutta la sua attrezzatura da lavoro è finita sott’acqua – spiega Rebecca – rendendola inutilizzabile. Per permettergli di ripartire e continuare il suo mestiere, stiamo cercando un aiuto per ricomprare gli strumenti essenziali, tra cui: compressore, motoseghe, saldatrici, trapani e altre attrezzature da scultura. Ogni contributo, anche piccolo, può fare davvero la differenza”.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Marco Petean: siamo noi in fuga</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/marco-petean-siamo-noi-in-fuga/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Sep 2025 08:34:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[premi]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=68375</guid>

					<description><![CDATA[<p>La scultura dell'artista cervignanese esposta nella mostra dei finalisti del Premio Suzzara. "Ho modellato la dignità silenziosa che grava sulle spalle di chi fugge"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/MarcoPetean_StudidArtista_Ritratti_016.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/marco-petean-siamo-noi-in-fuga/">Marco Petean: siamo noi in fuga</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Marco Petean (© Elia Falaschi)</em></span></p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – L’<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://imagazine.it/home_desk/marco-petean-modellando-emozioni/">artista cervignanese <strong>Marco Petean</strong></a></span> dallo scorso 21 settembre è tra i protagonisti della mostra dei finalisti del <strong>Premio Suzzara</strong>, presso il Museo Galleria del Premio a Suzzara (Mantova).</p>
<p>Il Premio Suzzara è uno dei più storici e prestigiosi premi d’arte contemporanea in Italia, istituito nel 1948 grazie a Dino Villani, Cesare Zavattini e Tebe Mignoni ed oggi giunto alla sua 52ª edizione.</p>
<p>L’edizione di quest’anno dal titolo “<em>Inferno riflesso. La guerra nello specchio dell’arte</em>” riprende un aspetto che caratterizzava la manifestazione fin dalle sue origini: la tradizione del Premio richiamava infatti per vocazione un’arte impegnata, capace di interrogarsi e riflettere sui grandi temi che coinvolgono la società nel corso della storia.</p>
<p>Pertanto, in occasione dell’edizione del 2025, promuovendo il tema dell’impegno sociale degli artisti, è stata chiesta una riflessione sul tema generale, ma più che mai attuale, della guerra. Guerra combattuta sul fronte, in diverse parti del mondo non tanto distanti da noi, guerra quotidiana contro nemici invisibili, ma ugualmente mortali come la povertà, la discriminazione, l’odio, guerra interiore, contro le angosce, la paura, l’ansia.</p>
<p>Petean ha presentato la sua opera inedita dal titolo “<em>Siamo noi in fuga</em>”, un dittico in terracotta policroma che raffigura <strong>trentatré persone, uomini, donne, bambini, neonati in cammino</strong>, costrette ad abbandonare la propria terra; l’opera è stata apprezzata dal folto pubblico che ha presenziato all’inaugurazione e ai primi giorni di apertura del Premio e dalla critica e ambisce a entrare nella collezione permanente del Museo.</p>
<p>“In questa mia scultura – spiega Petean – non è rappresento semplicemente un esodo, ho modellato la disperazione collettiva, la dignità silenziosa, il peso materiale ed emotivo che grava sulle spalle di chi fugge, vuole essere una riflessione universale sulla fragilità umana e sulla forza che ci spinge a sopravvivere. Le mie figure, famiglie intere, madri velate, bambini stanchi, neonati trasportati anche all’interno di valigie, uomini curvi sotto sacchi e silenzi, carri carichi di persone ed oggetti, portano con sé le ferite invisibili della guerra. Siria, Afghanistan, Iraq, Ucraina, Palestina nomi diventati simboli di distruzione, ma che qui tornano a essere luoghi umani, concreti, abitati da vite che resistono”.</p>
<figure id="attachment_68377" aria-describedby="caption-attachment-68377" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-68377" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Marco-Petean-sezione1.jpg" alt="Marco Petean sezione1" width="1000" height="605" title="Marco Petean: siamo noi in fuga 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Marco-Petean-sezione1.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Marco-Petean-sezione1-300x182.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Marco-Petean-sezione1-768x465.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-68377" class="wp-caption-text">L&#8217;opera di Marco Petean, sezione 1</figcaption></figure>
<p>“Ho voluto rappresentare – aggiunge l’artista – la migrazione non come evento lontano, ma come riflesso speculare, vivendo in una terra di confine, che oggi è interessata dai flussi migratori della rotta Balcanica e ricordando i vissuti personali e famigliari di chi ha lasciato la propria patria alla ricerca di un futuro migliore. Perché, a guardarli bene, quei volti ci somigliano. Non sono &#8220;loro&#8221;, siamo noi. Noi che fuggiamo da guerre evidenti o interiori, da notizie che non vogliamo vedere, da responsabilità che non vogliamo assumere. Noi, che abitiamo una modernità anestetizzata eppure ancora profondamente fragile”.</p>
<p>“In un tempo in cui l’immagine spesso consuma la realtà – specifica Petean – ho voluto restituire presenza e memoria attraverso la materia. Il gesto plastico, denso e corale, invita a fermarsi: non per osservare, ma per riconoscere. Questa scultura non chiede pietà, ma coscienza. Non offre risposte, ma connessioni. Vuole ricordare che l’arte, nel suo ruolo sociale più profondo, non consola: inquieta. E nel farlo, ci rende umani. Ho voluto invitare lo spettatore a fermarsi, a guardare senza distacco, a cercare negli occhi di quei volti un riflesso possibile di sé”.</p>
<figure id="attachment_68378" aria-describedby="caption-attachment-68378" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-68378" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Marco-Petean-sezione2.jpg" alt="Marco Petean sezione2" width="1000" height="592" title="Marco Petean: siamo noi in fuga 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Marco-Petean-sezione2.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Marco-Petean-sezione2-300x178.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/Marco-Petean-sezione2-768x455.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-68378" class="wp-caption-text">La seconda sezione dell&#8217;opera</figcaption></figure>
<p>“L’intento della mia opera – sottolinea ancora – è quello di rendere visibile ciò che si preferisce ignorare, toccare il cuore prima della ragione, creare empatia. Ogni figura scolpita è un racconto muto, ma eloquente. Chi osserva l’opera non resta fuori dalla scena: è dentro, cammina insieme a loro, tutti possiamo essere quella madre che tiene stretto un neonato, quel padre con il sacco sulle spalle, quella bambina in maglia rossa che cammina. Perché siamo tutti, in fondo, in fuga da qualcosa”.</p>
<p>“Mi sono approcciato al tema proposto quest’anno dal Premio di Suzzara – conclude Petean – con un linguaggio realista, restando fedele alle immagini delle migrazioni contemporanee. Ogni dettaglio, dagli sguardi abbassati ai corpi accalcati, nasce da fotografie e reportage di guerra. Ho posto molta attenzione all’uso del colore: infatti se il paesaggio della fuga è spesso fatto di macerie grigie e polveri nere, in queste sculture i colori riemergono, vibranti, negli abiti, nei volti, nelle mani strette. Sono i colori della vita che resiste, che continua a camminare anche in mezzo alla distruzione; ho cercato di restituire umanità a chi ne è stato spogliato. E ho voluto ricordare che ogni volto in cammino ha una storia che merita di essere vista, compresa, accolta”.</p>
<figure id="attachment_68379" aria-describedby="caption-attachment-68379" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-68379" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/foto-Museo-Premio-1.jpg" alt="foto Museo Premio 1" width="1000" height="771" title="Marco Petean: siamo noi in fuga 7" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/foto-Museo-Premio-1.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/foto-Museo-Premio-1-300x231.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/foto-Museo-Premio-1-768x592.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-68379" class="wp-caption-text">Il pubblico in mostra a Suzzara davanti alle sculture di Petean</figcaption></figure>
<p>Marco Petean prosegue la tradizione di artisti friulani che negli anni hanno preso parte al Premio Suzzara come <strong>Armando Pizzinato</strong>, che fu tra i protagonisti del realismo sociale e partecipò a varie edizioni del Premio, in linea con l’ideologia del lavoro e dell’impegno civile; <strong>Sergio Altieri</strong>, artista attivo nel panorama regionale e nazionale, anche lui da sempre vicino alle istanze sociali e del linguaggio del realismo, <strong>Cesare Mocchiutti</strong>, <strong>Franco Dugo</strong>, fino a <strong>Giuseppe Zigaina</strong>, suo illustre concittadino  che vinse l’edizione del 1950 con l’opera <em>Bracciante (Erba ai conigli)</em> ottenendo in premio una barca a remi, in linea con la caratteristica distintiva del Premio Suzzara che era di premiare gli artisti vincitori non in denaro, ma con beni tangibili, come salami, forme di formaggio, vino, frumento, maiali, vitelli, mattoni, riflettendo lo spirito dello “scambio” tra arte e lavoro.</p>
<p>Zigaina inoltre, ottenne anche nel 1956 un riconoscimento con l’opera “<em>Operai che escono dalla fabbrica</em>”, contribuendo così al prestigio storico della manifestazione che attualmente annovera nella collezione permanente del Museo Galleria del Premio opere tra gli altri di Renato Guttuso, Aligi Sassu, Antonio Ligabue, Renato Birolli, Remo Brindisi e di prestigiosi scultori come Agenore Fabbri, Alik Cavaliere, Augusto Murer e il più recente Giuseppe Bergomi.</p>
<p>La mostra dei finalisti del Premio Suzzara rimarrà aperta <strong>fino a gennaio 2026</strong> presso il Museo Galleria del Premio a Suzzara (Mantova).</p>
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		<title>Frammenti di cose volgari</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/frammenti-di-cose-volgari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Sep 2025 15:09:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[aquileia]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="919" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/carrerOK.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="carrerOK" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/carrerOK.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/carrerOK-300x202.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/carrerOK-1024x689.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/carrerOK-768x517.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/carrerOK-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Frammenti di cose volgari 8"> Al Museo Archeologico di Aquileia l'arte contemporanea dialoga con l'antico grazie alla mostra di Edi Carrer</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/carrerOK.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/frammenti-di-cose-volgari/">Frammenti di cose volgari</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 27 settembre alle ore 11 il <strong>Museo Archeologico Nazionale di Aquileia</strong> ospiterà l&#8217;inaugurazione di &#8220;<strong><em>Frammenti di cose volgari</em></strong>&#8220;, mostra personale dell&#8217;artista pordenonese <strong>Edi Carrer</strong> che conclude la sezione espositiva della <strong>Rassegna d&#8217;arte contemporanea &#8220;<em>La Poetica della Meraviglia – Per un’archeologia del contemporaneo</em>&#8220;</strong> curata da Eva Comuzzi e Orietta Masin.</p>
<p>Un evento, patrocinato dal Museo storico e il Parco del Castello di Miramare &#8211; Direzione regionale Musei nazionali Friuli Venezia Giulia, che vedrà le opere dell&#8217;artista – di cui cinque inedite e concepite appositamente per gli spazi museali – instaurare un dialogo inedito con i reperti archeologici, creando un ponte suggestivo tra mondo antico e presente.</p>
<p>Il titolo della mostra, liberamente tratto dal &#8220;<strong><em>Rerum vulgarium fragmenta</em></strong>&#8221; che il <strong>Petrarca</strong> diede al suo Canzoniere, rivela la complessità dell&#8217;operazione culturale.</p>
<p>&#8220;<em>Frammenti di cose volgari vuole invitare a un pensiero critico, alla riflessione sul valore delle cose, a un confronto tra ciò che oggi consideriamo &#8216;basso&#8217; e ciò che un domani sarà considerato, ci piaccia o meno, parte della nostra storia</em>&#8220;, spiegano le curatrici.</p>
<h3><strong>Artista della materia duratura che sfida l&#8217;effimero</strong></h3>
<p>La mostra di Carrer al <strong>Museo Archeologico Nazionale di Aquileia</strong> – già noto per le sperimentazioni tra antico e contemporaneo e i progetti di arte <em>site-specific</em> – solleva una domanda fondamentale: &#8220;cosa resterà dell&#8217;arte del nostro tempo e del nostro presente?&#8221;.</p>
<p>Le opere dell’artista pordenonese attualmente residente a Pietrasanta rappresentano una sfida all&#8217;effimero del contemporaneo attraverso l&#8217;utilizzo di marmi, pietre, mosaici e altri materiali durevoli.</p>
<p>Su questo tema la mostra raccoglie sette opere, di cui cinque inedite, concepite come interventi <em>site-specific</em> che si sviluppano lungo tutto il percorso espositivo del museo e nei nuovi depositi aperti al pubblico.</p>
<p>Le opere sono ideate per mettere in evidenza le contraddizioni e la frammentarietà del mondo contemporaneo, instaurando un dialogo con l&#8217;arte antica che diventa atto d&#8217;accusa e intende sottolineare &#8220;quali valori, qualità e opere il nostro tempo vuole consegnare alla Storia&#8221;, invitando a riflettere sulla responsabilità di ciò che il presente consegnerà alle future generazioni.</p>
<h3><strong>Ingresso gratuito</strong></h3>
<p><strong>Sabato</strong> <strong>27 settembre</strong> &#8211; giorno dell’inaugurazione &#8211; l&#8217;ingresso al museo sarà gratuito per tutti coloro che si presenteranno in biglietteria esibendo l&#8217;invito, cartaceo o digitale, della mostra. Per partecipare all’inaugurazione, invece, <strong>è necessario prenotarsi </strong>con un messaggio WA al 338 8454492</p>
<p>L&#8217;evento inaugurale sarà reso vibrante dal suono della tromba di <strong>Sandro Carta</strong>, musicista sardo residente nelle Valli del Natisone, che renderà ancora più suggestiva l&#8217;atmosfera tra antico e contemporaneo.</p>
<p><strong>Domenica 5</strong> <strong>ottobre</strong> si potrà usufruire di <strong>due visite guidate gratuite</strong> a cura di Eva Comuzzi (alle ore 11 e ore 16, massimo 25 persone), realizzate in sinergia con CASA C.A.V.E Contemporary Art Visogliano-Vižovlje Europe.</p>
<p>É necessario prenotarsi con un messaggio WA al 338 8454492</p>
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		<title>Le sculture ultime</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/le-sculture-ultime/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2025 10:34:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<category><![CDATA[spilimbergo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="830" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/FurlanSpilimbergo4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="FurlanSpilimbergo4" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/FurlanSpilimbergo4.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/FurlanSpilimbergo4-300x182.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/FurlanSpilimbergo4-1024x622.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/FurlanSpilimbergo4-768x467.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Le sculture ultime 9"> Ado Furlan a Spilimbergo: una mostra per ammirare le opere alle quali lo scultore stava lavorando prima di morire</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/09/FurlanSpilimbergo4.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/le-sculture-ultime/">Le sculture ultime</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Dettaglio dell&#8217;allestimento</em></span></p>
<p>Dopo l’anteprima sul Noncello, entra nel vivo e si sposta nella Città del Mosaico il progetto espositivo <strong><em>1905-2025 Ado Furlan scultore tra Pordenone e Spilimbergo</em></strong> pensato, a 120 anni dalla sua nascita, per approfondire la figura e l’attività dello scultore che ha segnato il Novecento friulano, ma ebbe un ruolo significativo anche a livello nazionale, grazie alla sua partecipazione a eventi cruciali per l’arte italiana tra gli Anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso.</p>
<p><strong><em>Le sculture ultime</em></strong> &#8211; organizzata a Palazzo Tadea, in piazza Castello 4 a Spilimbergo (27 settembre-16 novembre 2025, orario: sabato e domenica 10-13 e 15-19) &#8211; sarà il cuore pulsante delle celebrazioni.</p>
<p>La mostra, infatti, consentirà di ammirare le opere alle quali Furlan stava lavorando prima di morire.</p>
<p>L&#8217;inaugurazione è in programma <strong>sabato 27 settembre, alle 11</strong>, alla presenza, tra gli altri, di <strong>Caterina</strong> <strong>Furlan</strong>, figlia dell’artista e presidente della Fondazione a lui intitolata, e del sindaco di Spilimbergo <strong>Enrico</strong> <strong>Sarcinelli</strong>, mentre la presentazione sarà affidata al professor <strong>Giuseppe</strong> <strong>Barbieri, </strong>ordinario di Storia dell’arte moderna presso l&#8217;Università Ca&#8217; Foscari di Venezia.</p>
<h3><strong>LA MOSTRA</strong></h3>
<p>Nel 1965, Ado Furlan si trasferì con la famiglia a Spilimbergo, in un’ala del castello oggi sede dell’omonima Fondazione.</p>
<p>Dopo un lungo periodo di silenzio, la mostra dedicatagli nel 1968 dalla <em>Pro Spilimbergo</em>, presieduta all’epoca da <strong>Italo Zannier</strong>, lo indusse a riprendere l’attività, impostando una serie di nudi femminili ai quali stava ancora lavorando quando morì, nel giugno del 1971.</p>
<p>Fuse in bronzo per iniziativa dei familiari, queste opere saranno esposte nel loro insieme e per la prima volta in Friuli.</p>
<p>Faranno da contrappunto una serie di medaglie risalenti allo stesso periodo e i ritratti di Pablo Picasso e del poeta Ezra Pound, nonché le riproduzioni delle foto dello studio dello scultore realizzate proprio da Italo Zannier pochi mesi dopo la sua scomparsa.</p>
<p><em>Le sculture ultime</em> sarà corredata di un catalogo pubblicato da Forum Editrice Universitaria Udinese e curato dalla figlia <strong>Caterina</strong>, con contributi della stessa, oltre che di <strong>Italo</strong> <strong>Furlan</strong> e dello scrittore <strong>Amedeo</strong> <strong>Giacomini</strong>.</p>
<h3><strong>LA PERMANENTE</strong></h3>
<p>Fino al 16 novembre, infine, è visitabile (sempre a Palazzo Tadea) anche la permanente <strong><em>Percorsi nella scultura italiana</em></strong> (aperta sabato e domenica, ore: 10-12.30/17-19.30). La rassegna è articolata in tre sezioni: si apre con il periodo 1841-1942, dove trovano spazio opere di Furlan, ma anche di <strong>Antonio Marsure</strong> e <strong>Luigi</strong> <strong>De</strong> <strong>Paoli</strong>; la seconda parte è dedicata interamente a Furlan, mentre la terza &#8211; Percorsi nella scultura italiana contemporanea 1958-2001 &#8211; rende omaggio a <strong>Nicola Carrino, Pietro Cascella, Carlo Ciussi, Piero Gilardi, Lorenzo Guerrini, Teodosio Magnoni, Massimo Poldelmengo, Giò Pomodoro, Giuseppe Spagnulo, Mauro Staccioli, Giuseppe Uncini </strong>e<strong> Nane Zavagno</strong>.</p>
<p>In omaggio agli interessi musicali di Ado Furlan, le manifestazioni si concluderanno il <strong>16 novembre</strong>, alle 18, con un concerto del pianista <strong>Alessandro Del Gobbo </strong>(Spilimbergo, Palazzo Tadea).</p>
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		<title>Le opere di Ivan Theimer in mostra a Cividale</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/le-opere-di-ivan-theimer-in-mostra-a-cividale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 14:34:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cividale]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="767" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/Ivan-Theimer-Ercole_Elisabetta-Gottardo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ivan Theimer Ercole Elisabetta Gottardo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/Ivan-Theimer-Ercole_Elisabetta-Gottardo.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/Ivan-Theimer-Ercole_Elisabetta-Gottardo-300x168.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/Ivan-Theimer-Ercole_Elisabetta-Gottardo-1024x575.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/Ivan-Theimer-Ercole_Elisabetta-Gottardo-768x431.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/Ivan-Theimer-Ercole_Elisabetta-Gottardo-1280x720.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Le opere di Ivan Theimer in mostra a Cividale 10"> Fino a novembre nel Monastero di Santa Maria in Valle sarà visitabile tutti i giorni la mostra “Da Valicate Frontiere”</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/Ivan-Theimer-Ercole_Elisabetta-Gottardo.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/le-opere-di-ivan-theimer-in-mostra-a-cividale/">Le opere di Ivan Theimer in mostra a Cividale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Ivan Theimer, Ercole (ph. Elisabetta Gottardo)</em></span></p>
<p>A<strong> Cividale del Friuli </strong>le opere del celebre artista francese<strong> Ivan Theimer</strong>.</p>
<p>Si tratta di “<strong><em>Da Valicate Frontiere</em></strong>”, la <strong>grande mostra</strong> annuale organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Cividale del Friuli col contributo della Regione FVG, la cui inaugurazione avverrà sabato 12 luglio alle ore 19 all’interno del Monastero di Santa Maria in Valle.</p>
<p>Alcune opere sono già visibili in città da qualche giorno, collocate nelle piazze: in Largo Boiani stanno spopolando <strong>due enormi tartarughe</strong> in bronzo che affiancano la statua di Giulio Cesare, fondatore della città, e che sembrano contrapporre alla sua ambiziosa serietà il proprio sereno atteggiamento.</p>
<p>In Piazza Paolo Diacono <strong>un altissimo Ercole regge il peso di un obelisco</strong> con la disinvoltura di un eroe. In Foro Giulio Cesare “<strong><em>Ercole con bimbo e scimmia</em></strong>” si colloca a ridosso del monumento a Adelaide Ristori: la grande attrice pare soppesare con lo sguardo l’aitante eroe che le ruba il proscenio, sicuro di sé.</p>
<p>Oltre a queste opere visibili in città, la mostra avrà una ricca sezione di sculture e di acquerelli nel Monastero di Santa Maria in Valle.</p>
<p>“I lavori del maestro – spiega l’assessore comunale alla cultura, <strong>Angela Zappulla </strong>– hanno un fascino e una bellezza antichi, la stessa bellezza antica che Theimer ha trovato nella nostra città. L’esposizione cividalese racconta di frontiere, di confini e di persone tramite opere che sono state già presenti nelle piazze di città europee e, in Italia, toscane”.</p>
<p>“Ringrazio moltissimo – conclude Zappulla – sia il Maestro Theimer che la moglie Olga Spanio che hanno colto con entusiasmo il nostro invito e hanno messo a disposizione di Cividale del Friuli le loro opere”.</p>
<p>Ivan Theimer è nato nel 1944 a Olomouc, nella Repubblica Ceca; dal 1963 al 1965 ha frequentato l’Accademia di belle arti di Uherské Hradiště, ma dopo l’occupazione sovietica della Cecoslovacchia, nel 1968, è emigrato a Parigi, proseguendo gli studi all’École nationale supérieure des beaux-arts, dal 1968 al 1971.</p>
<p>Dagli anni Ottanta i viaggi di studio e poi di lavoro lo hanno portato sempre più in Italia dove ha approfondito le sue conoscenze tecniche in ambito scultoreo prima nelle fonderie di Verona e poi di Pietrasanta, città in cui trova una cerchia di artigiani di grande livello con cui tuttora collabora.</p>
<p>Da allora le mostre personali e collettive si sono susseguite in tutta Europa, soprattutto in Francia, in Italia, in Svizzera e in Germania.</p>
<p>Vive fra Parigi e Pietrasanta ma viaggia spesso in luoghi lontani dove va a cercare i paesaggi di natura e di cultura che gli piace fissare nelle sue opere.</p>
<p>La mostra sarà a Cividale del Friuli <strong>fino al 12 novembre</strong>.</p>
<p>Le opere esposte nel <strong>Monastero di Santa Maria in Valle</strong> sono <strong>visitabili ogni giorno</strong> con i seguenti orari: da venerdì a lunedì 10-19; da martedì a giovedì 10-13 e 15-19.</p>
<p>Per informazioni: 0432700867 oppure 0432710460.</p>
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		<title>La polifonia carsica della Pietra d&#8217;Aurisina</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/la-polifonia-carsica-della-pietra-daurisina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 16:29:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[duino aurisina]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Sistiana l'inaugurazione delle opere frutto delle Residenze e Laboratori transfrontalieri di scultura contemporanea </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/11/EDI-CARRER-_-Il-rumore-del-silenzio-2020-marmo-di-Aurisina.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/la-polifonia-carsica-della-pietra-daurisina/">La polifonia carsica della Pietra d&#8217;Aurisina</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Edi Carrer, Il rumore del silenzio, 2020, marmo di Aurisina</em></span></p>
<p>DUINO AURISINA – Le opere frutto delle <strong>Residenze e Laboratori transfrontalieri di scultura contemporanea / Verso KAMEN</strong> saranno inaugurate <strong>sabato 30 novembre, alle ore 11</strong>, al Piccolo parco sculture / Tunnel della pietra – <strong>Portopiccolo, Sistiana</strong>, alla presenza delle autorità del Comune di Duino Aurisina, dei rappresentati del Circolo Culturale Sloveno SKD Igo Gruden e dell’Amministrazione di Portopiccolo.</p>
<p>“Ispirate a simboli arcaici – ricorda la curatrice <strong>Eva Comuzzi</strong> – sono state realizzate dagli studenti/scultori <strong>Andraž Švara</strong> e <strong>Juri Tenze</strong> (Srečko Kosovel Sežana &#8211; Slovenia), <strong>Riccardo Bonetto</strong> e <strong>Zeno Conzato</strong> (Accademia Belle Arti Venezia), con il costante e qualificato supporto dei maestri scultori e tutor <strong>Edi Carrer</strong> e <strong>Alberto Fiorin</strong>.</p>
<h3>Laboratori e artigiani</h3>
<p>“Ospitare nel nostro Comune i giovani scultori delle residenze di questo progetto è un vero onore. Siamo orgogliosi di loro e del loro entusiasmo – sottolinea l’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Duino Aurisina<strong>, Marjanka Ban</strong> – ma possiamo essere orgogliosi anche e soprattut­to del fatto che gli artigiani delle aziende locali continuano ad aprire le porte dei propri laboratori e ad offrire ai giovani artisti la loro pietra”.</p>
<p>“Due sculture prodotte in due diverse edizioni delle residenze – aggiunge – andranno sistemate nella piazza San Rocco, che diventerà vetrina anche di questo progetto che il Comune di Duino Aurisina sostiene e accompagna sin dall&#8217;inizio”.</p>
<p>Le opere che saranno inaugurate vanno ad aggiungersi a quelle prodotte nelle precedenti cinque edizioni delle Residenze, ideate dalla presidente di Casa C.A.V.E. e direttrice artistica de “L’Energia dei Luoghi. Festival del Vento e della Pietra&#8221;, <strong>Fabiola Faidiga</strong>, insieme alla referente sezione pietra, <strong>Maddalena Giuffrida</strong>, e organizzate quest’anno in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Venezia, l&#8217;Istituto tecnico professionale di Sesana Srečko Kosovel sezione disegno in pietra / Šolski Center Srečka Kosovela &#8211; Sežana (Slovenia).</p>
<p>Dopo l’inaugurazione seguirà una <strong>visita guidata alla mostra personale “<em>Untitled</em>” dell’artista/scultore Edi Carrer</strong>, ospitata alla Portopiccolo Art Gallery, e la presentazione del <strong>catalogo “<em>Il favoloso viaggio nella pietra</em>”</strong>, fotografie di <strong>Massimo Goina</strong>.</p>
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		<title>Il Legno</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/il-legno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 15:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[scultura]]></category>
		<category><![CDATA[turriaco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="1154" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ilLegnoOK.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ilLegnoOK" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ilLegnoOK.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ilLegnoOK-208x300.jpg 208w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ilLegnoOK-710x1024.jpg 710w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ilLegnoOK-768x1108.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" title="Il Legno 11"> A Turriaco la prima antologica di Giancarlo Anzanel: raccolta di opere scultoree, a tutto tondo e bassorilievi</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/10/ilLegnoOK.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-legno/">Il Legno</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il Legno</em> è il titolo che <strong>Giancarlo Anzanel</strong> ha scelto per la sua prima esposizione antologica che l&#8217;amministrazione comunale di Turriaco ospiterà presso l&#8217;atrio del Municipio dal 4 al 31 ottobre.</p>
<p>Una raccolta di opere scultoree, a tutto tondo e bassorilievi, che raccontano l&#8217;evoluzione di un artigiano/artista noto per la sua attività professionale che da poco ha cessato.</p>
<p>I suoi inizi risalgono agli anni di formazione nella falegnameria del maestro ebanista Giuseppe Toso. In quella bottega ha potuto acquisire l’arte dell’intaglio e mettere a frutto le capacità artigianali, creando le sue prime sculture lignee e dedicandosi anche alla pittura.</p>
<p>Nel corso degli anni ha dato dimostrazione della sua maestria con realizzazioni importanti, come ad esempio la sacrestia del Duomo di Gorizia, ma anche con piccole produzioni profane e moderne.</p>
<p>La selezione di opere in mostra a Turriaco evidenzia un percorso di affinamento della tecnica e di attenzione per il dettaglio, come il suo ritratto, le mani, l’albero della vita, a simboleggiare i temi a lui cari: la convivialità, la solidarietà, ma anche l donna-demone. O la doppia figura demone/donna.</p>
<p>Filo conduttore la sua forza creativa e l&#8217;attenzione all&#8217;anima umano certamente non semplice ma, attento alle varie sfumature presenti nell’animo umano.</p>
<p>La mostra è visitabile <strong>da lunedì a venerdì dalle 8.30 alle 13.00</strong>, <strong>lunedì e mercoledì anche dalle 15.00 alle 18.30</strong>.</p>
<p>L&#8217;inaugurazione, con la presentazione a cura del cavalier Umberto Miniussi, è fissata per venerdì 4 ottobre alle ore 18.</p>
<p><em>Livio Nonis</em></p>
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