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	<title>ricerca &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>ricerca &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>L&#8217;Indonesia studia il Sistema Scientifico di Trieste</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 16:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[indonesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Riuniti a Giacarta circa 60 tra ricercatori, accademici, rappresentanti governativi ed ex studenti delle istituzioni scientifiche triestine</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/giacarta.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/lindonesia-studia-il-sistema-scientifico-di-trieste/">L&#8217;Indonesia studia il Sistema Scientifico di Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>GIACARTA (INDONESIA) – Circa 60 ricercatori, accademici, rappresentanti governativi ed ex studenti delle istituzioni scientifiche triestine si sono riuniti a Giacarta per il “<strong><em>Sistema Scientifico di Trieste: Opportunità per la Collaborazione Italia–Indonesia</em></strong>”, evento dedicato a rafforzare la cooperazione scientifica tra i due Paesi.</p>
<p>L’iniziativa, organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Giacarta, dal Centro Internazionale Abdus Salam per la Fisica Teorica (ICTP) e dalla Fondazione Italiana Fegato (FIF), con il supporto dell’Agenzia Nazionale per la Ricerca e l’Innovazione dell’Indonesia (BRIN) e dell’Istituto Italiano di Cultura (IIC) Giacarta, si è svolta nell’ambito della Giornata della Ricerca Italiana nel Mondo (GRIM) 2026 e nel centenario della nascita di Abdus Salam, fondatore dell’ICTP e Premio Nobel per la Fisica.</p>
<p>Il professor <strong>Roberto Carniel</strong>, addetto scientifico presso l’Ambasciata d’Italia a Giacarta e professore di Geofisica Applicata all’Università di Udine, ha evidenziato il ruolo della diplomazia scientifica nel promuovere la cooperazione tra istituzioni italiane e indonesiane.</p>
<p>In particolare, durante l’incontro è stato presentato il sistema scientifico di Trieste come modello di eccellenza, internazionalizzazione e formazione, valorizzando in particolare le collaborazioni già avviate con il BRIN.</p>
<p>Un ruolo centrale è stato quello della FIF, impegnata da anni nello sviluppo di attività di ricerca biomedica con l’Indonesia.</p>
<p>Nel suo videomessaggio, il professor <strong>Claudio Tiribelli</strong>, fondatore e direttore scientifico di FIF, ha illustrato l’attività della Fondazione nella ricerca sulle malattie del fegato, nella medicina traslazionale, nella formazione e nella cooperazione scientifica internazionale.</p>
<p><strong>Caecilia Sukowati</strong>, coordinatrice della ricerca BRIN-FIF, ha inoltre presentato i risultati e le prospettive di una collaborazione di lunga durata, consolidata dal Memorandum d’Intesa siglato nel 2022.</p>
<p>Un ruolo altrettanto fondamentale è stato quello dell’ICTP, istituzione internazionale con sede a Trieste da sempre impegnata nel promuovere la ricerca, l’alta formazione e lo sviluppo delle competenze scientifiche, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.</p>
<p>L’ICTP ha svolto nel tempo una funzione importante nel rafforzare i legami scientifici tra Trieste e l’Indonesia, anche attraverso la collaborazione istituzionale con il BRIN, formalizzata con un Memorandum d’Intesa nel 2024.</p>
<p>Il professor <strong>Stefano Luzzatto</strong> ha sottolineato l’importanza della mobilità internazionale, delle reti accademiche e di programmi di formazione avanzata per costruire comunità scientifiche solide e durature. Ha inoltre illustrato l’esperienza dell’<em>International</em> <em>Master in Mathematics</em> (IMM), da lui fondato, come esempio di formazione internazionale e di creazione di connessioni tra giovani ricercatori.</p>
<p>La forza di questi legami è emersa anche dalle testimonianze di ex studenti indonesiani formatisi o coinvolti nelle istituzioni scientifiche di Trieste.</p>
<p>Tra loro, <strong>Sri Jayanti</strong>, ricercatrice BRIN ed ex studentessa di FIF e Università di Trieste, ha raccontato il proprio percorso nella ricerca biomedica; <strong>Hani Santosa</strong>, ex studente ICTP e SISSA, ha illustrato il passaggio dalla formazione in fisica delle alte energie alla ricerca su materia oscura e cosmologia; la  professoressa <strong>Intan Muchtadi-Alamsyah</strong>, docente all’Institut Teknologi Bandung ed ex collaboratrice dell’ICTP, ha evidenziato il valore delle reti internazionali nella ricerca matematica e nel <em>capacity building</em>.</p>
<p>La giornata si è conclusa con un confronto sulle future opportunità di collaborazione, dalla ricerca congiunta alla mobilità di ricercatori e studenti, dalla formazione al rafforzamento delle partnership istituzionali.</p>
<p>Più che celebrare collaborazioni già esistenti, GRIM 2026 Jakarta ha mostrato come FIF e ICTP, insieme all’ecosistema scientifico triestino, possano trasformare la mobilità e la formazione in reti scientifiche durature, creando nuovi ponti tra Italia e Indonesia nei settori della biomedicina, della matematica e della fisica.</p>
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		<item>
		<title>Fluidodinamica: gli USA si affidano al Friuli</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/fluidodinamica-gli-usa-si-affidano-al-friuli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 16:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il docente dell'Università di Udine Cristian Marchioli è il primo italiano a capo dell'Asme. Premiato anche Alfredo Soldati</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Cristian-Marchioli.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/fluidodinamica-gli-usa-si-affidano-al-friuli/">Fluidodinamica: gli USA si affidano al Friuli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Cristian Marchioli</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Doppio riconoscimento internazionale per ricerca in fluidodinamica dell’Università di Udine.</p>
<p>La Società americana di ingegneria meccanica (Asme), fra le più importanti società scientifiche mondiali nel settore, ha eletto <strong>Cristian Marchioli</strong>, docente dell’ateneo friulano, responsabile del Comitato tecnico di fluidodinamica multifase.</p>
<p>È la prima volta che uno studioso italiano viene chiamato a ricoprire questo incarico.</p>
<p>Marchioli, professore di fluidodinamica del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura, guiderà il Comitato per il prossimo biennio.</p>
<p>Coordinerà, in particolare, le attività che definiranno le linee di sviluppo della comunità scientifica internazionale che si occupa di flussi multifase.</p>
<p>La fluidodinamica multifase studia i flussi in cui coesistono più fasi, ad esempio liquidi, gas e particelle solide. Riveste un ruolo fondamentale in ambiti che vanno dall’energia alla sostenibilità ambientale, fino alle tecnologie avanzate per l’industria e la salute.</p>
<p>L’elezione è avvenuta a Seattle (Stati Uniti) in occasione del meeting annuale del comitato.</p>
<p>Nella stessa sede la Società americana di ingegneria meccanica ha premiato il professor <strong>Alfredo Soldati</strong>, fondatore della scuola di fluidodinamica dell’Università di Udine e docente al Politecnico di Vienna.</p>
<p>Soldati ha ricevuto l’Asme Fluids Engineering Award, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali nel settore.</p>
<p>Il premio viene assegnato annualmente a studiosi che nel corso della loro carriera hanno fornito contributi di eccezionale rilievo nella ricerca e nella didattica.</p>
<p>Nato nel 1937, il Comitato è uno degli organismi più antichi dell’Asme. Da allora accompagna l’evoluzione di un settore centrale per numerose discipline dell’ingegneria e delle scienze applicate.</p>
<p>Riunisce ricercatori provenienti da università, centri di ricerca e industria di tutto il mondo.</p>
<figure id="attachment_75367" aria-describedby="caption-attachment-75367" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-75367" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Alfredo-Soldati.jpg" alt="Alfredo Soldati" width="800" height="600" title="Fluidodinamica: gli USA si affidano al Friuli 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Alfredo-Soldati.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Alfredo-Soldati-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Alfredo-Soldati-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-75367" class="wp-caption-text">Alfredo Soldati</figcaption></figure>
<p>«Sono molto onorato della fiducia accordatami dai colleghi del Comitato – commenta Marchioli – perché da quasi novant’anni il Comitato rappresenta uno dei principali punti di riferimento internazionali per la ricerca sui flussi multifase. Inoltre, essere il primo italiano a ricoprire questo incarico è motivo di particolare soddisfazione. Considero questo risultato come un riconoscimento del lavoro svolto negli anni dal nostro gruppo di ricerca e delle numerose collaborazioni internazionali costruite dall’ateneo. Inoltre, è anche uno stimolo a rafforzare ulteriormente la presenza dell’Università di Udine nelle reti scientifiche internazionali e a creare nuove opportunità per i giovani ricercatori».</p>
<p>«Sono due riconoscimenti scientifici – sottolinea il professor Soldati – che testimoniano ancora una volta il ruolo di primo piano che l’Università di Udine riveste nella comunità internazionale della fluidodinamica. Da molti anni il gruppo di ricerca dell&#8217;Ateneo è infatti protagonista nello studio teorico, numerico e sperimentale dei flussi multifase, collaborando con alcune delle principali università e centri di ricerca europei, statunitensi e asiatici».</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Automatica: Franco Blanchini eletto &#8220;Fellow&#8221; della Ifac</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/automatica-franco-blanchini-eletto-fellow-della-ifac/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Aug 2026 14:40:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[automatica]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al docente dell'Università di Udine il titolo riservato a pochissimi studiosi che si siano distinti per i loro contributi scientifici d’eccellenza </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/08/Franco-Blanchini.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/automatica-franco-blanchini-eletto-fellow-della-ifac/">Automatica: Franco Blanchini eletto &#8220;Fellow&#8221; della Ifac</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il professor Franco Blanchini</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – <strong>Franco Blanchini</strong>, professore di Automatica dell’Università di Udine, è stato eletto “<em>Fellow</em>” dell’<em>International</em> <em>federation of automatic control (Ifac)</em>.</p>
<p>Si tratta della più importante organizzazione scientifica mondiale nel settore dell’automatica e della teoria del controllo.</p>
<p>Queste discipline sviluppano metodi matematici e ingegneristici per progettare sistemi capaci di operare in modo autonomo, sicuro ed efficiente.</p>
<p>Il titolo di “<em>Fellow</em>”, nelle società scientifiche internazionali, è elettivo e riservato a pochi esperti per meriti di eccellenza.</p>
<p>L’International federation of automatic control lo conferisce a un numero molto ristretto di studiosi – non più di 25 ogni triennio – che si siano distinti per contributi scientifici di eccezionale rilevanza e impatto.</p>
<p>Il riconoscimento sarà conferito a Blanchini durante il 23º Congresso mondiale dell’Ifac, che si terrà a Busan, in Corea del Sud, dal 23 al 28 agosto.</p>
<p>Il professor Blanchini svolge l’attività di ricerca al Dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche e insegna nel corso di laurea in Ingegneria elettronica del Dipartimento Politecnico di ingegneria e architettura.</p>
<p>Fondata nel 1957, l’Ifac riunisce le principali società scientifiche nazionali di oltre 50 Paesi. Promuove a livello mondiale la ricerca, l’innovazione e la diffusione delle conoscenze nell’ambito dei sistemi di controllo e dell’automazione.</p>
<p>«Questa nomina – sottolinea il direttore del Dipartimento, <strong>Alberto Giulio Marcone</strong> – è un importante riconoscimento internazionale sia dell’attività scientifica del professor Blanchini sia della ricerca nel settore dell&#8217;Automatica sviluppata all&#8217;Università di Udine, confermando il suo ruolo nella comunità scientifica internazionale».</p>
<p>Il riconoscimento è stato attribuito a Franco Blanchini per i suoi contributi al controllo robusto, alla teoria degli insiemi invarianti e ai sistemi biochimici.</p>
<p>Nel corso della sua attività scientifica, il professor Blanchini ha sviluppato risultati fondamentali nell’analisi e nel controllo di sistemi dinamici soggetti a incertezze e nella teoria dell’invarianza, che fornisce strumenti matematici per garantire sicurezza, affidabilità e rispetto dei vincoli nei sistemi di controllo.</p>
<p>Ha inoltre dato contributi significativi all’applicazione di questi metodi alla modellazione e all’analisi dei sistemi biochimici.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Cancro: da Trieste nuovi scenari su prognosi e metastasi</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/cancro-da-trieste-nuovi-scenari-su-prognosi-e-metastasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2026 11:00:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75851</guid>

					<description><![CDATA[<p>Strumento di analisi computazionale per estrarre più informazioni dai test molecolari già utilizzati in oncologia</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Da sinistra Calonaci, Caravagna e Krasniqi</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Capire se in un tumore un gene è mutato può non essere sufficiente.</p>
<p>In molti casi, infatti, conta anche sapere quante copie di tale gene mutato sono presenti nelle cellule tumorali e quanto questa alterazione incida sul comportamento della malattia.</p>
<p>È questo il punto di partenza dello studio coordinato da <strong>Giulio Caravagna</strong>, docente di Informatica dell’<strong>Università di Trieste </strong>e responsabile del Cancer Data Science Laboratory, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://Gene mutant dosage is associated with prognosis and metastatic tropism in 60,000 clinical cancer samples">pubblicato su <strong><em>Nature Genetics</em></strong></a></span>.</p>
<p>Nel corso dello studio i ricercatori hanno proposto un nuovo modo di leggere il DNA tumorale, più vicino alla complessità reale del cancro, in cui le mutazioni non vengono considerate soltanto in quanto presenti o assenti, ma anche in relazione all’assetto genomico complessivo del tumore.</p>
<p>Nelle cellule tumorali le <strong>mutazioni somatiche</strong>, ovvero quelle che compaiono nel corso della vita in cellule diverse da quelle germinali, possono combinarsi con alterazioni del numero di copie del DNA.</p>
<p>Anche per questo alcune regioni del genoma possono essere amplificate e altre perse. Dall’insieme di mutazioni, amplificazioni e perdite di regioni del genoma nasce il concetto di “dosaggio mutazionale di un gene” (in inglese <em>gene mutant dosage</em>).</p>
<p>Il fine è dunque stimare quante copie mutate di un gene siano effettivamente presenti in un tumore e di valutare se questa informazione abbia un peso sulla prognosi e sulla diffusione di metastasi.</p>
<p>Per affrontare il problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato <strong>INCOMMON</strong> – INference of COpy number and Mutation Multiplicity in ONcology –, un metodo computazionale “<em>open source</em>” che consente di stimare il numero di copie mutate di un gene e la molteplicità delle mutazioni a partire dai pannelli di sequenziamento mirato comunemente utilizzati nella pratica clinica oncologica.</p>
<p>Uno degli aspetti più rilevanti è proprio la possibilità di ricavare nuove informazioni da dati già prodotti nei percorsi diagnostici. INCOMMON utilizza modelli avanzati di inferenza statistica e <em>machine learning</em> per interpretare i risultati dei test molecolari clinici alla luce di grandi collezioni di tumori sequenziati a livello di genoma intero.</p>
<p><em>“INCOMMON – </em>spiega <strong>Giulio Caravagna</strong><em> – rappresenta un nuovo approccio per ottenere analisi a risoluzione superiore rispetto allo standard, anche senza modificare la tipologia di dato generato. Questa nuova opportunità svela alcune peculiarità dei processi oncogenici che possono rivelarsi interessanti dal punto di vista prognostico e predittivo”.</em></p>
<p>Nello studio, sostenuto anche da <strong>Fondazione AIRC</strong>, i ricercatori hanno analizzato oltre 60.000 campioni clinici di pazienti, relativi a 39 diversi tipi di tumore e più di 500.000 mutazioni.</p>
<p>Stratificando oltre 20.000 pazienti in base al dosaggio mutazionale di diversi oncogeni e geni oncosoppressori, i ricercatori hanno individuato 46 biomarcatori specifici per tumore e associati alla sopravvivenza complessiva.</p>
<p>Il dato più significativo è che 13 di questi biomarcatori, distribuiti in 12 tipi di tumore, non sarebbero stati rilevati con i modelli tradizionali basati sulla sola distinzione tra gene mutato e gene non mutato.</p>
<p>Il dosaggio mutazionale permette quindi di far emergere segnali prognostici che una lettura più semplice del DNA tumorale può non intercettare.</p>
<p>I risultati ottenuti offrono inoltre nuove indicazioni sul comportamento metastatico dei tumori. I ricercatori hanno in particolare identificato 26 biomarcatori associati in maniera ricorrente alla diffusione metastatica in 10 tipi di cancro e 20 biomarcatori la cui presenza permette di predire la tendenza del tumore a diffondersi verso specifici organi in cinque tipi di tumore.</p>
<p><em>“I dati raccolti in questo studio – </em>afferma <strong>Nicola Calonaci</strong>, postdoc sostenuto da AIRC all’Università di Trieste e primo autore dell’articolo<em> – mostrano come informazioni genomiche già presenti nelle analisi molecolari regolarmente svolte in clinica possano essere reinterpretate con molta maggiore precisione grazie a sistemi avanzati di inferenza statistica e di ‘machine learning’”. </em></p>
<p><em>“Un aspetto particolarmente interessante è che il dosaggio mutazionale sembra catturare proprietà biologiche dei tumori che non emergono quando le mutazioni vengono considerate solo come presenti o assenti”, a</em>ggiunge <strong>Eriseld Krasniqi</strong>, medico oncologo presso l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, dottorando UniTS e anch’esso primo autore dell’articolo. <em> “Questo è particolarmente rilevante nello studio delle metastasi, in cui è storicamente molto difficile identificare caratteristiche genomiche che distinguano i tumori primari da quelli metastatici”. </em></p>
<p><em>“La ricerca rappresenta un bell’esempio di come la collaborazione tra centri clinici di alta specializzazione e gruppi di ricerca computazionale possa tradursi in conoscenza utile per il paziente oncologico – </em>sostiene <strong>Giovanni Blandino</strong>, direttore scientifico <strong>dell’IRRCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena</strong> (IRE) di Roma<em> –. La partecipazione dell’IRE a un lavoro di questa portata testimonia la nostra vocazione a presidiare la frontiera della ricerca traslazionale, dove le competenze cliniche incontrano le tecnologie più avanzate di analisi dei dati genomici. Estrarre nuova informazione da test molecolari già disponibili nella pratica clinica è una delle direzioni più promettenti per la medicina oncologica di precisione, e un terreno su cui intendiamo continuare a investire”.</em></p>
<p>Il lavoro apre inoltre la strada a studi futuri in cui integrare le informazioni sui trattamenti ricevuti dai pazienti, per capire se il dosaggio mutazionale possa avere non solo valore prognostico, ma anche valore predittivo della risposta alle terapie specifiche.</p>
<p>Prima di una possibile applicazione clinica saranno necessari ulteriori passaggi di validazione. La prospettiva indicata dalla ricerca è però chiara: usare meglio le informazioni già disponibili nei dati molecolari per comprendere l’evoluzione della malattia e contribuire allo sviluppo di nuovi biomarcatori per la medicina oncologica di precisione.</p>
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		<item>
		<title>Sindrome di Prader-Willi: da Trieste nuove speranze</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/sindrome-di-prader-willi-da-trieste-nuove-speranze/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 14:58:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75719</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dall’urina alle cellule staminali: progetto innovativo per studiare la malattia genetica e le sue complicanze epatiche</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Cristina-Bellarosa_square.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/sindrome-di-prader-willi-da-trieste-nuove-speranze/">Sindrome di Prader-Willi: da Trieste nuove speranze</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Cristina Bellarosa</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Ottenere cellule staminali pluripotenti partendo da un semplice campione di urina, per studiare in laboratorio una rara malattia genetica e le sue complicanze epatiche.</p>
<p>È questo l’obiettivo del progetto di ricerca della <strong>Fondazione Italiana Fegato ETS</strong> di Trieste dedicato alla <strong>sindrome di Prader-Willi</strong>.</p>
<p>Il progetto, intitolato <em>“</em><em>Generazione di cellule staminali pluripotenti indotte ottenute da campioni di urina: uno studio pilota su pazienti affetti da sindrome di Prader-Willi”</em> è realizzato grazie al contributo delle <strong>Fondazioni Benefiche Alberto e Kathleen Casali ETS</strong> e nasce dalla collaborazione tra la <strong>Fondazione Italiana Fegato</strong>, l’<strong>IRCCS</strong> <strong>Istituto Auxologico Italiano</strong>, l’<strong>Università</strong> <strong>degli Studi di Trieste</strong> e il <strong>Department of Science and Technology</strong> delle Filippine, noto con l’acronimo DOST.</p>
<p>La sindrome di Prader-Willi è una malattia genetica rara caratterizzata da appetito incontrollabile, obesità severa e alterazioni metaboliche, con un aumentato rischio di sviluppare steatosi epatica.</p>
<p>Per studiarne i meccanismi, i ricercatori utilizzeranno una metodologia innovativa e non invasiva: le cellule presenti nei campioni di urina saranno isolate e riprogrammate in cellule staminali pluripotenti indotte, note come hiPSC.</p>
<p>Queste cellule sono in grado di trasformarsi in diversi tipi cellulari e consentono di riprodurre in laboratorio alcune caratteristiche specifiche della malattia.</p>
<p>I campioni saranno raccolti presso l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano – Ospedale San Giuseppe di Piancavallo e successivamente analizzati nei laboratori della Fondazione Italiana Fegato a Trieste.</p>
<p>«La possibilità di ottenere cellule staminali da un campione raccolto senza ricorrere a procedure invasive rappresenta un importante vantaggio, soprattutto nello studio delle malattie rare» – spiega <strong>Cristina Bellarosa</strong>, Senior Scientist e Group Leader dell’Innovative Models Unit della Fondazione Italiana Fegato.</p>
<p>«Queste cellule potranno diventare un modello personalizzato per approfondire i meccanismi della sindrome e studiare nuove possibili strategie terapeutiche. Il protocollo sviluppato nell’ambito del progetto potrà essere applicato in futuro anche ad altre malattie genetiche rare, contribuendo allo sviluppo di nuovi modelli di medicina personalizzata».</p>
<p>Il progetto coinvolge, in particolare, uno studente di dottorato filippino dell’Università degli Studi di Trieste, nell’ambito di un accordo tra DOST, Fondazione Italiana Fegato e Università degli Studi di Trieste. Il giovane ricercatore sarà affiancato da una studentessa del corso di laurea magistrale dello stesso Ateneo, in un contesto di formazione e collaborazione scientifica internazionale.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dai fondali del mare la risposta alla siccità</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/dai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2026 08:28:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[ogs]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Conclusa la missione in Adriatico legata al progetto europeo RESCUE che punta alla ricerca di lenti di acqua dolce nelle profondità marine</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/team_Missione_RESCUE.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/dai-fondali-del-mare-la-risposta-alla-siccita/">Dai fondali del mare la risposta alla siccità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Il team della missione RESCUE</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – <strong>Mappare gli acquiferi a oltre 400 metri sotto il fondale marino</strong> nell’area costiera tra Jesolo e Lignano.</p>
<p>È quanto realizzato nella missione appena conclusa grazie al progetto <em>RESCUE</em> e svoltasi a bordo della nave da ricerca “Laura Bassi” dell’<strong>Istituto</strong> <strong>Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale &#8211; OGS</strong>.</p>
<p><em>RESCUE</em>, progetto coordinato dall’<strong>Università</strong> <strong>degli Studi di Trieste</strong> e di cui l’OGS è partner, mira infatti a rafforzare la sicurezza idrica attraverso la ricerca e l&#8217;innovazione per localizzare l&#8217;acqua dolce in acquiferi costieri e offshore inesplorati.</p>
<p>Sulla base di recenti scoperte scientifiche, il progetto sta mappando acquiferi profondi (oltre 400 metri) a bassa salinità, sia a terra che in mare, che in un contesto come quello attuale in cui le risorse idriche dolci nelle regioni costiere sono sottoposte a una crescente pressione dovuta alla crescita demografica, all&#8217;inquinamento e al cambiamento climatico, potrebbero integrare le forniture di acqua potabile, per l&#8217;agricoltura e per l&#8217;industria, contribuendo al contempo a ridurre i costi della desalinizzazione.</p>
<p>A bordo della “Laura Bassi” erano presenti ricercatori e studenti dell’OGS, dell’Università di Trieste, dell’Università di Pisa, del CNR-ISMAR di Bologna, dell’Università di Malta e del Monterey Bay Aquarium Research Institute (MBARI), in California.</p>
<p>Durante la campagna sono state condotte indagini geofisiche di sismica a riflessione per ottenere immagini ecografiche del sottosuolo marino e di mappatura del fondale.</p>
<p>Inoltre, per la prima volta sono state eseguite indagini di tipo elettromagnetico con lo scopo di identificare la presenza di acquiferi di acqua dolce nel sottosuolo marino. Le indagini, che non hanno coinvolto attività di campionamento del fondale, hanno interessato un’area a circa 10 km dalla costa dalla città di Jesolo in provincia di Venezia, fino al delta del Tagliamento, al largo di Lignano.</p>
<p>“Le indagini sono state eseguite in ottime condizioni ambientali e tutto si è svolto secondo i piani. I dati sono di ottima qualità ma richiederanno molti mesi di elaborazione in laboratorio a terra prima di poter confermare la presenza degli acquiferi nel sottosuolo marino dell’Alto Adriatico”, spiega <strong>Cristina Corradin</strong>, ricercatrice dell’OGS e coordinatrice scientifica della spedizione.</p>
<p><em> </em>“Le operazioni hanno richiesto l’integrazione di diverse strumentazioni geofisiche e una stretta collaborazione tra i diversi gruppi di ricerca, personale tecnico-scientifico ed equipaggio della nave”, sottolinea <strong>Daniela Accettella</strong> dell’OGS e capomissione a bordo della “Laura Bassi”.</p>
<p><em>“Dopo due anni di attività scientifica, il team RESCUE ha applicato i metodi geofisici integrati innovativi per lo studio delle falde acquifere profonde offshore ad una delle aree di studio più promettenti: i fondali dell’Alto Adriatico e del Friuli Venezia Giulia in particolare. La raccolta di nuovi dati migliorerà la comprensione delle risorse idriche nella regione e contribuirà ad affrontare le carenze d&#8217;acqua associate al cambiamento climatico e agli eventi estremi, come l&#8217;ondata di caldo e la siccità che attualmente colpiscono l&#8217;Europa&#8221;, </em>conclude il professor <strong>Michele Pipan</strong> dell’Università di Trieste, coordinatore del progetto RESCUE.</p>
<p>Questa spedizione oceanografica ha posto le basi per un secondo progetto finanziato dall’associazione intergovernativa europea JPI Oceans che su iniziativa di Malta e Italia ha finanziato un progetto di ricerca che porterà alla conferma della presenza di acqua dolce nel sottosuolo dell’Alto Adriatico tramite un sondaggio del sottosuolo in mare, il primo in Europa.</p>
<p>Il progetto, coordinato dall’Università di Malta, con la partecipazione di OGS, Università di Trieste, Polo Tecnologico dell’Alto Adriatico e di altri istituti tedeschi e greci, beneficia di un finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) e della Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una App per certificare automaticamente i prodotti multimediali</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/una-app-per-certificare-automaticamente-i-prodotti-multimediali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 09:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=75605</guid>

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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>L&#8217;intervento di Francesco Crisci</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Un’applicazione per <em>smartphone</em> che certifica automaticamente mediante <em>blockchain</em> la genuinità, l’autenticità e l’integrità di contenuti multimediali di ogni tipo: immagini, video, fotografie e audio.</p>
<p>È il risultato del <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://truthster.io" target="_blank" rel="noopener">progetto <strong><em>Truthster</em></strong></a></span>, coordinato dal Dipartimento di Scienze giuridiche dell’<strong>Università</strong> <strong>di Udine</strong> e sostenuto con <strong>92 mila euro</strong> dalla Regione Friuli Venezia Giulia.</p>
<p>L’obiettivo è supportare l’attività dei professionisti della comunicazione che creano contenuti, come giornalisti, blogger, videomaker e youtuber.</p>
<p>L’Ateneo ha già presentato richiesta di registrazione del marchio del progetto, diretto da <strong>Federico Costantini</strong>, docente di informatica giuridica del dipartimento.</p>
<h3><strong>A cosa serve e come funziona</strong></h3>
<p>Il caso d’uso tipico di <em>Truthster</em> è l’intervista.</p>
<p>Attraverso questo sistema l’intervistatore può automaticamente certificare, dal punto di vista tecnologico: la genuinità del file prodotto, la titolarità di diritti (copyright) sul materiale, il consenso alla pubblicazione dell’immagine e il consenso al trattamento dei dati personali della persona intervistata.</p>
<p><em>Truthster</em> processa il file, lo arricchisce di metadati – come ora e luogo – crea una stringa di caratteri (HASH) che identifica univocamente l’artefatto e la registra sulla <em>blockchain</em>.</p>
<h3><strong>Il gruppo di ricerca</strong></h3>
<p>A <em>Truthster</em> ha lavorato un gruppo di ricerca che lo ha sviluppato e portato a un elevato livello di maturità tecnologica.</p>
<p>Oltre a Costantini ne fanno parte <strong>Francesco Crisci</strong>, del Dipartimento di Scienze economiche e statistiche, e i ricercatori <strong>Miray Hascoskan</strong> e <strong>Matteo Paier</strong>.</p>
<h3><strong>La dimostrazione</strong></h3>
<p>Il progetto è stato presentato nel corso di un evento al Dipartimento di Scienze giuridiche, introdotto da Federico Costantini e dal saluto della direttrice <strong>Silvia Bolognini</strong>.</p>
<p>Si è quindi svolta la prima registrazione di un artefatto digitale condotta congiuntamente da Miray Hascoskan e Matteo Paier. Quindi Francesco Crisci ha esposto il <em>business plan</em> e i ricercatori hanno risposto alle domande del pubblico di stakeholders intervenuti in presenza e da remoto.</p>
<p>«Il progetto – ha spiegato <strong>Federico Costantini</strong> – si propone di rafforzare l’autorevolezza del professionista dell&#8217;informazione, fornendo uno strumento concreto per restituire fiducia nei contenuti digitali, e ciò proprio in un momento storico in cui la distinzione tra vero e falso è sempre più difficile, e la stessa libertà di cronaca è minacciata. Questo evento, lo &#8220;showcase&#8221;, è stata l&#8217;occasione per mostrare il funzionamento della nostra piattaforma, che è il risultato del lavoro svolto con grande entusiasmo dai nostri ricercatori».</p>
<p>«Sono molto grata al professor Costantini perché il progetto <em>Truthster</em> incarna alla perfezione quella che dovrebbe essere per me la vocazione del Dipartimento di Scienze giuridiche – ha affermato la direttrice, <strong>Silvia Bolognini</strong> –, ovvero creare conoscenza utile. La ricerca effettuata, infatti, oltre a rappresentare un’apertura verso le nuove tecnologie senza rinunciare al metodo critico del giurista, ha dimostrato che l’innovazione non è un fine in sé, ma uno strumento per proteggere diritti, garantire trasparenza e facilitare il lavoro di un determinato settore professionale, richiamando al contempo l’attenzione sulle responsabilità degli operatori».</p>
<h3><strong>I precedenti progettuali</strong></h3>
<p>Il progetto Trusther in precedenza era stato finanziato dal programma europeo <em>Horizon</em> con 75 mila euro.</p>
<p>Si era avvalso di un gruppo di ricerca composto, oltre che da Costantini e Crisci, da: <strong>Marino Miculan</strong>, del Dipartimento di Scienze matematiche, informatiche e fisiche dell’Università di Udine; <strong>Stefano Bistarelli</strong> dell’Università di Perugia; dalle aziende Innov@ctors e HTS Hi-Tech Services, e dai giornalisti <strong>Giancarlo Virgilio</strong> e <strong>Silvia Venier</strong>.</p>
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		<title>Fluidodinamica: premio internazionale per Alfredo Soldati</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/fluidodinamica-premio-internazionale-per-alfredo-soldati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 10:31:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[premi]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il docente dell'Università di Udine riceverà a Seattle l’ASME Fluids Engineering Award. Premio in denaro devoluto in beneficenza</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Alfredo-Soldati.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/fluidodinamica-premio-internazionale-per-alfredo-soldati/">Fluidodinamica: premio internazionale per Alfredo Soldati</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Alfredo Soldati</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>UDINE – Il professor <strong>Alfredo Soldati</strong>, docente di Fluid Mechanics all’Università di Udine e alla Technische Universität Wien, è stato insignito dell’<strong><em>ASME</em></strong> <strong><em>Fluids Engineering Award</em></strong>, uno dei più prestigiosi riconoscimenti conferiti dall’American Society of Mechanical Engineers nel campo della fluidodinamica.</p>
<p>Istituito nel 1968 dalla Fluids Engineering Division e divenuto nel 1978 un premio ufficiale dell’intera ASME, il riconoscimento viene assegnato a studiosi che, nel corso della loro carriera, abbiano fornito contributi di particolare rilievo alla professione ingegneristica, distinguendosi nella ricerca, nell’attività professionale e nella didattica nel settore della fluidodinamica.</p>
<p>La cerimonia ufficiale di conferimento si terrà a Seattle, durante il congresso internazionale per il 100° anniversario della ASME Fluids Engineering Division, in programma dal 26 al 29 luglio 2026.</p>
<p>Nell’ambito dello stesso congresso, il professor Soldati terrà anche una relazione plenaria su invito davanti alla comunità internazionale degli studiosi del settore.</p>
<p>«Ricevere questo premio è per me un grande onore – dichiara <strong>Alfredo Soldati</strong> – perché arriva da una comunità scientifica internazionale alla quale sono profondamente legato e che ha avuto un ruolo importante nel mio percorso di ricerca. Lo considero anche un riconoscimento al lavoro svolto negli anni con molti colleghi, collaboratori e studenti, e al contributo che l’Università di Udine ha dato e continua a dare allo sviluppo della ricerca nel campo della fluidodinamica e dei flussi multifase».</p>
<p>Il professor Soldati ha inoltre deciso di devolvere integralmente il riconoscimento economico associato al premio a un’organizzazione benefica delle Nazioni Unite.</p>
<p>Alfredo Soldati è professore di Fluidodinamica all’Università di Udine e alla Technische Universität Wien, dove dirige l’Institute of Fluid Mechanics and Heat Transfer. Entrato all’Ateneo friulano come ricercatore nel 1993, è stato successivamente professore associato e professore ordinario.</p>
<p>Ha svolto attività di ricerca e insegnamento in istituzioni internazionali, tra cui la University of California at Santa Barbara, il Kavli Institute for Theoretical Physics, l’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, l’Institut National Polytechnique di Toulouse e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.</p>
<p>La sua attività scientifica riguarda in particolare la fluidodinamica, la turbolenza e i flussi multifase, con applicazioni in ambito ingegneristico, ambientale e industriale.</p>
<p>Tra i riconoscimenti internazionali ricevuti figurano, oltre all’ASME Fluids Engineering Award 2026, il Freeman Scholar Award and Lecture dell’ASME, il Lewis F. Moody Award, il Robert T. Knapp Award, il Premio internazionale e Medaglia d’oro Panetti-Ferrari dell’Accademia delle Scienze di Torino.</p>
<p>È Fellow dell’American Physical Society e della European Society of Mechanics.</p>
<p>Dal 2019 è rettore del CISM – International Centre for Mechanical Sciences di Udine ed è co-Editor in Chief dell’International Journal of Multiphase Flow.</p>
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		<title>Malattie rare: la ricerca del Burlo premiata da AIFA</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/malattie-rare-la-ricerca-del-burlo-premiata-da-aifa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 14:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[burlo]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Finanziato con quasi un milione di euro il progetto dedicato alla malattia di Kawasaki, che vede l’IRCCS triestino capofila </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/AndreaTaddio.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/malattie-rare-la-ricerca-del-burlo-premiata-da-aifa/">Malattie rare: la ricerca del Burlo premiata da AIFA</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Andrea Taddio</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – L’<strong>Agenzia</strong> <strong>Italiana del Farmaco</strong>, attraverso il <strong>bando di ricerca indipendente sulle malattie rare 2025</strong>, ha selezionato il progetto dedicato alla <strong>malattia di Kawasaki</strong>, uno dei 19 studi ammessi a finanziamento a livello nazionale, per un importo pari a <strong>983.000 euro</strong>.</p>
<p>Questo riconoscimento conferma l’<strong>IRCCS materno infantile Burlo Garofolo </strong>tra i centri di eccellenza della pediatria italiana.</p>
<p>La ricerca valuterà l’impiego dell’<strong>anakinra</strong> (un farmaco biologico contro una proteina infiammatoria chiamata IL1, <em>ndr</em>) come trattamento di prima linea per questa patologia, attraverso un approccio innovativo che prevede l’utilizzo di gruppi di controllo costruiti a partire da dati clinici preesistenti e analizzati anche mediante strumenti d’intelligenza artificiale.</p>
<p>Il progetto è stato promosso dal Burlo Garofolo, capofila della ricerca con il professor <strong>Andrea</strong> <strong>Taddio</strong>, direttore della struttura di Reumatologia pediatrica e Immunologia clinica dell’Istituto e professore associato di Pediatria dell’Università di Trieste, ed è stato messo a punto con il significativo contributo del professor <strong>Gabriele</strong> <strong>Simonini</strong>, direttore dell’Unità operativa di Reumatologia pediatrica dell’<strong>Azienda Ospedaliera Universitaria IRCCS Meyer di Firenze</strong>, e del professor <strong>Marco</strong> <strong>Cattalini</strong>, responsabile della Reumatologia pediatrica dell’<strong>Azienda Socio Sanitaria Territoriale degli Spedali Civili di Brescia</strong>.</p>
<p>I tre centri fanno parte di <strong>Incipit</strong> (<em>Italian Network for Pediatric Clinical Trials</em>), la rete nazionale dedicata alla promozione della ricerca clinica pediatrica, che supporterà le attività scientifiche e operative dello studio.</p>
<p>Le <strong>malattie rare</strong> rappresentano una delle principali sfide della ricerca, sia per la complessità dei percorsi di studio sia per la difficoltà di attrarre investimenti in aree che coinvolgono un numero limitato di pazienti.</p>
<p>L&#8217;IRCCS Burlo Garofolo è <strong>un centro di riferimento nazionale e regionale</strong> <strong>per la diagnosi e la cura</strong> delle patologie rare pediatriche, grazie all’approccio <strong>multidisciplinare</strong>, che consente di offrire a ogni paziente un percorso su misura, in base alle necessità di bambino e famiglia, mettendo in rete i professionisti.</p>
<p>La <strong>malattia di Kawasaki</strong> (KD) è un’infiammazione che colpisce i vasi sanguigni, principalmente le arterie coronarie, causando patologie cardiache. La cura standard è la terapia con immunoglobuline per via endovenosa (IVIG), ma il 20-25% dei pazienti presenta resistenza al trattamento, con un conseguente aumento del rischio di complicanze cardiache, anche fatali.</p>
<p>L’anakinra (ANA), secondo i risultati di recenti studi clinici, rappresenta un&#8217;alternativa efficace per ridurre la febbre e prevenire gli aneurismi. L’obiettivo primario dello studio, quindi, è dimostrare la validità di questa terapia, analizzando anche i livelli di sicurezza, tollerabilità, durata del ricovero ospedaliero e gli esiti clinici complessivi.</p>
<p>“Aver ricevuto quasi un milione di euro di finanziamento rappresenta un importante riconoscimento della qualità scientifica del progetto e della capacità dei centri coinvolti di collaborare per affrontare sfide cliniche complesse. L’obiettivo è produrre nuove evidenze scientifiche che possano tradursi in migliori opportunità di cura per i bambini affetti da questa patologia rara”, dichiara il professor <strong>Taddio</strong>, responsabile scientifico del progetto.</p>
<p>“Essere stati ammessi nella graduatoria nazionale AIFA attesta il valore della ricerca clinica sviluppata dalla rete dei professionisti del nostro IRCCS e delle istituzioni che collaborano all’interno del Consorzio Incipit. Un risultato che conferma l’efficacia della ricerca partecipata nel generare innovazione e nuove opportunità per i pazienti”, dichiara <strong>Anna</strong> <strong>Arbo</strong>, direttore della Farmacia Ospedaliera del Burlo e componente del direttivo Incipit.</p>
<figure id="attachment_74944" aria-describedby="caption-attachment-74944" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-74944" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/AnnaArbo.jpg" alt="AnnaArbo" width="800" height="707" title="Malattie rare: la ricerca del Burlo premiata da AIFA 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/AnnaArbo.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/AnnaArbo-300x265.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/AnnaArbo-768x679.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-74944" class="wp-caption-text">Anna Arbo</figcaption></figure>
<p>“Questo riconoscimento premia gli sforzi che la Regione ha messo in gioco per la ricerca, sempre sostenendo il ruolo e la professionalità dei ricercatori. Il loro lavoro è traino per la crescita e l’innovazione, elementi fondamentali per far evolvere l’intero Servizio Sanitario. Un singolo risultato della ricerca funge da volano per il Burlo e per l’intero sistema salute regionale”, commenta l’assessore regionale alla salute, <strong>Riccardo</strong> <strong>Riccardi</strong>.</p>
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		<item>
		<title>Il movimento ritmico cambia lo stato emotivo dei pulcini</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 16:05:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[animali]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<category><![CDATA[units]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Università di Trieste e Udine protagoniste della ricerca pubblicata su "Annals of the News York Academy of Sciences"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/Cinzia_Chiandetti.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-movimento-ritmico-cambia-lo-stato-emotivo-dei-pulcini/">Il movimento ritmico cambia lo stato emotivo dei pulcini</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Cinzia Chiandetti</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Uno studio pubblicato su <strong><em>Annals of the New York Academy of Sciences</em></strong> ha rilevato, in modo inatteso, che <strong>i movimenti ritmici passivi</strong>, come il dondolio o le oscillazioni simili al trasporto, <strong>possono modificare lo stato emotivo dei pulcini domestici, inducendo sia risposte di calma sia risposte piacevoli</strong>.</p>
<p>La ricerca, condotta da <strong>Cinzia Chiandetti</strong>, <strong>Andrea Dissegna</strong> e <strong>Paolo Gallina</strong> <strong>dell’Università di Trieste</strong> e <strong>Lorenzo Scalera</strong> <strong>dell’Università di Udine</strong>, indaga gli effetti del movimento ritmico in animali non appartenenti alla classe dei mammiferi.</p>
<p>Nei mammiferi, il movimento passivo ritmico lento è da tempo riconosciuto come una componente rilevante delle cure parentali: può ridurre il pianto, abbassare la frequenza cardiaca e favorire l’addormentamento.</p>
<p>Nell’essere umano, inoltre, osservazioni di carattere aneddotico suggeriscono che movimenti ritmici più rapidi nei neonati e nei bambini piccoli, come il lancio giocoso in aria, il dondolio sull’altalena o le giostre come le montagne russe, possano suscitare piacere ed eccitazione.</p>
<p>Per verificare se questi effetti siano presenti anche al di fuori dei mammiferi, e per comprendere quando il movimento passi da una funzione prevalentemente calmante a una potenzialmente piacevole, il gruppo di ricerca ha osservato pulcini domestici mentre venivano sottoposti a dondolio.</p>
<p><strong>L’impiego dei pulcini per studiare questo fenomeno rappresenta un elemento inedito</strong>: questi animali, infatti, sono in grado di camminare subito dopo la schiusa e, a differenza dei piccoli dei mammiferi, non vengono trasportati dalla madre.</p>
<p>Nel corso dell’esperimento, i singoli pulcini sono stati collocati all’interno di una scatola opaca collegata a un braccio robotico di precisione, programmato per riprodurre movimenti di dondolio e oscillazioni simili al trasporto, variandone frequenza – lenta o rapida – e direzione – orizzontale o verticale.</p>
<p>Lo stato emotivo degli animali è stato monitorato in modo non invasivo attraverso la registrazione delle vocalizzazioni.</p>
<p>I risultati mostrano che il dondolio lento e i movimenti lenti simili al trasporto determinano una riduzione dei cosiddetti “richiami di contatto”, vocalizzazioni associate a condizioni di disagio, isolamento o separazione. Questo dato richiama gli effetti calmanti del trasporto materno già documentati nei mammiferi.</p>
<p>Un risultato particolarmente significativo riguarda però la <strong>possibilità che specifiche forme di movimento ritmico inducano anche una risposta positiva</strong>.</p>
<p>Quando i pulcini venivano esposti a un dondolio orizzontale rapido o a movimenti rapidi simili al trasporto, emettevano infatti un <strong>numero significativamente maggiore di vocalizzazioni affiliative</strong> — i cosiddetti <em>brood calls</em> — normalmente prodotte in contesti sicuri e socialmente favorevoli, e considerate <strong>indicatori di uno stato piacevole</strong>.</p>
<p>Nel loro insieme, i risultati suggeriscono che gli effetti calmanti del trasporto e del dondolio osservati nei mammiferi possano derivare da una <strong>sensibilità diffusa degli animali al ritmo e al movimento</strong>.</p>
<p>Come osservano gli autori dello studio: “<em>I nostri risultati ampliano l’ambito funzionale della stimolazione ritmica, configurandola come un regolatore dello stato affettivo, capace di produrre sia effetti calmanti sia esperienze piacevoli lungo diverse linee evolutive dei vertebrati</em>”.</p>
<p>Poiché, nella loro storia naturale, i <strong>pulcini</strong> non sperimentano il trasporto materno, la loro sensibilità al movimento ritmico sembra riflettere un meccanismo profondamente conservato nei vertebrati, più che una risposta a specifiche strategie di cura parentale.</p>
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