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		<title>Il tennis in un millesimo di secondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:10:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="910" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="PAOLINI USopen 2025" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025-1024x682.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Il tennis in un millesimo di secondo 1"> A Trieste la mostra fotografica di Ray Giubilo: oltre 60 immagini di grande formato realizzate nei più importanti eventi internazionali </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-tennis-in-un-millesimo-di-secondo/">Il tennis in un millesimo di secondo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>L&#8217;immagine vincitrice del 2025 ITF Tennis Photo Award</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>If you can meet with Triumph and Disaster and treat those two impostors just the same&#8230;</em></p>
<p>Le celebri parole di Rudyard Kipling, che accolgono i giocatori all’ingresso del Campo Centrale di Wimbledon, rappresentano il filo conduttore di <strong><em>FLYING RACQUETS</em></strong>, la mostra fotografica di <strong>Ray Giubilo</strong> dedicata al mondo del tennis professionistico contemporaneo, che si inaugura a <strong>Trieste</strong>, <strong>venerdì 17 luglio</strong>, alla Sala Leonor Fini del Magazzino 26, in Porto Vecchio, realizzata dall’Associazione culturale <strong>Triestebookfest</strong>, in co-organizzazione con il <strong>Comune di Trieste –</strong><strong> Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo</strong>, il contributo della <strong>Fondazione CRTrieste</strong> e la collaborazione di <strong>Aps comunicazione</strong>, curatore <strong>Aldo Poduie</strong>.</p>
<p>“Il titolo dell’esposizione – sottolinea il fotografo triestino di fama internazionale <strong>Ray Giubilo, </strong>la cui fotografia “<strong><em>It’s not Halloween</em></strong>” ha vinto il <strong>2025 ITF Tennis Photo Award</strong> come migliore fotografia di tennis dell’anno e anche l’<strong>AIPS Award</strong>  come migliore fotografia sportiva del 2025 – nasce da un’immagine tanto familiare quanto simbolica per chiunque abbia vissuto il tennis da vicino: le racchette che, nei momenti di rabbia, gioia o frustrazione, prendono il volo sui campi di tutto il mondo. Un gesto che racconta meglio di qualsiasi altra cosa la natura di uno sport sospeso costantemente tra trionfo e sconfitta, tra esaltazione e delusione”.</p>
<p>La mostra presenta una selezione di <strong>oltre 60 immagini</strong> di grande formato (accompagnate da centinaia di scatti digitali), realizzate nel corso di quasi quarant’anni di attività fotografica di Ray Giubilo nei più importanti eventi internazionali del tennis.</p>
<p>Un patrimonio di esperienze e di sguardi raccolti sui campi dei tornei più prestigiosi del mondo e restituiti al pubblico attraverso un percorso visivo libero da rigide scansioni cronologiche.</p>
<p>“Protagonisti delle fotografie sono certamente grandi campioni (<strong>Federer, Nadal, Williams, Sampras, Djokovic, Alzarz, Paolini, Sinner</strong> solo per citarne alcuni) e i loro gesti atletici – afferma Ray Giubilo – ma anche tutto ciò che rende unico questo sport: le atmosfere dei tornei, la tensione dei momenti decisivi, i dettagli spesso invisibili a occhio nudo e quell’universo di luci, ombre e colori che soltanto la fotografia riesce a fissare nel tempo”.</p>
<p>Il colore rappresenta uno degli elementi distintivi dell’esposizione. Le immagini raccontano infatti il passaggio dal tennis delle racchette di legno e delle tradizionali divise bianche al cosiddetto “tennis moderno”: uno sport sempre più veloce, potente e spettacolare, caratterizzato da una continua evoluzione tecnologica e da ricchezza cromatica.</p>
<p>Questa stessa cromia che ritroviamo anche nella serie pittorica “<em>Terra Rossa</em>” dell’artista <strong>Federica Ramani</strong>, che partecipa alla mostra interpretando gli scatti più iconici e recenti di Ray Giubilo attraverso una tecnica dal forte impatto sensoriale: la fusione tra la cera dell’encausto e la reale terra rossa prelevata dai campi.</p>
<p>“Questa combinazione – spiega Federica Ramani – conferisce una tridimensionalità alla tela ed evoca un&#8217;esperienza sensoriale. La terra rossa diventa il medium artistico con cui do corpo e sostanza al movimento cristallizzato dall’obiettivo di Giubilo”.</p>
<p>La mostra invita quindi il pubblico a scoprire il tennis da una prospettiva inedita: quella delle emozioni, dei dettagli e delle storie che si nascondono dietro ogni punto giocato e ogni istante catturato dall’obiettivo.</p>
<figure id="attachment_75452" aria-describedby="caption-attachment-75452" style="width: 600px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-75452" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Ray-Giubilo.jpg" alt="Ray Giubilo" width="600" height="577" title="Il tennis in un millesimo di secondo 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Ray-Giubilo.jpg 600w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/Ray-Giubilo-300x289.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /><figcaption id="caption-attachment-75452" class="wp-caption-text">Ray Giubilo</figcaption></figure>
<p>Storie che saranno al centro anche di alcuni <strong>eventi organizzati da Triestebookfest alla Sala Luttazzi</strong>: primo appuntamento proprio il giorno dell’inaugurazione della mostra, per la <strong>presentazione del volume fotografico “<em>Flying Racquets</em>” (Allemandi Editore)</strong>, in programma<strong> venerdì 17 luglio, alle 17.30</strong>, con Ray Giubilo in dialogo con l’inviato Rai<strong> Sebastiano Franco</strong>. Seguirà la visita alla mostra (ingresso libero a entrambi gli eventi).</p>
<h3><strong>Orari</strong></h3>
<p><strong>Aperta dal 18 luglio al 20 settembre<br />
</strong>Giovedì e aperture speciali 16-20<br />
Venerdì, sabato, domenica e festivi 11-20<br />
Ingresso libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&amp;linkname=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-tennis-in-un-millesimo-di-secondo%2F&#038;title=Il%20tennis%20in%20un%20millesimo%20di%20secondo" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/il-tennis-in-un-millesimo-di-secondo/" data-a2a-title="Il tennis in un millesimo di secondo"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/PAOLINI_USopen-2025.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-tennis-in-un-millesimo-di-secondo/">Il tennis in un millesimo di secondo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Donne di donne</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/donne-di-donne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudio Pizzin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2026 15:48:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[bagnaria arsa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="1067" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/donne-di-donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="donne di donne" decoding="async" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/donne-di-donne.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/donne-di-donne-225x300.jpg 225w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/donne-di-donne-768x1024.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/donne-di-donne-300x400.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" title="Donne di donne 3"> A Castions delle Mura la mostra fotografica del Circolo culturale "L'Obiettivo" di Pasian di Prato</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/donne-di-donne.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/donne-di-donne/">Donne di donne</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdonne-di-donne%2F&amp;linkname=Donne%20di%20donne" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdonne-di-donne%2F&amp;linkname=Donne%20di%20donne" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdonne-di-donne%2F&amp;linkname=Donne%20di%20donne" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdonne-di-donne%2F&amp;linkname=Donne%20di%20donne" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdonne-di-donne%2F&amp;linkname=Donne%20di%20donne" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fdonne-di-donne%2F&#038;title=Donne%20di%20donne" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/donne-di-donne/" data-a2a-title="Donne di donne"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/donne-di-donne.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/donne-di-donne/">Donne di donne</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Ucraina Nostra. Granaio d’Europa, Terra di conquista</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/ucraina-nostra-granaio-deuropa-terra-di-conquista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2026 10:07:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[mossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="884" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/ucraina-mossa.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ucraina mossa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/ucraina-mossa.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/ucraina-mossa-300x194.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/ucraina-mossa-1024x663.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/ucraina-mossa-768x497.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Ucraina Nostra. Granaio d’Europa, Terra di conquista 4"> A Mossa in mostra 48 scatti del fotografo Kostiantyn Bobryshev, vincitore del Grand Prix al concorso internazionale Life Press Photo 2025</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/ucraina-mossa.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/ucraina-nostra-granaio-deuropa-terra-di-conquista/">Ucraina Nostra. Granaio d’Europa, Terra di conquista</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Inaugurata in municipio a Mossa la mostra fotografica internazionale “<strong><em>Ucraina Nostra. Granaio d’Europa, Terra di conquista</em></strong>”, un percorso visivo dedicato alla storia, all’identità e alla drammatica attualità del popolo ucraino, attraverso 48 scatti del fotografo <strong>Kostiantyn Bobryshev</strong>, vincitore del Grand Prix al concorso internazionale <em>Life Press Photo 2025</em>.</p>
<p>L’iniziativa, promossa dall&#8217;<strong>Associazione</strong> <strong>La Rondine APS</strong>, ha coinvolto numerose istituzioni e visto la partecipazione di numerosi cittadini.</p>
<p>Ad aprire l’evento sono stati i saluti istituzionali del vicesindaco di Mossa, <strong>Andrea Bullitta</strong>, seguiti poi da quelli della presidente de ‘La Rondine’, <strong>Tamara Pozdnyakova</strong>, e della rappresentante dell’Associazione Ucraina-Friuli, <strong>Marta Prokuda</strong>, che hanno evidenziato il ruolo fondamentale delle associazioni per promuovere la conoscenza del loro Paese d&#8217;origine e per mantenere viva l’attenzione sulla situazione in cui versa il popolo ucraino dopo l&#8217;invasione russa.</p>
<p>La mostra ha l’obiettivo di finanziare due progetti in Ucraina: la rigenerazione di un villaggio in Poltava e gli aiuti a un cappellano volontario che opera nelle zone grigie del fronte.</p>
<p>La Regione, che patrocina la mostra, è stata presente grazie alla visita del presidente <strong>Massimiliano Fedriga</strong>, che ha potuto confrontarsi con la curatrice della mostra durante le operazioni di allestimento; successivamente è intervenuto anche il consigliere regionale <strong>Diego Moretti</strong>.</p>
<p>La curatrice della mostra, <strong>Giusi Vianello</strong>, ha accompagnato il pubblico nel percorso espositivo, illustrando il significato delle immagini e il lavoro del fotografo Kostiantyn Bobryshev, capace di raccontare con straordinaria sensibilità le conseguenze umane della guerra e la resilienza di una popolazione che continua a difendere la propria identità e la libertà del proprio Paese.</p>
<p>apprezzato l&#8217;intervento dell’onorevole <strong>Alessandro Maran</strong>, scrittore, già parlamentare e autore del volume &#8220;<em>Nello specchio dell’Ucraina</em>&#8220;, che ha offerto una riflessione sul rapporto tra Europa e Russia e sul ruolo cruciale che il conflitto in corso gioca nel condizionare gli equilibri geopolitici del continente e sul futuro rispetto del diritto internazionale.</p>
<p>Uno dei momenti più toccanti della cerimonia è stata la testimonianza di Lika, giovane ucraina originaria di Sivers&#8217;kodonec&#8217;k, nell’oblast di Lugansk, costretta a lasciare la propria casa, gli affetti e la propria quotidianità a causa della guerra. Il suo racconto ha restituito al pubblico una dimensione profondamente umana del conflitto, trasformando i numeri e le cronache in una storia di vita, carica di emozioni, sofferenza e speranza.</p>
<p>L&#8217;assessore comunale alla cultura, <strong>Michel Mucci</strong>, ha infine concluso ringraziando tutti coloro che hanno reso possibile questa attività e sottolineato il valore della cultura nel trasmettere conoscenza e diventare strumento di dialogo e testimonianza.</p>
<p>La mostra resterà aperta al pubblico a ingresso libero <strong>fino al 5 luglio 2026</strong> con orari lunedì/martedì 8.20-19.30, da mercoledì a venerdì 8.20-13.45, sabato 8.20-12.45 presso l’atrio del municipio di Mossa.</p>
<p>Disponibile il <strong>catalogo con 148 foto</strong>.</p>
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		<title>Le Giornate della Luce</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/le-giornate-della-luce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 14:43:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="927" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/andrea-segre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="andrea segre" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/andrea-segre.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/andrea-segre-300x204.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/andrea-segre-1024x695.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/andrea-segre-768x521.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Le Giornate della Luce 5"> A Spilimbergo il festival che racconta il cinema italiano attraverso lo sguardo di chi ne costruisce la luce</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/06/andrea-segre.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/le-giornate-della-luce/">Le Giornate della Luce</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Andrea Segre</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Torna dal 6 al 14 giugno, <strong><em>Le Giornate della Luce</em></strong>, il festival ideato da <strong>Gloria De Antoni </strong>e da lei diretto con <strong>Donato Guerra, </strong>che da dodici anni a <strong>Spilimbergo</strong> racconta il cinema italiano attraverso lo sguardo di chi ne costruisce la luce.</p>
<p>Un luogo di incontro tra autori, tecnici, registi, studenti, professionisti e pubblico, dove il cinema viene osservato dall’interno, nei suoi processi creativi e nelle sue forme più profonde.</p>
<p>Da Spilimbergo, che rimane il cuore della manifestazione, il festival è diventato un grande laboratorio diffuso che coinvolge anche numerose città del Friuli Venezia Giulia – Udine, Trieste, Pordenone, Gorizia, Codroipo, Gemona del Friuli, Casarsa della Delizia, Pinzano al Tagliamento Ragogna e Sequals – creando una proposta culturale capace di intrecciare cinema contemporaneo, valorizzazione del patrimonio audiovisivo, formazione, fotografia di scena, documentario, riflessione critica, con una grande attenzione alle nuove generazioni.</p>
<p>«Le Giornate della Luce – dichiarano <strong>Gloria De Antoni</strong> e <strong>Donato Guerra</strong> <em>– </em>sono ancora uno spazio dove il cinema si racconta dall’interno con onestà, curiosità e affetto. E dove, da Spilimbergo, quella luce continua ad arrivare lontano».</p>
<p>Ad aprire il festival sarà, sabato 6 giugno al Cinema Miotto, <strong><em>Il dio dell’amore</em></strong> di <strong>Francesco Lagi</strong> (e la fotografia di Edoardo Bolli), che sarà presente in sala per raccontare la sua commedia: un racconto corale ambientato nella Roma contemporanea tra passioni, relazioni e fragilità emotive.</p>
<p>A chiudere, domenica 14 giugno, un omaggio ad <strong>Ariella Reggio</strong> e <strong><em>La vita da grandi</em></strong> di Greta Scarano. In mezzo, una settimana di film, documentari, corti, passeggiate tra i vicoli di Spilimbergo e dialoghi tra generazioni. Tra i numerosi ospiti, anche <strong>Marco Risi</strong>, che nella serata finale parteciperà – assieme ad Ariella Reggio e Oreste de Fornari – all’incontro pensato e condotto da Gabriella Gallozzi <strong><em>Che bella età la terza età. Da Umberto D. a Gioia mia come il cinema l’ha raccontata. </em>Roberto Andò</strong> sarà a Udine lunedì 8 giugno con il suo documentario <strong><em>Ferdinando Scianna &#8211; Il fotografo dell’ombra, </em></strong>un racconto che si sviluppa tra luoghi e memorie – da Bagheria a Palermo fino a Milano – seguendo un percorso personale e artistico che restituisce la fotografia come esperienza, ricerca e destino. A Spilimbergo, invece, mercoledì 10 giugno sul palco del Cinema Miotto arriverà<strong> Barbara Bouchet, </strong>protagonista del film <strong><em>Finale: Allegro</em></strong> di Emanuela Piovano. E <strong>Lella Costa</strong>, che sabato 13 giugno sarà l’ospite d’onore della serata di premiazione della <strong>XII edizione</strong> delle <strong>Giornate della Luce.</strong></p>
<p>Il festival proporrà anche <strong>masterclass</strong>, che animeranno ogni giornata con voci diverse e complementari: a partire da <strong>Andrea Segre</strong>, Anna Cornudella e Artur-Pol Camprubí, Michal Sobocinski, Maura Morales Bergmann, Gregor Božič, Giulia Scintu saranno, tra gli altri, protagonisti di incontri che mescolano tecnica, poetica e sguardo sul mondo.</p>
<p>Nel 50° anniversario del terremoto che sconvolse il Friuli, il festival vuole rendere omaggio a un popolo che ha saputo rialzarsi con la proiezione (lunedì 8 giugno a Spilimbergo e Codroipo) di due opere realizzate nella nostra regione: <strong><em>Orcolat</em></strong> di <strong>Federico Savonitto</strong>, ritratto collettivo di una ferita ancora viva nella storia del territorio; e <strong><em>Friuli 1976, lo sport e la rinascita </em></strong>di <strong>Franco Bortuzzo</strong> che attraverso storie di basket, ciclismo, atletica, judo e motori, racconta la forza di una terra che ha saputo reagire con determinazione e spirito di comunità.</p>
<p>Il festival ospiterà inoltre il restauro della copia proveniente dal <strong>CSC-Cineteca Nazionale </strong>di<strong> <em>Roma, ore 11 </em></strong>di <strong>Giuseppe De Santis</strong>, capolavoro del cinema italiano del dopoguerra, confermando la collaborazione con <strong>CSC-Cineteca Nazionale </strong>e l’attenzione costante verso il recupero e la valorizzazione del patrimonio cinematografico italiano.</p>
<p>Il territorio parla, e il festival lo ascolta. Non poteva mancare (il 9 giugno) un focus sull’eredità di <strong>Pier Paolo Pasolini</strong>, ma tramite una riflessione sul linguaggio del videoclip contemporaneo, mettendolo in relazione con l’immaginario pasoliniano della marginalità e dell’alterità.</p>
<p>Sempre martedì 9 giugno, il festival ospiterà a Trieste il convegno coordinato da <strong>Silvano Curcio</strong> dedicato alle “<strong>Sale resilienti. Esperienze di sopravvivenza dei cinema del Friuli Venezia Giulia”, </strong></p>
<p>dedicato alla crisi delle sale cinematografiche e alle nuove strategie di resilienza. In un contesto nazionale segnato da chiusure e abbandoni, il Friuli Venezia Giulia offre infatti alcuni esempi virtuosi di innovazione e valorizzazione delle sale.</p>
<p>In programma anche la prima nazionale (giovedì 11 giugno) di <strong>Fora Pal Mont</strong>, di <strong>Lorena Trevisan e Michele Pastrello</strong> sulla storia delle sedonere, donne della Valcellina che intrapresero forme di emigrazione temporanea come venditrici ambulanti. Un fenomeno nato nei paesi di montagna tra Veneto e Friuli Venezia Giulia – da Claut a Cimolais ed Erto – e sviluppatosi a partire dalla fine dell’Ottocento.</p>
<h3><strong>I PREMI </strong></h3>
<p>Tra i momenti centrali del festival, l’assegnazione <strong>sabato 13 giugno</strong> del <strong>Quarzo di Spilimbergo Light Award,</strong> opera in mosaico realizzato dalla <strong>Friul Mosaic,</strong> cui si affiancano il <strong>Quarzo del pubblico</strong> e il <strong>Quarzo dei giovani</strong>. I tre autori della fotografia finalisti sono <strong>Gianfranco Rosi</strong> con <strong><em>Sotto Le Nuvole</em></strong>, <strong>Marco Graziaplena</strong> per <strong><em>Duse</em></strong> e Paolo Carnera per <strong><em>Fuori</em></strong>. Ad assegnare il <strong>Quarzo di Spilimbergo Light Award sarà </strong>la giuria composta da <strong>Roberta Torre </strong>(presidente), <strong>Carlos Alfonso Corral</strong>, <strong>Maurizio Di Rienzo, Anselma Dell’Olio </strong>e <strong>Oreste De Fornari</strong>.</p>
<p>Giovedì 11 giugno sarà consegnato invece il <strong>Quarzo di Spilimbergo</strong> <strong>Short Award</strong>, dedicato ai cortometraggi, ormai spazio consolidato del festival. A valutare i cortometraggi in concorso, selezionati tra quelli partecipanti al <a href="https://www.maremetraggio.com/" target="_blank" rel="noopener"><strong>ShorTS International Film Festival</strong></a> e al <strong>Sedicicorto International Film Festival</strong> di Forlì, una giuria guidata dal critico cinematografico <strong>Luca Pacilio</strong>, con i critici <strong>Fiaba Di Martino</strong>, e <strong>Matteo Bonfiglioli </strong></p>
<p>Il <strong>Quarzo d’oro alla carriera</strong> sarà assegnato a <strong>Giuseppe Lanci</strong>, maestro della fotografia che ha saputo costruire uno stile elegante e profondamente espressivo, collaborando con alcuni dei più importanti registi del cinema italiano ed europeo, da Marco Bellocchio, Nanni Moretti, i fratelli Taviani ad Andrej Tarkovskij, contribuendo a definire un’estetica della luce rigorosa e profondamente emotiva.</p>
<p>Il premio <strong>Controluce</strong> <strong>per i mestieri del cinema e l’artigianato</strong> di Confartigianato Imprese Pordenone, dedicato ai professionisti che lavorano dietro le quinte del cinema sarà assegnato sabato 6 giugno all’ingegnera del suono <strong>Maricetta Lombardo</strong>, tra le figure più importanti del cinema italiano contemporaneo.</p>
<p>Infine, il <strong>Premio dell’esordiente</strong>, alla migliore fotografia di una opera prima, sarà consegnato domenica 14 giugno, a <strong>Lorenzo Mancini</strong> e <strong>Vincenzo Pezone</strong> per <strong><em>Tienimi presente</em></strong> di Alberto Palmiero.</p>
<h3><strong>LE MOSTRE </strong></h3>
<p>La fotografia di scena continuerà ad occupare un ruolo centrale de Le Giornate della Luce, attraverso mostre e incontri dedicati ai grandi autori dell’immagine cinematografica. A <strong>Palazzo Tadea</strong>, la mostra <strong>a cura di Alvise Rampini,</strong> <strong><em>Stelle. Ritratti nel cinema</em></strong> di <strong>Stefano Cristiano Montesi</strong>, uno dei più autorevoli fotografi di scena italiani, che attraverso il suo lavoro racconta il cinema contemporaneo tra set, backstage e ritratti d’autore.</p>
<p>Allo <strong>Spazio Linzi</strong> la mostra <strong><em>Omaggio a Claudia Cardinale. Sul set di La viaccia</em></strong><em> <strong>(Mauro Bolognini, 1961) e di 8½ (Federico Fellini, 1963</strong>)</em>, a cura di <strong>Antonio Maraldi</strong> e <strong>Paolo Zanfini</strong>.</p>
<p><strong><em>A tavola con Adua e le compagne</em></strong>, a cura di <strong>Antonio Maraldi</strong>, sarà, invece, allestita nei locali di ristorazione del centro storico.</p>
<h3><strong>LIBRI IN LUCE</strong></h3>
<p><strong><em>Paul Ronald tra set e dintorni.</em></strong><strong> Il cinema italiano visto da un grande fotografo francese </strong>di <strong>Antonio Maraldi </strong>è un’opera preziosa (che sarà presentata domenica 7 giugno) per chi ama il cinema italiano e desidera scoprirne il volto più autentico, quello nascosto dietro le quinte. Un volume attraverso sette lunghe interviste al fotografo francese realizzate nell’arco di dieci anni in occasione di mostre e cataloghi, dando vita a un racconto ricco di memoria, emozione e storia vissuta.</p>
<p>E Si rinnova anche quest’anno la preziosa collaborazione tra <em><strong>Bookciak, Azione!</strong></em> e Le Giornate della Luce che propone al pubblico di Spilimbergo i corti vincitori del premio cine-letterario ideato e diretto da <strong>Gabriella Gallozzi</strong>: video sperimentali di max tre minuti ispirati ai libri dell’editoria italiana indipendente, vincitori a loro volta, di Bookciak Legge e premiati alle Giornate degli Autori alla Mostra di Venezia.</p>
<p>Per informazioni e <strong>programma completo</strong>: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.legiornatedellaluce.it" target="_blank" rel="noopener">www.legiornatedellaluce.it</a></span></p>
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		<item>
		<title>A Giuseppe Lanci il Quarzo d&#8217;Oro alla carriera</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/a-giuseppe-lanci-il-quarzo-doro-alla-carriera/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 11:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[premi]]></category>
		<category><![CDATA[spilimbergo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Autore della fotografia tra i più raffinati del cinema italiano ed europeo sarà premiato a Spilimbergo in occasione del festival "Le giornate della luce"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/lanci1.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/a-giuseppe-lanci-il-quarzo-doro-alla-carriera/">A Giuseppe Lanci il Quarzo d&#8217;Oro alla carriera</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Giuseppe Lanci</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>SPILIMBERGO – </em><em><strong>Le Giornate della Luce</strong></em>, il festival di <strong>Spilimbergo</strong> fondato da <strong>Gloria De Antoni</strong> e da lei diretto insieme a <strong>Donato Guerra,</strong> assegnerà il <strong><em>Quarzo d’Oro alla Carriera</em></strong> – riconoscimento attribuito ogni anno a una figura di straordinario rilievo artistico e professionale – al direttore della fotografia <strong>Giuseppe Lanci</strong>.</p>
<p>La dodicesima edizione, in programma <strong>dal 6 al 14 giugno</strong>, si conferma un appuntamento unico nel panorama italiano interamente dedicato agli autori della fotografia cinematografica, veri protagonisti della manifestazione.</p>
<p>Il <em>Quarzo d’Oro</em>, realizzato dalla <strong>Friul Mosaic, </strong>sarà consegnato a Lanci sabato 13 giugno al Cinema Miotto: un autore della fotografia che ha saputo costruire nel corso della sua carriera uno stile elegante e profondamente espressivo, collaborando con alcuni dei più importanti registi del cinema italiano ed europeo.</p>
<p>«Giuseppe Lanci – commentano Gloria De Antoni e Donato Guerra – ha attraversato oltre cinquant’anni di cinema italiano ed europeo costruendo un’idea di fotografia come spazio dinamico, capace di modulare luce, tempo ed emozione all’interno dell’inquadratura. Dalla formazione al Centro Sperimentale di Cinematografia, dove è poi tornato come docente trasmettendo un’etica del lavoro e delle relazioni, al lungo percorso accanto a maestri e autori &#8211; da Marco Bellocchio a Nanni Moretti, dai Taviani all&#8217;Andrej Tarkovskij di Nostalghia &#8211; il suo sguardo ha sempre coniugato rigore formale e apertura al reale. La sua ricerca, evidente da Salto nel vuoto fino a La stanza del figlio, è segnata da un uso espressivo del colore e da una tensione costante tra costruzione e naturalezza. A questo si affianca un impegno fondamentale nella conservazione e nella trasmissione del patrimonio cinematografico. Per la coerenza, la profondità e l’influenza di un percorso che ha fatto della luce uno strumento di pensiero, Le Giornate della Luce gli assegna il premio alla carriera».</p>
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		<item>
		<title>Il Colore del Caso</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 14:59:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="787" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="George Tatge allestimento 1" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1-300x173.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1-1024x590.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1-768x442.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Il Colore del Caso 6"> Il viaggio metafisico del fotografo George Tatge approda a Trieste, dove la conversione al colore ebbe inizio</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/">Il Colore del Caso</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>(© George Tatge/Courtesy Podbielski Contemporary)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Arriva dal<b> 23 maggio al 12 luglio</b> a Trieste un evento espositivo di straordinaria intensità poetica: la mostra <b><i>Il Colore del Caso</i></b> del fotografo <b>George Tatge </b>(inaugurazione venerdì 22 maggio ore 18).</p>
<p>L’esposizione, ad ingresso gratuito, curata da Carlo Sisi, è promossa dall&#8217;<b>Assessorato alle Politiche della Cultura e del Turismo del Comune di Trieste</b> e organizzata dalla casa editrice <b>Magonza </b>specializzata in arte e fotografia contemporanea che affianca all’attività editoriale progetti espositivi di ricerca in Italia e all’estero e collabora con gli artisti nella produzione di grafica d’arte e multipli.</p>
<p>Attraverso oltre 60 opere di grande formato l’artista — già celebre per i suoi bianchi e neri graficamente possenti — svela nella Sala Nathan del Magazzino 26 la sua conversione al colore, un viaggio interiore iniziato proprio tra le strade di questa città.</p>
<p>La mostra è il frutto dell’incontro avventuroso di un viaggiatore errante, mai sazio, dotato del suo inseparabile banco ottico Deardorff 13×18 cm, con gli elementi naturali, antropici o antropizzati, che non sono cercati, ma sono piuttosto trovati, accolti e quindi ritratti dallo sguardo dell’autore, attento, profondo e meditativo.</p>
<p>«A meno che non abbia una committenza specifica – racconta George Tatge – preferisco vagare senza un progetto prefigurato in testa. Trovo che in questo modo la mia mente sarà più aperta alle sollecitudini, alle sorprese, a quelle inaspettate epifanie. L’Italia è un paese così imprevedibile, con delle stratificazioni di storia sorprendenti ma anche piena di cose quasi banali che possono essere fonti di meraviglia. Confesso che è un modo faticosissimo di lavorare e non lo suggerirei a nessuno. Camminare per tante ore e sentirmi in ogni momento in gioco, misurandomi con il mondo, testando le mie capacità di vedere e di capire, sfidando il Caso. Sì, proprio il Caso. Siamo tutti frutti del Caso, dal momento in cui si combinano i nostri cromosomi. Il Caso è uno degli aspetti più originali e unici della fotografia e quindi è giusto giocarci. Mi ritrovo perfettamente in una dichiarazione di un pittore che ammiro moltissimo, Gerhard Richter: “Non seguo alcuni obiettivi, nessun sistema, nessuna tendenza. Non ho un programma, né uno stile, né una direzione. Mi piace l’indefinito, la sconfinatezza. Mi piace l’incertezza continua”».</p>
<p>Il percorso espositivo <b>nella Sala Nathan del Magazzino 26</b> si snoda attraverso un’architettura narrativa sapientemente suddivisa in sei tappe tematiche che guidano l&#8217;occhio del visitatore in una progressione emotiva e visiva.</p>
<p>Ad accogliere il pubblico prima l’abbraccio di Trieste, seguito da una selezione di “Recinti&#8221; che si focalizza sul rigore della forma, e poi &#8220;Apparizioni&#8221;, istanti in cui luoghi comuni manifestano presenze illogiche e ironiche. Segue la sezione &#8220;Superfici&#8221;, un&#8217;esplorazione tattile e lenta della luce, della consistenza e della materia, dove il dettaglio diventa un universo da decifrare, seguita da &#8220;Vegetazione&#8221;, che segna un momento di riflessione critica: il caos naturale denuncia l&#8217;impatto drammatico dell&#8217;uomo sull&#8217;ambiente.</p>
<p>Il percorso si conclude con le sezioni &#8220;Metaspazi&#8221;, dove la poetica metafisica di Tatge si riveste di nuove tonalità senza perdere il rigore compositivo, in cui si alternano visioni di Livorno, Torino e Trieste che colpiscono per le loro ardite prospettive urbane, e &#8220;Colore&#8221; inteso come materia viva, incarnata in cumuli di tessuti industriali dalle forme vitali e sospese.</p>
<p>A suggellare l’esperienza della mostra è la proiezione del documentario &#8220;Light &amp; Color&#8221; per la regia di David Battistella. Girato tra Livorno e la Toscana, il film di 28 minuti è un atto di generosità: Tatge permette alla macchina da presa di seguirlo nei suoi rituali silenziosi intorno al cavalletto del banco ottico Deardorff, svelando i meccanismi intimi di un’esplorazione cromatica rivelatrice. È un omaggio alla lentezza e alla precisione in un’epoca di immagini digitali effimere.</p>
<p>Il passaggio al colore, avvenuto dopo trentacinque anni di bianco e nero, rappresenta una &#8220;nuova strada&#8221; ispirata da una mostra di Odilon Redon a Parigi e incoraggiata dal desiderio di non distrarsi più dai significati, ma di lasciare che il colore stesso riveli i suoi segreti nascosti.</p>
<p>«Fino al 2012 – spiega l&#8217;artista – ho lavorato esclusivamente col bianco e nero. Trasformare il mondo in combinazioni di bianco e nero è già una metafora. È una sorta di trascendenza del reale in cui gli infiniti toni di grigio ci costringono a prestare più attenzione alle forme e ai significati dei segni più che a ciò che è raffigurato. È stato di nuovo il Caso a farmi cambiare radicalmente strada. Nel 2011, insieme a mia madre, alla mostra di Odilon Redon al Grand Palais, siamo rimasti perplessi dopo aver visto le tante sale dedicate ai suoi “Noirs”. Solo nelle ultime quattro sale abbiamo trovato i colori stupendi dei suoi dipinti così onirici. Motivo: non ha praticamente toccato il colore fino a giungere a quasi 60 anni! E così, mi sono imposto di tentare questa “nuova” strada. E il viaggio mi sta divertendo non poco. È un modo totalmente diverso di guardare il reale, dove ora è soprattutto il colore ad attirare il mio sguardo e a rivelare i suoi segreti nascosti».</p>
<p>Particolarmente significativo è il legame dell&#8217;artista con Trieste. È proprio qui che Tatge ha realizzato le sue prime fotografie a colori, colpito dalla metafisicità di Via Maestri del Lavoro o dalle trame rugginose delle finestre del Museo Revoltella progettate da Carlo Scarpa.</p>
<p>«Ero stato invitato a Trieste dall&#8217;elegante editore Simone Volpato a partecipare a un libro d&#8217;artista su Scipio Slataper. Così ho iniziato a vagare per queste strade stupende. L&#8217;albero della principessa, nome scientifico <i>paulownia tomentosa</i>, l&#8217;ho trovato in fondo a un vicolo, non mi ricordo dove. E poi la finestra del Museo Revoltella. Non sapevo che fosse stata disegnata da Carlo Scarpa! Ma ogni pannello sembrava un&#8217;opera d&#8217;arte astratta. In entrambi i casi erano i colori a colpirmi: quelli delicati dell&#8217;albero e le variazioni del colore ruggine della finestra. Via Maestri del Lavoro mi colpì per la sua metafisicità. Il palazzo in primo piano, con la vite rossa che sta coprendo la struttura proiettata verso i palazzi moderni, sembra quasi minacciarli che arriverà anche da loro, prima o poi! In mostra ci sono molte immagini in cui la natura si impossessa dell&#8217;opera dell&#8217;uomo».</p>
<p>Trieste, città che lo ha già insignito del Premio Friuli Venezia Giulia per la Fotografia nel 2010, diventa così il palcoscenico ideale per questa rassegna che, come sottolinea il curatore Carlo Sisi, trasforma la fotografia da semplice documento a pura metafora poetica, capace di dare dignità e maestà anche al più semplice oggetto disseminato nel paesaggio urbano.</p>
<p>«Trieste – conclude George Tatge – è stata anche il primo luogo che ho fotografato nel 1988, appena diventato Direttore della Fotografia alla Fratelli Alinari di Firenze. Trieste, nuovissima città antica, dove ho lavorato sul rione di Città Vecchia. Nel 2009 ho esposto la mostra <i>Presenze, paesaggi italiani</i> al Palazzo Gopcevich. Sono tante, quindi, le esperienze e i ricordi che mi legano a questa città. Per non dimenticare Italo Svevo, uno dei miei autori preferiti!».</p>
<h3>Orari</h3>
<p><b>Titolo della mostra:</b> Il Colore del Caso</p>
<p><b>Artista:</b> George Tatge</p>
<p><b>Curatore:</b> Carlo Sisi</p>
<p><b>Sede:</b> Sala Nathan, Magazzino 26, Porto Vecchio, Trieste</p>
<p><b>Periodo:</b> 23 maggio – 12 luglio 2026</p>
<p><b>Orari: </b>giovedì 16-20, da venerdì a domenica e festivi 11-20</p>
<p><b>Inaugurazione:</b> 22 maggio ore 18:00</p>
<p><b>Ingresso:</b> Libero</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&amp;linkname=Il%20Colore%20del%20Caso" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Fevents%2Fil-colore-del-caso%2F&#038;title=Il%20Colore%20del%20Caso" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/" data-a2a-title="Il Colore del Caso"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/George-Tatge-allestimento-1.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/il-colore-del-caso/">Il Colore del Caso</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gak Yamada, The Cosmic Prayer</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/gak-yamada-the-cosmic-prayer/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 15:22:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[pordenone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="865" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Gak-yamada.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gak yamada" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Gak-yamada.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Gak-yamada-300x190.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Gak-yamada-1024x648.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Gak-yamada-768x486.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Gak Yamada, The Cosmic Prayer 7"> Nel nuovo spazio Die Gelbe Wand a Pordenone la prima personale in Europa del fotografo giapponese</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/Gak-yamada.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/gak-yamada-the-cosmic-prayer/">Gak Yamada, The Cosmic Prayer</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Gak Yamada</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è un momento preciso in cui l’immagine smette di essere una semplice testimonianza del reale per farsi materia viva, graffiata, quasi dolorosa nella sua ricerca di una verità che sta oltre la superficie: questo è il cuore pulsante di <strong><em>Die Gelbe Wand</em></strong>, il nuovo spazio espositivo no profit dedicato alla fotografia contemporanea, all’interno dei <strong>Mercati Culturali Pordenone</strong>, l’evento dà forma a uno dei progetti inseriti nel dossier di <strong>Pordenone Capitale italiana della Cultura </strong>e si inserisce nel percorso di avvicinamento al 2027 con l’obiettivo di attrarre un pubblico internazionale<em>.</em></p>
<p>“Questo nuovo spazio culturale dal respiro europeo – sottolinea l’assessore alla Cultura del Comune di Pordenone,<strong> Alberto Parigi</strong> – è uno dei progetti di Pordenone 2027 e rimarrà anche dopo l’anno della Capitale. Ciò dimostra che l’esperienza della Capitale non sarà passeggera, ma un’operazione solida che lascia in eredità a Pordenone nuove iniziative, idee, spazi, da <em>Die Gelbe Wand</em> per la fotografia contemporanea a Villa Cattaneo per la musica, fino alla Casa del Mutilato sede di mostre e installazioni multimediali”.</p>
<p><strong><em>Die Gelbe Wand</em></strong> nasce con una vocazione internazionale e un’identità ibrida, puntando i propri riflettori sulla fotografia contemporanea con una predilezione per le sperimentazioni che fioriscono nei paesi di lingua tedesca e in Giappone, e non poteva esserci battesimo migliore se non quello affidato alla potenza visiva di <strong>Gak Yamada </strong>(Ehime, Giappone 1973), protagonista della sua prima personale europea proprio qui a Pordenone dal titolo “<strong><em>The Cosmic Prayer</em></strong>” e curata da <strong>Marco Minuz</strong>.</p>
<p>“Inaugurare <em>Die Gelbe Wand</em> con una mostra di tale densità significa dichiarare apertamente la missione di questo spazio: non un semplice contenitore, ma un luogo di collisione tra culture e linguaggi. Qui l’immagine diventa linguaggio vivo, capace di interrogare la realtà, raccontare trasformazioni e aprire nuovi orizzonti percettivi. Vogliamo rendere questo spazio, geograficamente decentrato, un generatore di ricerca attraverso collaborazioni internazionali”, spiega proprio Minuz, direttore artistico di <em>Die Gelbe Wand</em>.</p>
<p>La selezione delle opere curata per l&#8217;occasione non è una semplice serie di scatti, ma un viaggio sinestetico che Yamada ha costruito per offrire una visione d’insieme del proprio percorso artistico, una parabola che parte dalla fotografia per atterrare in uno spazio terzo, un altrove che non è più pittura e non è ancora scultura, ma che vibra di un’autonomia propria.</p>
<p>L’artista conduce il pubblico per mano attraverso un&#8217;evoluzione che vede la fotografia come rappresentazione del mondo esterno e il dipinto astratto come espressione del mondo interiore, cercando però costantemente quel punto di rottura, quel processo di creazione in cui le categorie si fondono l’una dentro l’altra.</p>
<p>Entrando nella prima sala dell’esposizione, ci si imbatte nella serie <em>HIGAN</em>, che rappresenta la linea più marcatamente fotografica della ricerca di Yamada, qui presentata in un allestimento che copre un’intera parete; l’ispirazione dichiarata è “<em>Addio alla fotografia</em>” di Daido Moriyama, un punto di svolta che Yamada rielabora trasformando quella che era nata come un’opera editoriale da sfogliare in un’esperienza visiva simultanea, capace di sprigionare un’intensità diversa quando colta in un unico sguardo d&#8217;insieme.</p>
<p>Ma basta voltarsi verso le altre pareti per accorgersi che la pittura reclama il suo spazio: ogni superficie corrisponde a un periodo specifico della sperimentazione dell’artista, come avviene in <em>Threshold</em>, dove l’immagine fotografica viene aggredita dall’introduzione di elementi testuali, parole che scorrono rapide nella mente dell’autore e che si trasformano in sottili linee nere, segni che sembrano leggibili ma che sfuggono alla comprensione, diventando pura energia calligrafica.</p>
<p>Il lavoro di Yamada è un corpo a corpo con la materia: egli non esita a immergere le stampe in acqua per giorni, scoprendo come le carte Fujifilm si dissolvano rapidamente mentre le Kodak si sfaldino strato dopo strato, come accade nella serie Red, dove il blu svanisce lasciando emergere un rosso dominante e inquietante che l’artista lavora ulteriormente con lo sfregamento delle dita, quasi a voler denunciare un certo eccesso del capitalismo attraverso la decomposizione cromatica.</p>
<p>In <em>Threshold</em>, invece, la distruzione dell’immagine è affidata agli agenti atmosferici: le stampe vengono abbandonate in giardino, esposte al vento e alla pioggia per un mese affinché si deteriorino in modo organico, fuori dall’intenzione umana, per poi essere riportate in studio e sottoposte a un trattamento quasi sciamanico tra nastro adesivo, inchiostri acrilici, oro, argento e l’uso del fuoco, che brucia la carta fino a lacerarla lasciando intravedere il buio retrostante.</p>
<p>È qui che nasce il concetto di soglia, un confine dove tutto converge: superficie e retro, visibile e invisibile, fotografia e pittura. Spostandosi nella seconda sala, l’esperienza si trasforma ulteriormente, accogliendo il visitatore nello stato attuale della ricerca di Yamada, dominato da light box e suono; qui il light box diventa una forma compiuta, una sorta di kata, termine che nelle arti tradizionali giapponesi come il teatro Nō o l’haiku indica una forma definita che non limita l’artista ma ne abilita la libertà creativa e il salto immaginativo.</p>
<p>La musica, per Yamada, è un motore fondamentale: è la vibrazione che fa emergere le immagini interiori, e in questo spazio suono e visione appaiono insieme, risuonando in un’unica frequenza emotiva.</p>
<p>Particolarmente affascinante è l’opera Ku (Cielo), nata dall’uso dello scanner come strumento di cattura dello spazio, un metodo che si discosta radicalmente dalla lente fotografica tradizionale; se l’obiettivo implica una gravità stabile, legata all’occhio umano piantato a terra, lo scanner libera l’immagine dal peso, creando una sensazione di sospensione misteriosa, come se gli oggetti — dalla carta washi a piccoli elementi quotidiani — danzassero in un vuoto sconosciuto.</p>
<p>L’evoluzione più recente di questo percorso è rappresentata dalla serie <em>Kankō</em>, dove le stampe deteriorate vengono ispessite con cartone e incise con un saldatore, tracciando segni che richiamano la forza primordiale della scrittura cuneiforme o dei caratteri oracolari cinesi.</p>
<p>Yamada è profondamente colpito dalla materialità delle antiche incisioni su argilla o osso, vedendo in quel gesto umano così fragile e transitorio lo stesso impulso primordiale che ha dato vita alla pittura e alla fotografia: una ricerca di certezza, una preghiera laica che cerca di lasciare un segno nel mondo.</p>
<p>In <em>Kankō</em>, la sovrapposizione tra pittura rupestre, scrittura arcaica e fotografia punta a trascendere i media stessi per evocare una presenza sacra, un oggetto che accolga la tensione umana in un unico punto di condensazione.</p>
<p><strong>DIE GELBE WAND</strong></p>
<p>Mercati Culturali Pordenone</p>
<p>Pordenone, via delle Caserme 22</p>
<p>Dal 10 maggio al 14 giugno 2026</p>
<p>Orari: sabato e domenica | ore 11–19</p>
<p>info e appuntamenti</p>
<p><a href="mailto:info@mercaticulturalipordenone.it">info@mercaticulturalipordenone.it</a></p>
<p><a href="https://studioesseci.musvc2.net/e/tr?q=9%3d4VJW5a%265%3dW%26q%3dSKc0%26F%3dJfCTRc%26x%3d9CPs_IjyS_TT_NTti_XI_IjyS_SYSzN.6Au4tPl4DHwLA7o09Ku5xJrEx.Ew%265%3d6QvMvX.q6C%26Ev%3dTKZ6%26KB%3dX7d2tCSOf8aQW7aOa9%269%3dtWg4u002Ja46Rb0YP7iTx844xe8WQ0fZQY0SJbf5vYeSRf84SWC5yafTQBASwX8S&amp;mupckp=mupAtu4m8OiX0wt" target="_blank" rel="noopener">www.mercaticulturalipordenone.it</a></p>
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		<item>
		<title>Le chiese del Friuli prima del sisma</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/le-chiese-del-friuli-prima-del-sisma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 15:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[mostra]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="945" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/chiese-votive.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="chiese votive" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/chiese-votive.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/chiese-votive-300x208.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/chiese-votive-1024x708.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/chiese-votive-768x531.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Le chiese del Friuli prima del sisma 8"> Una mostra raccoglie lo fotografie scattate da don Giuseppe Marchetti negli anni '60: una straordinaria opera di documentazione</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/chiese-votive.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/le-chiese-del-friuli-prima-del-sisma/">Le chiese del Friuli prima del sisma</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Fondo Fotografico Giuseppe Marchetti &#8211; Società Filologica Friulana, Udine</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel sessantesimo anniversario della scomparsa di <strong>don Giuseppe Marchetti</strong> (1902-1966), la Società Filologica Friulana ricorda infatti la figura del sacerdote, intellettuale e friulanista con un’iniziativa nell’ambito della Settimana della Cultura Friulana.</p>
<p><strong>Venerdì 8 maggio</strong> (il giorno in cui Marchetti morì 60 anni fa), alle 17 nel salone d’onore “Guglielmo Pelizzo” di Palazzo Mantica di Via Manin 18 a Udine,  si svolgerà l’incontro “<em>La vôs de Patrie: pre Josef Marchet 60 agns dapò</em>” con l’intervento di Walter Tomada e Carlo Venuti.</p>
<p>Tra i contributi più originali di Marchetti alla cultura friulana spicca il progetto, avviato nei primi anni Sessanta e interrotto dalla sua morte nel 1966, di una ricognizione sistematica delle chiesette votive del Friuli storico.</p>
<p>L’opera, raccolta nel volume postumo curato da <strong>Gian Carlo Menis <em>Le chiesette votive del Friuli</em></strong>, fu pubblicato dalla Società Filologica Friulana (1972).</p>
<p>Da quel volume nasce ora la mostra fotografica “<strong><em>Lis gleseutis di pre Josef Marchet</em></strong>” nello spazio espositivo della “Cjanive de Filologjiche”, che sarà inaugurata sempre l’8 maggio a Palazzo Mantica dopo il sopracitato incontro.</p>
<p>Alla base dell’esposizione &#8211; curata da <strong>Raffaella Canci</strong> e <strong>Stefano Perulli</strong> &#8211; il Fondo Marchetti, composto da più di 350 fotografie, 300 disegni e 32 chine, conservato negli archivi della Società Filologica ed è oggetto di un progetto di digitalizzazione e catalogazione.</p>
<p>Una guida preziosa per riscoprire le chiesette votive del Friuli, un patrimonio in parte perduto, in parte trasformato, ma ancora capace di raccontare la storia friulana.</p>
<p>L’<strong>esposizione rimarrà aperta fino al 12 giugno</strong> (orari: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30. In occasione di Vicino/Lontano e della Notte dei Lettori, la mostra rimarrà aperta anche sabato 9 e domenica 10 maggio e sabato 6 e domenica 7 giugno). Mostra con il sostegno della Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, Regione Friuli Venezia Giulia e Fondazione Friuli. Con il patrocinio di Arcidiocesi di Udine, Arcidiocesi di Gorizia, Diocesi di Concordia Pordenone e in collaborazione con il CRAF.</p>
<p>Concluderà la giornata, alle 19, la celebrazione di una messa di suffragio all’Oratorio delle Purità, celebrata da <strong>mons. Luciano Nobile</strong>.</p>
<p>Il lavoro di Marchetti rappresenta ancora oggi una documentazione di straordinaria ampiezza e valore, capace di restituire dignità a un patrimonio fino ad allora marginale negli studi.</p>
<p>Infatti, in un contesto storico e culturale in cui l’attenzione era rivolta quasi esclusivamente all’architettura monumentale, Marchetti intuì l’importanza delle piccole costruzioni devozionali: edifici nati per voto, in risposta a pestilenze, guerre o calamità, oppure per iniziativa privata.</p>
<p>Queste chiesette, realizzate da maestranze locali con tecniche spontanee, sono espressione di una religiosità popolare stratificata e profondamente radicata nel territorio.</p>
<p>La ricerca, pubblicata inizialmente sulla rivista «<em>Sot la Nape</em>», suscitò un interesse inatteso e contribuì a inaugurare una nuova sensibilità verso l’architettura minore.</p>
<p>Marchetti ampliò così il progetto in un censimento esteso, arrivando a documentare oltre ottocento edifici distribuiti tra Carnia, pianura friulana e area concordiese distinguendo le chiesette votive da edicole, ancone e cesioi, la tipica piccola costruzione sacra della Destra Tagliamento, affrontando con scrupolo anche i casi incerti.</p>
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		<title>Le memorie del Giro custodite a Casarsa</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/le-memorie-del-giro-custodite-a-casarsa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2026 10:40:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[casarsa]]></category>
		<category><![CDATA[ciclismo]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[giro d'italia]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giuseppe Bazzana ha donato alla biblioteca dodici volumi fotografici in edizione limitata che documentano le tappe regionali della corsa rosa</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/racconto-bazzana-con-colussi-e-mastracco-dietro-e-davanti-i-libri.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/le-memorie-del-giro-custodite-a-casarsa/">Le memorie del Giro custodite a Casarsa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Bazzana con Colussi e Mastracco</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>CASARSA DELLA DELIZIA – Nella Sala Friuli della Biblioteca Civica Nico Naldini di Casarsa della Delizia si è tenuta la cerimonia ufficiale della <strong>donazione libraria</strong> da parte di <strong>Giuseppe ‘Bepi’ Bazzana</strong>, già eletto Cittadino dell’Anno 2023 e grande uomo di sport, per anni braccio destro del compianto Enzo Cainero, padre delle tappe della corsa rosa in Friuli Venezia Giulia, compresa la mitica ascesa al monte Zoncolan.</p>
<p>L&#8217;evento, svoltosi per iniziativa dell’Amministrazione comunale in collaborazione con la Pro Loco e nell’ambito della 78ª Sagra del Vino, ha visto la donazione da parte di Bazzana alla comunità di <strong>dodici volumi fotografici in edizione limitata che documentano le tappe regionali del Giro d’Italia</strong>, un&#8217;opera nata dal sodalizio tra il donatore e lo scomparso patron Enzo Cainero.</p>
<p>In più un <strong>volume, sempre fotografico, sull’amichevole di rugby Italia-Australia</strong> allo stadio Friuli di Udine.</p>
<p>Il sindaco <strong>Claudio Colussi</strong>, nell’introdurre la cerimonia, ha espresso la gratitudine dell&#8217;intera comunità a Bazzana, ricordando il suo ruolo di cittadino dell&#8217;anno e l’importante legame umano e professionale stretto con il compianto Enzo Cainero in tante tappe del Giro d’Italia organizzate, con diverse che hanno anche transitato per Casarsa e San Giovanni, paese natale di Bazzana.</p>
<p>Il desiderio di ringraziare per il riconoscimento ricevuto nel 2023 è alla base di questa donazione, come spiegato dallo stesso Bepi Bazzana nel suo intervento.</p>
<p>Il donatore ha ripercorso la genesi di questi libri, nati a partire dal 2010. Fu proprio Cainero a suggerirgli, dopo i primi sette anni di collaborazione, di fare in modo che quel lavoro non andasse perduto ma rimanesse come testimonianza.</p>
<p>Si tratta di volumi esclusivamente fotografici per i quali venivano visionate circa 20mila immagini all&#8217;anno, selezionate tra i materiali dei fotografi contattati direttamente da Cainero.</p>
<p>Bazzana ha sottolineato come si tratti di pezzi unici, non acquistabili sul mercato. Considerando che l&#8217;organizzazione di una singola tappa occupava sei mesi e il resto del tempo era dedicato alla composizione dei libri, per un totale di 11 mesi di lavoro a stretto contatto con Cainero.</p>
<p>Bazzana ha dichiarato che non aveva senso tenere la raccolta chiusa in casa, preferendo regalarla al Comune affinché tutti possano ora consultare queste curiosità. Ha infine ricordato Enzo Cainero come una persona eccezionale che ha lasciato un ricordo bellissimo.</p>
<p>Sono intervenuti anche l’assessore comunale allo sport, <strong>Samuele Mastracco</strong>, il consigliere regionale <strong>Markus Maurmair</strong>, e Antonio Tesolin, presidente della Pro Loco.</p>
<p>Presente all’incontro anche <strong>Andrea Cainero</strong>, figlio di Enzo, il quale ha ricordato i vent&#8217;anni di lavoro condiviso dai due a partire dal 2003. Secondo Cainero, le tappe organizzate in Friuli Venezia Giulia hanno segnato la storia sportiva della regione, permettendo di far conoscere l&#8217;intero territorio.</p>
<p>Ha aggiunto che il padre, nonostante la fatica, avrebbe continuato ancora la sua attività se il destino non avesse deciso diversamente.</p>
<figure id="attachment_73651" aria-describedby="caption-attachment-73651" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-73651" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/firma-bazzana-donazione.jpeg" alt="firma bazzana donazione" width="800" height="600" title="Le memorie del Giro custodite a Casarsa 9" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/firma-bazzana-donazione.jpeg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/firma-bazzana-donazione-300x225.jpeg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/firma-bazzana-donazione-768x576.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-73651" class="wp-caption-text">Bazzana firma l&#8217;atto di donazione</figcaption></figure>
<p>L&#8217;esposizione dei volumi – accolti nel patrimonio librario dal bibliotecario <strong>Massimo Milan</strong> – permetterà ora ai cittadini di ripercorrere le emozioni delle grandi salite e dei momenti che hanno caratterizzato il legame tra il territorio del Friuli Venezia Giulia e la massima competizione ciclistica nazionale, attraverso lo sguardo dei fotografi che hanno immortalato vent&#8217;anni di imprese.</p>
<p>Bazzana, applaudito da famigliari e amici presenti, ha concluso dando la sua disponibilità per raccontare la sua esperienza alle scolaresche che visiteranno la biblioteca.</p>
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		<title>Via per le strade</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/via-per-le-strade/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 09:10:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[erpac]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[gorizia]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="887" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Gasp.-San-Salvador-de-Paul-miniera-di-diamanti-Stato-Bolivar-Venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gasp. San Salvador de Paul miniera di diamanti Stato Bolivar Venezuela" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Gasp.-San-Salvador-de-Paul-miniera-di-diamanti-Stato-Bolivar-Venezuela.jpg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Gasp.-San-Salvador-de-Paul-miniera-di-diamanti-Stato-Bolivar-Venezuela-300x195.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Gasp.-San-Salvador-de-Paul-miniera-di-diamanti-Stato-Bolivar-Venezuela-1024x665.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Gasp.-San-Salvador-de-Paul-miniera-di-diamanti-Stato-Bolivar-Venezuela-768x499.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Via per le strade 10"> A Gorizia la mostra di Paolo Gasparini: una forma espressiva che trasforma la fotografia in una composizione di grande scala </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/04/Gasp.-San-Salvador-de-Paul-miniera-di-diamanti-Stato-Bolivar-Venezuela.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/via-per-le-strade/">Via per le strade</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Paolo Gasparini &#8211; San Salvador de Paul, miniera di diamanti, Stato Bolivar, Venezuela</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Venerdì <strong>24 aprile 2026</strong> alle ore <strong>18</strong>, a <strong>Gorizia</strong>, negli spazi di <strong>Casa Morassi</strong> (Borgo Castello 20), sarà inaugurata la mostra di Paolo Gasparini <strong>“<em>Via per le strade</em>”</strong>.</p>
<p>L’esposizione, aperta <strong>dal</strong> <strong>25 aprile al 27 settembre 2026 </strong>(orario 9-19), presenta una nuova e inedita installazione composta da un trittico sviluppato attraverso il linguaggio del fotomurale, una forma espressiva che trasforma la fotografia in una composizione di grande scala.</p>
<p>I temi affrontati nel progetto riguardano le radici culturali e identitarie di chi ha trascorso un’intera esistenza lontano dal luogo di origine con <strong>“<em>Dov’è la mia Patria</em>”</strong>, il viaggio — inteso sia come conseguenza di questa condizione sia come unica possibilità di sopravvivenza per una parte significativa dell’umanità — con <strong>“<em>Via per le strade</em>”</strong> e la responsabilità degli adulti nei confronti dei bambini, il cui futuro viene oggi profondamente condizionato con <strong>“<em>I bambini ci guardano</em>”</strong>.</p>
<p>A fare da contrappunto alla nuova installazione vi è un celebre fotomurale dell’autore,<strong> “<em>La pasion sacrificada</em>”</strong>, presentato nel padiglione del Venezuela alla <strong>Biennale di Venezia</strong> del 1995.</p>
<p>La mostra è accompagnata da un catalogo curato dallo storico dell’arte e della fotografia <strong>Italo Zannier</strong> e dal direttore del Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia<strong> Alvise Rampini</strong>, con progetto grafico di <strong>Roberto Duse</strong> e <strong>Irene Simiz</strong> e testi di <strong>Eliseo Sierra</strong> e <strong>Cristina Feresin</strong>.</p>
<p>Promossa e sostenuta dall’<strong>Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia – ERPAC FVG</strong> e dalla Regione Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il <strong>CRAF</strong> di Spilimbergo, “Via per le strade” segna il ritorno a Gorizia di uno dei grandi maestri della fotografia contemporanea, nella città in cui è nato e dalla quale partì nel 1954 per il Venezuela, dove si è affermato come uno dei principali autori della sua generazione.</p>
<p>Nell’esposizione è inoltre presente un’ampia sezione iconografica curata dallo <strong>studio Faganel</strong>, autore anche del progetto di allestimento, con numerose pubblicazioni di Paolo Gasparini, alcune oggi oggetto di ricerca da parte degli appassionati. Lo sguardo di Gasparini, autore classe 1934, si conferma capace di interrogare il presente attraverso la forza dell’evidenza visiva, denunciando l’endemico fenomeno dell’iniquità sociale e della colonizzazione culturale del Sud del mondo, alimentata da quella consumista.</p>
<p>«Gorizia si conferma spazio aperto — laboratorio di idee, crocevia di esperienze che trovano nell’arte contemporanea una chiave privilegiata per leggere il presente e immaginare il futuro», ha dichiarato il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, <strong>Massimiliano Fedriga</strong>.</p>
<p>«È con particolare soddisfazione che la Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso l’Assessorato alla Cultura e allo Sport – ha sottolineato il vicepresidente della Regione, <strong>Mario Anzil</strong> – sostiene e accompagna la realizzazione di questa significativa mostra dedicata a Paolo Gasparini, autore di straordinaria levatura artistica e intellettuale. L’iniziativa espositiva arricchisce l’offerta culturale del nostro territorio – che da sempre intreccia identità diverse, memorie plurali e traiettorie di viaggio – e contribuisce a rafforzarne il nuovo ruolo di spazio di dialogo, riflessione e confronto, in coerenza con la cultura di frontiera che la Regione sostiene».</p>
<p>«Abbiamo fortemente voluto questa esposizione – le parole della direttrice generale di ERPAC FVG, <strong>Lydia Alessio-Vernì</strong> – accompagnata da un catalogo arricchito da importanti contributi critici, che mettono in evidenza il valore e l’unicità del rapporto tra Paolo Gasparini e la sua terra d’origine. Un legame profondo, restituito attraverso un percorso espositivo che ne valorizza la ricerca artistica e culturale. L’opera di Gasparini trova oggi temporanea ospitalità in una delle sedi inaugurate nel 2025<strong>, </strong>Casa Morassi<strong>,</strong> che torna a essere pienamente fruibile dal pubblico dopo il successo di <strong>“<em>Tre Sguard</em>i</strong>”, a una settimana esatta dalla riapertura del vicino Museo della Moda e delle Arti applicate».</p>
<h3><strong>Nota biografica</strong></h3>
<p>Paolo Gasparini (Gorizia, 1934) è tra le <strong>figure centrali della fotografia latinoamericana</strong> contemporanea. Formatosi nel clima del neorealismo italiano, nel 1954 si trasferisce a Caracas, dove affianca alla fotografia d’architettura una ricerca attenta alle trasformazioni sociali e urbane.</p>
<p>Con <strong>“<em>Bobare</em>”</strong> (1959), considerato il primo reportage di denuncia sociale in Venezuela, inaugura un percorso che intreccia analisi critica e costruzione narrativa.</p>
<p>Tra il 1961 e il 1965 vive a Cuba, nel contesto della Rivoluzione, collaborando con scrittori e artisti e sviluppando un linguaggio dinamico che unisce fotografia, cinema e scrittura.</p>
<p>Dagli anni Settanta il fotolibro diventa il centro della sua pratica: opere come <strong>“<em>Para verte mejor, América Latina</em>”</strong> (1972) riflettono sulle disuguaglianze del continente attraverso un serrato montaggio visivo.</p>
<p>Fondatore nel 1976 della galleria La Fototeca a Caracas e promotore del dibattito sulla fotografia latino-americana, Gasparini concepisce l’immagine come strumento critico. Progetti successivi come <strong>“<em>Retromundo</em>”</strong> (1986) e <strong>“<em>Megalópolis</em>”</strong> (2000) indagano le tensioni tra Nord e Sud del mondo e le contraddizioni delle grandi metropoli.</p>
<p>Nel 1993 riceve il <strong>Premio Nacional de Fotografía</strong> in Venezuela e nel 2000 il <strong>Premio Internazionale di Fotografia</strong> del CRAF di Spilimbergo. Nel 1995 rappresenta il Venezuela alla Biennale di Venezia.</p>
<p>Negli ultimi anni ha approfondito la forma del fotolibro come opera autonoma con <strong>“<em>Karakarakas</em>”</strong> (2014), <strong>“<em>Andata e ritorno</em>”</strong> (2019), <strong>“<em>Fotollavero mexicano</em>”</strong> (2021) e <strong>“<em>Da Gorizia alle Ande</em>”</strong> (2021), consolidando una riflessione critica sulle città, la memoria storica e le disuguaglianze sociali.</p>
<h3><strong>BIGLIETTI</strong></h3>
<p>Biglietteria in Borgo Castello 13 (sede del Museo della Moda e delle Arti applicate e Museo della Grande Guerra)</p>
<ul>
<li>Intero: 5 euro</li>
<li>Ridotto: 3 euro (età compresa tra 18 e 25 anni; gruppi minimo 10 persone &#8211; <i>prezzo per persona</i>, nuclei familiari con minorenni &#8211; <i>prezzo per adulto</i>, Soci Coop, Soci CEC, Soci FAI, soci Touring Club Italiano)</li>
<li>Ridotto scolaresche: 1 euro</li>
<li>Gratuito (minorenni, insegnanti nell’esercizio delle proprie funzioni, guide turistiche con regolare patentino, giornalisti con tesserino, disabili ed eventuale accompagnatore, tesserati ICOM, possessori FVGcard, ogni prima domenica del mese per tutti)</li>
<li>Intero + visita guidata: 10 euro</li>
<li>Ridotto + visita guidata: 8 euro</li>
<li>Ridotto scolaresche + visita guidata: 6 euro</li>
<li>Gratuito + visita guidata: 5 euro</li>
</ul>
<p>Per gruppi e scolaresche si richiede la prenotazione obbligatoria esclusivamente a <a href="mailto:didatticamusei.erpac@regione.fvg.it">didatticamusei.erpac@regione.fvg.it</a>.</p>
<p>Per le richieste di visite guidate per gruppi e scolaresche si richiede la prenotazione obbligatoria almeno 15 giorni prima esclusivamente a <a href="mailto:didatticamusei.erpac@regione.fvg.it.">didatticamusei.erpac@regione.fvg.it.</a></p>
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