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	<title>emigrazione &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>emigrazione &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>L&#8217;emigrazione del FVG conservata sul web</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 14:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[online]]></category>
		<category><![CDATA[web]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Online il nuovo sito dell'Archivio Multimediale della Memoria dell’Emigrazione Regionale. A gestirlo l'ERPAC</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/sito-ANMER.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/lemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web/">L&#8217;emigrazione del FVG conservata sul web</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>L&#8217;immagine sulla home page</em></span></p>
<p>È da qualche giorno online il nuovo sito web di <strong>AMMER – Archivio Multimediale della Memoria dell’Emigrazione Regionale</strong>, una piattaforma digitale che conserva fotografie, documenti e interviste legate all’emigrazione dei cittadini del Friuli Venezia Giulia (<a href="https://ammer.regione.fvg.it/" target="_blank" rel="noopener">https://ammer.regione.fvg.it/</a>).</p>
<p>Realizzato da <strong>Insiel Spa</strong> e gestito da <strong>Erpac Fvg</strong> &#8211; Ente regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, il sito offre <strong>saggi storici</strong> che inquadrano il fenomeno migratorio dalle aree del <strong>Friuli</strong>, dell’<strong>Isontino</strong>, della <strong>Venezia Giulia</strong>, dell’<strong>Istria</strong>, di <strong>Fiume</strong> e della <strong>Dalmazia</strong>, dall’Unità d’Italia fino al 1968, anno indicativo in cui si comincia a registrare un’inversione di tendenza nei flussi migratori di massa dalla regione.</p>
<p>Oltre a due testi introduttivi, di carattere generale, sono disponibili approfondimenti sui principali Paesi di destinazione degli emigrati, coinvolgendo diversi Paesi extraeuropei – come <strong>Argentina</strong>, <strong>Uruguay</strong>, <strong>Canada</strong>, <strong>Australia</strong>, <strong>Stati Uniti</strong>, <strong>Venezuela</strong>, <strong>Brasile</strong> e <strong>Sudafrica</strong> – e numerosi Paesi europei, tra cui <strong>Francia</strong>, <strong>Germania</strong>, <strong>Austria</strong>, <strong>Svizzera</strong>, <strong>Belgio</strong>, <strong>Lussemburgo</strong>, <strong>Paesi Bassi</strong>, <strong>Svezia</strong>, <strong>Regno Unito</strong> e <strong>Romania</strong>.</p>
<p>Il cuore dell’archivio è costituito da ricche banche dati: oltre <strong>750 interviste</strong>, più di <strong>2.200 profili di emigrati</strong> e circa <strong>15.000 fotografie</strong>.</p>
<p>Le interviste sono state tutte realizzate all’estero, mentre circa il 20% del materiale fotografico proviene dal Friuli Venezia Giulia, grazie anche alla collaborazione con il <strong>Museo dell’Emigrazione di Cavasso Nuovo</strong> e con famiglie locali che hanno fornito immagini d’epoca.</p>
<p>La <strong>Regione Friuli Venezia Giulia</strong> ha scelto di riconoscere le testimonianze raccolte all’interno del progetto AMMER come parte integrante del proprio patrimonio culturale. Per questo motivo, sono state inserite nel <strong>Catalogo regionale del patrimonio culturale</strong>, sempre gestito da Erpac Fvg.</p>
<p>Il progetto AMMER è stato ideato e realizzato nel 2006, grazie all’impegno di due uffici allora attivi all’interno della Regione Friuli Venezia Giulia: il <strong>Servizio corregionali all’estero e lingue minoritarie</strong>, con sede a Udine, e il <strong>Centro regionale di catalogazione e restauro dei beni culturali</strong>, situato a Villa Manin di Passariano di Codroipo.</p>
<p>Alla realizzazione hanno collaborato anche l’<strong>Università di Udine</strong>, tramite l’allora Dipartimento Economia, Società e Territorio, responsabile della realizzazione delle banche dati, e l’<strong>Università di Trieste</strong>, attraverso l’allora Dipartimento di Storia e Storia dell’arte, che ha curato la produzione dei testi storici.</p>
<p>Tra il 2024 e il 2025, Erpac Fvg ha deciso di rivedere completamente l’impostazione del sito, ormai desueto, intervenendo sia dal punto di vista grafico che testuale, volendo però mantenere tutti i contenuti scientifici già presenti.</p>
<p>Questo intervento ha reso il sito più accessibile, fruibile e attuale, pur preservando l’integrità del patrimonio documentale raccolto.</p>
<p>La collaborazione tra il personale di <strong>Erpac Fvg</strong>, impegnato nella revisione e nell’implementazione dei contenuti, e i tecnici di <strong>INSIEL</strong>, responsabili dell’infrastruttura informatica, si è dimostrata particolarmente efficace e produttiva.</p>
<p>Il confronto tra competenze differenti ma complementari ha accompagnato tutte le fasi del progetto, contribuendo a un lavoro coordinato e ben integrato. Particolare attenzione è stata dedicata anche alle maschere di ricerca, che sono state riprogettate per garantire la massima semplicità d’uso da parte del pubblico non specializzato.</p>
<p>Allo stesso tempo, esse offrono strumenti di consultazione più raffinati per chi desidera approfondire in modo sistematico i contenuti dell’archivio. In questo modo, il sito permette una navigazione intuitiva ma anche stimolante, che invita l’utente a esplorare, scoprendo progressivamente materiali inediti, storie personali e documenti preziosi legati alla memoria dell’emigrazione regionale.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Flemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web%2F&amp;linkname=L%E2%80%99emigrazione%20del%20FVG%20conservata%20sul%20web" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Flemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web%2F&amp;linkname=L%E2%80%99emigrazione%20del%20FVG%20conservata%20sul%20web" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Flemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web%2F&amp;linkname=L%E2%80%99emigrazione%20del%20FVG%20conservata%20sul%20web" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Flemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web%2F&amp;linkname=L%E2%80%99emigrazione%20del%20FVG%20conservata%20sul%20web" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Flemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web%2F&amp;linkname=L%E2%80%99emigrazione%20del%20FVG%20conservata%20sul%20web" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Flemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web%2F&#038;title=L%E2%80%99emigrazione%20del%20FVG%20conservata%20sul%20web" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/lemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web/" data-a2a-title="L’emigrazione del FVG conservata sul web"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/06/sito-ANMER.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/lemigrazione-del-fvg-conservata-sul-web/">L&#8217;emigrazione del FVG conservata sul web</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Da Monfalcone all&#8217;Australia: una storia lunga tre generazioni</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/da-monfalcone-allaustralia-una-storia-lunga-tre-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2025 17:03:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[australia]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Germano Bonetti emigrò nel 1957, raggiunto un anno dopo dalla moglie originaria di Ruda. Nei giorni scorsi il battesimo del pronipote Theodore</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/battesimo-theodor.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/da-monfalcone-allaustralia-una-storia-lunga-tre-generazioni/">Da Monfalcone all&#8217;Australia: una storia lunga tre generazioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Bob Bonetti (figlio di Germano) con Theodore</em></span></p>
<p>VITTORIA (AUSTRALIA) – Alcuni giorni fa, il piccolo <strong>Theodore Dominic Bonetti</strong>, figlio di <strong>Richard Benjamin Bonetti e Emma Ann Hornbuckle</strong>, è stato battezzato nella chiesa di Nostra Signora dell’Assunzione a Virginia, nel Sud Australia.</p>
<p>La cerimonia, celebrata da Padre <strong>James O&#8217;Brien</strong>, è stata un momento di gioia e commozione per la famiglia e gli amici presenti.</p>
<p>Theodore rappresenta la <strong>terza generazione della famiglia Bonetti</strong>, le cui origini risalgono al 1957, quando <strong>Germano Bonetti di Monfalcone</strong>, alla ricerca di nuove opportunità, decise di emigrare in Australia.</p>
<p>Un anno dopo fu raggiunto dalla consorte <strong>Maria Boldrin di Ruda</strong>, con la quale si era unito in matrimonio per procura, usanza comune all&#8217;epoca.</p>
<p>La coppia, trasferitasi agli antipodi, fondò la famiglia che fu allietata dalla nascita di Bob e Rosie.</p>
<p>Bob a sua volta ebbe due figli, Richard, il padre di Theodore, e Antonette, sposata MacMillan, che ebbe due bambini: Benjamin e Lily.</p>
<p>Germano, grazie alla sua dedizione e professionalità, riuscì a costruirsi una brillante carriera, culminata con il ruolo di dirigente presso la stazione centrale di Sidney, da cui si congedò al termine dell’attività lavorativa.</p>
<p>Nonostante l&#8217;assenza dei patriarchi, la famiglia Bonetti ha conservato gelosamente alcune tradizioni italiane e friulane, tramandate di generazione in generazione.</p>
<p>In particolare, la passione per la cucina friulana è stata coltivata con dedizione da Richard, che ne è diventato un vero e proprio esperto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Da Ruda alla Francia cent&#8217;anni dopo</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/da-ruda-alla-francia-centanni-dopo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2024 10:50:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[accoglienza]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[gemellaggio]]></category>
		<category><![CDATA[ruda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delegazione della comunità friulana ha ripercorso il viaggio compiuto da 120 rudesi per scappare dal fascismo. Accolti con festa nelle gemellate Castin e Duran</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-06.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/da-ruda-alla-francia-centanni-dopo/">Da Ruda alla Francia cent&#8217;anni dopo</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>La delegazione di Ruda in Francia</em></span></p>
<p>RUDA – Cento anni fa, spinti da ragioni politiche, in quanto antifascisti, molti <strong>abitanti di Ruda</strong> presero la difficile decisione di lasciare la loro terra.</p>
<p>Erano per buona parte piccoli proprietari agricoli. Vendettero quasi tutto ciò che possedevano: case, campi, animali.</p>
<p>Dalla stazione di Villa Vicentina <strong>centoventi persone partirono alla volta della Francia</strong>, portando con sé carri e attrezzature con la speranza di trovare un futuro migliore.</p>
<p>La loro destinazione iniziale fu il <strong>Castello di Tèstère</strong>, a <strong>Preignan</strong>, nel sud-ovest della Francia, dove formarono la <strong>prima comunità friulana di Ruda</strong>.</p>
<p>Insieme a tanti altri emigrati friulani, veneti e piemontesi, andarono a colmare i vuoti della forza lavorativa maschile che era stata falcidiata nel corso della Prima guerra mondiale, lasciando incolte molte terre.</p>
<p>Tuttavia, dopo qualche anno questa comunità si disperse e i rudesi si stabilirono in vari comuni del <strong>dipartimento del Gers</strong>, tra cui <strong>Castin</strong> e <strong>Duran</strong>.</p>
<figure id="attachment_58436" aria-describedby="caption-attachment-58436" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-58436" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-03.jpg" alt="100 anni ruda in francia 03" width="1000" height="706" title="Da Ruda alla Francia cent&#039;anni dopo 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-03.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-03-300x212.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-03-768x542.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-58436" class="wp-caption-text">I discorsi delle autorità</figcaption></figure>
<p>È proprio con questi ultimi due paesi che Ruda è <strong>gemellata da 24 anni</strong>, un legame che testimonia l&#8217;importanza di questa pagina di storia.</p>
<p>Per commemorare quel primo viaggio, una <strong>delegazione di una ventina di rudesi</strong> si è recata in Francia in occasione di un incontro dei discendenti dei loro compaesani.</p>
<p>Tra i cognomi più rappresentati figuravano Ulian e Urizzi, ma erano presenti anche famiglie Feresin, Rigonat, Rosin, Tomasin e Portelli, riunendo così, dopo un secolo, vari rami di quelle famiglie originali.</p>
<p>Dopo gli interventi delle autorità – in rappresentanza di Ruda c’erano il sindaco <strong>Franco Lenarduzzi</strong> e il presidente del comitato di gemellaggio <strong>Alfonso Marcellino Sgubin</strong> – si è tenuto un incontro conviviale che ha riunito oltre 400 ospiti, provenienti da ogni angolo della Francia e, in alcuni casi, addirittura dal Brasile, e che ha contribuito a creare un&#8217;atmosfera festosa e internazionale.</p>
<figure id="attachment_58437" aria-describedby="caption-attachment-58437" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-58437" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-08.jpg" alt="100 anni ruda in francia 08" width="800" height="903" title="Da Ruda alla Francia cent&#039;anni dopo 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-08.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-08-266x300.jpg 266w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-08-768x867.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-58437" class="wp-caption-text">Alcune delle foto in mostra</figcaption></figure>
<p>L&#8217;evento è stato l&#8217;occasione per inaugurare una <strong>mostra fotografica e documentaria</strong> che ha offerto ai visitatori un affascinante viaggio nel passato, attraverso alberi genealogici, atti di nascita e di matrimonio, e un&#8217;ampia raccolta di immagini.</p>
<p>Grande la soddisfazione della delegazione rudese che è rimasta molto coinvolta dal punto di vista emotivo, riportando sensazioni e impressioni che resteranno nel tempo.</p>
<figure id="attachment_58438" aria-describedby="caption-attachment-58438" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-58438" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-01.jpg" alt="100 anni ruda in francia 01" width="1000" height="543" title="Da Ruda alla Francia cent&#039;anni dopo 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-01.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-01-300x163.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/100-anni-ruda-in-francia-01-768x417.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-58438" class="wp-caption-text">Foto di gruppo con tutte le comunità coinvolte</figcaption></figure>
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		<title>Nasce in Friuli il noir femminile che rilancia l’editrice Noripios</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/nasce-in-friuli-il-noir-femminile-che-rilancia-leditrice-noripios/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jul 2024 14:55:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[autori]]></category>
		<category><![CDATA[editoria]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[scrittori]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle storie dell’emigrazione friulana durante il Novecento prende ispirazione il romanzo d’esordio dell’udinese Margot Marrone</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Margot Marrone</em></span></p>
<p>UDINE – Rimanda alle storie dei molti friulani che dai primi del Novecento hanno lasciato la regione per cercare fortuna in Nord Europa, ma anche alla sua esperienza di “<em>expat</em>” moderna <strong>Margot Marrone</strong>, autrice di “<strong><em>Gli alberi muovono il vento</em></strong>”.</p>
<p>Insieme al nuovo libro di <strong>Guido Barbagli</strong>, il romanzo è stato scelto dall’editore fiorentino <strong>Noripios</strong> (Gruppo Polistampa) per avviare una nuova stagione di pubblicazioni sotto la guida di <strong>Caterina Ceccuti</strong>, direttrice della collana dedicata alla narrativa italiana.</p>
<p>Un noir moderno al femminile, dall’ambientazione riconducibile tra gli anni Cinquanta e Sessanta, con protagonista Marguerite che ha lasciato il proprio paese per insediarsi in Bretagna dove con dedizione cerca di integrarsi nella realtà locale, forte dei valori identitari del suo passato: senso di comunità, semplicità, onestà.</p>
<p>A mettere in pericolo i suoi sforzi, l’arrivo di una vecchia amica, i cui sogni inquietanti e minacciosi sembrano anticipare alcuni inspiegabili fatti di sangue che effettivamente si verificano nei dintorni e che porteranno Marguerite a riprendere coscienza del suo passato e della sua natura autentica.</p>
<p>Si tratta del romanzo d’esordio per <strong>Margot Marrone</strong>, nata in Francia nel 1970 e cresciuta a Udine, dove è stata a lungo insegnante e dove ha visto nascere la passione per la scrittura.</p>
<p>Dal suo Friuli e dalla decisione di lasciarlo, per trasferirsi due anni fa in Danimarca, prende ispirazione molto del romanzo, che intreccia un’avvincente trama noir al <em>fil rouge</em> dell’accettazione: quella da conquistare in una nuova comunità e quella da riconoscere a se stessi.</p>
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		<title>Il cuore di Ruda in Francia e Argentina</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-cuore-di-ruda-in-francia-e-argentina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Mar 2024 11:43:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[francia]]></category>
		<category><![CDATA[ruda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un convegno organizzato dal Comitato Gemellaggio Ruda-Castin-Duran ha ripercorso la storia dell'emigrazione rudese e dei legami indissolubili ancora esistenti</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Cent-agns-ator-pal-mont-01.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-cuore-di-ruda-in-francia-e-argentina/">Il cuore di Ruda in Francia e Argentina</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Un momento del convegno</em></span></p>
<p>RUDA – “<em>Cent agns ator pal mont, 1924-2024 – Le esperienze migratorie in Francia e Argentina</em>”: questo il titolo del convegno organizzato dal “<strong>Comitato Gemellaggio Ruda &#8211; Castin &#8211; Duran</strong>”, con il patrocinio del Comune e dell’Ente Friuli nel Mondo, per ricordare le <strong>prime migrazioni di numerosi abitanti di Ruda</strong>.</p>
<p><strong>Franco Lenarduzzi</strong>, sindaco di Ruda, ha ricordato nel suo saluto introduttivo all’evento, che quest’anno si ricorda il <strong>centenario della partenza per la Francia</strong> di molte famiglie di Ruda e Saciletto, e contemporaneamente della famiglia Todero di Perteole alla volta <strong>dell&#8217;Argentina</strong>.</p>
<p>Da queste relazioni sono nati gemellaggi con i comuni francesi di Duran e Castin che hanno accolto tante famiglie rudesi.</p>
<p>Durante l’incontro è arrivata una commovente telefonata dall&#8217;Argentina di <strong>Hector Todero</strong>, pronipote di <strong>Caterina Comuzzi Todero</strong>, emigrata da Perteole con i suoi 11 figli: ora la discendenza ha superato le 200 persone.</p>
<p>Hector ha raccontato la storia della sua famiglia, delle radici perteolesi tanto da aprire a Neuquen un supermarket denominato “Perteole”. Un legame così forte che nel 2012 ha celebrato proprio nella frazione rudese il suo matrimonio.</p>
<p>Il momento centrale del convegno è stato l&#8217;intervento di <strong>Alfonso Marcellino Sgubin</strong>, coordinatore del Comitato Ruda &#8211; Castin &#8211; Duran, il quale si è soffermato sulla storia dell’emigrazione sviluppatasi in tre momenti principali: uno alla fine dell’800, poi dopo la Prima guerra mondiale, l’ultimo al termine della Seconda guerra mondiale. Ha inoltre ricordato le esperienze con il coro Polifonico nella città di <strong>Avellaneda di Santa Fe&#8217;</strong> in Argentina, fondata nel 1878 da friulani, allora ancora austriaci, provenienti dalla vecchia provincia di Gorizia. <a href="https://imagazine.it/home_desk/picul-friul/">In quella zona, dopo cinque generazioni, si parla ancora friulano</a>.</p>
<p>Sempre Sgubin ha ricordato come da sindaco di Ruda, oltre venticinque anni fa, ha conosciuto il suo collega di Duran, discendente di uno dei rudesi partiti nel 1924. <strong>Gilbert Ulian</strong> era giunto a Ruda a trovare i parenti, fra i quali Franco Lenarduzzi, allora vicesindaco. Nacque così l&#8217;idea di un gemellaggio fra i due comuni a cui si aggiunse anche il comune francese di Castin.</p>
<figure id="attachment_52703" aria-describedby="caption-attachment-52703" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52703 size-large" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Cent-agns-ator-pal-mont-05-768x1024.jpeg" alt="Monumento all&#039;emigrante costruito a Duran nel 2022 da Guerrino Dalla Nora, su iniziativa Fogolar Furlan della Guascogna,in collaborazione con Comitato gemellaggio Duran-Castin-Ruda" width="640" height="853" title="Il cuore di Ruda in Francia e Argentina 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Cent-agns-ator-pal-mont-05-768x1024.jpeg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Cent-agns-ator-pal-mont-05-225x300.jpeg 225w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Cent-agns-ator-pal-mont-05-300x400.jpeg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Cent-agns-ator-pal-mont-05.jpeg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-52703" class="wp-caption-text">Monumento all&#8217;emigrante costruito a Duran nel 2022 da Guerrino Dalla Nora, su iniziativa Fogolar Furlan della Guascogna, in collaborazione con Comitato gemellaggio Duran-Castin-Ruda</figcaption></figure>
<p>Ora il Comitato sta organizzando una trasferta in Francia di circa 3- 4 giorni per fine agosto, per celebrare il centenario dell&#8217;arrivo dei rudesi nel Gers, il dipartimento francese dove si trovano i due comuni gemellati.</p>
<p>Al termine della serata la parola è passata a <strong>Dario Zampa</strong>, consigliere dell’Ente Friuli nel Mondo e noto cantore del Friuli: anche lui ha raccontato le sue esperienze di artista in giro per le Americhe e in Europa e dei suoi incontri nei Fogolars Furlan con le comunità emigrate.</p>
<p>Una serata di impegno sociale, per riandare ai momenti difficili della nostra emigrazione, con un pensiero al momento storico attuale, dove siamo noi che riceviamo emigranti che fuggono da situazioni difficili del proprio paese di origine.</p>
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		<title>Piçul Friûl</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/picul-friul/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Tomaselli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Mar 2023 11:15:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[argentina]]></category>
		<category><![CDATA[emigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[friulano]]></category>
		<category><![CDATA[friuli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Colonia Caroya è una vera città friulana, dove feste, tradizioni e identità rimandano da oltre un secolo alla terra d’origine degli emigranti che la fondarono nel 1878. Qui si parla friulano e si mangia friulano. E i piatti della tradizione attirano persone dall’intera provincia di Córdoba</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/low_apertura.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/picul-friul/">Piçul Friûl</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 10pt;">Da sinistra Michele Tomaselli del Comitato Friulano Difesa Osterie, Dario Zampa e Mauro Tonasso presidente del Fogolâr Furlan di Santo Domingo</span></em></p>
<p>COLONIA CAROYA (Argentina) &#8211; La festa della vendemmia a <strong>Colonia Caroya</strong>, nella provincia di Córdoba in <strong>Argentina</strong>, è un appuntamento che mantiene solidi legami con la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.</p>
<p>La locale comunità, infatti, è costituita, per la stragrande maggioranza, da <strong>discendenti di emigrati friulani</strong>, qui arrivati alla fine del XIX secolo dopo aver lasciato la propria terra. Nel 2023 la consueta kermesse dedicata all’uva si è svolta il 13 marzo, data individuata per rendere omaggio al 15 marzo 1878, anniversario di fondazione della città.</p>
<p><strong>Un tuffo nella storia</strong></p>
<p>Da un manifesto affisso in Friuli nel 1877, sappiamo che a bordo dei vapori “<em>Sud America</em>”, “<em>Europa</em>” e “<em>Nord America</em>” partirono numerosi gruppi friulani. Il viaggio, da Genova a Buenos Aires, durava 26 giorni e i passeggeri imbarcati erano oltre il migliaio.</p>
<p>Nel volume “<em>Coloni friulani in Argentina: 1877-1880</em>” di Gino e Alberto di Caporiacco, si riporta la testimonianza di Giuseppe Miani, partito nel novembre del 1877, che scrisse «<em>di aver compiuto felicemente la traversata e di non aver sofferto nulla né in mare né in terra. Il mare era stato sempre tranquillo, fuorché un giorno in cui vi fu </em><em>una piccola burrasca (…)</em>».</p>
<p>Giuseppe Del Negro afferma «<em>di aver fatto un viaggio bellissimo e molto ben trattato (…). Quelli che  partirono il 1° febbraio con il vapore “Nord America” scrissero di aver fatto buon viaggio. Soffrirono di stomaco solo il primo giorno. Erano a bordo 1.500: vi fu una nascita e un decesso. Compirono il viaggio in 23 giorni</em>».</p>
<p>Dopo lo sbarco gli emigranti friulani venivano ospitati nelle “Case dell’emigrazione”, secondo quanto disposto dall’art. 42 della Legge 817/1876. Il periodo di sosta variava a seconda dei luoghi da raggiungere, ma quasi mai superava i venti giorni. Le principali rotte migratorie si dislocavano tra il <strong>Paraná</strong>, fino all’altezza di <strong>Santa Fe </strong>in direzione Córdoba, Jesús María e Colonia Caroya, e tra <strong>Reconquista </strong>e <strong>Resistencia</strong>.</p>
<p>Le colonie erano di due tipi: governative e provinciali. Colonia Caroya era governativa. Un gruppo di emigranti friulani qui giunse il 15 marzo 1878.</p>
<h3><strong>Breve diario di viaggio</strong></h3>
<p>Ho avuto l’onore di partecipare alla rinomata festa provinciale della 53ª Vendemmia e della 44ª Sagra nazionale dell’Uva di Colonia Caroya, in Argentina, tra l’11 e il 12 marzo 2023, assieme all’amico <strong>Vincenzo </strong><strong>Venchiarutti </strong>e al cantautore friulano <strong>Dario Zampa</strong>.</p>
<p>Colonia Caroya è vera “città friulana”, che i suoi abitanti chiamano affettuosamente “<em>Piçul Friûl</em>” (piccolo Friuli). Del Friuli, infatti, mette in risalto aspetti tipici: le feste, le tradizioni e l’identità culturale. Qui si parla friulano, si mangia friulano…</p>
<figure id="attachment_52698" aria-describedby="caption-attachment-52698" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52698 size-large" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/foto2-1024x614.jpg" alt="Da sinistra il sindaco di Colonia Caroya, Gustavo Brandán, Vincenzo Venchiarutti e la consolegenerale Giulia Campeggio" width="640" height="384" title="Piçul Friûl 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/foto2-1024x614.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/foto2-300x180.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/foto2-768x460.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/foto2.jpg 1366w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-52698" class="wp-caption-text">Da sinistra il sindaco di Colonia Caroya, Gustavo Brandán, Vincenzo Venchiarutti e la console<br />generale Giulia Campeggio</figcaption></figure>
<p>Come anticipato, qui si celebrano: la festa della vendemmia, la sagra dall’uva, ma anche la festa del salame, della polenta e del “<em>Codeguín</em>”. Il vino e i salami del territorio sono conosciuti oltre la provincia di Córdoba e richiamano visitatori, che, sempre numerosi, non disdegnano la cucina friulana tanto da ricercarla nei ristoranti della città.</p>
<p>Sabato 11 marzo si è tenuta la cerimonia con la sfilata di apertura della 53ª “Festa provinciale della vendemmia”. Presentazione dello spettacolo “<em>Herederos de nestre tiare</em>” ed esibizione del gruppo musicale <strong>Furlan di Doman </strong>con incoronazione di miss Regina Provinciale della Vendemmia.</p>
<p>L’indomani, nella Casa del Friuli, albergo e ristorante costruito dall’<strong>impresario tramontino Domenico Facchin</strong>, si è svolta la riunione con i rappresentanti dei <em>Fogolârs </em>giunti a Colonia, guidata dal presidente del locale sodalizio, <strong>Luis Grion</strong>. Presenti una decina di delegati fra i quali: i giovani presidenti dei <em>Fogolârs </em>di Apostoles (Misiones) e San Francisco (Córdoba), nuove realtà venute alla luce pochi anni fa.</p>
<p>Poi ha preso avvio la grande festa che si è concentrata lungo il viale alberato con un palco allestito davanti alla Casa del Friuli, dove autorità, ospiti, cori, complessi, balletti folcloristici, hanno proposto le loro esibizioni fino a tarda sera. L’amico Dario Zampa si è esibito sul palco. Inimitabile cantautore friulano qual è, non ha tradito le aspettative, regalando al pubblico uno spettacolo ricco di emozioni.</p>
<figure id="attachment_52700" aria-describedby="caption-attachment-52700" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52700 size-large" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Dario-Zampa-1024x646.jpg" alt="L&#039;esibizione di Dario Zampa " width="640" height="404" title="Piçul Friûl 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Dario-Zampa-1024x646.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Dario-Zampa-300x189.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Dario-Zampa-768x485.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/Dario-Zampa.jpg 1366w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-52700" class="wp-caption-text">L&#8217;esibizione di Dario Zampa</figcaption></figure>
<h3><strong>Il baule dei migranti</strong></h3>
<p>Le loro storie si assomigliano tutte e hanno le radici in coloro che un bel giorno decisero di partire stipando sogni e speranze dentro un baule. Il padre di Julio, Elvino Di Poi, cugino di Vincenzo Venchiarutti, aveva combattuto dapprima nella guerra civile spagnola e poi nella campagna del Nord Africa, tra Egitto, Libia, Tunisia, Algeria e Marocco. Durante un combattimento, ferito, venne catturato e quindi fatto prigioniero.</p>
<p>Alla guida di un’ambulanza, riuscì a fuggire e a riparare in luogo sicuro. Il 22 ottobre 1950 lasciò il Friuli per raggiungere l’Argentina, assieme alla moglie Maddalena, ai figli Sergio di 5 anni e Julio di 5 mesi. Di professione fabbro, qui fondò una carrozzeria tutta sua.</p>
<p>All’ingresso della casa di Julio è ben in mostra il <strong>baule di legno </strong>con cui la famiglia Di Poi attraversò l’Oceano Atlantico a bordo della nave “<em>Corrientes</em>”.</p>
<figure id="attachment_52699" aria-describedby="caption-attachment-52699" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-52699 size-large" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/IMG_1619-1024x683.jpg" alt="Il baule di legno della famiglia Di Poi" width="640" height="427" title="Piçul Friûl 7" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/IMG_1619-1024x683.jpg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/IMG_1619-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/IMG_1619-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/IMG_1619-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/03/IMG_1619.jpg 1366w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-52699" class="wp-caption-text">Il baule di legno della famiglia Di Poi</figcaption></figure>
<p>Proseguo il viaggio e raggiungo in aereo <strong>San Juan</strong>, capitale dell’omonima provincia nella regione del <strong>Cuyo</strong>, qui ospite della cugina di Vincenzo, <strong>Susanna-Venchiarutti</strong>, e di suo marito <strong>Alberto Aubone</strong>. Una famiglia conosciuta anche perché <strong>Anna Fabiola</strong>, che è una delle loro figlie, è deputata della Nazione Argentina, eletta dopo aver ricoperto il ruolo di ministro del governo di San Juan.</p>
<p>Le cantine ai piedi delle Ande si chiamano <em>bodegas </em>e sono tantissime, potreste tranquillamente passare una settimana intera, visitandone decine al giorno, senza mai ritornare nelle stesse. La provincia di San Juan è patria del vino più famoso dell’Argentina: il delizioso <strong><em>Malbec</em></strong>. Un vino rosso, corposo, ma morbido, ha note di frutta matura e confettura, con prevalenza di frutta nera.</p>
<p>Una giornata è dedicata alla visita del <strong>Parco di Ischigualasto</strong>, area inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’Unesco. Si estende per 603 chilometri quadrati a un’altitudine di circa 1.300 metri. La vegetazione è tipica dei paesaggi desertici (arbusti, cactus e rari alberi). Un territorio arido, dunque, che ha portato alla definizione di <strong>Valle della Luna </strong>a causa dell’aspetto aspro e lunare.</p>
<h3><strong>Buenos Aires</strong></h3>
<p>L’ultima parte del viaggio la passo a <strong>Buenos Aires</strong>, ospite della “Sociedad Friulana”, detta “<em>la none</em>” per essere il <strong>più antico </strong><strong><em>Fogolâr Furlan </em></strong><strong>dell’Argentina</strong>, fondato nel 1927. La calorosa accoglienza del presidente <strong>Eduardo Dino Baschera </strong>mi ha fatto apprezzare questo angolo di Friuli ai confini del mondo, grazie alle molteplici attività che porta avanti, corso di lingua friulana compreso.</p>
<p>La domenica successiva partecipo alla festa del 58° anniversario di fondazione dell’“<strong>Unione Friulana Castelmonte</strong>”: <em>fogolâr </em>gestito dal presidente <strong>Giovanni Chialchia</strong>, sodalizio che opera in sinergia con la parrocchia di <em>Nuestra Señora de Castelmonte</em>. Questa chiesa è gestita dalla <strong>Diocesi di Udine </strong>e custodisce una <strong>copia della statua della Madonna di Castelmonte</strong>.</p>
<p>Grazie a <strong>don Claudio </strong><strong>Snidero</strong>, prete originario di Sant’Andrat dello Judrio (Corno di Rosazzo), la missione riesce ad andare avanti.</p>
<p>Per concludere non posso altro che confermare quanto mi scrive Zampa: «Quello che mi è rimasto impresso, alla fine di questo viaggio, è l’orgoglio dei discendenti friulani d’Argentina nel mantenere i valori e le tradizioni trasmesse dai padri, dove sono ancora ben radicate le radici identitarie di un Friuli che diversi di loro conoscono solamente per sentito dire».</p>
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