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	<item>
		<title>Andrea Peressin: la gioia dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/andrea-peressin-la-gioia-dellafrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Doncovio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 09:16:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[volontariato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le ombre della depressione e la necessità di scappare da se stesso. La scelta di raggiungere in Rwanda un amico sacerdote per aiutare la gente del luogo. L’attivazione di una raccolta fondi e la partenza in solitaria. «Ho imparato a mettere in pratica la parola priorità». Il rientro in Italia con una consapevolezza: è solo un arrivederci</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/a_1000323027.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/andrea-peressin-la-gioia-dellafrica/">Andrea Peressin: la gioia dell&#8217;Africa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>Andrea Peressin tra i bambini in Rwanda</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il ritmo frenetico dei preparativi delle Olimpiadi invernali appare quanto di più distante dalla calma africana.</p>
<p><strong>Andrea Peressin</strong>, cinquantenne di Cervignano del Friuli, risponde al telefono da Cortina dove in questi mesi lavora nella logistica del grande evento sportivo.</p>
<p>Ma la testa corre alla scorsa estate, quando per tre mesi decise di abbandonare il Friuli per vivere un’esperienza indimenticabile tra <strong>Rwanda </strong>e <strong>Kenya</strong>.</p>
<p>«Sono partito – spiega riavvolgendo il nastro dei ricordi – per scappare da un sistema che mi aveva reso fragile, nel quale più volte avevo vissuto le ombre della depressione. Era come se agli occhi della gente avessi una vita leggera. Ma anche chi illumina gli altri spesso può sentirsi al buio e dietro ogni mio sorriso si nascondeva un cuore stanco. Viaggiare è anche un modo per scappare da noi stessi, da quella <em>routine </em>quotidiana che ci inganna. Ed è per tutto ciò che ho intrapreso questo viaggio con il desiderio di fuggire nella speranza di ritrovare me stesso. Nella speranza di arrivare in un luogo sconosciuto e di rinascere, di sentirmi libero da giudizi e pregiudizi».</p>
<p><strong>Prima di partire avevi attivato una raccolta fondi: com’è andata e cosa è stato possibile finanziare grazie alle donazioni ricevute?</strong></p>
<p>«La raccolta fondi è stata una idea copiata da alcuni volontari che seguivo sui social. Osservavo come con l’affetto della gente riuscivano a realizzare tante cose che io da solo non sarei riuscito a fare. Sono state numerose le persone che hanno donato e che hanno riposto in me una fiducia enorme. In Rwanda abbiamo consegnato farina e fagioli per 100 persone in stato di povertà, fornito materiale sportivo in molte scuole, acquistato materiale scolastico per supportare le famiglie più povere che non riescono nemmeno a pagare la retta scolastica per i figli, abbiamo pagato la visita oculistica a un centinaio di anziani e comprato 100 paia di occhiali per i più bisognosi».</p>
<p><strong>Non da meno in Kenya…</strong></p>
<p>«In Kenya abbiamo sistemato una piccola scuola nella più grande baraccopoli dell’Africa, Kibera, acquistando lavagne nuove e comprando da mangiare per un intero quadrimestre per 60 allievi. Sempre nella baraccopoli c’è una associazione che aiuta le ragazze madri che subiscono violenze fisiche, facendo loro frequentare dei corsi di cucina, cucito, acconciatura o cura del corpo. Per queste ultime abbiamo comprato un cofanetto con tutto l’occorrente per iniziare a lavorare a casa. Per il reparto cucina sto cercando di costruire a distanza un orto verticale e un pollaio, mentre dal reparto di cucito mi sono fatto confezionare tante belle cose che cercherò di vendere durante la serata dedicata al mio viaggio. Essendo poi stato ospite del Cottolengo, ho portato fuori dalle mura per la prima volta 20 ragazzi e siamo andati a mangiare in una paninoteca. Nel limite delle mie possibilità ho poi cercato di aiutare diverse persone povere».</p>
<p><strong>Hai scelto di viaggiare da solo: come mai?</strong></p>
<p>«Dieci anni fa ero stato in Zambia con una quindicina di persone. Questa volta volevo mettermi in discussione e vivere un viaggio in solitaria: desideravo qualcosa che mi potesse arricchire. Avevo bisogno di essere egoista per una volta nella vita e vivere a pieno tutto quello che poi ho vissuto».</p>
<p><strong>Cosa significa l’Africa per te?</strong></p>
<p>«L’Africa è un carico di emozioni indescrivibili, che vanno vissute: i colori, i profumi, i canti, la gente, il panorama. L’Africa è gioia».</p>
<figure id="attachment_71378" aria-describedby="caption-attachment-71378" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-71378" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000323173.jpg" alt="1000323173" width="800" height="600" title="Andrea Peressin: la gioia dell&#039;Africa 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000323173.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000323173-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000323173-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71378" class="wp-caption-text">Studenti tra i banchi di scuola</figcaption></figure>
<p><strong>Il tuo viaggio è durato tre mesi: quali esperienze resteranno indelebili?</strong></p>
<p>«Ho vissuto centinaia di esperienze diverse. In Rwanda ero sempre a contatto con le persone del posto: andavo nelle scuole, negli ospedali, nelle famiglie che mi ospitavano a cena&#8230; Ho lavorato per alcuni giorni in un ristorante cucinando ricette friulane come il frico e ho partecipato a messe lunghe anche cinque ore dove la gente cantava dall’inizio alla fine e spesso parlavo davanti a 2.500 fedeli che mi ringraziavano per tutte le cose che riuscivo a donare alla comunità. Ma non posso scordare i viaggi in montagna con la motoretta e attraverso le enormi distese di bananeti».</p>
<p><strong>Scenari diversi dalla baraccopoli di Nairobi, in Kenya.</strong></p>
<p>«Entrare a Kibera, la più grande baraccopoli dell’Africa, ti mette di fronte a una realtà cruda: alto tasso di violenza, tante persone affette dal virus HIV e condizioni igieniche al limite. Essendo ospite del Cottolengo vivevo quotidianamente accanto a orfani con HIV che avevano una età dai 15 giorni di vita ai 18 anni. Per una decina di giorni mi sono anche spostato più a nord, in una sede distaccata nella quale risiedono ospiti con grosse malattie psichiche e problemi fisici, accuditi dalle suore. Io lavoravo in una piccola officina all’interno della struttura, dove si costruiscono da zero scarpe ortopediche, stampelle e tutori per le gambe dei più piccoli affetti da poliomielite».</p>
<figure id="attachment_71376" aria-describedby="caption-attachment-71376" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-71376" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000356082.jpg" alt="1000356082" width="800" height="533" title="Andrea Peressin: la gioia dell&#039;Africa 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000356082.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000356082-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000356082-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000356082-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000356082-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71376" class="wp-caption-text">Una delle baracche di Kibera, a Nairobi</figcaption></figure>
<p><strong>Come sei stato accolto dalle persone locali?</strong></p>
<p>«In Rwanda sono stato ospite di don Modeste, sacerdote che aveva prestato servizio nella parrocchia di Cervignano alcuni anni fa. Per la cordialità della gente era come essere a casa in una grande famiglia. Trascorrevo le giornate tra i banchi delle scuole, nelle piccole case delle persone che per strada incontravo, nelle chiese a seguire le messe, in giro tra le montagne mentre andavamo a trovare i fedeli più lontani. Cucinavo tutti i giorni e spesso andavo a zonzo sempre alla ricerca di persone nuove con le quali parlare e ascoltare le loro necessità, per capire se potevo essere d’aiuto».</p>
<p><strong>Diversa invece la vita in una città da 5 milioni di abitanti.</strong></p>
<p>«In Kenia, soprattutto a Nairobi, ero invece più distaccato, perché essere bianco dava loro modi di chiedere sempre e solo soldi. Restavo all’interno del Cottolengo Piccola Casa della Divina Provvidenza, dove ho alloggiato, e se uscivo andavo nei soliti posti per evitare qualsiasi tipo di violenza, essendo una città molto “calda”. All’interno della struttura aiutavo le infermiere nell’accudire i più piccoli, dando loro da mangiare, lavandoli, portandoli fuori nel grande giardino a fare due passi o giocando allo sfinimento con piccoli e grandi per poi mettere tutti a dormire».</p>
<figure id="attachment_71381" aria-describedby="caption-attachment-71381" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-71381" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000336035.jpg" alt="1000336035" width="800" height="687" title="Andrea Peressin: la gioia dell&#039;Africa 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000336035.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000336035-300x258.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000336035-768x660.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71381" class="wp-caption-text">Andrea Peressin tra il direttore e la professoressa di una delle scuole di Kibirizi a cui ha donato materiale scolastico</figcaption></figure>
<p><strong>Hai incontrato centinaia di bambini e molte persone con problemi psichici: come ti sei rapportato con loro?</strong></p>
<p>«Quando vivi da solo per 3 mesi a contatto con tanti bimbi orfani, malati e spesso con persone con gravi disabilità mentali e fisiche non hai tempo di pensare. Sei lì per loro e quindi devi staccare e non provare sentimenti, perché altrimenti ti riempi di emozioni negative che non fanno bene a nessuno. Devi semplicemente donare quell’amore e quel calore che è stato loro negato».</p>
<figure id="attachment_71377" aria-describedby="caption-attachment-71377" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-71377" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000297259-768x1024.jpg" alt="1000297259" width="640" height="853" title="Andrea Peressin: la gioia dell&#039;Africa 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000297259-768x1024.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000297259-225x300.jpg 225w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000297259-300x400.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000297259.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-71377" class="wp-caption-text">L’abbraccio con i bimbi ruandesi</figcaption></figure>
<p><strong>Come hai superato il problema della lingua per farti capire?</strong></p>
<p>«Comunicavo in inglese con chi lo sapeva. Con chi parlava solo l’idioma locale si andava a gesti».</p>
<p><strong>Dalle persone ai luoghi: quali ti sono rimasti impressi tra Rwanda e Kenya?</strong></p>
<p>«Il panorama che regala il Rwanda non ha paragoni. Distese di thè e di riso rendono verde qualsiasi cosa tu riesca a osservare. Gente gioiosa, conferma di un popolo che ha saputo rinascere dopo un genocidio devastante. Un Paese in continua evoluzione e pieno di risorse e quel senso di famiglia che ti fa sentire a casa sempre. In Kenia vivi il paradosso della ricchezza e della povertà, con l’assenza di una classe media. Un Paese dove la corruzione e i compromessi sono all’ordine del giorno, con una baraccopoli gigantesca affollata di gente che non ha di che vivere, tra sporcizia e violenza. Eppure persone umili e non invadenti».</p>
<p><strong>Quali sono gli insegnamenti rimasti dentro di te?</strong></p>
<p>«Ho imparato a mettere in pratica la parola priorità. Noi spesso pensiamo che le priorità delle altre persone siano quelle che noi vogliamo. Se vediamo per esempio un ragazzo sporco e con vestiti rovinati pensiamo che gli serva sapone e abiti nuovi. Invece se gli chiedi quale sia la sua priorità, lui ti risponde “una mucca” “da mangiare”. Quando ho imparato a chiedere questo mi riempivo il cuore di gioia e soddisfazione nel donare ciò che alle persone serviva veramente. Nella nostra quotidianità questa cosa non la mettiamo quasi mai in pratica. In Africa ho incontrato gente povera ma con una ricchezza interiore enorme: nella loro vita al primo posto c’è Dio e tutto è fatto e vissuto con l’amore verso qualcosa che rappresenta la salvezza».</p>
<figure id="attachment_71375" aria-describedby="caption-attachment-71375" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-71375 size-full" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000378619.jpg" alt="Le cure a una bimba in Kenya" width="800" height="969" title="Andrea Peressin: la gioia dell&#039;Africa 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000378619.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000378619-248x300.jpg 248w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000378619-768x930.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71375" class="wp-caption-text">Le cure a una bimba in Kenya</figcaption></figure>
<p><strong>Il ricordo più bello di questa esperienza?</strong></p>
<p>«Le lacrime di chi ha vissuto ogni giorno a contatto con me. E a Nairobi la mia piccola Lona, orfana di 6 mesi, che ha detto “papà” per la prima volta. Ma ogni emozione vissuta è un ricordo indelebile dentro il mio cuore».</p>
<p><strong>Qual è stato il tuo primo pensiero al rientro in Italia?</strong></p>
<p>«Sono rientrato molto stanco e non ho avuto modo di pensare a nulla perché solo il tempo mi darà le risposte che cercavo quando sono partito».</p>
<figure id="attachment_71379" aria-describedby="caption-attachment-71379" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71379" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000383124.jpg" alt="1000383124" width="800" height="600" title="Andrea Peressin: la gioia dell&#039;Africa 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000383124.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000383124-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000383124-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71379" class="wp-caption-text">Peressin con i giovani del cottolengo di Nairobi</figcaption></figure>
<p><strong>I legami con la popolazione africana proseguono anche a distanza?</strong></p>
<p>«Ogni giorno mi sento o mi scrivo con moltissime persone che ho conosciuto. Mantenere vivo l’affetto verso certi amici alimenta il desiderio di ritornare a fare del bene».</p>
<p><strong>Tornerai?</strong></p>
<p>«Il mio pensiero è quello di ritornare via nuovamente per andare avanti con i piccoli progetti nati in quei 3 mesi».</p>
<figure id="attachment_71380" aria-describedby="caption-attachment-71380" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-71380" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000298636-749x1024.jpg" alt="1000298636" width="640" height="875" title="Andrea Peressin: la gioia dell&#039;Africa 7" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000298636-749x1024.jpg 749w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000298636-220x300.jpg 220w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000298636-768x1049.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/1000298636.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /><figcaption id="caption-attachment-71380" class="wp-caption-text">Lo sguardo intenso di un bambino in Rwanda</figcaption></figure>
<p><em>Per contribuire alla raccolta fondi a sostegno dei progetti di Andrea Peressin in Rwanda e Kenya:</em></p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="https://gofund.me/f16f0f82" target="_blank" rel="noopener">https://gofund.me/f16f0f82</a></span></p>
<p>IBAN: IT14V0708563730000000563309 intestato a Peressin Andrea</p>
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		<title>Le voci ribelli dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/events/le-voci-ribelli-dellafrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Nov 2025 11:28:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[jazz]]></category>
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		<category><![CDATA[sacile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1366" height="999" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/leAmazones_Karen_Biswell.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="leAmazones Karen Biswell" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/leAmazones_Karen_Biswell.jpeg 1366w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/leAmazones_Karen_Biswell-300x219.jpeg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/leAmazones_Karen_Biswell-1024x749.jpeg 1024w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/leAmazones_Karen_Biswell-768x562.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1366px) 100vw, 1366px" title="Le voci ribelli dell&#039;Africa 8"> Potenza, ritmo e diritti: Les Amazones d’Afrique protagoniste a Sacile con la musica che combatte per le donne</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/11/leAmazones_Karen_Biswell.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/events/le-voci-ribelli-dellafrica/">Le voci ribelli dell&#8217;Africa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>(© Karen Biswell)</em></span></p>
<p>Saranno le voci di musiciste che si battono per la dignità, la libertà e la forza delle donne a risuonare nel Teatro Zancanaro di Sacile <strong>sabato 22 novembre alle 21,</strong> per il concerto del collettivo <strong>Les Amazones d’Afrique,</strong> ospite della rassegna Il Volo del jazz in collaborazione, per questo concerto, con Caritas della Diocesi di Concordia-Pordenone, Cinemazero e il progetto Gli Occhi dell’Africa.</p>
<p>Nato a Bamako nel 2014 dall’unione di tre icone maliane – Mamani Keïta, Oumou Sangaré e Mariam Doumbia – il gruppo è oggi un simbolo internazionale di emancipazione femminile.</p>
<p>Nel tempo il collettivo ha accolto artiste da tutto il continente e dalla diaspora, come Angélique Kidjo, Nneka o Rokia Koné, mantenendo intatta la propria vocazione: usare la musica come strumento di resistenza contro violenze radicate, discriminazioni, mutilazioni genitali femminili, mancanza di istruzione e libertà negate.</p>
<p>Da anni Les Amazones d’Afrique portano avanti questa battaglia attraverso un suono vibrante che unisce tradizioni panafricane, elettronica, pop contemporaneo e ritmi urbani, creando un linguaggio artistico capace di parlare al mondo intero.</p>
<p>Sul palco di Sacile arriverà una formazione potente e suggestiva: <strong>Mamani Keïta</strong> alla voce, affiancata da <strong>Fafa Ruffino</strong> e <strong>Alvie Bitemo</strong>, anch’esse voci principali del collettivo; <strong>Manu Chavanet</strong> alle tastiere e <strong>Xavier Pernet</strong> alla batteria completeranno l’organico.</p>
<p>Ognuna delle tre cantanti porta con sé una storia personale segnata dall’impegno sociale oltre che dalla creatività musicale. Mamani Keïta, tra le fondatrici, è una delle interpreti più autorevoli della scena maliana; Fafa Ruffino, beninese, è nota per la sua ricerca timbrica che unisce tradizioni locali e influssi afro-pop; Alvie Bitemo, originaria della Repubblica del Congo, unisce alla musica un forte attivismo, sottolineando come il collettivo sia un movimento culturale prima ancora che una band.</p>
<p>Acclamate dalla critica internazionale, con album inseriti nelle classifiche di testate come The Guardian e NPR e persino nelle playlist pubbliche di Barack Obama, le Amazones hanno calcato i palchi di festival come Glastonbury e Later… with Jools Holland. Dopo i primi due lavori prodotti da Doctor L, sono tornate con Musow Danse, realizzato con Jacknife Lee, un disco in cui si intrecciano hip hop, trap ed elettronica, aprendo ulteriormente il loro orizzonte sonoro senza tradire lo spirito originario. Ogni progetto porta con sé un messaggio preciso: la musica non è un semplice intrattenimento, ma un mezzo per scuotere coscienze e promuovere cambiamenti reali.</p>
<p>Negli anni il collettivo ha sostenuto la Panzi Foundation del dottor Denis Mukwege, premio Nobel per la pace per la sua opera a fianco delle donne sopravvissute alla violenza sessuale. Questa connessione con l’attivismo concreto è uno dei valori più profondi del gruppo.</p>
<p>Le proclamazioni che emergono nei testi – spesso intrecciando diverse lingue africane – non sono slogan, ma racconti di vita quotidiana e richiami a un cambiamento urgente.</p>
<p>Brani come Flaws, interpretato da Mamani Keïta e Fafa Ruffino, diventano inni al rispetto di sé e all’accettazione del proprio corpo, in un continente e in un mondo dove gli standard estetici continuano a essere una gabbia per molte donne.</p>
<p>Il concerto di Sacile sarà quindi molto più di una performance musicale: sarà un coro che dà voce a un’Africa complessa, giovane, vibrante e determinata; sarà un invito a guardare la realtà attraverso gli occhi di chi lotta per trasformarla; sarà un momento di arte che diventa testimonianza, e di testimonianza che diventa energia collettiva.</p>
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		<title>Risorse per l’ospedale: la Tanzania ringrazia il Rotary</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/risorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Aug 2025 15:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[aquileia]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[donazione]]></category>
		<category><![CDATA[palmanova]]></category>
		<category><![CDATA[rotary]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Club Aquileia Cervignano Palmanova ha donato 11.300 euro all’Allamano Makiungu Hospital, nel percorso verso l’autonomia della struttura</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/ospedale.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/risorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary/">Risorse per l’ospedale: la Tanzania ringrazia il Rotary</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>L&#8217;esterno dell’Allamano Makiungu Hospital </em></span></p>
<p>AQUILEIA – Nei giorni scorsi è giunta all’Allamano Makiungu Hospital la donazione di 11.300 euro da parte del <strong>Rotary Club Aquileia Cervignano Palmanova (ACP)</strong>.</p>
<p>Fondi che consentiranno sia di finanziare la rinnovata struttura ospedaliera sia di garantire una borsa di studio a una dottoressa del posto.</p>
<p>“I ritmi di lavoro – sottolineano nella lettera di ringraziamento la dottoressa <strong>Manuela Buzzi</strong> e padre <strong>Sandro Nava</strong> che, per conto della Congregazione delle Missionarie della Consolata di Roma, coordinano da alcuni anni l’ospedale cattolico nella diocesi di Singida – sono sempre elevati, soprattutto da quando abbiamo ampliato la struttura con i vari reparti. Anche la clinica mobile ogni giorno si reca nei villaggi per le cure delle mamme e dei bambini”.</p>
<p>Ultima novità in ordine di tempo è stata l’apertura della nuova urologia. Lo sviluppo dell’ospedale è stato riconosciuto anche dal governo della Tanzania, che lo ha promosso a livello regionale garantendone così un futuro autonomo.</p>
<p>“Procede – concludono la dottoressa Buzzi e padre Sandro – il piano di africanizzazione del complesso ospedaliero. La nostra permanenza qui al Makiungu andrà presto terminando e la struttura dovrà camminare con le proprie gambe in completa autonomia. Il personale locale da parecchi mesi sta imparando a gestire le varie attività”.</p>
<figure id="attachment_67441" aria-describedby="caption-attachment-67441" style="width: 728px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-67441" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/gesca-e-padre-santo.jpeg" alt="gesca e padre santo" width="728" height="892" title="Risorse per l’ospedale: la Tanzania ringrazia il Rotary 9" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/gesca-e-padre-santo.jpeg 728w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/gesca-e-padre-santo-245x300.jpeg 245w" sizes="auto, (max-width: 728px) 100vw, 728px" /><figcaption id="caption-attachment-67441" class="wp-caption-text">Padre Sandro Nava con la dottoressa Jesca, a cui il Rotary ACP finanzia una borsa di studio</figcaption></figure>
<p>“Siamo orgogliosi di questo <em>service</em> – sottolinea il presidente del Rotary Club ACP, <strong>Rodolfo Lepre</strong> – che mira a garantire un futuro autonomo a comunità in via di sviluppo. Un esempio di cosa fa concretamente il Rotary. Ringrazio il mio predecessore <strong>Otello Regeni</strong> per aver coordinato l’intera progettualità”.</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frisorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary%2F&amp;linkname=Risorse%20per%20l%E2%80%99ospedale%3A%20la%20Tanzania%20ringrazia%20il%20Rotary" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frisorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary%2F&amp;linkname=Risorse%20per%20l%E2%80%99ospedale%3A%20la%20Tanzania%20ringrazia%20il%20Rotary" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frisorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary%2F&amp;linkname=Risorse%20per%20l%E2%80%99ospedale%3A%20la%20Tanzania%20ringrazia%20il%20Rotary" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frisorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary%2F&amp;linkname=Risorse%20per%20l%E2%80%99ospedale%3A%20la%20Tanzania%20ringrazia%20il%20Rotary" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frisorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary%2F&amp;linkname=Risorse%20per%20l%E2%80%99ospedale%3A%20la%20Tanzania%20ringrazia%20il%20Rotary" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frisorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary%2F&#038;title=Risorse%20per%20l%E2%80%99ospedale%3A%20la%20Tanzania%20ringrazia%20il%20Rotary" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/risorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary/" data-a2a-title="Risorse per l’ospedale: la Tanzania ringrazia il Rotary"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/ospedale.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/risorse-per-lospedale-la-tanzania-ringrazia-il-rotary/">Risorse per l’ospedale: la Tanzania ringrazia il Rotary</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>Renata Ballarin: il sapore italiano dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/renata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Aug 2025 16:10:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[food]]></category>
		<category><![CDATA[kenya]]></category>
		<category><![CDATA[torviscosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Friulana di Torviscosa, da oltre 15 anni vive e lavora in Kenya. Valorizzando il made in Italy, esportando le eccellenze della nostra gastronomia e formando personale in loco</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/apertura_renataEroberto.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/renata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica/">Renata Ballarin: il sapore italiano dell&#8217;Africa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Renata Ballarin assieme al compagno Roberto</em></span></p>
<p>Le vite di <strong>Renata Ballarin </strong>sembrano non finire mai. In continua evoluzione come la sua passione per il bello la passione per la condivisione di esperienze arricchenti.</p>
<p>Nata e cresciuta nel “Quadrilatero” di <strong>Torviscosa</strong>, ha completato gli studi tra <strong>Cervignano</strong> e <strong>Trieste</strong>, prima di avviare la sua carriera nel mondo del marketing. Le esperienze prima alla Nestlé e poi alla Stock (è tra le ideatrici della famosa campagna del Limoncè: <em>Chi c’é c’è chi non c’é non c’é…</em>), fino alla Direzione del Consorzio Promosedia a Manzano.</p>
<p>Ma cresce in lei la necessità di intraprendere nuove strade. Sbarca in Florida, a Pensacola, per trascorrere un anno sabbatico aiutando una sua amica inglese nella gestione di una scuola.</p>
<p>L’amica però deve trasferirsi in <strong>Kenya </strong>per lavoro e così Renata un giorno decide di andare a trovarla.</p>
<p><strong>Anno 2009 per la precisione.</strong></p>
<p>«Un Paese che non avevo mai preso in considerazione nemmeno per una vacanza. Invece il posto mi è piaciuto e sono stata colpita dal “bisogno”. Ho così deciso di fermarmi per gestire delle attività senza scopo di lucro a supporto di donne sole con bambini».</p>
<p><strong>Poi l’incontro che ha cambiato tutto.</strong></p>
<p>«Nel 2010 ho conosciuto Roberto, milanese in Kenya dagli anni ’90, che aveva una società di importazione e distribuzione di prodotti italiani e un ristorante. Ho iniziato aiutandolo con l’organizzazione della sua attività poi, conoscendoci, siamo diventati partner nel lavoro e nella vita».</p>
<p><strong>In questi anni come si è evoluta la vostra attività?</strong></p>
<p>«La società è oggi riconosciuta come una delle più solide e affidabili realtà di importazione e distribuzione di prodotti alimentari, vino e attrezzature dall’Italia. Ci proponiamo non solo come fornitori ma anche come consulenti per tutti coloro che vogliono iniziare o continuare un’attività nell’ambito della ristorazione italiana o, comunque, mediterranea. Crediamo fortemente nel valore del <em>Made in Italy</em> e nell’importanza dell’autenticità e della qualità dei prodotti. Oggi io e Roberto gestiamo diverse nostre aziende che operano per la diffusione della cucina italiana e dello stile e cultura italiani».</p>
<p><strong>La <em>Gourmet Master Ltd </em>ha sede sia a Mombasa che a Nairobi.</strong></p>
<p>«Ci occupiamo dell’importazione di prodotti alimentari, vino e attrezzature per le cucine dei ristoranti che distribuiamo con mezzi nostri: da Mombasa ai locali, alberghi e negozi della costa (Malindi, Watamu, Lamu, Diani); da Nairobi a tutti i punti vendita della capitale e dell’entroterra. Abbiamo contatti con molte aziende italiane, cerchiamo il rapporto diretto con i produttori, visitiamo le più importanti fiere di settore in Italia e non solo per essere aggiornati sui nuovi prodotti e per incontrare nuovi fornitori: siamo considerati tra i grandi <em>buyer </em>internazionali».</p>
<p><strong>Un lavoro attento e meticoloso.</strong></p>
<p>«Cerchiamo di fornire un servizio e non solo un prodotto: ad esempio per la pizza importiamo farine specifiche, tutti gli ingredienti ma anche i forni a legna preassemblati e tutti gli accessori. Abbiamo formato il personale locale per dare supporto ai nostri clienti sia per la costruzione e l’allestimento del forno a legna sia per la formazione di chi poi il forno lo deve usare. Abbiamo ragazzi che sono dei veri pizzaioli in grado di</p>
<p>trasferire la conoscenza del fare pizza all’italiana con le mani e prodotti autentici. La formazione del personale permette a uomini e donne del luogo di avere un lavoro e poter sostenere la propria famiglia. Cerco sempre di impiegare ragazzi e ragazze giovani senza esperienza, iniziano come garzoni ma poi imparano i diversi mestieri. Nelle diverse società abbiamo 95 dipendenti kenyani».</p>
<p><strong>I prodotti sono realmente sempre italiani?</strong></p>
<p>«Con <em>Gourmet Master </em>importiamo container via mare per vino, pasta, riso, pomodori pelati, farina, olio di oliva, mentre via aerea arrivano settimanalmente forme di Parmigiano reggiano, Grana padano, salumi e formaggi di ogni genere. Siamo gli unici a importare mozzarella e burrata di Bufala, tartufo fresco e carne di scottona. Questi prodotti di qualità vengono venduti ma anche utilizzati nel nostro ristorante pizzeria a Mombasa».</p>
<figure id="attachment_67295" aria-describedby="caption-attachment-67295" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-67295" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/Robertos-Restaurant-Pizzeria.jpg" alt="Robertos Restaurant Pizzeria" width="1000" height="666" title="Renata Ballarin: il sapore italiano dell&#039;Africa 10" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/Robertos-Restaurant-Pizzeria.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/Robertos-Restaurant-Pizzeria-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/Robertos-Restaurant-Pizzeria-768x511.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/Robertos-Restaurant-Pizzeria-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/Robertos-Restaurant-Pizzeria-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-67295" class="wp-caption-text">Renata e Roberto assieme al team di Roberto’s Restaurant &amp; Pizzeria</figcaption></figure>
<p><strong>Il <em>Roberto’s Restaurant &amp; Pizzeria</em>…</strong></p>
<p>«Un locale da 150 coperti, aperto 7 giorni su 7, un menu ampio di piatti che rispecchiamo l’autentica tradizione italiana, a oggi gestito sotto la nostra direzione esclusivamente da personale kenyano che è stato formato da Roberto e cresciuto nella nostra cucina, nel nostro bar, nella nostra gelateria. Parecchi sono con noi dal 2010, altri se ne sono andati e hanno trovato comunque un lavoro presso attività diverse. È una soddisfazione vedere che le persone crescono, imparano e apprezzano la cultura italiana. Nel nostro ristorante tutto viene rigorosamente preparato rispettando le ricette tradizionali e l’origine degli ingredienti».</p>
<p><strong>La clientela apprezza l’autenticità dei sapori italiani?</strong></p>
<p>«Non è facile operare in un paese come il Kenya, dove convivono culture e religioni diverse che, di fatto, vanno anche a intaccare ciò che si mette sul tavolo. L’obiettivo che abbiamo sempre è il rispetto di tutti ma soprattutto della nostra tradizione: quindi pochi compromessi nel nostro menu. Quando entri da noi, entri perché vuoi un’esperienza italiana».</p>
<p><strong>Determinati tanto da veicolare i prodotti italiani non solo nel vostro locale…</strong></p>
<p>«Abbiamo raggiunto un’ampia distribuzione dei prodotti che importiamo ma non c’era nessuno che avesse un vero negozio italiano, un punto dove trovare tutto l’assortimento: dai detersivi alla pasta, dai formaggi ai salumi, passando per olio di oliva, biscotti, cioccolata, marmellata&#8230; Abbiamo pensato che <em>Roberto’s </em>poteva e doveva farlo. A fine 2024 è così nato <em>Roberto’s Market </em>a Mombasa e, dallo scorso aprile, anche a Nairobi».</p>
<figure id="attachment_67296" aria-describedby="caption-attachment-67296" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-67296" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/robertosMarket.jpg" alt="robertosMarket" width="1000" height="750" title="Renata Ballarin: il sapore italiano dell&#039;Africa 11" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/robertosMarket.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/robertosMarket-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/robertosMarket-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-67296" class="wp-caption-text">Renata e lo staff all’interno di Roberto’s Market</figcaption></figure>
<p><strong>In cosa consiste?</strong></p>
<p>«Il format del vecchio negozio di quartiere, oggi in Italia direi quasi sparito, apre alla cultura italiana in Kenya. Scaffali pieni di ogni prodotto di qualità, un bancone refrigerato per i salumi da affettare al momento, un vasto assortimento di formaggi, di olive che Roberto si diverte a condire con passione e un grande tavolo dove chi lo desidera può degustare un tagliere o un panino. Non sandwich!»</p>
<p><strong>Qualità che le persone comprendono?</strong></p>
<p>«È indispensabile la formazione, il trasferimento della nostra splendida cultura e passione per il bello, per il buono e soprattutto della condivisione. Ecco allora che si organizzano serate di degustazione vini accompagnate da buon cibo della nostra tradizione italiana. Serate di degustazione tra “amici” in un clima informale ma formativo, degustando e imparando ad apprezzare il vino italiano, la sua storia e cultura. Il caffè e il vino sono il legante del nostro star bene in compagnia attorno a una tavola imbandita e in un punto vendita italiano non possono mancare. All’interno del <em>market </em>c’è una zona dedicata al caffe espresso, con un’ampia selezione di caffè in capsula, cialda, grani e polvere accanto alle Moka e macchine da casa e professionali per l’espresso. E una zona dedicata a vini e liquori italiani &#8211; <em>Roberto’s Cellar </em>&#8211; dove sono esposte circa 1.700 etichette di diverse tipologie e da quasi tutte le regioni per capire e conoscere i profumi, gli aromi e le diversità territoriali della nostra bella Italia».</p>
<p><strong>Una visione che ha stregato anche le autorità.</strong></p>
<p>«Proprio durante l’inaugurazione del punto vendita di Nairobi, l’ambasciatore italiano in Kenya, Roberto Natali, mi ha sorpreso con il conferimento dell’onorificenza di Cavaliere della Stella d’Italia, firmata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un onore che corona una scelta di vita fatta 15 anni fa, volta a inseguire non la carriera ma la passione e l’interesse del lavoro verso un obiettivo più ampio. Nella motivazione c’è scritto: “<em>Esempio brillante di donna imprenditrice e figura di riferimento nell’ambito dell’internazionalizzazione delle eccellenze italiane, Renata Ballarin continua a innovare e a investire con passione, diventando un modello di leadership femminile, resilienza e visione strategica</em>”».</p>
<figure id="attachment_67297" aria-describedby="caption-attachment-67297" style="width: 1000px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-67297" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/onorificenzaAmbasciatore.jpg" alt="onorificenzaAmbasciatore" width="1000" height="787" title="Renata Ballarin: il sapore italiano dell&#039;Africa 12" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/onorificenzaAmbasciatore.jpg 1000w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/onorificenzaAmbasciatore-300x236.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/onorificenzaAmbasciatore-768x604.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /><figcaption id="caption-attachment-67297" class="wp-caption-text">L&#8217;ambasciatore d’Italia in Kenya, Roberto Natali, consegna a Ballarin l’onorificenza firmata dal Presidente della Repubblica</figcaption></figure>
<p><strong>Il Kenya è per lei la nuova casa. Qual è il suo rapporto con il Friuli?</strong></p>
<p>«Qui ho trovato un ambiente dinamico, fertile per fare impresa, e una popolazione multietnica che mi ha aiutata e che ho avuto il piacere di aiutare a mia volta. Vivere in Kenya mi ha insegnato il valore della pazienza, del lavoro condiviso e mi ha fatto apprezzare ancora di più l’opportunità di essere nata in Italia, dove crescere è stato certamente più semplice. Il Friuli resta nel cuore. È la mia terra, le mie radici, la mia identità. Torno appena posso anche perché conservo e coltivo un legame profondo con la mia famiglia e con gli amici di sempre. È una parte di me che non cambia, anche se il mio presente è in Kenya».</p>
<p><strong>Cosa le manca del Friuli?</strong></p>
<p>«Mi manca la stagionalità vera e quel senso di appartenenza alla comunità che si respira nei piccoli paesi, dove tutti si conoscono. Mi manca il calore delle relazioni quotidiane, uscire a piedi, fare la spesa, incontrare qualcuno per caso e fermarsi per un caffè in compagnia».</p>
<p><strong>A livello di rapporti umani, quali sono le differenze e le similitudini tra Friuli e Kenya?</strong></p>
<p>«In Friuli i rapporti sono più riservati, ma profondi: ci vuole tempo per creare un legame, ma quando nasce è autentico e duraturo. In Kenya, invece, si incontrano persone con <em>background </em>culturali e familiari molto diversi. Non sempre è facile andare oltre una conoscenza superficiale, ma esiste una grande ricchezza umana. Qui convivono comunità provenienti da ogni parte del mondo, culture diverse che hanno imparato a rispettarsi e a convivere».</p>
<p><a class="a2a_button_facebook" href="https://www.addtoany.com/add_to/facebook?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frenata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica%2F&amp;linkname=Renata%20Ballarin%3A%20il%20sapore%20italiano%20dell%E2%80%99Africa" title="Facebook" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_x" href="https://www.addtoany.com/add_to/x?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frenata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica%2F&amp;linkname=Renata%20Ballarin%3A%20il%20sapore%20italiano%20dell%E2%80%99Africa" title="X" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_whatsapp" href="https://www.addtoany.com/add_to/whatsapp?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frenata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica%2F&amp;linkname=Renata%20Ballarin%3A%20il%20sapore%20italiano%20dell%E2%80%99Africa" title="WhatsApp" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_linkedin" href="https://www.addtoany.com/add_to/linkedin?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frenata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica%2F&amp;linkname=Renata%20Ballarin%3A%20il%20sapore%20italiano%20dell%E2%80%99Africa" title="LinkedIn" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_button_email" href="https://www.addtoany.com/add_to/email?linkurl=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frenata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica%2F&amp;linkname=Renata%20Ballarin%3A%20il%20sapore%20italiano%20dell%E2%80%99Africa" title="Email" rel="nofollow noopener" target="_blank"></a><a class="a2a_dd addtoany_share_save addtoany_share" href="https://www.addtoany.com/share#url=https%3A%2F%2Fimagazine.it%2Fhome_desk%2Frenata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica%2F&#038;title=Renata%20Ballarin%3A%20il%20sapore%20italiano%20dell%E2%80%99Africa" data-a2a-url="https://imagazine.it/home_desk/renata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica/" data-a2a-title="Renata Ballarin: il sapore italiano dell’Africa"></a></p><p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/08/apertura_renataEroberto.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/renata-ballarin-il-sapore-italiano-dellafrica/">Renata Ballarin: il sapore italiano dell&#8217;Africa</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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		<title>La solidarietà di Grado per la Costa d&#8217;Avorio</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/la-solidarieta-di-grado-per-la-costa-davorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 10:33:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[beneficenza]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[grado]]></category>
		<category><![CDATA[missioni]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell'ex chiesa di San Rocco allestita la Mostra Missionaria per raccogliere fondi in favore delle opere diocesane nel paese africano</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-02.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/la-solidarieta-di-grado-per-la-costa-davorio/">La solidarietà di Grado per la Costa d&#8217;Avorio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>La mostra missionaria a Grado</em></span></p>
<p>GRADO – Nella cornice della <strong>ex chiesa di San Rocco</strong>, situata nell&#8217;omonimo e storico rione, il <strong>Gruppo Missionario</strong> allestisce ogni estate la <strong>Mostra Missionaria</strong>. Quest&#8217;iniziativa non è solo un’esposizione, ma offre l&#8217;opportunità di contribuire a nobili cause.</p>
<p>Si può infatti curiosare tra i banchi allestiti, ricchi di oggetti artigianali, prodotti tipici e curiosità, dove sarà possibile trovare vari lavori fatti a mano, centrotavola, tovaglie, presine all&#8217;uncinetto, biancheria per la casa, ma anche soprammobili, servizi da tavola, quadri, libri e molto altro ancora.</p>
<p>Tutto il ricavato andrà a sostegno delle Opere Missionarie diocesane a <strong>Bouaké</strong>, in <strong>Costa d’Avorio</strong>.</p>
<p>Il mercatino è aperto ogni sera, senza interruzioni, dalle 20.30 alle 23; è prevista un&#8217;apertura straordinaria la domenica mattina.</p>
<figure id="attachment_66944" aria-describedby="caption-attachment-66944" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-66944" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-04.jpg" alt="mostra missionaria 2025 04" width="800" height="691" title="La solidarietà di Grado per la Costa d&#039;Avorio 13" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-04.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-04-300x259.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-04-768x663.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-66944" class="wp-caption-text">L&#8217;ex chiesa di San Rocco dove è allestita la mostra missionaria</figcaption></figure>
<p>Alcune signore volontarie, che operano da oltre quarant&#8217;anni in questa struttura, ricordano che tutto è partito negli anni &#8217;60, quando a Grado arrivò Raoul Follereau, giornalista, poeta e filantropo francese noto per il suo impegno a favore dei malati di lebbra.</p>
<p>Durante una conferenza, Follereau spiegò in modo molto realistico tutte le problematiche di queste persone. Fu così concreto e toccante che, pochi giorni dopo, iniziò una raccolta di lenzuola con le quali vennero confezionate bende per i malati. Questo input diede vita a quello che poi divenne il mercatino.</p>
<p>Negli anni &#8217;70 ci fu un vero e proprio boom di iniziative, tanto che si pensò di aiutare le popolazioni africane, anche perché, in quel periodo, l&#8217;arcidiocesi aveva iniziato a mandare missionari in Costa d&#8217;Avorio, quindi si decise di supportare direttamente quelle popolazioni.</p>
<figure id="attachment_66945" aria-describedby="caption-attachment-66945" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-66945" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-03.jpg" alt="mostra missionaria 2025 03" width="800" height="600" title="La solidarietà di Grado per la Costa d&#039;Avorio 14" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-03.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-03-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/07/mostra-missionaria-2025-03-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-66945" class="wp-caption-text">L&#8217;allestimento interno</figcaption></figure>
<p>Dopo tanti anni, l&#8217;impegno non è mai scemato: le volontarie dedicano molto del loro tempo a preparare e a selezionare con cura gli oggetti che verranno esposti e venduti. La loro dedizione è il cuore pulsante di questa iniziativa, garantendo che ogni pezzo esposto contribuisca direttamente al sostegno delle missioni.</p>
<p>Il mercatino è, infatti, un simbolo vivente di solidarietà e un punto di riferimento, pronto ad accogliere chiunque desideri dare il proprio contributo.</p>
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		<title>L&#8217;Università di Udine mette radici in Ghana</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/luniversita-di-udine-mette-radici-in-ghana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 11:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[ghana]]></category>
		<category><![CDATA[medicina]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<category><![CDATA[udine]]></category>
		<category><![CDATA[uniud]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Dipartimento di Medicina contribuirà all’attivazione di un corso di laurea in infermieristica alla University of Health and Allied Sciences di Ho</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/04/Al-centro-Giuseppe-Damante-con-lambasciatrice-Laura-Ranalli-e-i-rappresentanti-della-University-of-Health-and-Allied-Sciences-e-della-Atta-Mills-Heritage-Foundation.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/luniversita-di-udine-mette-radici-in-ghana/">L&#8217;Università di Udine mette radici in Ghana</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Al centro Damante con l&#8217;ambasciatrice Ranalli e i rappresentanti della University of Health and Allied Sciences e della Atta Mills Heritage Foundation</em></span></p>
<p>UDINE – Mette radici in <strong>Ghana</strong> il <strong>Dipartimento di Medicina dell’Università di Udine</strong>.</p>
<p>Con la University of Health and Allied Sciences di Ho, nella regione del Volta, ha avviato una collaborazione nei settori della medicina, delle professioni sanitarie, delle biotecnologie e delle scienze motorie.</p>
<p>Il primo passo sarà il contributo all’<strong>avvio</strong> <strong>di un </strong><strong>corso di laurea in infermieristica</strong>, nella regione di Shama, a partire dalla progettazione fino allo <strong>scambio di docenti</strong>.</p>
<p>Il percorso di cooperazione tra i due Atenei nasce da un memorandum d’intesa e riguarda, in particolare, la didattica dei corsi di laurea e laurea magistrale e dei dottorati di ricerca.</p>
<p>La partnership porterà, in particolare, allo scambio di studenti e docenti e allo sviluppo di progetti di comune interesse.</p>
<h3>Gli scambi</h3>
<p>A partire dalla disponibilità ad accogliere dottorandi e specializzandi ghanesi all’Università di Udine e da parte dell’università di ghanese di ospitare professori e ricercatori del Dipartimento di Medicina dell’Ateneo friulano.</p>
<p>Per concretizzare questa partnership il delegato dipartimentale all’internazionalizzazione, <strong>Giuseppe Damante</strong>, si è recato nel Paese africano.</p>
<p>Nella capitale Accra ha incontrato all’ambasciata italiana, l’ambasciatrice <strong>Laura Ranalli</strong>, e la ministra della pesca e dell&#8217;acquacoltura del Ghana, <strong>Emelia Arthur</strong>, che la scorsa estate aveva visitato l’Università di Udine.</p>
<p>La ministra ha accompagnato il professor Damante nelle visite alla University of Health and Allied Sciences e al suo ospedale universitario dove ha suscitato particolare interesse il dottorato in Scienze mediche cliniche e traslazionali dell’Ateneo friulano.</p>
<p>Assieme a loro <strong>Francis Otoo</strong>, docente dell’Ateneo ghanese, e <strong>Kofi Bonsu</strong>, cittadino ghanese che vive in Friuli.</p>
<p>La collaborazione tra le due università è nata grazie alla Atta Mills Heritage Foundation, organizzazione non governativa ghanese che si propone di supportare tutti i tipi di attività didattica nel Paese africano.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L&#8217;ABC Cervignano veste il basket in Ruanda</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/labc-cervignano-veste-il-basket-in-ruanda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Apr 2025 13:43:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[basket]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[pallacanestro]]></category>
		<category><![CDATA[ruanda]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=64073</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le maglie della "24 Ore" donate a don Modeste Muragijimana che sta formando una squadra di pallacanestro tra i giovani della sua nuova parrocchia</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/04/basket-x-don-modeste-01.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/labc-cervignano-veste-il-basket-in-ruanda/">L&#8217;ABC Cervignano veste il basket in Ruanda</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt;"><em>Una delle maglie donate in Ruanda</em></span></p>
<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – <strong>Don Modeste Muragijimana</strong> ha trascorso quattro anni a Cervignano per motivi di studio.</p>
<p>Oltre a svolgere il suo servizio in parrocchia, si recava anche in Ricreatorio dove si toglieva i paramenti sacri e indossava la maglia di basket.</p>
<p>Si divertiva a segnare canestri da ogni posizione, con uno stile notevole.</p>
<p>Dopo il suo rientro in Ruanda, alcuni amici cervignanesi – sapendo della sua passione – gli avevano chiesto se stesse pensando di formare una squadra di basket con i ragazzi della sua nuova parrocchia.</p>
<p>Vista la risposta affermativa, è stato chiesto ai dirigenti dell&#8217;Associazione Basket Cervignano (A.B.C.) se nei loro magazzini avessero dell&#8217;abbigliamento dismesso per “vestire” una squadra in Ruanda.</p>
<p>Detto, fatto. L’ABC ha donato diverse magliette della &#8220;24 ore&#8221; del 2017, sufficienti per la nuova compagine.</p>
<p>Ora il pacco con all’interno anche alcuni libri di studio di don Modeste è in viaggio verso la parrocchia ruandese.</p>
<p>Con la speranza che questo piccolo gesto porti alla formazione di numerose altre squadre.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Religiosi dell&#8217;Africa insieme a Cervignano</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/religiosi-dellafrica-insieme-a-cervignano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jan 2025 17:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[curia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tradizionale appuntamento annuale con i sacerdoti e le suore del continente africano che operano nelle diocesi di Udine e Gorizia </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2025/01/incontro-religiosi-africani-01.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/religiosi-dellafrica-insieme-a-cervignano/">Religiosi dell&#8217;Africa insieme a Cervignano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – Un paio di volte all’anno i religiosi e le religiose provenienti da varie parti dell’Africa, e residenti nelle diocesi di Gorizia e Udine, si ritrovano per un momento di preghiera e di convivio.</p>
<p>All&#8217;inizio del 2025, nel duomo di Cervignano del Friuli, si sono ritrovati una trentina di religiosi, religiose e sacerdoti studenti provenienti da Kenya, Congo, Burundi, Camerun e Costa d&#8217;Avorio.</p>
<p>L&#8217;incontro è iniziato con un momento di raccoglimento e preghiera. Prima della celebrazione della messa il parroco, <strong>don Sinuhe Marotta</strong>, ha accolto i religiosi con un saluto, in seguito è stato <strong>don Benvenuto N&#8217;Sekoko</strong> a presiedere la celebrazione.</p>
<p>Successivamente gli intervenuti hanno partecipato a un convivio fraterno, con cibi tipici e musiche e danze dei loro paesi.</p>
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		<title>Sacerdoti e suore d&#8217;Africa salutano don Modeste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/sacerdoti-e-suore-dafrica-salutano-don-modeste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2024 09:28:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[curia]]></category>
		<category><![CDATA[rwanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I religiosi che operano nelle diocesi del Friuli Venezia Giulia hanno voluto presenziare al saluto ufficiale del presule in partenza per il Rwanda</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/09/fratelli-africani.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/sacerdoti-e-suore-dafrica-salutano-don-modeste/">Sacerdoti e suore d&#8217;Africa salutano don Modeste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>CERVIGNANO DEL FRIULI – È stata una settimana intensa per <strong>don Modeste Muragijimana</strong>, sacerdote rwandese che ha concluso gli studi in teologia Pastorale alla Facoltà di Padova e che ora tornerà in Rwanda per la sua nuova missione.</p>
<p>Anche i suoi confratelli e consorelle provenienti dall’Africa, sparsi nelle quattro diocesi del Friuli Venezia Giulia, hanno voluto stringersi intorno a lui in questo momento di partenza.</p>
<p>Nel Duomo di Cervignano del Friuli, quattro sacerdoti e una ventina di suore, tutti africani, hanno voluto presenziare alla sua ultima messa in Italia. Al termine della celebrazione eucaristica, i religiosi si sono riuniti per condividere i piatti tipici della loro tradizione.</p>
<p>Questo momento di fraternità ha confermato l’importanza della cooperazione tra le Chiese. Ormai gli abitanti dell’Europa rappresentano il 5% circa della popolazione mondiale, e il futuro anche del cristianesimo si giocherà negli altri continenti, in grande espansione demografica e spirituale.</p>
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		<item>
		<title>Studenti di Terzo a scuola di solidarietà</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/studenti-di-terzo-a-scuola-di-solidarieta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Livio Nonis]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 May 2024 15:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[missioni]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[terzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli allievi della primaria si sono confrontati con i volontari di Uomini Come Noi. Raccolti fondi in favore dei bimbi africani colpiti dal morbo di Burulì</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2024/05/disp.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/studenti-di-terzo-a-scuola-di-solidarieta/">Studenti di Terzo a scuola di solidarietà</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="font-size: 10pt;">Il dispensario di Kougouanou</span></em></p>
<p>Si è rinnovata anche quest’anno la collaborazione tra la scuola primaria di <strong>Terzo di Aquileia</strong> e il gruppo di volontariato U.C.N. Uomini Come Noi della Parrocchia di Cervignano, per sensibilizzare i bambini al tema della solidarietà.</p>
<p>Alcuni volontari del gruppo, che opera da decenni per sostenere progetti solidali in Africa e nell’Est europeo, sono intervenuti a scuola con le classi quinte.</p>
<p>L’incontro si è sviluppato sul tema dei diritti umani e dell’importanza di garantirne il rispetto in ogni parte del mondo, che è lo scopo dell’attività di UCN.</p>
<p>In seguito, le insegnanti hanno approfondito il tema con gli alunni per “disseminare” l’argomento ai compagni delle altre classi, dando vita ad un’esperienza di <em>service learning</em>.</p>
<p>In un secondo incontro a scuola, le classi quarte sono state coinvolte in un’attività di laboratorio per preparare i gadget per la Giornata della Solidarietà, che si è svolta lo scorso 11 maggio presso il Parco scout di Cervignano, a conclusione dell’esperienza.</p>
<p>L’evento ha visto la partecipazione di un centinaio di bambini, accompagnati dalle famiglie e dagli insegnanti, con la presenza del sindaco di Terzo, del Dirigente scolastico e dai rappresentanti di Uomini Come Noi.</p>
<p>Con una libera offerta, i bambini hanno potuto cimentarsi in alcuni giochi organizzati dalle insegnanti, acquistare libri al banchetto predisposto dai volontari e partecipare ad una merenda conviviale preparata dai genitori.</p>
<p>Al termine, i bambini hanno scelto di devolvere il ricavato della giornata ai progetti che Ucn sostiene per il diritto alla salute, in particolare al dispensario di Kougouanou in Costa D’Avorio, dove operano le suore “della provvidenza” che si prendono cura delle bambine e bambini colpiti dal “Morbo o Ulcera di Buruli”, malattia poco conosciuta in Europa, che colpisce in particolare i bambini.</p>
<p>Il ricavato di 790 euro sarà devoluto alla onlus Solidarmondo delle suore della provvidenza, con sede a Remanzacco.</p>
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