Piramidi di polemiche

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redazione

4 Luglio 2013
Reading Time: 7 minutes

Il sito archeologico di Visoko

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30 aprile 2013: l’atmosfera sul nostro fuoristrada, stracolmo di attrezzatura speleosubacquea, è di quelle da grande evento. Sono assieme a un nutrito gruppo di persone e stiamo partendo per un’esplorazione della durata prevista di 4 giorni: destinazione Visoko, Bosnia-Erzegovina. Lo scopo principale è visitare, studiare ed effettuare una ricognizione nella cosiddetta Valle delle piramidi bosniache con uno sguardo interdisciplinare al problema: capire, insomma, cosa sta realmente succedendo laggiù. Da qualche anno, infatti, attorno alla città bosniaca c’è un gran parlare di gallerie sotterranee, misteriosi tumuli, reperti archeologici unici e fenomeni geofisici straordinari: occorre quindi andare sul campo e verificare di persona. Ci saranno anche le telecamere della trasmissione televisiva Voyager, condotta da Roberto Giacobbo: fremiamo dalla voglia di arrivare.

L’impatto con Visoko non delude le aspettative: il paesaggio è splendido. Organizzata la base logistica, andiamo a visitare la cittadina e a godere dei piaceri della tavola. La notte giunge rapida e allegra, ma la mattina dopo le previste visite al Museo, all’Ufficio turistico e alle autorità locali si rendono impossibili: ci siamo dimenticati che è il 1 maggio. Nel frattempo arriva la troupe di Voyager e finalmente si può partire. Telecamere e operatori ci precedono nella scalata alla cosiddetta Piramide del Sole. Ma cos’è veramente?

Storia e controstoria di una scoperta

Visoko è circondata da alcune montagne dalla forma particolare: pur se coperte da boschi, sembrano piramidi vere e proprie, come quelle egizie. All’inizio degli anni Duemila, questo elemento viene notato da un archeologo dilettante fuggito dalla Bosnia negli Stati Uniti per evitare la persecuzione del regime comunista di Tito: il suo nome è Semir Osmanagić.

Nel 2005, Osmanagić lancia la sua teoria: le alture sarebbero piramidi innalzate dall’uomo in epoca antichissima. Lo scavo inizia nel 2006: nessuno sembra crederci, ma anche il dilettante Heinrich Schliemann fu deriso prima di scoprire effettivamente la città di Troia. E pure in questo caso la tenacia premia il protagonista: a poco a poco da una delle montagne – subito ribattezzata in modo suggestivo Piramide del Sole – vengono portati alla luce dei cunicoli ‘pavimentali’ (antichi corridoi?) e blocchi di conglomerato roccioso, mentre da un’altra collina, oggi nota come Piramide della Luna, escono strutture regolari in arenaria.

L’aspetto è quello di enormi lastroni tagliati e modellati dall’uomo: per Osmanagić, che individua altre cinque piramidi, si tratta di costruzioni risalenti a 12.000 anni fa, tra l’altro orientate con inclinazioni gradiali precise e costanti, come le celebri piramidi di Giza. Il dibattito è da subito molto acceso, ma Osmanagić dice di avere dalla sua i risultati delle analisi di vari esperti: dagli studiosi del Politecnico di Torino agli scienziati Joseph Davidovits e Michel Barsoum (già noti per le loro teorie alternative sulle piramidi egizie), fino a ricercatori di varie università sparse per il mondo, tutti concorderebbero sull’origine artificiale del conglomerato, vero e proprio ‘cemento’ dell’antichità.

Intanto, la cavalcata dell’archeologo bosniaco sembra proseguire inarrestabile: nei villaggi attorno a Visoko vengono portate alla luce delle curiosissime sfere di pietra scolpite da mano umana; a Vratnica, 4 km dalle piramidi, emerge un ‘tumulo’ preistorico; a Ravne, pochi passi dal sito di Visoko, si scopre un sistema di gallerie rinforzato da muretti sicuramente edificati dall’uomo, forse da quella popolazione Vinca che fra il 3100 e il 1100 a.C. ha abitato la Bosnia dopo una migrazione dalle odierne Romania e Bulgaria, dove avrebbe sviluppato il più antico sistema di scrittura mai scoperto (VI millennio a.C.), almeno 2.000 anni più antico del cuneiforme mesopotamico. Ed ecco che proprio nei tunnel di Ravne il team di Osmanagić rinviene un masso piatto dalla superficie liscia (130 x 80 cm) sulla quale sono incisi 33 caratteri compatibili con la scrittura dei Vinca.

È la prova che tutti cercano: perfetta, puntuale, definitiva. Forse troppo.

La scomoda verità

Troppo, perché a guardare bene quei 33 caratteri ci si rende conto che la somiglianza con le tavolette dei Vinca è solo superficiale. Troppo, perché ad essere sinceri la stessa esistenza di una scrittura Vinca è tutt’altro che provata: la maggior parte degli scienziati, anzi, sostiene che sia un semplice insieme di segni in cui si possono riconoscere figure di animali. Troppo, perché il masso iscritto di Ravne non c’era al momento della scoperta delle gallerie. Troppo, perché quello di Vratnica non è un tumulo preistorico, ma una semplice collinetta di granito. Troppo, perché le sfere attorno a Visoko sono così lisce e perfettamente tonde da destare più di un sospetto. Troppo, perché il Politecnico di Torino ha evidenziato sì la presenza di materiale cementizio, ma lamenta la mancata comunicazione del luogo preciso di rinvenimento dei materiali e solo dopo qualche tempo si è venuti a sapere che lo scavo di Osmanagić viene condotto su un sito realmente esistente, ma di epoca medievale. Troppo, perché le inclinazioni e gli orientamenti delle ‘piramidi’ sono inesistenti. Troppo, perché dai rilievi che la nostra squadra ha fatto sul campo, pur sotto lo sguardo vigile di Osmanagić e delle telecamere di Voyager, è emerso che i lastroni di conglomerato e arenaria sono il frutto di movimenti sismici e che la loro forma è identica a tante altre rocce naturali sparse per il mondo. Troppo, infine, perché la Fondazione ‘Piramide del Sole’ di Osmanagić gode dell’appoggio delle autorità locali, ben felici di avere richiamo massmediatico e turistico.

Eppure, il vero problema è un altro: lo smantellamento di veri siti archeologi alla ricerca di presunte civiltà protostoriche ben più accattivanti per lo cher televisivo. L’inesistente tumulo di Vratnica presenta invece sepolture ottomane molto interessanti; le gallerie ipogee di Ravne, dove il nostro gruppo è sceso per analisi mai condotte prima, sono senz’altro artificiali, ma nella montatura di Osmanagić c’è spazio solo per la pseudoepigrafe; le Piramidi del Sole e della Luna sono normali colline naturali, ma sulla cima presentano affascinanti fortezze medievali che andrebbero valorizzate, con un’ottima continuità archeologica e varie fasi di frequentazione a partire dall’età del Bronzo.

La speranza di un nuovo corso

Tra sabato 4 e domenica 5 maggio si conclude la spedizione: Osmanagić tiene la sua relazione e noi tiriamo le nostre conclusioni. Ci consoliamo con una visita a Sarajevo, città simbolo di una guerra che ancora emerge in tutta la sua drammaticità dai palazzi bombardati, ma oggi pulsante di vita e nuove speranze. E si arriva così alla partenza: il nostro gruppo torna a casa. Ripenso all’entusiasmo e alla curiosità, genuina e incondizionata, che mi hanno condotto a Visoko. Nella mia ricerca ho sempre tenuto ferma la serietà epistemologica, ma allo stesso tempo ho aperto i miei orizzonti a discipline spesso bistrattate dalle accademie. Esistono scienziati molto seri (penso a Robert Jahn dell’Università di Princeton) che pubblicano studi di parapsicologia, nell’indifferenza (se non nell’ostilità) più totale dei colleghi. Un gioco al massacro a cui, purtroppo, danno ottimi argomenti scavi archeologici come quelli di Semir Osmanagić, condotti senza alcuna metodologia scientifica, divenuti famosi grazie a libri e giornali che vendono bene.

Sono croata e ricordo bene la guerra nella ex Jugoslavia: pensavo che una terra distrutta e violentata come la Bosnia meritasse un risarcimento grandioso come la scoperta di una piramide nel proprio territorio. Non è così, purtroppo. Ma non tutto è perduto: a Visoko e nelle sue vicinanze esistono infatti siti di grandissima importanza per la Preistoria e protostoria europea, come Obre, Kakanj, Papratnica, Arnautovići kod Zavidovića, Okolište/ Zaselak Radinovići, Donje Moštre, Butmir, Nebo/ Sikirište e Nastinice, Brdo u Kiseljaku/ Brdo, Kraljevine/ vicino a Novi Šeher, Kraljičino Guvno. Anche il Medioevo è ben rappresentato nelle località di Grad Visoki, Biskupići, Moštre Podvisoki e soprattutto Mile (oggi Arnautovići), dove fu incoronato e sepolto il primo re bosniaco Tvrtko I Kotromanić. La valle di Visoko è davvero la culla della cultura della Repubblica bosniaca. Sopravvissuta alla guerra, è rimasta genuina nei modi e ancora non toccata dall’industria contemporanea. Abbiamo avuto a che fare con persone molto ospitali e di parola, con i loro ritmi di vita d’altri tempi. Visoko ha tanto da offrire da innumerevoli punti di vista: archeologico, paesaggistico, geologico e biologico. Ha tradizione millenaria di lavorazione artigianale della pelle e del cuoio, un’ottima industria del tessile e un’eccellente offerta gastronomica. E voglio tornarci.

Poco dopo il nostro rientro, mi ha contattato il Centro per il Carso e la speleologia di Sarajevo chiedendo espressamente una collaborazione con il Club Alpinistico Triestino, vista la serietà e professionalità per una spedizione di tipo speleologico, archeospeleologico, idrologico e speleosubacqueo. «Ci sono tante, troppe cavità da esplorare, rilevare e documentare in Bosnia, e la zona di indagine non è molto lontana da Visoko, basta spostarsi un po’ a Nord-Est»: dicono così… e mi sento di nuovo felice.

 

 

Erika Jurišević si è laureata in Archeologia all’Università degli Studi di Trieste, con una tesi in Paletnologia e Preistoria del Carso: Riesame crono-tipologico del gruppo Vlaška. Oggi è laureanda all’Università di Padova, dove sta terminando il master in Scienze Archeologiche. Ha all’attivo molte campagne di scavo e fa parte del Gruppo Grotte del Club Alpinistico Triestino, che ha organizzato la spedizione Exploring Visoko 2013 raccontata in queste pagine. Della missione hanno fatto parte anche membri della Geographical Research Association e del Gruppo Speleologico CAI di Feltre, nonché i reporter della trasmissione televisiva Voyager.

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