Marco Cavallo sulle Rive per la festa della CLU Basaglia

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redazione

15 Giugno 2023
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Alla Stazione Marittima di Trieste proiettato anche il docufilm sul tema realizzato dalla regista triestina Erika Rossi

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TRIESTE – Nel cinquantesimo anno dall’inizio delle attività dell’allora Cooperativa Lavoratori Uniti, per celebrare questo traguardo importante, fare un bilancio di quanto fatto finora e continuare a guardare al futuro, la CLU-Cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia ieri sera ha festeggiato il suo anniversario con soci, sostenitori, clienti, fornitori, Enti, Associazioni e amici alla Stazione Marittima di Trieste, in Molo Bersaglieri 3.

La storia – Nel 1971 Basaglia era stato chiamato a dirigere l’Ospedale psichiatrico e con la sua squadra aveva iniziato a smontare una a una tutte le regole oppressive che disciplinavano la vita delle persone al suo interno. Occorreva avviare un processo di re-integrazione sociale dei pazienti per ridare loro dignità e senso di appartenenza alla comunità. L’idea fu quella di promuovere una cooperativa e il 16 dicembre 1972, dopo un difficile iter burocratico e un complesso confronto con le istituzioni e il tribunale, nasceva ufficialmente a Trieste la prima cooperativa sociale al mondo, le cui attività sarebbero iniziate di lì a poco aprendo finalmente le porte all’inserimento nella società e alla riabilitazione psicosociale a tutti coloro che fino ad allora erano stati internati nell’ospedale psichiatrico. Lavoro e dignità i mezzi per rendersi cittadini partecipanti e autonomi, la comunità come ambiente sociale di cura e accoglienza, al posto della segregazione e della discriminazione.

Un primo passo era già stato compiuto nel maggio dello stesso anno presso l’Ospedale Psichiatrico Provinciale (OPP), davanti al notaio Vladimiro Clarich: in quell’occasione era stata siglata la costituzione della cooperativa, costituita da 28 persone, tra cui sociologi, psicologi, infermieri, medici, un assistente sanitario e 16 “privati” ricoverati nell’ospedale psichiatrico e dunque non considerati cittadini a tutti gli effetti, in quanto privi di diritti civili e politici. Lo scopo era la creazione di una società senza finalità speculative, che garantisse il riconoscimento dei loro diritti di lavoratori, che attraverso il lavoro tornavano a contribuire alla vita della società, ricevendo questa volta la giusta retribuzione per le attività svolte, contrariamente a quanto accadeva fino a quel momento, quando gli internati già lavoravano negli spazi dell’OPP, senza però ricevere alcun compenso.

L’istanza di fondazione della Cooperativa fu rigettata una prima volta dal Tribunale di Trieste, poiché i 16 internati non potevano essere considerati capaci di intendere e di volere e nemmeno, quindi, potevano fondare una cooperativa. Era qualcosa di mai visto: si avviava una rivoluzione. Il percorso non fu facile, tra ricorsi e ostacoli burocratici, ma, alla fine grazie anche all’intervento dell’allora Presidente della Provincia di Trieste Michele Zanetti e al deposito di un nuovo statuto la nascita della CLU potè avvenire: ora, i 16 internati erano indicati come “ricoverati volontari” – come previsto da una legge del 1968 che aveva gettato le prime basi per un mutamento delle istituzioni psichiatriche – dotati di capacità giuridica, e dunque della facoltà di fondare una cooperativa. 

All’inizio degli anni ’80 CLU integra la sua denominazione con il nome del suo promotore, Franco Basaglia, scomparso nell’agosto del 1980. La Cooperativa cresce e si sviluppa, anche grazie al rapporto instaurato con la struttura sanitaria locale e con il contributo di fondi europei e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia che, negli anni ’90, permettono di sperimentare l’apertura di nuovi settori, nuove opportunità di inserimento socio-lavorativo per persone fragili. 

Impresa sociale – Nel tempo CLU diventa una “impresa”, orgogliosa di una professionalità costruita e difesa con tenacia in questi lunghi anni, e continua a perseguire gli stessi obiettivi di democrazia, mutualità e contrasto all’ineguaglianza di quando fu fondata. Svolge una funzione fondamentale per la comunità: ridare un ruolo di lavoratori alle persone in difficoltà favorendone l’inclusione sociale. Per raggiungere tale obiettivo, CLU si organizza per diventare una cooperativa che fornisce diversi servizi a enti pubblici e a privati, garantendo un’alta specializzazione e competenza in tutti i settori in cui opera. Essere cooperativa sociale e insieme impresa soggetta alle regole del mercato è una sfida particolarmente difficile, che CLU, da 50 anni, sta vincendo giorno per giorno. CLU è e resta quotidianamente luogo in cui l’economia incontra i diritti, lavoro, casa, relazioni, habitat; dove si intreccia l’obiettivo del benessere, della qualità della vita, con lo sviluppo locale. I risultati del lavoro di tutti i soci testimoniano come la scelta di dare fiducia alle potenzialità di ogni singolo individuo, senza discriminazioni e pregiudizi, porti grandi risultati.

Le persone – CLU è profondamente convinta che ogni persona sia una risorsa e per questo si impegna per valorizzare il potenziale individuale di ogni suo socio lavoratore. Oltre alla creazione di opportunità di lavoro per i soci, la cooperativa si attiva infatti per assicurare loro continuità di occupazione alle migliori condizioni economiche sociali e professionali, accrescerne le capacità lavorative e la qualificazione, sviluppare il senso di partecipazione all’attività della cooperativa, promuovere i valori costituzionali della solidarietà, della dignità, dell’uguaglianza, della libertà, della sicurezza e della salute nel contesto delle prestazione di lavoro e della vita societaria.

L’intera politica della CLU è incentrata sul dare credito alle persone. La CLU elabora progetti professionali su misura, studiati caso per caso e tesi al recupero delle capacità della persona e del suo patrimonio di conoscenze. In questo modo la partecipazione alle attività contribuisce a produrre motivazione, fiducia e stima di sé. Più la persona è debole e svantaggiata più è sofisticata e attenta la strategia di intervento di CLU.

Attualmente sono soci di CLU 186 persone e 90 sono i lavoratori non ancora soci.

I settori di attività – Sanificazione, Ecologia e manutenzione del verde, Logistica e facchinaggio, Servizi alla persona, Ristorazione sono i principali servizi erogati dalla Cooperativa che nel tempo è diventata anche in grado di assicurare una integrata e coerente attività di assistenza alle persone.

Il Parco – Ancora oggi CLU-Cooperativa Lavoratori Uniti Franco Basaglia mantiene una sede, fortemente simbolica, nel Parco Culturale di San Giovanni, già sede dell’Ospedale Psichiatrico e successivamente rinnovato per diventare come è attualmente: un giardino aperto alla città e circondato dal verde, che ospita un laboratorio di imprenditoria sociale, attività assistenziali e creative, proposte culturali e di alta formazione, ed è sede di appuntamenti culturali e del celebre roseto.

L’evento – CLU ha deciso di accogliere i suoi soci, collaboratori, partner e amici in un luogo  centrale della città, la Stazione Marittima di Trieste, per rimarcare che il legame della Cooperativa con la città di Trieste ha fin da subito travalicato i confini dell’allora OPP ora Parco Culturale di San Giovanni. E infatti, all’esterno della sala, ancora attende e vigila quel “Marco Cavallo” che nel 1973 alla testa di un corteo aprì le porte dell’Ospedale psichiatrico per dilagare nei quartieri chiedendo di porre fine alla segregazione dei malati nella “istituzione chiusa e violenta” che solo nel 1978, con la legge 180, si potè poi ottenere.

La giornalista Sara Ramani ha avuto il compito di presentare la serata di riflessioni, condivisione e festeggiamento che è stata aperta con i saluti istituzionali di: Michela Vogrig Presidente della Lega delle Cooperative del Friuli Venezia Giulia, del Rev. Dott. Benedict Chidiebere Nwankwo, Delegato Diocesano ai Centri di Salute Mentale di Trieste, di Michele Zanetti, già Presidente della Provincia di Trieste all’epoca della nascita di CLU e di Francesco Russo, Vicepresidente del Consiglio Regionale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

A seguire l’intervento del presidente della Cooperativa Ivan Brajnik e la proiezione in anteprima del docufilm 50 anni di CLU.

Il docufilm – 50 anni di CLU (2023) ha la regia della triestina Erika Rossi, già regista di Trieste racconta Basaglia (2009), Il viaggio di Marco Cavallo (2014) e La città che cura (2019). Scritto assieme a Massimo Cirri, prodotto da Ghirigori, il film ripercorre la storia della Cooperativa dalla nascita a oggi, condensando in un’ora i suoi 50 anni di attività e la sua missione di restituire dignità a percorsi di vita sofferti e non lineari, dando loro l’opportunità di reinserirsi come cittadini attivi nella società attraverso il lavoro. Girato nel corso di sei mesi, il documentario vede come protagonisti: Massimo Cirri, Augusto Debernardi, Giovanna Del Giudice, Peppe Dell’Acqua, Franco Rotelli, Michele Zanetti, Gigi Bettoli, Fabio Pitucco, Roberto Colapietro, Ivan Brajnik, Luis Carlos Candelo, Franco Zanin, Sabrina Domanelli, Garina Oprea, Gioia Poffo, Francesco Trombetta, Mario Cerne, Carmen Roll, Donatelle Grizon, Alessandro Martellos, Luisa Russo, Gianluca Rampini, Marco Nicola, Genziana Polacco, Dagmar Trinajstic, Maria Marian, Mario Stanovich, Diego Doronzo, Alberto Pecorari, Pasqualino Galdo e Gian Luigi Ramos.

Il dibattito – A fare il punto sullo stato dell’arte dell’integrazione tra le attività della CLU Basaglia e le Istituzioni del territorio, hanno preso parte a un dibattito conclusivo alcuni professionisti del campo della salute mentale: Pierfranco Trincas, Direttore DAI (Dipartimento ad Attività Integrata) Dipendenze e Salute Mentale – Area Salute Mentale, Roberta Balestra – Direttore DAI (Dipartimento ad Attività Integrata) Dipendenze e Salute Mentale – Area Dipendenze, Vania Brogno, assistente sociale Area Dipartimentale Dipendenze, Maurizio Rossi tecnico della riabilitazione psichiatrica – Area Dipartimentale Salute Mentale,  e Alessandro Martellos Amministratore della CLU con Donatella Grizon Vicepresidente della CLU. Il dialogo tra loro è stato moderato da Massimo Cirri, conduttore radiofonico su RAI RADIO 2 ai microfoni di Caterpillar, psicologo a Trieste e drammaturgo vicino ai temi della salute mentale e al lavoro di Basaglia.

 

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