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Il mondo di Peter Gabriel

Tempo di lettura: 5 minuti

Quattro musicisti di Udine si sono uniti in un gruppo musicale in tributo al genio del cantante e compositore britannico. Tra innovazione dei linguaggi musicali e trattamenti elettronici all’avanguardia

low aperturaUp Live
Gli Up!
Gli Up!

 

Il concerto d’esordio, lo scorso ottobre al Teatro Modena di Palmanova, è stato un successo.

Un punto di partenza che ha lanciato ufficialmente il progetto “The Real World of Peter Gabriel”, tributo al genio del cantante e compositore britannico, ideato e prodotto dal gruppo musicale Up! composto da quattro musicisti di Udine.

Si tratta di Flavio Barut (voce e tastiere), Alex Michelin (basso e cori), Marco Michelin (chitarre e cori) e Roberto Berti (batteria e percussioni), portavoce della band in questa intervista.

Roberto, come è nato il vostro gruppo musicale?

«L’idea iniziale è venuta ad Alex, il bassista, a Natale dell’anno scorso, e ha subito incontrato un grande entusiasmo da parte di tutti noi, da sempre appassionati di Peter Gabriel. Quella del cantante, Flavio, è stata praticamente una scelta naturale, poiché, oltre ad essere un grandissimo amico, ha una voce straordinariamente simile a quella di Peter ed è un tastierista di grande esperienza. Le prime settimane di gennaio sono servite per adeguare e integrare la strumentazione, arredare la sala prove, concordare il sistema di lavoro e selezionare i brani da eseguire. Quindi, a febbraio, sono iniziate le prove vere e proprie».

Come mai la scelta del nome “Up!”?

«Peter Gabriel, nel periodo di maggior successo commerciale (1986-2002), ha realizzato tre album il cui titolo è composto da due sole lettere: “So”, “Us” e “Up”. Dal punto di vista semantico, il nome è un omaggio all’album “Up” del 2002, con l’aggiunta del punto esclamativo, per dare vivacità alla comunicazione ed esprimere il nostro grande coinvolgimento nel progetto. Dal punto di vista grafico, parole così corte offrono la possibilità di ingrandire molto i caratteri che le compongono, risultando così più visibili e leggibili anche da lontano».

Tra prove e concerti quanto tempo dedicate a questo progetto musicale?

«Mediamente le prove si tengono una volta alla settimana, anche se il grosso della preparazione avviene a casa, ciascuno sul proprio strumento. I concerti sono iniziati con il debutto dell’11 ottobre, al Teatro Modena di Palmanova, e proseguiranno, con cadenza piuttosto ampia, per darci il tempo di accrescere costantemente il livello qualitativo dello spettacolo e adattarlo alle diverse location».

Il vostro non è semplicemente un percorso musicale, ma anche di approfondimento contenutistico: come avviene questa fase di studio?

«Peter Gabriel ha introdotto nella musica pop-rock importantissime innovazioni sonore, con l’impiego di drum machine, sintetizzatori ed effetti sonori che influenzarono tantissimo la produzione musicale mondiale. La band mira particolarmente alla fedele riproduzione di tali sonorità, mediante l’uso di strumenti elettronici e digitali tecnologicamente avanzati. Ulteriore elemento di novità dello spettacolo è l’integrazione di momenti di comunicazione, durante i quali, per ciascuno degli strumenti sulla scena, una voce fuori campo – quella del giornalista e critico musicale Andrea Ioime – fa scoprire al pubblico presente in sala un aspetto innovativo della musica di Peter Gabriel, dialogando con i musicisti. Infine, in omaggio al rivoluzionario connubio tra musica e arti visive, costantemente sviluppato da Gabriel in tutta la sua carriera, l’esecuzione dei brani si accompagna alla proiezione, su appositi schermi, di immagini pensate e realizzate per il massimo coinvolgimento emotivo degli spettatori. Tutte queste componenti contribuiscono a far vivere al pubblico un’esperienza musicale unica nel suo genere».

Come giudicate la risposta del pubblico?

«La data di Palmanova è andata molto bene come affluenza, anche oltre le nostre aspettative, considerato che era la prima assoluta. Il pubblico in sala è stato molto caloroso e, nei giorni successivi, abbiamo avuto numerose dimostrazioni di stima e affetto, da ogni parte. Questo ci conforta nell’idea di aver fatto le scelte giuste e di poter raggiungere gli obiettivi che ci siamo proposti».

Doveste mai riuscire a incontrare Peter Gabriel, cosa gli vorreste dire?

«A me è capitato di incontrarlo da giovane, quando durante una vacanza in Sardegna ebbi l’occasione di vederlo suonare, in modo estemporaneo, nella piazzetta di Arzachena, piccolo comune sardo dove lui ha una residenza. Dovesse capitare di incontrarlo… penso che saremmo sopraffatti dall’emozione e non riusciremmo a fare altro che dimostrargli tutta la nostra ammirazione e il nostro affetto incondizionato».

Ci sono altri musicisti e compositori che apprezzate particolarmente?

«I nostri gusti musicali si sono formati in un periodo storico, gli anni ’70 e ’80, caratterizzato da grande innovazione, nascita di nuovi generi e importanti trasformazioni nella produzione musicale internazionale. In particolare, sul nostro modo di ascoltare, concepire e suonare la musica, hanno avuto grande influenza generi come il rock progressivo, con band iconiche come Pink Floyd e i Genesis, e la new wave, con U2, Tears for Fears e altri. Tutti gruppi il cui suono era fortemente caratterizzato dall’uso massiccio di strumentazione elettronica, come sintetizzatori, campionatori, drum machine e computer. La passione per queste sonorità è una delle tante cose che ci accomunano, e questo progetto su Peter Gabriel costituisce, in tale senso, la sfida più grande e impegnativa che abbiamo mai lanciato a noi stessi, spingendoci oltre le nostre conoscenze e portando a nuove scoperte e opportunità». low Up Live 1Il 23 gennaio 2026 gli Up! saranno in concerto al Teatro Pasolini di Cervignano

Tra i diversi messaggi trasmessi dalle canzoni di Peter Gabriel, qual è quello che sentite più attuale e decisivo nel mondo di oggi?

«Il mondo d’oggi, come quello di ieri del resto, è afflitto da guerre, discriminazioni e divisioni culturali. Quando nel 1977 l’attivista antiapartheid sudafricano Stephen Biko fu assassinato dalla polizia, Peter Gabriel decise di scrivere una canzone, intitolata “Biko”, per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sulla vicenda. La canzone fu bandita dal governo sudafricano, ma ebbe un enorme impatto politico, contribuendo a infondere nella cultura popolare occidentale il tema della lotta contro l’apartheid. La canzone, i cui proventi furono donati al movimento sudafricano anti-apartheid, ha ispirato tantissimi artisti e progetti umanitari ed è, ancora oggi, un inno duraturo contro il razzismo e l’ingiustizia, che rimangono tristemente rilevanti in molte parti del mondo».