Il campione dei due mondi

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Giuliana Dalla Fior

17 Luglio 2014
Reading Time: 5 minutes

Nino Benvenuti

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Un uomo cui il mondo ha tributato allori nello sport, ma che ha conservato nei modi e nel contatto con la gente i tratti di una fi gura affabile, sincera, cortese e disponibile, nonostante sia celebrata e famosa, come merita un autentico campione. La sua profonda umanità si è manifestata negli anni come un tratto fondamentale della sua esistenza; avvicinarsi a lui significa trovare un uomo che ha dato molto e che ancora ha molto da elargire a chi lo incontra, perché i pugni sul ring sono stati un modo per affermarsi come persona e come sportivo.

Un esempio e un maestro che sempre ha meritato rispetto, affetto, ammirazione, ancor oggi che gli echi del pregresso successo talora sfumano nel tempo: Nino Benvenuti è sempre il “campione”.

Campione olimpico, campione mondiale, amatissimo dal pubblico… Se dicono “sei un mito”, cosa risponde?

«I complimenti fanno sempre piacere e ringrazio tutti coloro che nel tempo desiderano esprimerli, consapevole che sono stato un esempio e ho rappresentato sia una categoria umana che sportiva».

Lei è senza dubbio il pugile italiano più celebrato. Com’è stato il suo rapporto con la fama?

«Essere al centro dell’attenzione ti obbliga a mantenere costantemente un comportamento rigoroso e responsabile, perché se diventi esempio da imitare è fondamentale che prevalgano qualità umane e sportive degne di una persona in grado di rappresentare valori significativi nel tempo».

Quando il giovane “Nino” decise di divenire un pugile, la sua famiglia come reagì?

«La mia serietà fi n da giovanissimo ha fatto sì che i miei genitori mi dessero la loro fiducia; in questo modo ho potuto inseguire con tenacia il mio sogno».

Restiamo in tema di tenacia: per diventare un pugile di successo, quanto si deve “sudare”?

«Credo sia impossibile spiegare a parole questo concetto: il sacrificio per raggiungere il traguardo è grande. C’è un’espressione che tuttavia può provare a sintetizzare il mio pensiero: “stringere sempre i denti”. Sempre consapevoli delle proprie potenzialità».

Lei ha disputato oltre 200 incontri (120 da dilettante e 90 da professionista): a chi giudica il pugilato uno sport violento, lei cosa risponde?

«Posso affermare serenamente che il pugilato racchiude in sé valori e qualità che altri sport non possono vantare: c’è un confronto fisico-atletico, ma sempre un assoluto rispetto».

Talvolta tuttavia la violenza fi sica diventa protagonista della scena e della vita sportiva. Un campione con la sua esperienza quale suggerimento darebbe contro questo “male”?

«La violenza si manifesta solitamente negli stadi: penso che i suggerimenti più opportuni siano quelli di una maggiore severità e di un costante esempio di correttezza, focalizzando l’attenzione sulla necessaria consapevolezza che l’avversario è una persona di proprio pari grado».

Molti avversari sul ring sono poi divenuti suoi amici nella vita: penso a Griffith e a Monzon. Come è accaduto?

«È stata una cosa naturale. Di fatto, la dimostrazione di quanto ho affermato sui valori e sul rispetto propri del pugilato».

Lo sport l’ha condotta in giro per il mondo: qual è il suo rapporto con Trieste?

«La considero la “mia” città, anche se non ci sono nato e trascorro diversi periodi lontano da qui».

Oltre alla boxe ci sono altri sport che ama seguire?

«Seguo tutti gli sport, in particolare il rugby che per correttezza assomiglia al pugilato. Nel tempo libero inoltre amo camminare nei parchi e i miei soggiorni a Roma spesso me lo consentono».

Ama molto la natura?

«Ne ho un grandissimo rispetto, così come per gli animali».

Nella sua carriera è stato un maestro di sport. Nella vita privata che papà ritiene di essere stato?

«Purtroppo, come sovente accade a chi è impegnato nel mondo sportivo e non solo, sono stato un padre poco presente, perché le mie attività mi hanno tenuto spesso lontano. Ma credo di aver adempiuto ugualmente ai miei obblighi, nei modi in cui la vita me lo ha consentito».

Nino Benvenuti ha anche un difetto?

«Sono certamente poco diplomatico, ma ho anche altri difetti…»

Ottimista o pessimista?

«Sono un ottimista a oltranza!»

Lei è impegnato anche nella lotta contro le discriminazioni (culturali, etniche, religiose…): quale antidoto contro questi atteggiamenti?

«Noi dobbiamo dare l’esempio nei nostri comportamenti, ma di fondamentale importanza sono l’educazione familiare e quella scolastica».

Da pugile ad attore in due film: cosa le ha dato l’esperienza sul set?

«Diciamo che, a sorpresa, leggendo un copione ho imparato a esprimermi come fosse “farina del mio sacco”».

Proprio la cinematografia ha narrato storie di giovani che con rabbia, per sfuggire a una vita avara e difficile, hanno intrapreso la carriera pugilistica…

«In realtà per molti giovani pugili accade ancora oggi».

Se dovesse fare un augurio al mondo del pugilato?

«Spero che venga promosso per i suoi “veri valori” e che possano così nascere “campioni di grande valore”».

Le statistiche sembrano incoraggianti…

«Sì, sono in aumento i giovani che praticano il pugilato e si contano anche parecchie donne».

Chiudiamo proprio con un pensiero rivolto alle giovani generazioni. La realtà odierna quali speranze offre loro?

«L’augurio che mi sento di fare a tutti i giovani d’oggi è quello di non essere né spettatori né partecipi di una guerra. L’auspicio, di cuore, è che possano conseguire e vivere un reale miglioramento sociale».

 

Giovanni Benvenuti, detto Nino, è nato a Isola d’Istria il 26 aprile 1938. Campione olimpico nel 1960, campione mondiale dei pesi medi tra il 1967 e il 1970, è stato uno dei migliori pugili italiani di tutti i tempi e uno tra gli atleti più amati dal pubblico italiano. Ha vinto il prestigioso premio di Fighter Of the Year nel 1968, il suo primo match della trilogia contro Emile Griffith ha vinto il premio di Match Of The Year nel 1967, successo bissato tre anni dopo nel suo match contro l’argentino Carlos Monzon. I suoi traguardi lo hanno portato a essere iscritto nella International Boxing Hall Of Fame nel 1996.

Fuori dal ring

Dopo la carriera atletica il celebre campione interpretò il ruolo di attore in alcune pellicole cinematografiche e televisive, quindi iniziò l’attività di commentatore degli eventi pugilistici per la Radiotelevisione Italiana, attività che lo impegna tuttora. Nel 2006 è stato portatore della bandiera olimpica nel corso della Cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino 2006. Dopo la vittoria olimpica del 1960, si è sposato con Giuliana Fonzari, da cui si è separato dopo aver avuto cinque figli. Per maggiori dettagli: www.ninobenvenuti.it

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