“Debellare il virus? No, ne controlleremo la diffusione”

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Livio Nonis

9 Aprile 2020
Reading Time: 3 minutes

Intervista a Roberto Vano

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Dottor Vano, partiamo dalla domanda che tutti si pongono: quando debelleremo questo virus?

“Premetto che rispondo in condivisione e rispetto a quanto altri illustri studiosi affermano in questi giorni e in continuo approfondimento e studio dell’argomento relativo alla pandemia. La mia esperienza di tanti anni, prevalentemente nel campo della diagnostica molecolare microbiologica, mi aiuta a interpretare più facilmente alcuni concetti legati all’epidemiologia del virus. Per questo non parlerei di debellare, ma di controllarne la diffusione e della capacità di rispondere con efficaci cure farmacologiche in caso di sviluppo della malattia”.

Perché Cov-Sars 2 è così pericoloso?

“Perché è un virus estremamente contagioso. Il ceppo a cui appartiene è quello dei Coronavirus, del raffreddore, e quindi ha le stesse caratteristiche di facile diffusione”.

Quanto alto è il rischio che questo virus possa riproporsi in futuro?

“Alto, ed è legato alla comprensione della sua eventuale stagionalità e alla nostra risposta immunologica permanente in futuro. Conoscenze che si approfondiranno solo nel tempo. Non dobbiamo dimenticarci che questo virus è nuovo e ha iniziato a circolare nella nostra popolazione da non più di 4-5 mesi”.

Secondo lei fra quanto sarà realisticamente disponibile il vaccino?

“Predisporre un vaccino è un’operazione biotecnologica molto complessa. In questo momento ci sono almeno una quarantina di laboratori di ricerca pubblici e privati in tutto il mondo che vi stanno lavorando. Le operazioni necessarie alle verifiche di efficacia e di innocuità sono lunghe perché devono seguire regole molto rigide, con organismi di controllo severi. Presumibilmente potrebbe essere disponibile non prima dell’inverno o nei primi mesi dell’anno prossimo. Esiste comunque un altro problema che attiene all’efficacia del vaccino”.

Quale?

“La durata dell’immunità. Se è vero che l’immunità che si generà dall’infezione è breve come quella che si genera da un raffreddore allora la complessità nell’allestimento del vaccino aumenta di livello”.

Una volta conclusa l'emergenza, il nostro stile di vita tornerà come prima?

“Lo stile di vita che dovremo adottare tutti, e in particolare le categorie di persone a rischio (anziani debilitati, malati oncologici, diabetici, malati con malattie croniche…), sarà di estrema attenzione e mantenimento di un certo distanziamento sociale, esattamente come sta succedendo in Cina adesso”.

Perché in Italia la percentuale di mortalità tra i contagiati è la più alta del mondo?

“Vi possono essere molteplici ragioni. Siamo uno dei Paesi con più alta percentuale di ultra 75enni; il nostro sistema sanitario ospedaliero, da anni deprivato di investimenti in infrastrutture adeguate, è stato travolto improvvisamente da un fenomeno al quale non era preparato, in particolare non si sono predisposti fin da subito gli ospedali dedicati solo agli infettati Covid-19 ma si sono utilizzate strutture ospedaliere tradizionali in cui vi era la presenza di altri pazienti ricoverati con patologie correnti, che inevitabilmente hanno subito il contagio. Un’altra ragione può essere quella legata al metodo di notifica delle cause dei decessi: l’Italia ha scelto di dichiarare il decesso con presenza dell’infezione sempre, anche se non avviene per la stessa causa, mentre invece in altre nazioni europee il decesso per Covid viene dichiarato solo per causa esclusiva. Inevitabilmente le percentuali di mortalità totali cambiano radicalmente”.

 

Roberto Vano, nato a Torino ma residente a Ruda, è un biologo. Prima ricercatore presso i laboratori di Oncologia sperimentale dell’Università di Padova, passa a operare nella Ricerca e sviluppo dell’Industria del settore della Diagnostica di Laboratorio e biotecnologie e ricopre vari ruoli di responsabilità operativa. Dalla metà degli anni ’90 costituisce una propria compagnia nel settore della diagnostica molecolare microbiologica presso il Parco Scientifico di Trieste che poi cede ad una Compagnia Multinazionale. Ha acquisito in questi ultimi anni competenze specifiche nel settore della nutrizione umana e della medicina funzionale ed antiaging.

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