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Davide Lepori: al centro dell’Europa

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Nei prossimi mesi scadrà il suo mandato di presidente di Informest: «Una realtà a supporto delle amministrazioni locali nello sfruttare al meglio i fondi europei per migliorare la qualità della vita, i servizi, le infrastrutture e l’ambiente»

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Davide Lepori

 

GORIZIA – Coinvolgere le comunità. È questo il mantra che Davide Lepori non si stufa mai di ripetere quando parla dell’attività di Informest.

Una realtà nata negli anni ’90 su impulso della Regione Friuli Venezia Giulia con una

missione chiara: promuovere lo sviluppo economico del territorio e aprire nuove strade all’internazionalizzazione.

«Nella sua storia – spiega il presidente Lepori – Informest si è sempre adoperata affinché la Regione FVG potesse essere una testa di ponte per l’internazionalizzazione di questo territorio, grazie alla sua posizione privilegiata rispetto ai mercati dell’Est Europa».

La caduta della Cortina di Ferro ha portato a una nuova evoluzione degli obiettivi di Informest, divenuta un collante tra l’Europa e le comunità locali del Friuli Venezia Giulia.

«Noi siamo di supporto alle amministrazioni regionali, ai cluster, alle associazioni in tutta la progettualità di sviluppo economico reale, dedicandoci alla ricerca dei fondi europei indispensabili per finanziare questi progetti che abbracciano campi e aree diverse. Con i Comuni di Premariacco e Cividale, per esempio, stiamo lavorando su una progettualità per la verifica delle microplastiche nei rifiuti liquidi nelle abitazioni. Solo per citare un esempio».

Se dovessimo citarne altri?

«Il Progetto Elena che mira alla sistemazione dal punto di vista del dispendio energetico di tutti gli immobili pubblici di proprietà di Comuni, Regione o delle ex Province. Ma abbiamo anche aiutato regioni del basso Adriatico a gestire assieme alla NET il riciclo dei rifiuti urbani, così come abbiamo sostenuto progetti per l’ottimizzazione della pesca nell’alto Adriatico».

Un ente dalle grandi risorse e potenzialità, ma ancora sconosciuto ai più…

«Il passaparola è il meccanismo migliore in assoluto di sviluppo del mercato. C’è però molta pigrizia tra i portatori di interesse. Nell’ultimo anno abbiamo organizzato dieci seminari, con la possibilità peraltro di fornire anche crediti formativi. A parte un paio di appuntamenti, che hanno registrato un centinaio di iscritti, negli altri casi i partecipanti sono stati davvero pochi. Un peccato, perché molto spesso gli assessorati piuttosto che i funzionari sono travolti dal contingente e non pensano che la pianificazione e la programmazione possano essere importanti».

Come cambiare la situazione?

«Abbiamo cercato di individuare più soluzioni. Dal rinnovamento completo del nostro sito web ad azioni strategiche mirate. Con l’Assessorato regionale alla Funzione pubblica, per esempio, stiamo impostando una progettualità di formazione dedicata al foresight strategico: ovvero la metodologia che utilizza tecniche di anticipazione per esplorare scenari futuri possibili. Oggi è quanto mai importante avere una visione di medio-lungo termine, ma tarata sul breve visto come le situazioni mondiali mutano ormai nel giro di sei mesi. I privati lo fanno già da tempo, la Regione ha compreso che anche il mondo del pubblico deve farlo. Informest lavorerà per fare in modo che sempre più amministrazioni pubbliche possano avere questa sensibilità».

Il Friuli Venezia Giulia appare talvolta una regione periferica dell’Italia ma al tempo stesso una regione centrale per l’Europa. Lei che idea si è fatto a riguardo?

«Una visione che condividiamo assieme al direttore generale di Informest, Graziano Lorenzon. Abbiamo contatti costanti con l’ufficio regionale a Bruxelles, fattore che ci consente di percepire quali sono le prospettive delle varie politiche europee a seconda degli argomenti che vogliamo affrontare nei prossimi anni. Possiamo essere centrali: un ruolo di centralità in Europa che ormai al Friuli Venezia Giulia viene riconosciuto da numerosi attori istituzionali. Pensiamo all’aeroporto di Ronchi o al porto di Trieste: possiamo diventare realmente un polo che fa da pivot per tutto il Continente».

Talvolta l’Europa viene vista come un’entità astratta e burocratica: tuttavia sono numerose le risorse che ogni giorno mette a disposizione per le progettualità dei territori. Informest come si muove per ottenerle?

«È sempre difficile recuperare risorse dall’Europa. Pur avendo al nostro interno professionalità elevate che vogliamo ulteriormente implementare, non possiamo sempre sapere tutto. Il motivo per cui abbiamo organizzato molti seminari è per creare una conoscenza media di base da un lato, e per sensibilizzare i Comuni in merito alle potenzialità in essere dall’altro. Soprattutto per stimolarli a rivolgersi a noi. Basterebbe dire: “Abbiamo questo progetto che vorremmo realizzare, come si può fare?”. Va invertito il flusso: non è Informest che deve andare alla ricerca spasmodica di tutti i progetti possibili per poi chiedere ai Comuni se sono interessati. È il Comune che deve proporre la sua progettualità: Informest lo aiuterà nel reperimento dei fondi e nella stesura della panificazione».

Un cambio di mentalità realizzabile?

«Non deve essere Informest a spingere sull’acceleratore: noi dovremmo essere tirati per la giacca da tutte le amministrazioni comunali ogni giorno: “Vorremmo fare un centro per anziani, un parco per studenti, piste ciclabili, comunità energetiche…” Da presidente di Informest vorrei ricevere 50 telefonate al giorno, perché significherebbe che c’è un territorio che freme e non che aspetta l’arrivo di un contributo. Ci sono Stati che sono vicini al 100% di utilizzo dei fondi europei. Dobbiamo prendere spunto dal loro esempio».

Quali sono le caratteristiche che ricercate nelle figure che collaborano con la vostra realtà?

«Prediligiamo chi ha già esperienza nel reperimento dei fondi europei, ma ci piace anche formare le competenze in casa. Aspetto basilare è la conoscenza della lingua inglese: abbiamo frequentemente incontri, anche online, con realtà slovene e austriache e la comunicazione in inglese è indispensabile. Inoltre serve la capacità di mettersi in gioco per scrivere progetti e per valutare la loro sostenibilità economica. Competenze complesse non sempre facili da trovare sul mercato. Prossimamente usciranno un paio di bandi proprio per la selezione del personale».

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Il presidente Lepori, primo da destra, durante un seminario promosso da Informest

Il suo mandato di presidente è prossimo alla scadenza: che eredità lascerà al suo successore?

«Chi verrà dopo di me troverà gli ultimi due migliori bilanci prodotti da Informest e una situazione gestita in modo molto oculata, grazie alle opportunità che io ho avuto. Come avere un direttore generale con cui ho condiviso gli obiettivi da raggiungere, tra cui la maggior presenza sul territorio. Abbiamo inoltre rinnovato contratti di lavoro, dando la possibilità di puntare anche sullo smart working. Infine abbiamo puntato sul riassetto organizzativo per dare un senso al ruolo che deve avere  Informest».

Quali sono invece a suo avviso le priorità su cui Informest dovrebbe puntare nel futuro?

«Potenziare i contatti con Bruxelles e continuare a farsi conoscere sempre di più. Insistendo sui seminari formativi per creare informazione e cultura. Puntare su una corretta informazione che dia competenze è il modo migliore per fornire un sostegno a tutti gli attori del territorio».

Terminata questa esperienza quali sono le sfide che Davide Lepori vorrebbe intraprendere?

«Mi piacerebbe continuare a lasciare qualcosa di meglio, in particolare per i giovani. Se mi verrà data la possibilità lo farò ancora lavorando in enti e istituzioni. Diversamente, lo farò da nonno con la mia nipotina».

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