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	<title>Francesca Scarmignan &#8211; imagazine.it</title>
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	<title>Francesca Scarmignan &#8211; imagazine.it</title>
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		<title>Il faro della musica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:15:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Torna a Trieste uno dei più grandi festival musicali europei: dai concerti sinfonici con solisti di fama internazionale all’opera lirica da camera e contaminazioni </p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/JUSSEN_Sanja_Marusic_002.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-faro-della-musica/">Il faro della musica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h6>JUSSEN (© Sanja Marusic)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Ritorna anche quest&#8217;anno il &#8220;Festival di Trieste &#8211; Il Faro della Musica”, il più grande festival concertistico della città, che si snoderà <strong>dal 14 al 24 settembre</strong> attraverso un percorso di undici giorni e una ventina di appuntamenti.</p>
<p>Uno spazio speciale sarà dedicato anche alle nuove tecnologie che stanno trasformando il mondo con un concerto realizzato in simultanea con diverse città del mondo attraverso il progetto LOLA (Low Latency).</p>
<p>A presentare il cartellone al Caffè Sacher di Trieste sono stati il presidente della Società dei Concerti Trieste, <strong>Piero Lugnani</strong>, e il direttore artistico della Società dei Concerti Trieste, <strong>Marco Seco</strong>.</p>
<p>Al centro di questa quarta edizione alcuni anniversari che intersecano l’anno 2026 nel mondo (270° dalla nascita di W.A. Mozart &#8211; 75° dalla fondazione della Camerata Salzburg e persino il 10° dalla scomparsa di George Michael) e in città (100° dalla nascita del grande violinista triestino Franco Gulli), guardando alla grande tradizione rappresentata dalla musica cameristica, concertistica e operistica da camera dal periodo barocco e classico dalla famiglia Bach alla Salisburgo di Mozart e la Venezia di Goldoni, quest’ultimo nel testo rivisitato nell’intermezzo operistico “Le donne vendicate” di Piccinni, sino al concertismo e al sinfonismo classico e novecentesco.</p>
<p>Il sipario sui grandi concerti si alzerà il 14 settembre al Teatro Rossetti con l’esibizione del flautista <strong>Emmanuel Pahud</strong>, primo flauto dei Berliner Philharmoniker, e del violoncellista <strong>Enrico Bronzi</strong> insieme all’<strong>Orchestra da camera l’Appassionata</strong> in una raffinata monografia dedicata alla famiglia Bach.</p>
<p>Pochi giorni dopo, il 18 settembre, lo stesso teatro ospiterà la <strong>Camerata Salzburg</strong>, anima del Festival di Salisburgo e ospite dei più prestigiosi palcoscenici da Vienna a New York che festeggia il suo 75° anniversario dalla fondazione, guidata dal direttore <strong>Finnegan Downie Dear</strong> e affiancata dal duo pianistico composto dai fratelli <strong>Lucas e Arthur Jussen</strong>, impegnati nel concerto per due pianoforti di Mendelssohn.</p>
<p>La tradizione legata ai valzer e alle atmosfere viennesi rivivrà invece con il Gran Ballo del Festival al Ridotto Victor De Sabata del Teatro Verdi, animato dalla <strong>Vienna Imperial Orchestra</strong> sotto la direzione di <strong>Russell McGregor</strong> e con la conduzione di <strong>Alessio Colautti</strong>, appuntamento ormai fisso del festival nel solco della tradizione di J. Strauss e F. Lehár (19 settembre).</p>
<p>Il legame con il Teatro Lirico Giuseppe Verdi si consoliderà attraverso due imponenti produzioni sinfoniche che vedranno protagonista la sua orchestra.</p>
<p>La prima, il 20 settembre, vedrà sul podio il direttore <strong>Francesco Lanzillotta</strong> e al pianoforte <strong>Benedetto Lupo</strong> in un confronto tra le note di Ravel, Šostakóvič ed Ezio Bosso.</p>
<p>Il festival si chiuderà il 24 settembre con una serata interamente consacrata a Mozart, che vedrà salire sul podio una leggenda della musica barocca e classica come <strong>Ton Koopman</strong>, insieme al talento pianistico di <strong>Francesco Piemontesi</strong>.</p>
<p>Di assoluto rilievo sarà anche l’omaggio alla Famiglia Gulli previsto per il 22 settembre al Ridotto Victor De Sabata del Teatro Verdi, dove la <strong>Nuova Orchestra da Camera Ferruccio Busoni</strong>, diretta da <strong>Massimo Belli</strong> e arricchita dal pianoforte di <strong>Emma Guercio</strong> e <strong>Lorenzo Cossi</strong>, allievo di Giuliana Gulli, celebrerà il grande violinista triestino a 100 anni dalla nascita con un programma a tutto Mozart per celebrarne i 270 anni dalla nascita.</p>
<p>Oltre ai palcoscenici tradizionali, la rassegna proporrà progetti originali e contaminazioni di assoluto rilievo.</p>
<p>Il Parco del Castello di Miramare farà da sfondo a una suggestiva performance tra musica e danza intitolata &#8220;<em>Falling from the sky</em>&#8220;, un tributo a icone del pop e del rock a dieci anni dalla loro scomparsa che vedrà dialogare il pianista <strong>Luca Ciammarughi</strong> e il ballerino del Teatro alla Scala <strong>Francesco Mascia</strong> su pagine che spaziano da Bach e Schubert a David Bowie, George Michael e Prince.</p>
<p>Una novità assoluta per il festival sarà l’approdo dell’opera lirica da camera con l’allestimento al Teatro Miela dell&#8217;intermezzo barocco “<em>Le donne vendicate</em>” di <strong>Niccolò Piccinni</strong> su testo di Carlo Goldoni realizzato con la collaborazione dell’Associazione Barocco Europeo.</p>
<p>Il festival si completerà con la dimensione diffusa dei concerti &#8220;Hausmusik&#8221; eseguiti dagli studenti del Conservatorio Tartini in dimore private, al Caffè San Marco, nella sede regionale RAI FVG e per la prima volta all&#8217;ITIS di Trieste, senza dimenticare l’innovazione tecnologica con il concerto in simultanea globale tramite il sistema a bassa latenza Lola.</p>
<p>Infine, le mattinate dedicate alle famiglie alla Casa della Musica, curate da <strong>Vincenzo Stera</strong>, e gli incontri di approfondimento con gli artisti prima dei concerti principali, confermano lo spirito inclusivo di una manifestazione capace di unire l&#8217;alto valore culturale al forte richiamo turistico per l&#8217;intera regione.</p>
<p>Info: <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://www.societadeiconcerti.it/fest26" target="_blank" rel="noopener">https://www.societadeiconcerti.it/fest26</a></span></p>
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		<item>
		<title>Benessere psicologico degli adolescenti: nuova alleanza a Trieste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/benessere-psicologico-degli-adolescenti-nuova-alleanza-a-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 10:56:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato il report del primo anno del progetto "Your Place": una rete regionale di 15 partner, 4 spazi di ascolto psicologico, laboratori, educativa di strada e interventi integrati</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/07/your-place.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/benessere-psicologico-degli-adolescenti-nuova-alleanza-a-trieste/">Benessere psicologico degli adolescenti: nuova alleanza a Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Gli adolescenti raramente bussano alla porta di un servizio. Più spesso li si incontra nei corridoi di una scuola, in un parco, durante un laboratorio, in una comunità, lungo una strada.</p>
<p>Per questo, il primo anno di <strong><em>Your Place</em></strong> è stato soprattutto un esercizio di prossimità: costruire relazioni prima ancora che interventi, creare fiducia prima ancora che risposte.</p>
<p>Guidato da <strong>Lybra</strong>, il progetto ha dato vita a una rete composta da <strong>15 partner</strong> distribuiti sul territorio regionale: enti del Terzo Settore, scuole, enti di formazione, fattorie sociali, servizi sanitari, amministrazioni locali e comunità educative.</p>
<p>Una rete che ha coinvolto <strong>2 Ambiti territoriali</strong>, <strong>1 Azienda sanitaria</strong>, <strong>1 Centro di Salute Mentale</strong>, <strong>2 Comuni</strong>, <strong>3 presìdi educativi</strong>, <strong>una scuola secondaria di primo grado</strong>, <strong>due scuole secondarie professionali</strong> e <strong>due comunità per Minori stranieri non accompagnati (MSNA)</strong>.</p>
<p>Un sistema capace di mettere in comune competenze, esperienze e risorse per costruire risposte integrate ai bisogni degli adolescenti.</p>
<p>Nel corso del primo anno sono stati attivati <strong>4 spazi di ascolto psicologico</strong>, affiancati da <strong>3 laboratori dedicati agli adolescenti</strong>, <strong>2 percorsi teatrali</strong>, <strong>2 tirocini</strong>, interventi di educativa di strada, attività nei contesti scolastici e comunitari e percorsi di sostegno rivolti alle famiglie, con il coinvolgimento di <strong>3 gruppi di genitori</strong>.</p>
<p>Complessivamente sono stati <strong>60 i ragazzi raggiunti, agganciati o presi in carico</strong>, alcuni dei quali hanno beneficiato di interventi integrati e personalizzati che hanno coinvolto più servizi e professionalità.</p>
<p>Uno degli elementi distintivi del progetto è stato il lavoro sulle competenze dei professionisti. Sono stati coinvolti <strong>30 operatori</strong> in <strong>2 percorsi formativi</strong>, per un totale di <strong>28 ore di formazione</strong>, di cui <strong>16 ore accreditate ECM</strong>, affrontando temi come la salute mentale, l’identità di genere, le dipendenze, l’etnopsicologia, i disturbi alimentari, le life skills e l’educativa di strada.</p>
<p>Un investimento che ha rafforzato la capacità della rete di leggere i bisogni emergenti e costruire risposte condivise.</p>
<p>Dietro ogni attività c&#8217;è stato un lavoro di coordinamento e supervisione. L&#8217;equipe multidisciplinare, composta da <strong>7 psicologi e psicoterapeuti</strong>, <strong>3 educatori</strong>, <strong>2 supervisori</strong>, <strong>1 psichiatra</strong>, <strong>2 mediatori linguistico-culturali</strong>, <strong>1 pedagogista</strong>, <strong>5 docenti</strong> e <strong>4 formatori</strong>, ha lavorato in stretta connessione attraverso <strong>12 riunioni di coordinamento</strong>, <strong>12 riunioni di equipe</strong> e un percorso stabile di supervisione clinica e metodologica.</p>
<p>Ma il valore di questo primo anno non si misura soltanto nei numeri. Si ritrova nella capacità di costruire relazioni di fiducia, nella scelta di portare i servizi nei luoghi frequentati dai ragazzi, nella flessibilità degli interventi, nella continuità delle prese in carico e nella collaborazione tra realtà che, lavorando insieme, hanno dato vita a una vera comunità educante.</p>
<p>Le esperienze raccontate in questo report mostrano che il benessere psicologico degli adolescenti nasce dall&#8217;incontro tra ascolto, competenze e presenza sul territorio. Perché, come ci ha confermato questo primo anno di progetto, spesso sono proprio gli adolescenti a indicarci la direzione da intraprendere: ci invitano a entrare nei loro spazi, a condividere il loro tempo e a costruire con loro percorsi di crescita autentici.</p>
<p>Questo report racconta il primo capitolo di un cammino che proseguirà fino al 2028.</p>
<p><em>«</em><em>&#8220;Your Place&#8221; – </em><em>spiega</em><em> <strong>Roberta Milocco, </strong>presidente</em><em> di</em><em> LYBRA, società cooperativa sociale-Onlus – ha rappresentato per noi una sfida importante, avviata nel 2023 con la presentazione del nostro progetto e continuata nei due anni successivi impegnati nella sua valutazione e rimodulazione. Una volta chiuso questo processo abbiamo coinvolto il Comune di Trieste e l&#8217;Asugi, partner con cui collaboriamo quotidianamente e che hanno subito compreso le potenzialità di questa sfida e risposto con il nostro stesso entusiasmo. </em><em>Il partenariato costruito attorno al progetto è ampio e articolato, sia per il numero dei soggetti coinvolti sia per la loro diversa natura. Proprio questa ricchezza e complessità ha consentito di qualificare ulteriormente le numerose azioni previste, favorendo un&#8217;integrazione virtuosa tra risorse pubbliche e private. Un modello di collaborazione che riteniamo possa rappresentare un riferimento anche per iniziative future</em><em>».</em></p>
<p><em>«</em><em>Sono intervenuto in questa occasione – le parole di </em><strong>Stefano Chicco</strong>, direttore del Servizio Sociale del Comune di Trieste, che ha portato i saluti dell&#8217;assessore alle politiche sociali <strong>Massimo Tognolli</strong><em> – per vedere in faccia il motore pulsante del welfare cittadino. Questi progetti, questi laboratori, rappresentano un&#8217;occasione unica per sperimentare delle pratiche da restituire alla città in risposta ai suoi bisogni</em><em>»</em><em>.</em></p>
<p><em>«</em><em>Il benessere psicologico degli adolescenti – sottolinea </em><strong>Giulio Antonini</strong><strong>, direttore socio-sanitario di ASUGI (Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina) </strong><em>– rappresenta una priorità per il nostro sistema di welfare e il rapporto con il Terzo settore è fondamentale per affrontare questa sfida. State svolgendo un lavoro di grande valore: attraverso queste iniziative rafforziamo le modalità di collaborazione, accresciamo la capacità di progettare in modo innovativo e di attivare nuove risorse a favore della comunità</em><em>»</em><em>.</em></p>
<p><em>«</em><em>Quello con “Your Place” – </em>ricorda <strong>Alessia Norcio</strong>, responsabile del Servizio Salute mentale Giovani di ASUGI<em> – è stato un incontro fortunato, nato già nella fase di progettazione del percorso. Fin dall&#8217;inizio abbiamo individuato un terreno comune tra ente pubblico e privato sociale, fondato su principi come integrazione, sinergia e coprogettazione. La vera sfida è stata trasformare queste parole in azioni concrete, costruendo un modello di collaborazione autentico. Un ulteriore obiettivo è stato quello di lavorare fianco a fianco, valorizzando le rispettive competenze senza sovrapposizioni né invasioni dei diversi ambiti di pertinenza. Un equilibrio che ha permesso di offrire ai ragazzi risposte più efficaci e coordinate. Il progetto ha preso avvio in contesti non istituzionali, luoghi capaci di favorire l&#8217;incontro e la relazione con un target particolarmente delicato come quello adolescenziale. In questo lavoro, infatti, la relazione rappresenta l&#8217;elemento centrale: è un legame che richiede tempo per essere costruito. Gli adolescenti hanno bisogno di conoscere chi hanno di fronte, di comprenderne il ruolo e le intenzioni, prima di potersi fidare. È proprio su questa fiducia, coltivata con continuità nel corso dell&#8217;ultimo anno, che si è sviluppato il valore più significativo dell&#8217;intero percorso psico-educativo</em><em>»</em><em>.</em></p>
<p><em>«</em>Creare spazi di ascolto dove ragazzi e genitori possano sentirsi sicuri è anche il nostro compito, per cui avremo ampiamente modo di collaborare<em>»</em>, ribadisce <strong>Annalisa Castellano, </strong>Responsabile di PO ufficio di direzione, programmazione e controllo del Comune di Trieste.</p>
<p><em>«</em><em>Nel corso di quest&#8217;anno </em>– conclude <strong>Silvia Pontin</strong>, referente Lybra del progetto <em>Your Place </em>– <em>il progetto ha affrontato una sfida significativa: coniugare gli interventi di prevenzione con un numero crescente di situazioni che hanno richiesto vere e proprie prese in carico degli adolescenti, rispondendo a bisogni sempre più complessi ed emergenti. </em><em>La complessità organizzativa e operativa dell&#8217;iniziativa ha richiesto un costante coordinamento tra tutti i partner coinvolti, accompagnato da un&#8217;attenta attività di monitoraggio e rendicontazione, sia sul piano tecnico che su quello economico. L&#8217;intero percorso è stato sviluppato su solide basi scientifiche, attraverso l&#8217;applicazione di protocolli e metodologie validate e grazie a una supervisione psicologica continuativa, a garanzia della qualità degli interventi. Un ulteriore punto di forza è stato la costituzione di gruppi di lavoro altamente qualificati, che hanno assicurato continuità e coerenza alle attività nei territori di Trieste, Tarcento, Tricesimo, Udine e del Basso Isontino, consolidando una rete di collaborazione stabile e competente a favore degli adolescenti e delle loro comunità</em><em>»</em><em>.</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Monfalcone avvolta dalle contaminazioni della storia</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/monfalcone-avvolta-dalle-contaminazioni-della-storia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 10:13:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
		<category><![CDATA[eventi fvg]]></category>
		<category><![CDATA[monfalcone]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<category><![CDATA[pittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fino al 28 giugno alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea in mostra le opere di Fulvio Dot, Sandra Zeugna e di grandi maestri del secondo Novecento</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/BONOMO-FERRARI-opere-di-Afro-centro-e-Celiberti-ai-lati.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/monfalcone-avvolta-dalle-contaminazioni-della-storia/">Monfalcone avvolta dalle contaminazioni della storia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Giancarlo Bonomo e Raffaella Ferrari tra le opere di Basaldella (al centro) e di Celiberti (ai lati)</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>MONFALCONE – Resterà visitabile fino al prossimo 28 giugno, ma la mostra <strong><em>Sandra Zeugna &#8211; Fulvio Dot. Contaminazioni della storia </em></strong>allestita nella Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone (<span style="text-decoration: underline;"><a href="https://imagazine.it/home_desk/events/contaminazioni-della-storia/">clicca qui per orari e informazioni</a>)</span> ha già conquistato il pubblico e la critica.</p>
<p>Tutti stregati dal dialogo che l’esposizione ha saputo attivare un dialogo tra un architetto figurativo (Dot) e una artista informale (Zeugna).</p>
<p>I due linguaggi, figurativo e informale, hanno radici lontane e ben piantate nella loro area di appartenenza. A questo proposito, è stata dedicata una sala a coloro che sono stati i principali punti di riferimento di Dot e Zeugna, da cui derivano le contaminazioni richiamate dal titolo della mostra.</p>
<p>Gli artisti storici rappresentano le dovute citazioni di un tempo glorioso, la seconda metà del &#8216;900, che ha certamente contribuito a formare e influenzare la sensibilità artistica delle generazioni successive, come nel caso di Dot e Zeugna.</p>
<p>Sono così in esposizione le sintesi estreme di <strong>Anton</strong> <strong>Zoran Mušič</strong>, l&#8217;astrazione lirica di <strong>Afro Basaldella</strong> in vivace dialogo con <strong>Giorgio Celiberti</strong>, le inquietudini viscerali di <strong>Giuseppe Zigaina</strong> e le evoluzioni visionarie di <strong>Agostino Piazza</strong>. E, a completamento della sezione, la drammaticità graffiante di <strong>Klavdij Palčič </strong>in antitesi con la dimensione onirica di <strong>Cesare Mocchiutti</strong>.</p>
<p>Un&#8217;altra citazione è d&#8217;obbligo: quella relativa all&#8217;Istituto d&#8217;Arte, ora Liceo Artistico, &#8216;Max Fabiani&#8217; di Gorizia. Alcuni di questi artisti della storia ne sono stati docenti, lasciando nella memoria collettiva una traccia indelebile, mentre diversi allievi sono diventati maestri.</p>
<p>Il loro impegno – assieme ad altri – ha contribuito alla creazione di quella ipotetica Scuola di Gorizia, intesa come movimento di avanguardia, teorizzata da Luciano de Gironcoli qualche anno fa, che seppe esprimere un&#8217;arte &#8216;importante, pulita e dal carattere internazionale&#8217;, per citare le sue parole.</p>
<p>“Il fulcro espositivo – spiega <strong>Raffaella Rita Ferrari</strong>, project manager della mostra e figura essenziale per la piena compiutezza dell&#8217;evento, sia per le dinamiche organizzative che di allestimento – è rappresentato dalle opere di Sandra Zeugna e Fulvio Dot, nelle quali si riconosce lo sviluppo del loro incessante lavoro. La ricerca si colloca così in continuità con la tradizione ricevuta, reinterpretandola attraverso sensibilità e problematiche proprie del presente. La memoria si traduce in linguaggio attuale; il confine diviene spazio di elaborazione contemporanea; il viaggio assume la forma di crescita interiore”.</p>
<figure id="attachment_74452" aria-describedby="caption-attachment-74452" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-74452" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/FULVIO-DOT.jpg" alt="FULVIO DOT" width="800" height="800" title="Monfalcone avvolta dalle contaminazioni della storia 1" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/FULVIO-DOT.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/FULVIO-DOT-300x300.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/FULVIO-DOT-150x150.jpg 150w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/FULVIO-DOT-768x768.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/FULVIO-DOT-500x500.jpg 500w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-74452" class="wp-caption-text">Fulvio Dot</figcaption></figure>
<p>“Per condurre gli spettatori all’interpretazione di questa mostra – evidenzia Ferrari – bisogna puntare sul naturale passaggio, a livello percettivo, che va dal dato figurativo verso la forma dell’astrazione o l’informalità: ossia dalla riconoscibilità del soggetto fino all’alienazione della forma stessa. Dunque, da una struttura reale e a noi familiare, a un linguaggio che si evolve verso l’astrattismo lirico che, seppur radicandosi nel dato visibile, si spinge sempre più verso la non-forma. Il risultato così supera gli schemi rigidi di prospettiva e di riconoscibilità degli oggetti, in cui la vibrazione materica del colore diviene bussola d’orientamento emotivo”.</p>
<p>“In questa esposizione – sottolinea il curatore <strong>Giancarlo Bonomo</strong> – il dialogo tra Fulvio Dot e Sandra Zeugna è proprio tra Visibile e Invisibile e, in senso filosofico, tra <em>Lògos</em> e <em>Pàthos</em>, ovvero Ragione e Passione. Ecco le due ali che consentono all&#8217;Arte l&#8217;audace volo verso mete lontane. Due aspetti non solo complementari ma anche reciprocamente necessari. Il rigore del metodo e il virtuosismo dell&#8217;imprevedibile. La linea calibrata e l&#8217;armonia delle proporzioni con l&#8217;evanescenza, il guizzo inatteso”.</p>
<figure id="attachment_74453" aria-describedby="caption-attachment-74453" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-74453" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/SANDRA-ZEUGNA.jpg" alt="SANDRA ZEUGNA" width="800" height="533" title="Monfalcone avvolta dalle contaminazioni della storia 2" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/SANDRA-ZEUGNA.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/SANDRA-ZEUGNA-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/SANDRA-ZEUGNA-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/SANDRA-ZEUGNA-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/SANDRA-ZEUGNA-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-74453" class="wp-caption-text">Sandra Zeugna</figcaption></figure>
<p>“Evidenti – conclude Bonomo – sono le differenze stilistiche e la semantica dei linguaggi. Ma, la sfida è proprio questa: proporre un confronto e ricercare un collegamento fra mondi apparentemente distanti. Dot, già architetto e designer, con le sue costruzioni &#8216;impacchettate&#8217; e sospese nello spazio, presenta cartoline pronte da spedire nel futuro, specchio di un&#8217;epoca contraddittoria caratterizzata da guasti e provvisorietà, unitamente ad una sezione sperimentale dedicata a scorci naturalistici. La Zeugna, con le sue pregevoli rarefazioni informali, ci invita a guardare oltre, verso un Indistinto che unisce tutte le Cose. E sarà interessante scoprire le interazioni e le analogie, il segreto dialogo che coniuga le ragioni della Terra con quelle del Cielo per accorgersi che, in fondo, sono due facce della stessa medaglia. Ovvero, modi diversi di esprimere una comune necessità interiore”.</p>
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		<title>Invecchiamento attivo: a Trieste l&#8217;Isola che c&#8217;è</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/invecchiamento-attivo-a-trieste-lisola-che-ce/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 13:39:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[anziani]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=74363</guid>

					<description><![CDATA[<p>Seconda edizione del progetto di interazione intergenerazionale volto al miglioramento della qualità della vita delle persone anziane</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/05/isola-che-ce.jpeg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/invecchiamento-attivo-a-trieste-lisola-che-ce/">Invecchiamento attivo: a Trieste l&#8217;Isola che c&#8217;è</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>La coordinatrice del progetto, Sofia Brunetti, illustra i risultati</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – L’Associazione Le Buone Pratiche OdV di Trieste, grazie al co-finanziamento della Regione Friuli Venezia Giulia – Direzione centrale salute, politiche sociali e disabilità – e con il contributo della Fondazione CRTrieste, ha realizzato per il secondo anno consecutivo il progetto <strong>“<em>L’Isola che c’è Vol. II</em>”</strong>.</p>
<p>Ieri si è svolto l’incontro di fine progetto e di restituzione del lavoro svolto.</p>
<p>L’iniziativa nasce con l’obiettivo di promuovere l’invecchiamento attivo e l’interazione intergenerazionale, migliorando la qualità della vita delle persone anziane e creando spazi di dialogo, ascolto e condivisione tra generazioni diverse.</p>
<p>Il progetto è stato realizzato in collaborazione con il Liceo Carducci Dante di Trieste, la Cooperativa Sociale Lybra, l’Associazione di Promozione Sociale Skamperle e Hangar Teatri.</p>
<p>Le attività principali del progetto sono state <strong>Palestra cognitiva</strong>, incontri di gruppo guidati da professionisti, finalizzati a stimolare memoria, attenzione e concentrazione nelle persone anziane (realizzati in 4 zone diverse della città); <strong>Laboratori di scrittura creativa e storytelling</strong>, condotti da un professionista con la partecipazione attiva degli studenti del Liceo Carducci Dante; <strong>Laboratori di scrittura creativa e lettura espressiva</strong>, realizzati grazie alla collaborazione con Hangar Teatri.</p>
<p>Nella palestra cognitiva i protagonisti sono le persone anziane, che hanno l’opportunità di coltivare abilità e competenze in un’ottica di invecchiamento attivo.</p>
<p>Nei laboratori intergenerazionali, invece, i protagonisti sono insieme giovani e anziani: due generazioni che si incontrano, si conoscono e si riconoscono.</p>
<p>Gli anziani ritrovano un ruolo prezioso, simile a quello che avevano nelle comunità tradizionali: custodi di memoria, esperienza e saggezza, capaci di orientare e trasmettere significati.</p>
<p>I giovani portano energia, curiosità, ascolto e uno sguardo nuovo sul presente e sul futuro.</p>
<p>Da questo incontro nasce uno spazio fertile di scambio, in cui ricordi, emozioni e visioni si intrecciano. Insieme, giovani e anziani scrivono storie di vita vera: racconti che restituiscono valore alle esperienze vissute e trasformano la memoria personale in patrimonio condiviso.</p>
<p>A queste storie viene poi data voce. Attraverso la narrazione orale, l’anziano può rivivere passaggi significativi della propria vita, sentirsi ascoltato e riconosciuto; il giovane, a sua volta, acquisisce consapevolezza, empatia e autostima, scoprendo il valore dell’ascolto, della relazione e della memoria come strumenti di crescita personale e collettiva.</p>
<p>Durante l’anno sono stati raggiunti, 70 anziani, una classe di 19 ragazzi. L’opuscolo di racconti è stato stampato e lo si può avere recandosi presso la sede dell’associazione.</p>
<p>Il progetto ripartirà a settembre 2026, dopo la pausa estiva.</p>
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		<title>Il Castello di Duino si racconta in mattoncini LEGO</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/il-castello-di-duino-si-racconta-in-mattoncini-lego/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 15:21:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[duino]]></category>
		<category><![CDATA[lego]]></category>
		<category><![CDATA[mostre]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=72438</guid>

					<description><![CDATA[<p>Percorso espositivo permanente con sette installazioni: utilizzati oltre 300mila pezzi per più di 800 ore di lavoro</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/260319_CONFERENZA-STAMPA.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/il-castello-di-duino-si-racconta-in-mattoncini-lego/">Il Castello di Duino si racconta in mattoncini LEGO</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>La presentazione del progetto alla stampa</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>DUINO AURISINA –<strong> Dal 17 aprile 2026</strong> la lunga storia del <strong>Castello di Duino</strong> e della famiglia della Torre e Tasso, che da più di 400 anni ne è proprietaria, verrà plasmata da <strong>oltre trecentomila (300.000) mattoncini LEGO</strong> che daranno forma a sette installazioni – alcune di grandi dimensioni – che fanno parte del nuovo progetto “<em>Pezzi di Storia. Il Castello di Duino si racconta in mattoncini LEGO”.</em></p>
<p>Nello specifico si tratta di: <strong>Il Castello di Duino</strong>, <strong>La Scala Palladio</strong>, <strong>Rainer Maria Rilke che legge le <em>Elegie Duinesi</em></strong>, <strong>la Principessa Marie von Thurn und Taxis (1855-1934)</strong>, <strong>il</strong> <strong>Principe Raimondo della Torre e Tasso (1907-1986)</strong> , <strong>la Bora soffia sul Molo Audace (Trieste)</strong>, <strong>il Patto di Duino (1954)</strong>.</p>
<p>Le installazioni arricchiranno in forma stabile il percorso espositivo delle sale del Castello aperte al pubblico. Il risultato è un inedito dialogo a più voci tra arredi d’epoca, leggende, ricordi di famiglia, personaggi e vicende che nei secoli hanno attraversato queste mura.</p>
<p>Più che un semplice gioco, il mattoncino da costruzione più famoso al mondo diventa così un vero e proprio strumento di comunicazione e un elemento di espressione artistica contemporanea in grado di raggiungere pubblici diversi, amplificando così il racconto, così sfaccettato e ricco, del maniero, che sarà accessibile in italiano, sloveno, tedesco e inglese.</p>
<p>Il progetto è realizzato con un investimento totalmente privato della famiglia e nato dalla volontà di continuare ad arricchire l’offerta del Castello di Duino che alla fine del 2025 ha toccato quota 69.000 visitatori.</p>
<p>A dare forma alle installazioni, in stretta collaborazione con la famiglia stessa, è la società francese Epicure Studio nell’ambito del progetto Histoire en Brique®, che ha firmato anche la recente esposizione allestita a Waterloo (Belgio) e dedicata a Napoleone Bonaparte.</p>
<h3><strong>LE INSTALLAZIONI </strong></h3>
<p>Con <em>Pezzi di Storia</em> i mattoncini LEGO, grazie al loro linguaggio universale, rendono accessibili le vicende che hanno segnato la storia del Castello di Duino, che prendono così forma tridimensionale tra corridoi eleganti e sale dense di testimonianze.</p>
<p>Ogni installazione del percorso di visita presenta ai visitatori un accadimento storico, una vicenda o un personaggio che ha attraversato la storia del Castello, regalando uno sguardo nuovo sul maniero e sul territorio.</p>
<p>Tra le opere modellate, il <strong>Castello di Duino</strong> stesso è la più imponente: una vera e propria riproduzione dettagliata in scala della dimora, centotrentaduemila e duecentosessanta (132.260) mattoncini LEGO, accoglierà i visitatori all’inizio del percorso di visita, stagliandosi su un piedistallo le cui dimensioni si aggiungono a quelle, già notevoli, del Castello, con una dimensione di oltre due metri e 45 centimetri (2,45 m) per due metri e dodici centimetri (2,12 m) per più di un metro e quarantacinque (1,45 m) di altezza, con un peso totale di 600 kg.</p>
<figure id="attachment_72439" aria-describedby="caption-attachment-72439" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="size-full wp-image-72439" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/CHATEAU-DUINO-V3-2_9.jpg" alt="CHATEAU DUINO V3 2 9" width="800" height="600" title="Il Castello di Duino si racconta in mattoncini LEGO 3" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/CHATEAU-DUINO-V3-2_9.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/CHATEAU-DUINO-V3-2_9-300x225.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/CHATEAU-DUINO-V3-2_9-768x576.jpg 768w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-72439" class="wp-caption-text">L&#8217;installazione &#8220;Il Castello di Duino&#8221;</figcaption></figure>
<p>Il <strong>Principe Raimondo della Torre e Tasso (1907-1986)</strong> – il nonno del Principe Dimitri che gestisce oggi il Castello – è il soggetto di un ritratto quadrato di un metro e venti per un metro e venti (1,20&#215;1,20 m) che si ispira a una fotografia di famiglia, scattata nella piccola baia sottostante il Castello, nei pressi dello Scoglio di Dante.</p>
<p>Composto da più di quarantamila (40.000) mattoncini LEGO, il ritratto sarà posizionato nel salotto in cui amava trascorrere le serate il Principe Raimondo, che, con il suo impegno personale e il suo contributo materiale, ha sostenuto la fondazione di realtà internazionali tuttora operative, come il Centro Internazionale di Fisica Teorica e il Collegio del Mondo Unito, la cui sezione adriatica ha sede proprio accanto al Castello.</p>
<p>C’è anche un omaggio a Trieste in <em>Pezzi di Storia</em> con <strong>La Bora soffia sul Molo Audace</strong>. Chi poteva pensare di riuscire a dare forma al vento che sferza Trieste, ma che si fa sentire anche al Castello di Duino? La scena è costituita da novemila e ottocentonovantasei (9.896) mattoncini LEGO per più di settantasette (77) centimetri di larghezza, altrettanti di profondità e un’altezza di quindici (15) e sarà collocata nel Salotto Impero.</p>
<p>L’installazione riproduce, in prospettiva, una vista panoramica dal mare sul Molo Audace, con tanto di chiesa greco-ortodossa di San Nicolò da un lato e Piazza Unità d’Italia dall’altro, onde e omini LEGO che si reggono il cappello, sferzati dalle raffiche del vento che simboleggia uno degli elementi più identificativi del nostro territorio. Un richiamo al contesto geografico, alla vicina Trieste e agli elementi naturali che più la caratterizzano, nella quotidianità concreta come nell’immaginario collettivo: la Bora e il mare.</p>
<figure id="attachment_72440" aria-describedby="caption-attachment-72440" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-72440" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/La-Bora-soffia-sul-Molo-Audace_particolare.jpg" alt="La Bora soffia sul Molo Audace particolare" width="800" height="446" title="Il Castello di Duino si racconta in mattoncini LEGO 4" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/La-Bora-soffia-sul-Molo-Audace_particolare.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/La-Bora-soffia-sul-Molo-Audace_particolare-300x167.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/La-Bora-soffia-sul-Molo-Audace_particolare-768x428.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-72440" class="wp-caption-text">Dettaglio dell&#8217;installazione &#8220;La Bora soffia sul Molo Audace&#8221;</figcaption></figure>
<p>Oltre a queste installazioni, il percorso espositivo comprende: il ritratto della <strong>Principessa Marie von Thurn und Taxis (1855-1934)</strong>, riproduzione di un ritratto a olio della principessa, poetessa lei stessa, mecenate e grande sostenitrice di Rilke, realizzato con  trentaquattromila e cinquecentosettantacinque (34.575) mattoncini LEGO, per un metro e venti (1,20 m) per un metro e novantacinque centimetri (1,95 m);<strong> la Scala Palladio</strong> – ventiduemila e novanta (22.090) mattoncini LEGO, 42,4 x 42,4 x 177,4 h cm – propone una sezione dell’elemento architettonico di maggior fascino del Castello, caratterizzato dalla pianta elicoidale; il <strong>Patto di Duino (1954)</strong>: undicimila e settantaquattro (11.074) mattoncini LEGO, per oltre quarantasei (46,4) centimetri per settantotto (78,4) per più di ventisei di altezza (26,7 cm), che riproduce il momento della firma del passaggio di consegne civili e militari che sancì per il ritorno di Trieste all’Italia.</p>
<p>Infine, la statua a grandezza naturale di <strong>Rainer Maria Rilke che legge le <em>Elegie Duinesi</em></strong>, realizzata con circa ottantamila (80.000) mattoncini colorati, tributo al poeta boemo che a lungo soggiornò nel Castello – e che qui trovò l’ispirazione per i suoi componimenti – di cui a dicembre 2026 ricorrerà il Centenario dalla morte.</p>
<h3><strong>L’INIZIATIVA </strong></h3>
<p>«’<em>Pezzi di Storia’ </em>– spiega il <strong>principe Dimitri della Torre e Tasso</strong>, rappresentante della società Castello di Duino srl, che racconta come è nata l’idea del progetto –<em> fa parte di un’attività di costante rinnovamento nella quale la proprietà sta investendo, con l’obiettivo di rendere sempre più riconoscibile, accogliente e a misura di fa</em><em>miglia il Castello. Un investimento importante, portato avanti sempre autonomamente</em>».</p>
<p>«<em>Quando, nel 2024, abbiamo visitato la mostra temporanea La légende de Napoléon en briques LEGO allestita a Waterloo, in Belgio, realizzata da Epicure Studio – </em>aggiunge il principe<em> – abbiamo subito pensato di coinvolgerli per il Castello, per realizzare un progetto speciale destinato a dare ai visitatori una nuova chiave di lettura sul maniero e la sua storia. Questa iniziativa rappresenta il nostro sguardo rivolto al futuro: continuare a preservare la storia, ma raccontarla con linguaggi nuovi</em>».</p>
<p>Commissionata a Epicure Studio, <em>Pezzi di Storia </em>è un’iniziativa inedita per un maniero in Italia &#8211; che ha, in più, la peculiarità di essere un castello storico fortificato, ma tutt’ora abitato &#8211; e che solo qui sarà visibile.</p>
<p><em>Pezzi di Storia</em> sarà visibile al pubblico a partire da venerdì 17 aprile 2026, negli orari di apertura del Castello, al prezzo del biglietto d’ingresso.</p>
<p>Tutte le informazioni su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.castellodiduino.it" target="_blank" rel="noopener">www.castellodiduino.it</a></span></p>
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		<title>Trauma spinale: tutto parte dai meccanocettori</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/trauma-spinale-tutto-parte-dai-meccanocettori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 11:12:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[SOCIETÀ]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[sissa]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=72379</guid>

					<description><![CDATA[<p>Bloccandoli il danno si riduce. A dirlo è una ricerca della SISSA pubblicata sulla rivista "The Journal of Physiology"</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/maxim-potkin-lYAC1hk919s-unsplash.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/trauma-spinale-tutto-parte-dai-meccanocettori/">Trauma spinale: tutto parte dai meccanocettori</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>TRIESTE – Si trovano nel midollo spinale fin dalla nascita, sono sensibili agli stimoli meccanici e svolgono un ruolo importante nel dare via agli eventi patologici che seguono un trauma. Se si blocca il loro funzionamento? L’entità del danno si riduce.</p>
<p>A dirlo è una nuova <a href="https://physoc.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1113/JP289194" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline;">ricerca pubblicata su</span> <em>The Journal of Physiology</em> </a>e condotta da un’equipe della <strong>SISSA</strong> guidata dal professor <strong>Giuliano Taccola</strong> e con prima autrice <strong>Atiyeh Mohammadshirazi</strong>.</p>
<p>Tutto succede già nei primissimi millisecondi dal trauma, ha spiegato il gruppo di scienziati. È in questo lasso di tempo che questi meccanorecettori del midollo entrano in azione, dando il via a una compromissione di quei segnali elettrici che sono alla base della normale comunicazione nervosa. Questo primo evento innesca una catena di fattori neurotossici chiamata danno secondario che amplifica ed estende la prima lesione traumatica nelle ore e nei giorni successivi.</p>
<p>Capire il ruolo di questi recettori, secondo gli autori, è importante non solo per fare luce su cosa succede durante lo shock spinale. Come dimostrato negli esperimenti, infatti, se la loro azione viene fermata anche il danno funzionale si riduce.</p>
<p>Per questo i meccanocettori del midollo sono un possibile target per possibili strategie volte a ridurre le disabilitanti conseguenze di una lesione al midollo spinale.</p>
<p>Lo studio è stato realizzato grazie al finanziamento 5xmille alla SISSA presso il laboratorio del professor Taccola nell’<strong>Ospedale</strong> <strong>Gervasutta di Udine</strong>.</p>
<h3>Il trauma fisico porta a un blocco nei segnali elettrici</h3>
<p>“È ben noto – spiegano Atiyeh Mohammadshirazi e Giuliano Taccola – che il trauma fisico al midollo spinale compromette il flusso dei segnali elettrici che sono alla base del funzionamento delle nostre fibre nervose. Si tratta della cosiddetta <em>DIP (Depolarizing Injury Potential)</em> che inizia a pochissimi istanti dal trauma e che continua propagando il danno primario fino alle settimane successive, rendendo la lesione via via più seria. Le origini di questo fenomeno non sono completamente note”.</p>
<p>Eppure, con i loro esperimenti effettuati con <a href="https://www.valorisation.sissa.it/device-mechanically-stimulating-biological-material-and-its-procedure" target="_blank" rel="noopener"><span style="text-decoration: underline;">una sofisticata strumentazione inventata dal professor Taccola e</span> <strong>John Fischetti</strong> e brevettata dalla SISSA</a>, raccontano i due scienziati, “siamo riusciti a scoprire qualcosa di davvero nuovo”.</p>
<h3>I meccanocettori e il loro ruolo nell’espansione del danno</h3>
<p>I recettori sono strutture delle nostre cellule che rispondono a segnali selettivi. Tra questi esistono i meccanocettori, speciali proteine presenti sulla membrana delle cellule sensibili che funzionano come sensori di forze meccaniche quali la compressione, per esempio.</p>
<p>I meccanocettori sono presenti in quasi tutto il corpo e anche attorno al midollo spinale e nel suo canale interno. In questo ambiente, secondo la ricerca della SISSA, sembrano svolgere un ruolo importante nella propagazione della eventuale lesione.</p>
<p>Spiegano i due autori: “Nella progressione del danno la depolarizzazione precede altri fenomeni noti quali il rilascio di agenti neurotossici, la risposta infiammatoria che poi porta alla morte neuronale, l’ipossia spinale transitoria e una rapida morte delle cellule nella zona della lesione primaria”.</p>
<p>In questo contesto, a contribuire a dare il via alla depolarizzazione sembrano essere proprio i meccanorecettori.</p>
<p>Confermano Mohammadshirazi e Taccola: “Bloccando la loro azione, infatti, nei nostri esperimenti abbiamo visto che il danno funzionale risulta arginato e limitato”.</p>
<p>Una possibile strada da esplorare per ridurre i danni da trauma “Il nostro lavoro – commentano in conclusione Giuliano Taccola e <strong>Carmen Falcone</strong>, che ha collaborato allo studio per l’analisi istologica – ha esplorato ciò che avviene a livello cellulare immediatamente dopo un trauma spinale. Come abbiamo spiegato, in questi casi non c’è solo un danno iniziale, dovuto al trauma, ma si innesca anche una cascata di eventi neurotossici che amplificano e peggiorano il danno cellulare e la comunicazione tra i neuroni. Con i nostri esperimenti su modelli di laboratorio abbiamo dimostrato che bloccando i recettori meccanosensibili si possono ridurre efficacemente gli effetti patologici immediati di un trauma spinale. La nostra, ovviamente, è una ricerca di base e quindi le applicazioni possibili sono molto lontane. Ma sicuramente può offrire una possibile strada da esplorare nel futuro per ridurre lo shock spinale e i danni successivi al trauma”.</p>
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		<title>Agricoltura: innovazione per semplificare gestione e controlli</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/agricoltura-innovazione-per-semplificare-gestione-e-controlli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 16:28:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[innovazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=72189</guid>

					<description><![CDATA[<p>Protocollo Agea–Opr Fvg–Regione: strumenti, dati territoriali e tecnologie (droni e ia) per rendere più efficienti procedure e servizi agli agricoltori</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/03/zannier-vitali.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/agricoltura-innovazione-per-semplificare-gestione-e-controlli/">Agricoltura: innovazione per semplificare gestione e controlli</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Rafforzare la collaborazione istituzionale per ottimizzare ed efficientare strumenti e procedure legati alla gestione dei fondi della PAC 2023-2027, con l’obiettivo di semplificare i processi, migliorare la qualità dei controlli e potenziare i servizi rivolti al settore agricolo e forestale.</p>
<p>È il cuore del protocollo d’intesa sottoscritto oggi tra <strong>Agea &#8211; Agenzia per le erogazioni in agricoltura</strong>, con sede a Roma, <strong>OPR FVG</strong> &#8211; Organismo Pagatore Regionale del Friuli Venezia Giulia e <strong>Regione FVG</strong> – Servizio sviluppo rurale e Autorità di Gestione Regionale del PS PAC 23-27, con il coinvolgimento delle strutture Agea Coordinamento e Agea Digital.</p>
<p>Per l’assessore <strong>Stefano Zannier</strong> l’intesa rappresenta “un’alleanza strategica” per accelerare la modernizzazione dei processi legati alla PAC e rafforzare la capacità operativa dell’Organismo Pagatore Regionale: più scambio di dati, più standard comuni e test sul campo di strumenti come droni e applicazioni digitali, con l’obiettivo di garantire controlli più mirati e una gestione più rapida a beneficio delle aziende.</p>
<p>“Per l’agricoltura del nostro territorio – prosegue l’assessore alle risorse agroalimentari, forestali e ittiche – l’intesa punta a creare sinergie operative e una cooperazione strutturata basata su condivisione di procedure, strumenti e <em>know how</em>, con particolare attenzione ai sistemi informativi territoriali, al potenziamento nell’uso di tecnologie avanzate e al riuso di software e servizi disponibili, per migliorare l’efficienza e contenere i costi di sviluppo di nuove soluzioni in modo da creare delle best practices che rappresentino un modello di gestione. Mettere in rete competenze e strumenti, infatti, significa rendere più rapide e solide le attività di gestione e controllo, a beneficio dell’amministrazione e soprattutto delle imprese agricole che chiedono servizi chiari e tempi certi”.</p>
<p>Tra gli ambiti operativi prioritari individuati dal protocollo figurano: la creazione di nuovi tematismi territoriali regionali integrabili con la Carta nazionale degli usi del suolo e l’acquisizione di strati informativi prodotti da altri soggetti; l’impiego di droni per rilevamenti mirati anche finalizzati all’erogazione di aiuti e indennità; un’iniziativa pilota per la rilevazione delle superfici a pascolo, valutando il passaggio dal sistema pro-rata a quello della “superficie calpestabile”; il contributo allo sviluppo dell’AMS (monitoraggio tramite algoritmi), con integrazione di marker prodotti dalle amministrazioni coinvolte; sperimentazioni sull’utilizzo dell’app Agrifoto; lo sviluppo di modelli basati su intelligenza artificiale per elaborazioni cartografiche e l’interscambio di dati per l’addestramento dei modelli.</p>
<p>Il direttore di Agea, <strong>Fabio Vitale</strong>, ha dichiarato “promuovere la cooperazione interistituzionale e la condivisione di dati, strumenti e risorse per l’efficienza amministrativa nell’ambito del sistema degli Organismi pagatori riconosciuti e degli altri soggetti coinvolti nella gestione della PAC, rafforza il cambio di paradigma che Agea sta portando avanti sul territorio: ottimizzazione tecnico-organizzativa &#8211; pensiamo al riutilizzo dei software in chiave di riduzione dei costi per lo sviluppo di nuove soluzioni informatiche; tempestività delle procedure amministrative; semplificazione dei pagamenti, riduzione dei costi, controlli preventivi ed attivazione della piattaforma antifrode a livello di tutti gli Organismi pagatori. L’obiettivo è questo: creare un modello federato per realizzare un sistema operativo di eccellenza”.</p>
<p>Le attività saranno dettagliate attraverso successive convenzioni attuative, e avranno efficacia dalla sottoscrizione e fino alla conclusione del periodo di programmazione PAC 2023-2027; i progetti saranno coordinati dai direttori delle Parti, con la nomina di referenti dedicati.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>Siamo tutti bilingui?</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/siamo-tutti-bilingui/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2026 16:25:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[cervignano]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=71733</guid>

					<description><![CDATA[<p>A Cervignano incontro pubblico su bilinguismo, sviluppo linguistico e relazioni educative tra ricerca scientifica ed esperienza sul campo</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/20250704_120918.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/siamo-tutti-bilingui/">Siamo tutti bilingui?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>Anna Tessari, ideatrice dell&#8217;evento</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>Un confronto su lingue, relazioni e sviluppo nei bambini.</p>
<p>Quello che il Comune di Cervignano organizza per sabato 14 marzo dalle ore 9.30 in Casa della Musica.</p>
<p>L’iniziativa nasce dall’impegno di <span style="text-decoration: underline;"><a href="https://imagazine.it/home_desk/anna-tessari-la-magia-delle-lingue/"><strong>Anna Tessari</strong> (leggi l’intervista)</a></span>, esperta in glottodidattica infantile e formatrice nel campo dell’educazione linguistica, da anni attiva sul territorio con percorsi dedicati all’apprendimento precoce delle lingue.</p>
<p>Professionista dell’educazione linguistica, Anna Tessari lavora da anni con bambini e famiglie sul tema del bilinguismo e della relazione educativa.</p>
<p>L’evento è rivolto in particolare a genitori, logopedisti e tutti i cittadini interessati al tema del bilinguismo, dello sviluppo linguistico e delle relazioni educative, con approfondimenti tra ricerca scientifica ed esperienza sul campo.</p>
<p>Oltre a all’intervento di Anna Tessari, sono previsti anche quelli della docente di lingua tedesca e traduttrice, <strong>Silvia Toniolo</strong>, della logopedista e tutor DSA, <strong>Eva Aglialoro</strong>, della psicologa e psicoterapeuta <strong>Michela Gabas</strong>, nonché della professoressa <strong>Traute Taeschner</strong> e di <strong>Giulia Francese</strong>, ideatrici del format narrativo Hocus&amp;Lotus.</p>
<p>Al termine dell’evento, che sarà introdotto dall’assessore comunale alla cultura, <strong>Cristian Zanfabro</strong>, sarà rilasciato l’attestato di frequenza da Ente accreditato al MIM.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-71734" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/convegno-tessari-724x1024.jpeg" alt="convegno tessari" width="640" height="905" title="Siamo tutti bilingui? 5" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/convegno-tessari-724x1024.jpeg 724w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/convegno-tessari-212x300.jpeg 212w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/convegno-tessari-768x1087.jpeg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/convegno-tessari.jpeg 800w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
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		<title>Trieste forma i giovani attori del cinema</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/trieste-forma-i-giovani-attori-del-cinema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2026 13:39:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[CULTURA&SPETTACOLO]]></category>
		<category><![CDATA[cinema]]></category>
		<category><![CDATA[formazione]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Attivata la prima scuola di recitazione nel suo genere in Friuli Venezia Giulia. Con Antonio Veneziano nel ruolo di direttore artistico</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/Uap-corso-cinema.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/trieste-forma-i-giovani-attori-del-cinema/">Trieste forma i giovani attori del cinema</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Molti ragazzi, affascinati dai divi del cinema, sognano di vivere la stessa magia sul grande schermo.</p>
<p>Spinti da questa passione, scelgono la recitazione come attività extrascolastica. I genitori li sostengono, convinti che il teatro possa aiutare a vincere la timidezza, rafforzare l’autostima e migliorare la capacità di parlare in pubblico.</p>
<p>“Ma c’è un equivoco di fondo – spiega <strong>Antonio Veneziani</strong>, direttore artistico del corso di recitazione cinematografica promosso dall’Unione Arti Performative –: teatro e cinema non sono la stessa cosa. Hanno linguaggi, tempi e tecniche completamente diversi. E chi desidera davvero diventare attore professionista deve sapere che il percorso passa necessariamente da un’accademia seria e triennale”.</p>
<p>Una realtà che, tra le altre progettualità, ha voluto attivare un percorso in grado di offrire una preparazione mirata alle audizioni delle accademie, che richiedono già basi solide di recitazione e dizione.</p>
<p>Un primo passo nel mondo del cinema, grazie alla collaborazione con un’agenzia professionale sempre alla ricerca di giovani talenti. Non un semplice corso, ma il trampolino di lancio per chi sogna di trasformare una passione in una vera carriera.</p>
<p>Dalle tecniche di recitazione cinematografica a quelle di dizione, da quelle di canto al corretto movimento scenico e di azione sul set, fino alla preparazione ai provini e agli incontri con registi e casting director: un percorso della durata di XX mesi, rivolto ai giovani dai 14 ai 25 anni con un impegno totale di 168 ore (6 ore a settimana).</p>
<p>Per info e iscrizioni <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.unioneartiperformative.it" target="_blank" rel="noopener">www.unioneartiperformative.it</a></span></p>
<figure id="attachment_71533" aria-describedby="caption-attachment-71533" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-71533" src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/DSC0661-Modifica-2.jpg" alt="DSC0661 Modifica 2" width="800" height="533" title="Trieste forma i giovani attori del cinema 6" srcset="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/DSC0661-Modifica-2.jpg 800w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/DSC0661-Modifica-2-300x200.jpg 300w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/DSC0661-Modifica-2-768x512.jpg 768w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/DSC0661-Modifica-2-391x260.jpg 391w, https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/02/DSC0661-Modifica-2-272x182.jpg 272w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-71533" class="wp-caption-text">Antonio Veneziani</figcaption></figure>
<h3>I corsi</h3>
<p><strong>Corso di Recitazione Cinematografica – Unione Arti Performative APS (Trieste | 14–25 anni)</strong><br />
Un percorso completo <strong>da novembre a giugno</strong> per giovani attori che vogliono intraprendere la carriera cinematografica… o capire seriamente <strong>se sono fatti per questo mestiere</strong>.</p>
<p>Fare l’attore non è un colpo di fortuna: è un lavoro che richiede <strong>studio, pratica, preparazione e tenacia</strong>. E spesso, da giovani, non si sa come orientarsi tra provini, set, scuole e accademie.</p>
<p><strong>Unione Arti Performative APS</strong> garantisce un percorso strutturato, pratico e guidato.</p>
<p><strong>Una palestra per l’attore (davanti alla camera) | Unione Arti Performative APS</strong><br />
Il corso è strutturato come una <strong>palestra</strong>: allenamento continuo, progressivo, reale.<br />
Per questo le <strong>iscrizioni sono sempre possibili</strong>: ci si può inserire anche a percorso avviato, perché il programma permette di allinearsi e iniziare subito a lavorare.</p>
<p>In aula si lavora su:</p>
<p>Tecniche di recitazione</p>
<p>Presenza e ascolto gestione dell’emozione (anche l’ansia da provino)</p>
<p>Ritmo, intenzioni, verità in camera</p>
<p>Dizione &#8211; uso della voce &#8211; nozioni di canto</p>
<p>Come ci si muove su un set</p>
<p>Imparare a seguire le indicazioni di un regista</p>
<p>Saper leggere una sceneggiatura</p>
<p>Esercizi e scene come sul set</p>
<p>Imparare a fare un provino (selftape)</p>
<h3><strong>Preparazione a scuole e accademie | Unione Arti Performative APS</strong></h3>
<p>Molti ragazzi hanno potenziale, ma non sanno cosa serve davvero: una base tecnica, disciplina, consapevolezza del mezzo e tanta pratica.</p>
<p>Il percorso novembre–giugno è pensato anche per:<br />
• preparare l’ingresso in <strong>accademie e scuole di cinema</strong><br />
• costruire solidità su scena, presenza e camera<br />
• arrivare ai provini con strumenti più professionali</p>
<p>Non si promettono scorciatoie: si costruiscono fondamenta.</p>
<h3><strong>Confronto con professionisti: casting director e registi </strong></h3>
<p>Uno dei limiti, per un giovane attore, è non avere accesso al “mondo reale”. Nel percorso vengono create occasioni di confronto con <strong>professionisti del settore</strong> (casting director e registi), per capire come funziona davvero un provino e cosa viene richiesto; misurarsi con standard reali; capire se questa è la strada giusta e come affrontarla.</p>
<h3><strong>Orientamento e contatti: agenzie e settore | Unione Arti Performative APS </strong></h3>
<p>Il cinema non è “impossibile”. È difficile, sì—come tutti i mestieri competitivi—ma è un lavoro che si affronta con studio, passione, preparazione e costanza.</p>
<p>Oltre alla formazione, la scuola mira ad aiutare i ragazzi a capire come muoversi, come presentarsi, come leggere le dinamiche del settore.</p>
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		<title>Inclusione e disabilità: la generosità di Trieste</title>
		<link>https://imagazine.it/home_desk/inclusione-e-disabilita-la-generosita-di-trieste/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Scarmignan]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Jan 2026 09:58:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ATTUALITÀ]]></category>
		<category><![CDATA[confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[inclusione]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà]]></category>
		<category><![CDATA[trieste]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://imagazine.it/home_desk/?p=71043</guid>

					<description><![CDATA[<p>Consegnati i proventi della serata benefica dell'Epifania promossa da Confcommercio. Due le progettualità sostenute</p>
<p><img src="https://imagazine.it/wp-content/uploads/2026/01/confcommercioConsegnaBuonAnno.jpg" style="display: block; margin: 1em auto"> L'articolo <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk/inclusione-e-disabilita-la-generosita-di-trieste/">Inclusione e disabilità: la generosità di Trieste</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://imagazine.it/home_desk">imagazine.it</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h6>La consegna dei fondi</h6>
<p>&nbsp;</p>
<p>TRIESTE – Consegnati i proventi della serata di <strong><em>Buon anno Trieste</em></strong>, promossa da Confcommercio e tenutasi lo scorso 6 gennaio al Politeama Rossetti.</p>
<p>Il ricavato dell’evento è stato di 12mila euro.</p>
<p>Gli organizzatori hanno deciso di suddividere equamente i fondi, contribuendo alla realizzazione di due progetti.</p>
<p>Uno a cura della Fondazione Monticolo &amp; Foti e l’altro promosso dall’Associazione Sklad Mitja Čuk APS.</p>
<p>Il primo, denominato <em>IN Crescendo</em>, nasce con l’obiettivo di <strong>avvicinare le persone con disabilità alla musica classica</strong> attraverso percorsi formativi mirati.</p>
<p>Il secondo, promosso dall’Associazione Sklad Mitja Čuk APS, prevede la <strong>realizzazione a Opicina di una nuova struttura</strong> che ospiterà, in spazi distinti, un <strong>asilo nido</strong> in grado di accogliere circa trenta bambini e <strong>due unità abitative</strong> destinate alla residenzialità di persone con disabilità.</p>
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