A tutto gas

imagazine michele d'urso

Michele D'Urso

7 Luglio 2023
Reading Time: 4 minutes

Nella gara d’esordio del campionato di Gran Turismo il pilota di Villa Vicentina ha trionfato a Monza. «È il mio circuito preferito». E presto sogna di tornarci a bordo di una Formula 1

Condividi

FIUMICELLO VILLA VICENTINA – L’automobile è sia un sogno che un bisogno collettivo, elementi che, in termini economici, la rendono sia una necessità che un lusso, ovvero, un ossimoro indicatore dello stato sociale e del livello di felicità individuale. È del tutto naturale, quindi, che chi le costruisca o chi le domini alla guida diventi una leggenda moderna, da Ford a Ferrari, da Nuvolari a Fangio. Fra le due categorie, costruttori e piloti, nelle competizioni, come si sa, vigono due classifiche separate e quella di maggior pregio è senz’altro la classifica piloti.

Chi non ha sognato di saper domare un’auto alla stregua di un pilota di Formula 1 o di Rally? Però ci riescono in pochi, e Tommaso Lovati, giovane talentuoso pilota, da quel di Villa Vicentina, è in corsa per diventare una di quelle mosche bianche, ovvero uno dei pochi eletti in grado di dominare bolidi che, solo perché attaccati al terreno, sono detti ancora autoveicoli e non missili.

Tommaso, tu hai praticamente cominciato a correre già nella pancia della mamma…

«Ho avuto la fortuna di nascere con papà Paolo che arrivava dal mondo dei Rally in veste di navigatore, ruolo sportivo importantissimo che non viene riconosciuto a causa dell’egocentrismo di noi piloti, ma tanto è bastato per ricevere in eredità la passione per i motori e le corse. Tra l’altro papà ha ottenuto anche ottimi risultati nel suo campo, ma la nascita prima di mio fratello Francesco e poi mia lo hanno costretto a dedicarsi al lavoro e alla famiglia. Anche su… suggerimento di mia mamma Alessia».

La passione per la velocità ti ha contagiato fin da piccolo: dalla bicicletta alla moto. Con impennate o senza?

«Già da bambino sfidarsi con gli amici e i vicini era un evento che si ripeteva centinaia di volte al giorno fino ad avere le gambe distrutte. Passare poi al motocross è stato un evento naturale, che mi ha dato tante gioie con la vittoria del campionato regionale e la convocazione in Nazionale».

Anche le moto hanno il loro ‘sex appeal’. Passare alle auto è stata una necessità o un nuovo amore?

«Le moto sono sinonimo di libertà estrema, data sia dalla mancanza di blocchi e cinture sia dall’ampia possibilità di movimenti che si devono effettuare in sella. Ma questo, per un centauro, non significa che le auto non siano una passione altrettanto potente. Come a volte capita, uno stop dovuto a necessità lavorative che mi impediva di correre in moto è stato il punto di svolta».

Cosa successe?

«Tutto è cominciato grazie a un signore veneto grande appassionato di corse, Achille Guerrera. Organizza gare automobilistiche per favorire l’approccio di chi desidera diventare un pilota a questo sport. In sostanza si trattava di andare a provare in pista, più per gioco che per intenzione, delle Twingo munite di roll bar, ma i tempi da me fatti registrare, a soli 15 anni, hanno suggerito che la mia strada fosse proprio questa. Così, percorrendo tutte le tappe previste per l’apprendistato, siamo arrivati al 2020 dove ho preso parte al campionato Predator’s PC010, buttandomi nella mischia contro piloti più esperti ma con solo un obiettivo in testa: vincere».

E così è stato…

«Sono arrivato primo nella mia categoria. Pensavo di bissare il successo nel 2021, ma alcuni problemi di evoluzione della mia più performante Predator’s PC015 mi hanno fatto chiudere l’anno con una sola vittoria, ottenuta fra l’altro partendo dall’ultima casella, e qualche piazzamento. Nel 2022 sono passato alla Formula 4, categoria propedeutica e necessaria per accedere alla leggendaria Formula 1, dove ho partecipato al Campionato Italiano ed Est Europeo, chiudendo in entrambi in seconda posizione e sfiorando la vittoria, sempre per problemi tecnici che però non mi hanno impedito di vincere in alcuni dei circuiti più famosi».

Qual è il tuo circuito preferito fra quelli che hai finora percorso?

«Viste le mie doti tecniche in frenata Monza è senz’altro il preferito, dove ho vinto due volte su tre. Ma ho ottenuto vittorie anche all’Hungaroring, e al Redbullring…»

Come ti trovi con il tuo Racing Team?

«Per il 2023 ho intrapreso la strada delle vetture Gran Turismo, correndo a bordo di una Mercedes AMG GT4 da 480 cavalli e corro per il Team Sloveno ‘Lema Racing’, scuderia nata pochi anni fa ma che ha la giusta carica per fare bene. La prima tappa del campionato si è svolta proprio a Monza lo scorso marzo e mi ha visto dominare sia le prove che la gara, vincendo con svariati secondi di distacco sugli inseguitori. Le vetture GT non riscuotono il massimo dell’interesse del pubblico, ma corrono di brutto».

Un pilota ambizioso anche nella vita. Infatti tu studi…

«In giro si dice così di noi piloti, che siamo ambiziosi, ed io non faccio eccezione. Subito dopo il liceo mi sono iscritto al corso di Laurea in Economia e Gestione Aziendale, a Trieste, perché voglio ottenere le competenze per gestire un’azienda, come magari quella di allestimenti navali messa su da mio padre, senza mai smettere però di inseguire il sogno sportivo».

Quando ti vedremo in Formula 1?

«Spero presto, rimanendo sempre con le gomme, pardon, i piedi ben aderenti al terreno. Serviranno tempo, sacrifici, mezzi e denaro, ma è lì che punto ad arrivare».

Grazie Tommaso, e per concludere l’intervista mi permetto di dire che, per quanto riguarda il tempo, sei ancora giovane. Conoscendoti, i sacrifici non ti spaventano, i mezzi sai dove cercarli e per i soldi… Ma vuoi che un futuro laureato in Economia e Gestione Aziendale non sia un tutt’uno con loro? Ascoltate me, cari organizzatori di corse, preparate tante bandiere a scacchi per le future vittorie di questo nostro talentuoso campione targato FVG.

 

Visited 29 times, 1 visit(s) today
Condividi