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Meeting

Vita/Morte/Cibo

Gorizia
Studiofaganel, viale XXIV Maggio 15/c
24/09 e fino al 03/10
martedì, giovedì 9.30-13/16-19.30 mercoledì, venerdì, sabato 10-13/16-19.30

L’esposizione dal titolo “Vita, morte, cibo” presso studiofaganel è dedicata alla rappresentazione del cibo e dei suoi riti nell’arte. La selezione di opere di Cantarutti De Caro, Dugo, Faganel, Kusterle, Paulin e Scabar è un breve viaggio nel tempo attraverso forme, linguaggi e significati differenti.  Il tema del cibo viene affrontato dagli artisti esposti sia in funzione reale che metaforica.
Le nature morte di Baldassare De Caro- pittore napoletano della prima metà del ‘700 - di Franco Dugo e di Roberto Faganel - pittori contemporanei dell’isontino, sono composizioni più o meno complesse di fiori, frutta, pesci, cacciagione, o vari oggetti d’uso. Seppur a un primo sguardo sembri prevalere la componente oggettiva, questi scorci di tavola imbandita sovente racchiudono significati simbolici o allegorici. La natura “immobile” descrive in un’immagine un frammento di tempo e spazio della quotidianità. 
Cibi e utensili da cucina disposti su un tavolo, spesso in maniera solitaria, sono i protagonisti delle fotografie di Sergio Scabar. Il suo “teatro delle piccole cose” rimanda ai riti quotidiani, semplici e umili, della tradizione, e riafferma la funzione vitale del cibo. Come oggetto introdotto nel corpo, il cibo soddisfa la necessità nutrizionale dell’individuo, quindi ne determina la sopravvivenza. Per contro, l’assenza di nutrimento, rinvia al concetto di morte. Quest’ultimo significato affiora nell’opera di Ernesto Paulin, “Il regno dei vivi e dei morti”, dove in un rito funebre un pesce rappresenta il convivio di consolazione. 
Nella raffigurazione del cibo nell’arte, la convivialità – come spazio di relazioni e scambi tra individui - è rilevante e introduce anche altri temi: la famiglia, la solidarietà, l’ospitalità. Questi ultimi li ritroviamo nell’opera di Roberto Cantarutti in cui una persona è colta nell’azione di nutrire un’altra. Si tratta di un gesto ordinario, ripetitivo, ma tutt’altro che vuoto e superficiale. 
La condivisione del cibo è dominante anche nelle fotografie di Roberto Kusterle. Ne “I piaceri della carne” una ciotola di carne , oltre a rappresentare il sostentamento, è la metafora della relazione di piacere che intercorre tra le tre figure. Mentre ne “La gola”, la voluttuosa relazione donna/cibo descrive l’allegoria del piacere della vita.