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Classic art

7 minuti

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Trieste
Politeama Rossetti, Largo Gaber 1
30/01 e fino al 01/02
20.30 (1/2 ore 16)

«Il linguaggio di Massini è vero, asciutto, credibile, coinvolgente, molto attento e preciso nel descrivere i rapporti ed i percorsi di vita di undici donne, madri, figlie, tutte appunto diverse tra loro, ma capaci di raccontarci un’umanità che tenta disperatamente di reagire all’incertezza del futuro. Ottavia Piccolo, Blanche, rappresenterà, tra questi undici caratteri, la possibilità di resistenza, il tentativo di far prevalere nel caos la logica, la giustizia, una sorta di “madre coraggiosa” che tenta di indicare una via alternativa. Il disegno registico, come mia abitudine, si concentrerà sul tentativo di dare verità a queste anime, descrivendone, in una scenografia iperrealista, tutte le diversità, emozioni, incomprensioni, tentando, come sempre, di amplificare le emozioni già presenti nel testo. Il teatro può davvero essere luogo di denuncia senza mai rinunciare alla produzione di emozioni, questo ho fatto finora e continuerò a fare con 7 minuti». Le parole di Alessandro Gassmann, che in questa stagione ritorna allo Stabile regionale nel ruolo di regista, sono come sempre efficaci e appassionate, la miglior presentazione per questo suo nuovo lavoro, fortemente incisivo. Ne sarà protagonista Ottavia Piccolo – attrice molto amata dal pubblico del Politeama Rossetti – assieme ad altre dieci attrici, una compagnia tutta al femminile per dare voce e volto alle operaie tessili di Yssingeaux nell’Alta Loira: una storia vera, accaduta nel 2012 ed emblematica di come la precarietà lavorativa possa scatenare rabbia, paura, angoscia. Piaghe e tribolazioni che in questi anni tutti abbiamo conosciuto bene e in cui l’autore, Stefano Massini, indaga con sensibilità e sguardo onesto (la sua cifra stilistica ci ha già conquistati nel 2007 quando è stato applaudito per il suo Processo a Dio e lo scorso anno, nel poetico Balkan Burger alla Sala Bartoli). La storia delle operaie di Yssingeaux, protagoniste di un estenuante “braccio di ferro” con la nuova dirigenza del colosso industriale francese presso cui lavoravano, ha quasi perseguitato l’autore che ne leggeva continuamente sui giornali, su internet. Ma è stato un aneddoto di quella vicenda a “dare il La” alla sua creazione: lo colpì particolarmente sapere di un lungo consiglio di fabbrica, in cui le donne erano tenute a decidere in merito a una loro rinuncia a diritti acquisiti. Un conclave femminile, in cui Massini individua un modello in miniatura del più tremendo dramma odierno, sismografo di anni contraddittori in cui la bussola del lavoro sbanda impazzita e con essa la fisionomia dell’intera Europa. «Se nell’immediato dopoguerra – riflette – Reginald Rose utilizzò l’espediente geniale di una composita giuria per scandagliare i fondali limacciosi della società americana, io sono convinto che un consiglio di fabbrica possa quantomai servire oggi per indagare i movimenti tellurici del nostro mondo dilaniato dagli spread».