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Classic art

I Bambini della Risiera

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Trieste
Politeama Rossetti, Largo Gaber 1
27/01/15
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I Bambini della Risiera, scritto e diretto da Noemi Calzolari, ha debuttato con grande successo lo scorso anno - sempre in occasione della Giornata della Memoria – al Politeama Rossetti e proprio in seguito a tale esito positivo, si è scelto di proporlo nuovamente. Ne saranno protagonisti l’attrice Sara Alzetta e il musicista Antonio Kozina e naturalmente, gli allievi del Laboratorio StarTs Lab che opera in collaborazione con lo Stabile regionale e ha realizzato recentemente spettacoli di grande successo come 20.000 Leghe Sotto i Mari ed Il Mago di Oz.

Scrive sullo spettacolo l'autrice e regista Noemi Calzolari:

"Sulle vicende della Risiera di San Sabba c’è una memorialistica non molto ricca, ma sono ancora vive persone che da piccole sono passate da San Sabba con destinazione altri campi, principalmente Auschwitz. Abitano, la gran parte, in regione, ma la loro provenienza è più ampia. Sono originarie, per esempio, da Venezia o da Fiume, città che ospitava, fino alla guerra, una comunità ebraica numericamente consistente, seconda, nelle Venezie, solo a quella di Trieste e che è stata assai più falcidiata. 
I bimbi e i ragazzi per i quali la Risiera è stata il luogo in cui hanno lasciato l’infanzia, la famiglia e ogni riferimento affettivo ed esistenziale per entrare nella notte concentrazionaria di Auschwitz, ma anche di Bergen Belsen e Ravensbruck, sono stati numerosi. Sappiamo anche, da testimonianze ed evidenze storiche, che, nello stabilimento triestino, dei bambini sono stati uccisi. Del resto, in tutti i territori occupati o annessi al Reich, i piccoli erano il primo bersaglio. Prima dei vecchi, dei malati, degli inadeguati ad essere sfruttati come forza lavoro. Il farmacista di Auschwitz, dr. Viktor Capesius, dichiara al processo di Francoforte: «Solo gli abili al lavoro non venivano selezionati per il gas. Tra gli abili al lavoro non rientravano, in primis, i bambini al di sotto dei 14 anni». 
È un coefficiente assoluto, seppure poco noto: i bambini e i ragazzi di età inferiore ai 14 anni rappresentano quasi un terzo delle vittime dello Sterminio. Poco noto nonostante in ognuno dei luoghi della concentrazione ci siano stati ragazzi che, pena rischi estremi, hanno scritto, annotato e nascosto. Sono segni e espressioni di realtà ovunque le stesse perché le vicende si sono rifatte ovunque uguali migliaia, milioni di volte e perché ogni racconto, in ogni campo, vale per tutti. 
Nella stesura del soggetto, si è pescato in raccolte di diari e scritti di bambini e ragazzi della più varia provenienza. Sono diari sorprendenti nella loro schiettezza, coraggiosi nel tentativo di ordinare la follia e il caos, straordinari nella consapevolezza che, se ogni giorno può essere l’ultimo, si deve cercare di sopravvivere nella memoria. 
Scrive, per esempio, il bambino Isacco, prima di essere rinchiuso e ucciso a Ponar: «Non penso a niente: non a ciò che sto perdendo, non a ciò che ho perduto, non a quello che mi aspetta. Sento solo che sono terribilmente stanco, sento che un’offesa, una ferita mi brucia dentro». 
Esiste anche materiale iconografico che verrà proiettato. Foto dei deportati, filmati della macchina bellica del Reich – Wehrmacht in marcia, panzer, rastrellamenti. L’uso di materiale iconografico è in questo caso particolarmente appropriato poiché si lavorerebbe con e sulla storia, la storia grande, che ha frantumato vite, distrutto o disgregato intere comunità, sradicato popoli dalla propria terra.

Storia grande come testimonia il fatto che nel campo di concentramento, smistamento e sterminio di Trieste il Reich ha schierato alcuni dei suoi specialisti di massimo livello: Odilo Lotario Globocnik, dell’Einsatzkommando Reinhard, che con l’Aktion Reinhard aveva organizzato e diretto l’eccidio di due milioni e mezzo di persone in Polonia, nel distretto di Lublino, che contava i campi di Maidanek, Sobibor, Treblinka, Christian Wirth, noto come Der Wild Christian (il Cristiano Selvaggio), Franz Stangl – nome d’arte “la Belva di Treblinka”, Dietietrich Allers, l’efficiente promotore dell’Aktion Tiergarten T4 – quell’operazione impropriamente nota come Operazione Eutanasia – per dirne due. 
Ma non va neanche dimenticato che se erano i tedeschi che ordinavano i rastrellamenti erano spesso le milizie e i collaborazionisti che frugavano nei nascondigli di sottotetti e cantine, sfondavano false pareti, stanavano, spogliavano e non sempre malvolentieri, poiché per ogni ebreo catturato, vecchi, malati, donne e bambini, c’era una ricompensa in denaro. In fondo perché tacere? 
Del resto Trieste, nell’ultimo anno di guerra, è uno dei luoghi se non della festa, quantomeno del ristoro tedesco. A ridosso della ritirata orientale, i soldati vi vengono inviati per licenze brevi: la memorialistica ritrae la cura con cui vengono preparati ricevimenti di gran mondanità alla Risiera, racconta le uscite eleganti degli ufficiali invitati alle feste dei notabili cittadini. Senza calcare troppo la mano su questo aspetto dell’idillio cittadino con l’orrendo mattatoio, non si può tacere che su questo sfondo tragico si muovono non solo collaborazionisti, commercianti, industriali, prostitute di alto bordo e trafficanti comuni, ma anche molta parte della popolazione che nell’ambiguità e nell’incertezza di giorni in cui tutto stava per cambiare, non vede o fa finta, aggrappandosi a un’illusoria normalità. 
Del resto quanto è pesato ai nostri testimoni il silenzio che ha avvolto quegli avvenimenti di cui nessuno voleva più parlare. Soprattutto della collaborazione, che aveva procurato guadagni e affari a molti, e che è stata fin da subito rimossa dal ricordo collettivo. A Berlino, dopo la caduta del Muro, furono ritrovati i sotterranei che erano stati teatro di interrogatori e torture da parte della Gestapo. Questi luoghi di violenza industriale e selvaggia, vennero denominati “spazi contaminati”: kontaminierte Ort. 
I Bambini della Risiera si propone, fra l’altro, una decontaminazione della memoria storica del nostro territorio.