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La scrittrice goriziana Anna Cecchini

Cultura e Spettacolo
03 novembre 2020

Il tributo alla natura

 di Margherita Reguitti
"La nostra quotidianità ci fa perdere la capacità di riconoscere le piante, di orientarci col sole, di riconoscere i pericoli. Perdendo il dono di rimanere connessi con la vita"
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La scrittrice goriziana Anna Cecchini
Cultura e Spettacolo
03 novembre 2020 di 
Margherita Reguitti

«Il mio giardino, così come la mia casa, è spettinato come me. Le rose convivono con i pomodori, che si arrampicano sui tralci spinosi in un’inedita ma fruttuosa coabitazione. Un po’ come succede nella vita. Le persone che mi piacciono hanno case che le assomigliano, come se il loro modo di essere fluisse negli ambienti a prolungare il benefico riverbero dei loro animi. Non sono mai case ingessate, troppo lucide e ordinate».

Anna Cecchini, il suo amore per la natura è strettamente correlato al suo modo di essere scrittrice?

«Sono goriziana di adozione e mi accorgo di guardare il mondo con curiosità, anche quello che vedo tutte le mattine quando apro gli occhi. Ho trovato il mio centro nel 2014 quando ho iniziato a mettere assieme l’amore per la letteratura con l’esplorazione del territorio. Fin qui ho pubblicato quattro libri».

Torniamo al rapporto con la natura: il suo com’è?

«Lo vivo come un richiamo alla parte istintuale, profonda e vitale di ciascuno. La quotidianità ci impedisce di viverlo pienamente, per cui perdiamo la capacità di riconoscere le piante, di orientarci col sole, di riconoscere i pericoli. Questo ci disorienta perché ci priva di una parte di noi. Ci accontentiamo di contemplarla, la natura, che invece esige un tributo più profondo per ripagarci con il suo frutto più prezioso: rimanere connessi con la vita».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questi tempi di insicurezze e paure del virus silente c’è ancora spazio per la leggerezza e i valori essenziali?

«Riusciamo a essere veramente leggeri solo quando accettiamo l’inevitabile. Il virus ci ha ricordato dolorosamente che la nostra vita è appesa a un filo, anche se facciamo di tutto per ignorare questa semplice, ineluttabile realtà. E ci ha insegnato che possiamo tenerlo a bada con i comportamenti collettivi, oltre che individuali. Che a volte la medicina è impotente e che con tutto il nostro sapere, la nostra scienza e la tecnologia, restiamo comunque nudi, indifesi e soli. Abbiamo riaffrontato collettivamente una verità semplice e definitiva. E ciascuno ha dovuto fare i conti con se stesso e con le proprie paure».

Il suo ultimo libro Lyduska, la vita tra due mondi della contessa di Salcano, è ricerca della memoria e avventura narrativa nella multiculturalità Mitteleuropea, goriziana e oltre, scavando nella personalità di una donna libera e fuori dagli schemi.

«Cimentarsi con una biografia è un grande esercizio di umiltà. La storia è già scritta e tu devi andare a cercarla dentro a foto ingiallite e nei documenti archivistici. Poi devi lasciarla fluire, cogliere le connessioni storiche, interpretare l’indizio di un sentimento e di un desiderio da particolari insignificanti. E infine riuscire a dare un quadro d’insieme coerente, un ritratto il più possibile aderente al vero. Una bella sfida. Lyduska si è rivelata poco a poco, assieme alla Gorizia del Novecento. Ha lasciato molti segni di una personalità forte e anticonformista, ma anche capace di interpretare la propria vita senza compromessi e con assoluta fedeltà a se stessa».

Quale il riscontro di pubblico di questo romanzo biografico?

«C’è stato un interesse che ha sorpreso perfino me. La prima edizione è stata bruciata in pochi mesi e risulta il libro di argomento locale più venduto in assoluto. Di recente è uscita la seconda edizione con il resoconto di quante eco sono arrivate un po’ da tutto il mondo».

Il lavoro letterario e quello storico su temi della memoria personale e sociale viaggiano su binari paralleli?

«È un tema assai dibattuto fra gli storici e sul quale mi sono soffermata a lungo, consapevole di quanto la memoria personale sia insieme fallace e rilevatrice. È necessaria per capire umori individuali e accenti che la “storia” inevitabilmente trascura, ma può trasfigurare i fatti. Va usata con cautela e con la consapevolezza del suo limite. Rappresenta quello che in letteratura si definisce “coloritura”, ma, senza l’obiettività documentaristica, la storia perde l’imparzialità».

La memoria, la cura e la passione per l’ambiente ci salveranno da una emersa povertà di valori e ideali?

«La memoria senza capacità di elaborare strategie è poca cosa, così come la cura e la passione per l’ambiente senza un progetto politico rimangono un piacevole passatempo. Per poter definire valori e ideali occorre una visione del mondo e le politiche ambientali serie comportano costi altissimi in termini politici. Riconsiderare il nostro modello di civiltà rispettando l’ambiente può implicare dei passi indietro che non tutti sono disposti a fare e i governi corrono rischi troppo elevati in termini di perdita del consenso».

L’energia per coltivare le passioni come convive con la vita di madre e compagna, lavoratrice e donna impegnata nel dibattito sociale e culturale di Gorizia?

«Faticosamente, ma non mi pento mai del tempo che trascorro ricercando, scrivendo ed esplorando il mondo, anche se trascuro il parrucchiere e gli aperitivi. Alle donne viene chiesto moltissimo e non è facile vivere coniugando le proprie aspirazioni con l’essere buone madri, realizzarsi nel lavoro, preparare pasti decenti e curare il proprio aspetto. Col tempo si impara l’imperfezione, a dire qualche “no”, ad ascoltarsi e soprattutto a essere più indulgenti con se stesse».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come sono cambiati i rapporti con gli altri in questi mesi di quarantena e successiva ripresa all’insegna della necessaria mutazione nella vita di relazioni?

«Stare con me stessa non è mai stato un problema, al contrario. Quello che in famiglia abbiamo scoperto in questi mesi, e si è trattato di una rivelazione, è che riuscivamo a stare tranquillamente tra di noi senza soffrire di solitudine. La cura delle relazioni familiari e della quotidianità l’ho vissuta come un privilegio, che la vita di “prima” non mi aveva mai concesso. Oggi mi riesce ancora più semplice selezionare gli impegni e le relazioni e dare più valore al mio tempo».

La scrittura è esercizio di un talento, di condivisione di un pensiero ma anche lo strumento di approfondimento di temi legati a un passato che ha qualcosa da dire al presente e a uno stimolo per il futuro?

«Personalmente credo che si scriva sempre per cambiare il mondo, fosse anche un sottoscala o uno sgabuzzino. Se, come faccio spesso, si scava nel passato, lo si fa per restituire una chiave di lettura del presente, di ciò che siamo come individui e come comunità, e dovrebbe necessariamente contenere una visione di futuro, altrimenti è solo nostalgia».

Come cambierà la vita delle persone e delle comunità nella convivenza imposta dal Coronavirus?

«Mi piacerebbe dire che cambierà col rispetto e la solidarietà, ma temo che le grandi difficoltà congiunturali attese nel prossimo futuro aggraveranno le differenze economiche e daranno vita a forti tensioni sociali. Lo abbiamo sperimentato con la scuola: il possesso di adeguati dispositivi informatici e di supporto familiare ha creato alunni di serie A e serie B. Negli Stati Uniti il virus ha fatto emergere drammaticamente il divario tra cittadini che hanno accesso alle cure e le masse più povere. Senza sistemi di protezione sociale, le disparità si accentueranno drammaticamente e peggioreranno i rapporti sociali».

Cosa augura ai giovani, ai suoi figli per il domani?

«Di riaffezionarsi alla politica, di abbandonare la dimensione privata e riaccendere un senso comune di appartenenza. Di essere consapevoli che, se i singoli abbandonano il proprio diritto a esercitare la cittadinanza attiva, la democrazia si svuota e lascia campo libero al populismo prima, alle dittature poi. Auguro loro di riprendersi la scena e diventare protagonisti».

 

Anna Cecchini ha pubblicato finora quattro libri: Facciamo un giro sull’auto di suo nonno, Mr. Ford?, che racconta la storia di Paolo Gratton, goriziano, classe 1927 recentemente scomparso. Seguito da Percorsi da sfogliare, una guida di passeggiate a piedi per promuovere la conoscenza del territorio attraverso l’antichissima “arte” del cammino. A 130 anni dalla nascita è stato pubblicato Sulle tracce di Carlo, una passeggiata attraverso la città e i luoghi chiave della vita di Michelstaedter, alla riscoperta della sua eredità culturale. Infine, lo scorso anno per MGS Press di Trieste Lyduska, la vita tra due mondi della contessa di Salcano, biografia di una straordinaria donna del Novecento che ha vissuto tra Gorizia e il Kenya, vivendo un’esistenza libera, indipendente e anticonformista tra avventure esotiche e grandi tragedie. Per il mensile Gorizia News & views cura la rubrica di storia, personaggi e paesaggi del territorio.

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