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Certezze e improvvisazioni

L'analisi
02 novembre 2020

L'etica della musica nella gestione delle crisi

di Paolo Marizza
Le abilità coinvolte nel processo decisionale etico hanno somiglianze con quelle dell’improvvisazione musicale. Che si confronta sempre tra gradi diversi di libertà e vincoli
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(ph. pixabay.com)
L'analisi
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Nei mesi scorsi, investiti dalla pandemia Covid 19, nelle nostre attività quotidiane la ricerca di risposte ha fatto dell’improvvisazione una necessità, anche nel ritrovare nuovi equilibri relazionali ed emotivi. In questo periodo le organizzazioni devono affrontare una miriade di discontinuità e di cambiamenti. Ci vorranno immaginazione, tenacia e coraggio morale per affrontare e risolvere tematiche etiche di carattere generale e di business.

Oltre a dover fare la cosa giusta, un’impresa in crisi deve essere in grado di spiegare agli stakeholder (portatori di interesse) rilevanti, spesso sotto i riflettori dei media, perché ritiene che la sua azione sia giustificata e quale modello di ragionamento ha portato a quell’azione.

Quindi le organizzazioni e le aziende in crisi non devono solo interpretare adeguatamente le regole etiche rilevanti e adattarle a una situazione nuova; devono anche essere consapevoli delle regole e degli adattamenti pertinenti delle stesse per comunicarli agli attori interessati.

In termini generali, l’etica riguarda fondamentalmente le regole, ovvero modelli di comportamento, norme e valori che, in un dato ambito, possono servire da parametro di valutazione per le azioni dei singoli.

Dal punto di vista del comportamento individuale e istituzionale, l’etica consiste nel definire quali regole seguire e cosa richiedono a noi come individui, gruppi e collettività in determinate circostanze. Ma mantenere un comportamento etico non consiste solo nel rispettare delle regole di condotta: è una scelta di rispetto per sé stessi e per gli altri, una scelta che tende a perseguire il bene comune. Le regole etiche che avevano un senso cinquanta anni fa, o in alcuni casi anche dieci o cinque anni fa, possono non risultare congrue e adatte alle esigenze attuali.

Nel cercare di applicare le regole etiche, l’individuo, le organizzazioni, i corpi sociali devono affrontare due sfide fondamentali. Una è la sfida alle nostre capacità razionali: vale a dire la sfida di capire puntualmente ciò che una particolare situazione richiede in termini di regola o insieme di regole comportamentali.

Ad esempio, per rimanere nell’attualità, cosa fare se il lavoro distribuito, lo smart working, si traduce in un’ulteriore divaricazione della forbice sociale e tra chi può lavorare da casa e chi no?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La seconda sfida sta nell’evitare la tentazione di lasciare che l’interesse personale distorca il nostro processo di analisi, valutazione e decisione. Possiamo imparare molto sugli approcci e sulle caratteristiche del processo decisionale etico in tempi di crisi comparando tale processo con un’altra pratica che implica una deviazione dai percorsi e dai confini di un insieme di regole consolidate, vale a dire dall’improvvisazione musicale.

Essa implica la deviazione creativa da una struttura musicale sottostante. L’eccellere nell’improvvisazione richiede che il musicista abbia una approfondita conoscenza della musica e padronanza del suo strumento, ma soprattutto fiducia, sicurezza e consapevolezza di sé per usare quella conoscenza con modalità e stile collaborativo.

È possibile individuare diverse modalità in cui la gestione delle crisi etiche presenta analogie con l’improvvisazione musicale. In primo luogo la gestione etica delle crisi deve essere creativa. Proprio come nell’improvvisazione musicale, rispondere eticamente alle crisi richiede un salto di immaginazione, piuttosto che la mera capacità di seguire una “melodia” pre-scritta.

La cosa giusta da fare, e la cosa giusta da dire, in genere non è mai ovvia in un momento di crisi. In secondo luogo, la gestione etica delle crisi, sebbene inevitabilmente creativa, deve nondimeno essere fondata su elementi strutturali. L’improvvisazione musicale, sebbene creativa e spontanea, è raramente casuale o arbitraria. Per un musicista, improvvisare significa tipicamente spingersi in direzioni nuove e creative - variando melodia, ritmo, armonia, timbro, dinamica… - entro i limiti di una struttura minimale sottostante.

Ciò implica un rispetto di regole minimali che informano l’architettura portante del discorso musicale. Allo stesso modo, un’organizzazione in crisi deve attingere a regole e a principi etici pertinenti, nonché alla propria struttura etica di base, costituita da elementi come il suo “Codice etico” e le sue dichiarazioni relativamente a missione, visione e valori. Come nell’improvvisazione poi, rispondere in modo etico alla crisi richiede collaborazione. L’improvvisazione può, ovviamente, essere un’attività solitaria per l’artista solista, ma quando più di un musicista sale sul palco, l’attività è necessariamente collaborativa. I musicisti improvvisatori prendono spunto e si ispirano a vicenda, si “passano la palla”. La migliore improvvisazione probabilmente avviene tra i musicisti che si fidano l’uno dell’altro. I membri di un ensemble jazz non suonano solo sullo stesso palco, ma suonano insieme.

Allo stesso modo, la risposta alle crisi organizzative richiede una stretta ed efficace collaborazione tra leader e follower, in una relazione di influenza reciproca per realizzare cambiamenti reali che riflettano i loro scopi e valori comuni. Un’ulteriore importante analogia concerne la conoscenza, la disciplina, lo studio, l’apprendimento e la pratica di molteplici stili e forme musicali: le risposte etiche alla crisi devono essere fondate sulla conoscenza.

Nella musica è improbabile che i dilettanti sappiano improvvisare bene; il musicista esperto, invece, sa suonare note attese e inattese. Anche l’amministratore delegato (CEO) che guida la sua organizzazione in una crisi deve partire dalla conoscenza: conoscenza della natura dell’obbligo etico, conoscenza e consapevolezza dei valori della propria azienda e conoscenza degli interessi dei vari stakeholder.

Infine, per rispondere adeguatamente alle crisi etiche è necessario un buon grado di padronanza nell’utilizzo degli strumenti, dei concetti e del linguaggio. Un musicista jazz cerca note inaspettate e lo fa sembrare facile, naturale, semplice. Quando l’improvvisazione diventa imbarazzante virtuosismo forzato, tende a essere ovvia e scontata sia per l’artista che per il pubblico. Una buona improvvisazione è naturale, non forzata.

Allo stesso modo, il CEO che risponde alla crisi ha bisogno di fiducia e di un certo grado di dimestichezza con il materiale tangibile e intangibile a disposizione.

Per rispondere adeguatamente alle sfide etiche è necessario che il CEO si senta a proprio agio nel parlare di etica e di responsabilità morali con i vari stakeholder. Ha bisogno della fiducia che deriva dall’ approfondimento anticipato e dalla personale consapevolezza sulla natura di tali questioni. Rispondere in modo etico alle crisi richiede una solida comprensione dei principi etici rilevanti, insieme alla fiducia e alla volontà di adattarli responsabilmente alle esigenze della situazione attuale.

E ci piace immaginare che le organizzazioni risuonino di nuovi equilibri e coerenze, metaforicamente guidate da equilibri musicali creativi, dinamici e radicati, cercando sempre e solo i modi migliori per deviare da rigidi dettami strutturali che ne ostacolano la sostenibilità e la positiva evoluzione.

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