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Il punto dell'esperta Giada Maslovaric

Società
22 giugno 2020

Il Covid e i bambini: "Una cesura nella loro crescita"

di Margherita Reguitti
Dai 3 ai 5 anni i piccoli imparano a gestire e vivere le attività sociali. La socializzazione è il fulcro di questa età che il lockdown ha impedito e pesantemente condizionato
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(ph. Pedro Wroclaw da Pixabay)
Società
22 giugno 2020 di Margherita Reguitti Image

Quali sono i segnali nei bambini e negli adolescenti di sofferenza da lockdown per Covid 19? Quali devono essere i comportamenti degli adulti per evitare conseguenze post traumatiche gravi? E ancora come si torna alla normalità?

Ne parliamo con Giada Maslovaric, psicologa e psicoterapeuta, esperta in psicologia dell’emergenza EMDR - Eye Movement Desensitization and Reprocessing, desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari.

Questo metodo clinico, nato negli Stati Uniti nel 1989, viene applicato in psicoterapia nel trattamento di traumi e del disturbo post traumatico da stress. In Italia è arrivato a cavallo del nuovo secolo e in 20 anni di attività ha formato 17 mila psicoterapeuti e 7 mila professionisti che lavorano nel settore pubblico e privato, oltre 2.600 le pubblicazioni.

Giada Maslovaric lavora da 15 anni nella cura del trauma, nella psicologia d’emergenza e psicotraumatologia dopo eventi traumatici individuali e collettivi, come terremoti e attentati terroristici, oggi pandemia da Covid-19. In parallelo all’assistenza sul campo conduce anche un’attività di formazione di personale sanitario e docente in collaborazione con Aziende sanitarie, ospedali, Comuni, Miur e altre associazioni presenti sul territorio.

Quali sono le fasce più a rischio per le conseguenze del lockdown post Covid 19?

“I bambini in età prescolare dai 3 ai 5 anni che frequentano la scuola dell’infanzia sono molto esposti alle conseguenze dalla clausura forzata. È infatti in questa età che imparano a gestire e vivere le attività sociali, soprattutto attraverso il gioco interattivo con i coetanei. La socializzazione dunque è il fulcro di questa età che il lockdown ha impedito e pesantemente condizionato. C’è stata una cesura nella loro crescita”.

Nella scuola primaria come hanno reagito i bambini?

“La difficoltà maggiore è vissuta sia da chi ha iniziato sia da chi ha terminato un ciclo educativo.

Per i primi una nuova vita appena iniziata, il ritmo di apprendimento e la costruzione delle nuove relazioni sono stati bruscamente interrotti. Per gli allievi della quinta elementare e della terza media è mancata la ritualità di fine percorso. L’ultimo giorno di scuola ce lo ricordiamo tutti, è uno dei giorni più belli, che quest’anno non è stato vissuto da migliaia di bambini e bambine. L’interruzione è stata un evento importante e traumatico”.

 

 

 

 

 

 

Cosa fare dopo la pausa estiva?

“Il rientro a settembre, sperando che nulla di contrario intervenga, richiederà un grande sforzo da parte dei genitori e degli insegnanti per saper accompagnare e riaccogliere i bambini in classe. La continuità di presenza delle maestre e dei maestri premierà sul piano emozionale la socializzazione”.

Quali sono le reazioni dei bambini all’ansia, alla paura, all’ossessione dell’igiene che si sono diffuse in questi mesi di pandemia?

“I bambini reagiscono a seconda dei comportamenti dei grandi. Il gioco è il linguaggio più adatto per far capire la pericolosità del virus ma anche come lo si può combattere. Un esempio banale ma efficace: un bambino che vede per la prima volta nella sua vita un ragno ne avrà paura, o meno, a seconda di come l’adulto reagisce. Se lo prende in mano il bambino capirà che non è pericoloso. Se mostrerà paura il bambino ne avrà terrore. Dunque la prima domanda da fare è come noi adulti abbiamo vissuto questo periodo traumatico, anomalo, senza esperienza pregressa e modelli a cui rifarsi”.

Gli insegnanti sono preparati per affrontare questa nuova situazione post traumatica?

“Nei nostri incontri di formazione e affiancamento nelle scuole abbiamo trovato maestre e maestri eccezionali nell’affrontare la situazione ma anche loro colleghi che stanno facendo fatica”.

Che cosa suggerisce per i docenti più in difficoltà?
“Devono capire che la didattica non deve essere sempre al primo posto. Nelle video-lezioni sono molto importanti i messaggi di accoglienza e la richiesta di condivisione. Il bambino deve percepire l’interesse dell’insegnante per la sua vita in casa, deve sapere che anche la maestra ha sentito la sua mancanza e desidera incontrarlo presto e che gli vuole bene. L’intensità del rapporto umano conta quanto la matematica e l’italiano, ed è fondamentale per imparare e non disperdere le energie”.

Cosa bisogna evitare ?
“Sicuramente sono da evitare la creazione di  situazioni d’ansia, causa di una minore capacità di apprendimento, della riduzione della capacità di concentrazione. Fattori che rendono la didattica faticosa”.

Quali sono i segnali di stress nei bambini?
“L’irritabilità che genericamente e banalmente si chiama capriccio, un comportamento che può essere una risposta alla paura. L’adulto deve fare attenzione a discernere cosa sta succedendo, se il comportamento cela paure profonde nate da immagini magari arrivate in casa durante la clausura dalla televisione. Video, racconti e fotografie di morte, testimonianze di dolore e paura vengono recepiti dai più piccoli senza filtri di controllo o di interpretazione. Ecco perché gli adulti devono essere pronti a proteggerli interpretando e spiegando la dura cronaca della pandemia”.

Quali sono i pericoli della clausura negli adolescenti?

“Sicuramente l’iper connessione alla rete, necessaria ai fini didattici ma anche per mantenere le relazioni sociali con i coetanei e gli amici. Per il genitore non è facile mantenere la barra in equilibro sul concedere e negare il tempo al computer e sui social. Studi hanno dimostrato che il tempo di utilizzo di internet è raddoppiato per tutti durante i mesi di chiusura in casa. Gli adolescenti hanno sofferto molto della privazione della libertà”.

Qualcuno ha tratto vantaggi dall’interruzione della normalità ?
“Solo chi soffre di ansia sociale e di prestazione a scuola, o di difficoltà di inserimento in gruppi ha tratto un apparente beneficio dalla necessità di restare chiuso in casa. Un sollievo psicologico effimero in quanto il problema si ripresenterà, acuito, alla ripresa delle attività. Per cinque mesi hanno avuto un beneficio secondario ma il reinserimento sarà più faticoso”.

Come è stata la vostra attività durante il lockdown?

“Abbiamo fatto molto supporto neuropsichiatrico on line, lavorato molto bene con piccoli gruppi di adolescenti per capire che cosa li ha fatti soffrire maggiormente. È stato un lavoro soprattutto di prevenzione non per patologizzare. Nelle pandemia, come quella di Covid 19, l’OMS rivela che lo stress post traumatico, l’ansia e altre conseguenze crescono in modo esponenziale dopo le quarantene”.

Come si torna alla nuova normalità?
“Gradualmente, dandosi tempo per sentirsi al sicuro. Gli adolescenti sono molto veloci nel dimenticare i rischi da esposizione al virus, si sentono invincibili per antonomasia, il deficit di auto protezione li porta a non riconoscere il pericolo. Proprio con loro si deve tenere la guardia alta in quanto lo vediamo: stanno abbandonando le difese e le regole di protezione per riaggregarsi”.

E i bambini come reagiscono alla fase in cui le restrizioni vengono allentate?
“Ancora una volta molto dipende dai genitori e dagli adulti di riferimento che devono saperli accompagnare con gradualità alla normalità senza dimenticare i codici di protezione. La fiducia è indispensabile per dare sicurezza. Gli adulti devono sapere mantenere un atteggiamento calmo e responsabile per trasmetterlo ai propri figli, nipoti, alunni”.

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